Archivio per ottobre, 2010

Fulmine a ciel sereno

Pubblicato: 27 ottobre 2010 in 2010

Ieri ero tra l’annoiato e lo stanco a guardare un po’ di televisione. Finita la giornata. Bambino a letto. Stanca e un po’ annoiata, ma senza nessuna voglia di accendere il pc per fare quello che avrei dovuto fare. Mancava voglia ed ispirazione. Quindi, tra l’annoiato e lo stanco, mi accingo a fare una delle cose che mi annoia di più al mondo: zapping. Guardi tutto, guardi niente. Ti soffermi, ti interessa? Non tanto. E riparte la giostra dei programmi. A un certo punto mi fermo. Vengo colpita da questo messaggio, semplice e banale, se vuoi: “tutto quello che fai dovrebbe dare gioia al tuo mondo”. Una volta finita la fatica, dovresti guardare a quanto fatto con la soddisfazione di chi non ha subito.

Mi sono chiesta quante volte mi sento così. Perché io lo so che la chiave è questa. Qualunque cosa si faccia.

Non è che tutte le sere mi sento soddisfatta. E che tutte le mattine parto a mille per la meravigliosa giornata che mi aspetta. Io so, mannaggia, che non ho ancora dato fondo a tutte le mie potenzialità. Ai miei talenti. So che mi potrei sentire più felice ed appagata. Ma so che non posso lamentarmi. Perché ho seguito il mio istinto, cercando di rispettare la mia natura. Non ho dovuto seguire una strada per necessità. Cioè, chiaro che devo lavorare per vivere, come tutti. Non sono miliardaria né milionaria. Do il mio contributo, solo che arrivo a fine mese con dentro un sentimento di incompiuto. Di non aver fatto abbastanza.

È questa la chiave che sto cercando da una vita. Il girarmi e vedere occhi compiaciuti di chi ho intorno a me. Che vedono e riconoscono il mio valore. E poi guardare allo specchio e accorgermi che quegli occhi riflettono la stessa luce di soddisfazione. Finalmente.

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Porte chiuse, porte aperte

Pubblicato: 22 ottobre 2010 in 2010

Vivevo in una casa dove ognuno aveva il suo mondo. Il mio era chiuso a chiave, nessuno poteva accedervi. Oltre la porta un caos tremendo. Un mondo che non invogliava l’esplorazione. Probabilmente l’abbattimento, l’arrivo delle ruspe. Non ne sono mai venuta a capo.

Poi sono andata via. Ora vivo in una casa dove tutto è in comune, non esiste un posto tutto mio, solo un computer. Ma la cosa strana, buffa, è che non sopporto le porte chiuse, mi fanno soffocare. Quando torno nella casa di famiglia, sento subito la necessità di chiudermi nella stanza dove dormo. Che non è più la mia camera, perché la casa è stata ristrutturata.

Cosa c’è che non riesco a condividere  veramente  con mia mamma e i miei fratelli e che al contrario riesco a  vivere in tutta tranquillità nella mia casa di oggi? Veramente non so rispondere.

Probabilmente nella famiglia di origine si vive di ruoli statici, immutabili, che non ci corrispondono.  Ma che sono comodi. Nelle rare discussioni percepisco di essere vista come non sono. Ma non sono mai riuscita a far cambiare idea. Quindi nella mia casa sono io, guardatemi, nel bene e nel male. Nella casa dei miei c’è quella parte di me che, probabilmente nell’adolescenza, ha iniziato a costruire il muro.

 

E’ un periodo in cui faccio molta fatica..

Pubblicato: 15 ottobre 2010 in 2010

…a mantenermi concentrata sui miei obiettivi. Sento di disperdere la mia energia, dormo male, mi sveglio stanca.

Ma non sono triste. Più che altro ferma.

Ma oggi, 15 ottobre, mi dedico qualche minuto in più. Per un sorriso. Due occhi blu. Le espressioni da bambino. Le battute da osteria. Il bicchiere mezzo pieno. Mangiare di nascosto quello che fa male. Telefonare ogni giorno alla stessa ora, per un rassicurante saluto. Farci sentire tutti un po’ speciali. Affrontare la vita con goliardia. Far finta di non vedere le cose brutte della vita, ma saperle comunque affrontare. Esserci comunque, anche quando non eri d’accordo. Non riuscire ad arrabbiarti veramente. Sapere sdrammatizzare. Stare al centro della scena. Farti volere bene, con discrezione. Mandarci al quel paese per poi venirci a riprendere tu stesso. Mi manchi.

Ciao.

Quello che è più facile perdere di vista

Pubblicato: 8 ottobre 2010 in 2010

E’ se stessi. Non ce n’è. Se scrivessimo in un bloc notes come suddividiamo le nostre energie dalla mattina alla sera e tirassimo le somme: quanta ne abbiamo dedicata a noi stessi? Probabilmente zero, o poco più. Certo c’è l’energia di ritorno. Cioè: quella che dedico alle persone che amo mi fa stare bene, quindi mi torna indietro. Anche se non è poi così sicuro. Perché alla lunga quello che noi dedichiamo agli altri, i nostri sforzi, i sacrifici, talvolta sono dati come scontati, per il ruolo che si ha nel teatro della vita. Come noi stessi, probabilmente, pretendiamo dagli altri delle cose come dovute.

La soluzione sarebbe chiara, lì, evidente. Evitare di chiudersi nella quotidianità e reinventarsi la vita tutti giorni. E’ possibile? è fattibile? Se c’è una famiglia, puoi non avere delle linee guida che alla fine diventano come sbarre di un’invisibile prigione?

E’ francamente difficile. Perché la vita stessa è scandita da orari da rispettare. Principi da rispettare. Persone da rispettare. Doveri da rispettare. Ricordiamoci almeno che c’è una persona che merita un posto di riguardo. NOI.

Il Viaggio Imperfetto

Pubblicato: 8 ottobre 2010 in Sensazioni

Non è detto che già si sappia tutto, che si capisca presto la direzione, che si intraveda il faro nella notte per il porto di attracco.

Sono certa che tutti abbiamo un talento. Sono certa che non sempre lo scopriamo in tempo per farne la nostra vita. Penso che ci si possa imbattere quando già è tardi. O ignorarlo. E vivere lo stesso, magari con un fondo di tristezza per quel non so che di incompiuto.

Il viaggio imperfetto prevede di avere le carte in mano ma non sapere condurre il gioco. Viaggiare come avvolti dalla nebbia, per cui si va avanti, per cui si è felici, per cui vedi i particolari. Ma non la lunga distanza. C’è qualcun altro qui vicino nella nebbia?