Archivio per novembre, 2010

Piove

Pubblicato: 16 novembre 2010 in 2010

Piove. Senza tregua. Senza fine. Piove.
Ieri Giò mi ha detto: “vorrei essere già grande”. Una pugnalata. No amore mio, viviti l’oggi, già io ho fatto questo errore. Cerco tutti i giorni di renderti sereno ma sereno non lo sei. Non lo sei a scuola, nessuno riesce a capire perché, tu non riesci a spiegarcelo. Oggi non volevi andarci, ma non posso permetterti di scappare. Di tutte le scelte fatte, dei miei desideri esauditi, solo due li sento senza se e senza ma. Uno sei tu, l’altro è Paolo. Tutto il resto mi ha lasciato un senso di delusione dentro. Ma voi no.
Solo che oggi piove, tutto è grigio. Tra un po’ devo uscire e inventarmi un pomeriggio per farti stare bene. Almeno fino a questa sera. Poi torna il mal di pancia. E l’ansia. E il tuo bisogno di coccole che nessuno ti nega. E noi che ci chiediamo come fare per farti stare tranquillo, nei manuali sembra tutto facile.
Magari domani torna il sole.

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Le gabbie invisibili

Pubblicato: 4 novembre 2010 in 2010

Ovvero: quando la razionalità ostacola la realizzazione dei nostri sogni. Sono cresciuta nel tentativo di far quadrare le emozioni. La riga immaginaria mi ha fatto guardare dove non avrei dovuto stare. Un livello minimo. Noi stavamo con i dottori, gli architetti, i dirigenti. Quello avrebbe dovuto essere il punto di arrivo. E di partenza. Solo che per molto tempo io non avevo idea di chi fossi. Architetto io? Dottoressa? Dirigente? E secondo quale talento? Non ho avuto lucidità sufficiente per vedere una luce da seguire per realizzare il mio presente. Mi sono rifugiata in un oltretempo. Ero sicura che alla fine le cose mi si sarebbero chiarite e che tutto si sarebbe sviluppato secondo un ritmo naturale. Forse è l’inganno dell’infanzia: una crescita universale, tappe che si susseguono da generazioni e per generazioni con regolarità più o meno identica. Ma, a un certo punto, devi proseguire da sola.

E se non sono capace?

Difficile. I genitori non sono più un punto di riferimento, perché mi vedono ancora piccola, perché non mi capiscono, perché giudicano i miei amici secondo schemi insopportabili, diversi dai miei che rifiuto i vostri quindi rifiuto voi e prendo i miei amici. Solo che siamo tutti imitazioni di adulti, chi più sbruffone, chi più timido, chi più sfacciato. E del mondo ne sappiamo poco e ne parliamo molto. È il momento delle tinte forti: bianco / nero, con me o contro di me. Basta anche molto poco e tutto si infrange e viene voglia di morire, perché credi che non ce la farai. Oppure si prendono strade dolorose, magari pensando di colpire anche un padre o una madre che si ostina a stare sullo scranno del giudice, invece di scendere ad abbracciarti. Basterebbe così poco. Oppure no, perché la corazza che vuoi intorno al cuore impedisce di vedere la tua mamma o il tuo papà che ti stanno cercando. Che ti tendono la mano. Che vorrebbero capire dove stai andando.

Autunno

Pubblicato: 3 novembre 2010 in 2010

Dove vivo io ci sono tanti alberi. In questo posto le stagioni scorrono coerenti con il paesaggio. Ho scelto di vivere qui, alle porte della grande città. Ho cercato un posto con l’anima. Non villette senza un cuore pulsante. Nemmeno casermoni con varia umanità ma senza servizi. Ho cercato, e trovato, un posto con tanti bimbi, tanti nonni, negozi e scuole. Ho trovato un posto dove esiste ancora la solidarietà. Un paese in cui c’è voglia di conoscersi e frequentarsi; non mi sono mai imbattuta in gruppi chiusi.

Sei anni fa, quando siamo entrati nella nostra casa, ci trovavamo di fronte ad un presente di speranza, un futuro di incertezze, un passato con tante macerie. Oggi, passeggiando nel verde, con quella punta di malinconia ispirata dai colori dell’autunno, pensavo che oggi sono felice. Che tante cose sono cambiate da allora. Che alcuni mondi non ci sono più, certe abitudini le rimpiango. Alcuni affetti, triturati dalla quotidianità, sono molto lontani. Ma ci sono nuovi mondi, nuovi affetti e nuove abitudini. Che sono arrivati piano piano, senza troppo rumore. Mi piacerebbe far convivere tutto, ma mi rendo conto di non esserne capace. E pur negandolo, scelgo cosa tenermi vicino.