Tram 19

Pubblicato: 23 marzo 2019 in 2019
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Lambrate. Direzione…. tanta roba…!

Io con la mia musica, le mie aspettative, le mie paure sono fastidiosamente nuda. Non andrei in nessun altro posto. Ma non vuol dire che sia facile.

La signora mi siede di fianco. Per me non esiste. Come nessun altro. Nemmeno Milano. Solo una coppia di bambini riesce a raggiungermi. La sorellina, più grande, è identica a me alla sua età. Il fratellino assomiglia a Giò. Impressionante.

La signora inizia ad agitarsi. Mi costringe a guardarla in faccia. Spengo la musica. È chiaro che non è abituata a sorridere. Imprecando si alza e rispondendo alla mia espressione facciale interrogativa mi dice: “ma che cavolo fa quella signora lì, come si permette??”

Cerco di mettere a fuoco la situazione. Continuo a non capire. “Stava filmando tutti noi!” La colpevole è una turista. Sono superficiale, non avverto il pericolo. Provo a dire che avrà voluto un ricordo da riportare a casa, è chiaro che le do fastidio anch’io. “C’è la privacy, cazzo! Non lo può fare” mi chiedo solo cosa avrà mai da nascondere, proteggere… ma ecco che cambia bersaglio. Una ragazza che sale con il cane e lei l’avverte di non avvicinarsi. La ragazza la guarda senza capire, non le risponde nemmeno. Certe persone mi fanno pena, con tutti questi muri a protezione dal mondo.

Arrivo alla mia fermata. Scendo. Nemmeno un caffè nei dintorni. Ok. È arrivato il momento. Il mio momento.

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Dovrei? Mi limito a distinguere i fiori belli da quelli meno interessanti; ad apprezzare il tripudio della primavera in certi scorci durante le mie passeggiate; ad essere rapita dai profumi di alcune fioriture e dell’erba appena tagliata. Più o meno mi fermo qui.

Nell’agrifoglio la disposizione delle foglie munite di spine è particolarmente interessante. Esse si posizionano nei rami più bassi, mentre in alto ci sono quelle inermi: è come se la spinosità rappresentasse un mezzo di difesa…

E mi ritrovo a osservare questa pianta, e a volerle bene, in un certo senso.

Poi continuo la passeggiata, archiviando la questione.

Le mie spine pare siano percepite come l’aspetto più evidente di me, ultimamente. Modalità difesa. Confini netti. Distanze da rispettare. Non invado il terreno degli altri e non accolgo nel mio. “Chiuso per rinnovo”.

Ma oggi, ripensando all’agrifoglio (..perché?? BOH!) ho guardato un po’ più su, nell’immagine nella mia testa, in quel punto di mezzo, dove le foglie iniziano a ingentilirsi, la metamorfosi non è compiuta completamente, ma c’è meno rigidità nelle forme.

Forse è solo un’esigenza di leggerezza.

Forse è l’energia della primavera che sta arrivando.

Forse è che un certo tipo di rabbia a un certo punto evolve, o lascia spazio ad altro.

Forse… vedo in un punto ancora lontano, ma raggiungibile, un’idea di equilibrio.

Forse…

Poche e fondamentali

Pubblicato: 18 marzo 2019 in 2019
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…regole.

Primo. Evitare di chiudere la settimana guardando “Amore criminale”.

Secondo. Non chiedere al destino, o Dio, o a qualcuno che non c’è più, sempre la stessa sera, di mandare un segnale, una qualunque idea di futuro, una traccia percorribile.

Perché poi succede: una notte d’inferno. Un serial onirico, una puntata dietro l’altra, con un crescendo di violenza, angoscia e follia. E tra un sogno e l’altro non riuscire a capire se si tratti di segnali premonitori o semplicemente di una paura sommersa.

E finalmente la sveglia.

Contenta che sia lunedì. E tra le prime mail la conferma.

Un sogno. Un grande, enorme sogno. Immenso. Si sta per realizzare. Inizio sabato. E tutto il resto non esiste più. È piccolo. E io, per una volta, enorme. Non nelle aspettative di quello che succederà. Perché potrei anche scoprire che non è la mia strada. Che ho sbagliato tutto.

Quello che mi fa sentire veramente speciale è come le cose si siano mosse, passo dopo passo, scelta dopo scelta, per arrivare da me.

Voglio ricordarmi per sempre di questo momento. Per tutti quei tesori nascosti che ho trovato nel mio viaggio e che, ostinatamente, per anni, ho pensato non esserne degna. Riconosco le impronte di chi, in qualunque modo, ha camminato con me, sopportato la mia instabilità, le troppe chiacchiere o i silenzi inspiegabili… grazie.

Il prossimo tratto lo percorro sola. È arrivato il momento. Di sapere. Di capire. E, nel caso, di volare…

Così (im)perfetta

Pubblicato: 15 marzo 2019 in 2019
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Recentemente ho avuto l’occasione di vedere sotto una nuova luce un mio aspetto. E l’ho trovato altamente imperfetto.

E siccome io sono io, non sono riuscita a fermarmi lì. Ho iniziato a pensare. E pensare…

Non ho ancora superato la mia idiosincrasia per le fotografie. Accetto meglio lo specchio. Ma vedo sempre i miei difetti che mi fanno l’occhiolino..

Per la prima volta è affiorata una domanda: “Cosa vorresti di diverso?”

Dunque..

Tutti i miei difetti parlano di me. Nel mio carattere e nel mio fisico si vede tutto. Basta poco. A innervosirmi e farmi scoppiare, tagliare ponti, chiudere porte. A tornare a ridere, chiedere scusa, riaprire le porte. Vedermi grassa, vedermi magra, sentirmi vecchia e poi giovane. Toccarmi la pancia, fiera del cammino fatto, ma sapere che potrei fare di più, meglio, diverso….

Continuare a cercare una stabilità, la mia stabilità, ma cadendo e rialzandomi senza tregua, anche fisicamente. Scrutare il mio orizzonte in cerca di un indizio, ma notare troppi microscopici dettagli che distolgono la mia attenzione. Cercare ostinatamente di raddrizzare tutto ma fermarmi quando i muri sono troppo alti. Alti per me. Che non ho più voglia. Ma poi comincio di nuovo, perché non riesco ad arrendermi.

E vado avanti così, sentendomi in armonia come mai prima, in questo oggi senza nessuna logica, in cui posso fare tutto e il suo contrario, perché non so più esattamente chi sono, ma so che c’è ancora strada da fare, prima del volo.

Quindi: “Cosa vorresti cambiare di te?”

Niente.

Nelle mie mani

Pubblicato: 7 marzo 2019 in 2019
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Nelle mie mani

Le parole… succede, che entrino dentro e tolgano energia. Un solo desiderio.. metterle in un sottofondo lontano, per non morire… per non litigare… e poi, pensare: cavolo! come avrebbe potuto essere…

Il regalo di questa mattina è il vento, lo sento fischiare fuori dalla mia finestra che mi invita a uscire. Accolgo l’invito. Non posso più sbagliare. Tutte le conquiste di oggi sono la mia forza e la mia debolezza: la forza per ogni traguardo raggiunto ma la debolezza perché è tardi, e ho paura che svanisca tutto troppo presto.

Come avrebbe potuto essere, se avessi scelto altri specchi per guardarmi? Se ci avessi creduto fino in fondo? Ma indietro non si torna.

Il vento mi raggiunge: è la sua forza a suggerirmi che è arrivata l’ora di buttare via tanta spazzatura. E mettermi nel posto giusto della (mia) vita. Allontanare l’amore ma essere circondata dalla rabbia: ha senso? Non seguire il mio talento per occuparmi di cose che riempiono la mia giornata: ha senso? Camminare tanto, camminare sempre ma senza meta, ha senso? Nuove strade mi stanno portando a incontrare chi sono io, oltre le barriere di sempre. Ma ogni tanto mi perdo ancora. Permetto al giudizio altrui di farmi sentire unica o inutile. Il solito specchio distorto.

Oggi il vento ha spazzato via tutto. Mi sono ritrovata improvvisamente sola, forte e senza paura, a procedere per quel sentiero difficile ma necessario, senza chiedere a nessuno se sono abbastanza, se ce la farò, o di aiutarmi. Oggi lo so chi sono. E’ la mia storia e mi appartiene. E’ mia e di occhi belli. E’ nelle mie mani. E basta.

Quindi

Pubblicato: 6 marzo 2019 in 2019
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Mattina di intenso cazzeggio. Ogni tanto ci vuole. La casa è sufficientemente vuota e silenziosa. Solo Romeo ogni tanto abbaia al mondo.

Io sono qui, il fisico totalmente rilassato, la mente no. Non lo è mai.

Penso disordinatamente. A tratti sorrido, quando penso che sto vivendo varie esperienze senza nome, senza etichette. Che non mi portano a costruire, ma a scoprire. Il che non è scontato, in una fase della vita in cui pensavo semplicemente di dover seguire la corrente. Invece no.

Non sono pronta. Costruire. Amare. Stare dentro il recinto delle regole… Mi fa soffocare tutto questo.

Scoprire. Vedere (veramente). Toccare (veramente). Farmi toccare (veramente). Vivere (veramente), lasciando spento il cervello, per una volta, ma libero spazio alle emozioni.

Si vedrà. Quando sentirò meno intolleranza verso le richieste di affetto. Quando percepirò un’idea di domani, oltre a oggi. Quando riuscirò a dare un ordine qualunque al caos che mi circonda.. ecco… sarà quello il momento. Ma oggi va così.

Sentieri

Pubblicato: 2 marzo 2019 in 2019
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Qualche giorno fa mi sono svegliata stanca. Non avevo più nessuna voglia di trovare soluzioni. Ho deciso di arrendermi. Di farmi triturare definitivamente senza opporre resistenza. Basta: è finita!

Una persona più disperata di me mi ha scaricato addosso il suo dolore e improvvisamente ho visto chiaramente che non era finita: perché io ho lottato, ho ritrovato, ho ricostruito, ho ricominciato. Devo andare avanti.

Poi arrivano altre giornate. Ancora problemi.

E, oggi, camminare, in salita, diventa difficile. Sento il fiato che manca. Il peso di sempre che mi schiaccia dentro. E fuori. Improvvisamente sento le lacrime, stronze, che vorrebbero uscire. Sono l’ultima della fila, ora. Mi fermo, mi giro verso il panorama, e ne lascio uscire due. Mi asciugo gli occhi cercando di nuovo calma e respiro regolare. Mi volto verso il sentiero. Gli altri sono lontani. Non so se ce la faccio. Non so se posso respirare veramente. Non so riuscirò mai ad arrivare. La meta mi sembra lontana e difficile da raggiungere. Ma cazzo! L’alternativa qual è? Non mi posso fermare. Nemmeno tornare indietro. Non solo perché non voglio. Ma, soprattutto, mi perderei definitivamente.

Gli altri sono su. Seduti. Aspettano. Un passo. Un altro passo. Arrivo.