Archivio per febbraio, 2012

Ele

Pubblicato: 29 febbraio 2012 in 2012
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Quando è morto mio padre, Marilù mi disse: “Quando ero piccolina, avevo intorno a me un esercito di adulti e mi sentivo protetta, qualunque cosa facessi. Com’è che così presto mi sono ritrovata in prima linea?”

Penso che in particolare la morte di un genitore ci faccia sentire per la prima volta realmente scoperti, in prima linea.

Sono tanti i mondi che si alternano, nel corso della vita. Non solo rifugi in cui si trova protezione. Si incontrano fratelli, sorelle, padri, madri, amici, amori. Alcuni ci seguono, vicini o lontani, nel corso di una vita intera. Altri hanno un loro valore nel tempo di un incontro. E poi ce li portiamo dentro, contribuiscono a farci diventare l’adulto che siamo oggi, nel bene e nel male. Alcuni, forse, li vorremmo dimenticare. Solo dopo tanto tempo, elaborati, assumono un senso.

A volte ritornano. Almeno lo spero.

Non sono stata una buona amica, con Ele. Ho preferito mettere in primo piano il mio egoismo, girare la faccia per non vedere quello che mi provocava sofferenza, piuttosto che gioire per quello che stava succedendo nella sua vita. La bilancia mi diceva che era giusto così. Non lo era. Mi sono presa il mio tempo, anni.

Ele è stata una vera amica per me. Ci siamo incontrate bambine, poi adolescenti. Quindi, il mio trasferimento. E l’allontanamento, riavvicinamento, nuovo trasferimento. Negli ultimi anni c’eravamo incontrate di nuovo.

Ma non siamo più così vicine e questo mi sembra innaturale. Ognuna di noi ha il suo mondo. E nel caso di bisogno non ci cerchiamo. Forse anche questo mi dà fastidio. Forse lo accetto da altri, ma con Ele mi pesa. Non ho mai riso tanto quanto con Ele. Ma erano altri tempi. Forse. Forse. Forse. Forse vorrei avere uno spazio nostro senza famiglie (adorabili, adorate), e scoprire se ci sono ancora tracce della nostra antica intimità. Andare da Luini, Vale ed Ele, e riprendere a parlare come ora facciamo con altre amiche. E magari ridere ridere ridere. Passeggiando senza meta, e camminando camminando,  parlare di tutto, di niente e, sono sicura, Ele, ti ritroverei.

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Pensiero di San Valentino

Pubblicato: 14 febbraio 2012 in 2012
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Questo amore di Jacques Prévert

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
È tuo
È mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

La notte.

Pubblicato: 11 febbraio 2012 in 2012

È qualche mese che dormo in modo strano.

Non sono mai stata una dormigliona, ma generalmente crollavo presto e mi svegliavo prestissimo, anche alle 4 della mattina. E subito cominciava la mia giornata. E devo dire che quelle primissime ore mi sono sempre piaciute: il silenzio della casa ed i rumori della notte. Mi accorgevo di una natura che di giorno era sovrastata dai rumori delle città e della vita.

Ora vado a letto quando ho finito di lavorare. Dormo subito, nemmeno una pagina di libro (sig!), sonno profondissimo, fino alle.. quattro e mezza, cinque. Ma non mi alzo. Rimango a letto. E inizia il viaggio. Sento un’enorme energia, volo. Esploro emozioni, ricordi, cerco tasselli. Sono sospesa in un limbo senza tempo, senza morale, senza vincoli. Non sono madre, non sono moglie, né amica o vicina di casa. Non è oggi, né ieri, né domani. Non grassa, né magra. Non giorno né notte. Pochi attimi, scorrono interi film. Con persone di sempre, o quelle perse. O altre ancora. Ci sono sfumature dimenticate che improvvisamente ritrovano spessore. Risate che ancora mi fanno sorridere, disagi che ora riesco ad affrontare. A volte c’è la rabbia, altre l’ansia. Ma è raro, fortunatamente. Mi sento come se tutto fosse possibile. E corresse tutto velocemente. Tutto mi appartenesse. È il mio momento di magia. Di assoluta libertà. Ballo canto vado in moto. Sono al centro della scena e tutti sono felici di stare con me. Nessuno che recrimina, nessuno che si lagna. E io corro, in assurde scenografie, e tutti corrono con me, dietro di me. E piano piano mi riaddormento. E quando mi sveglio, alle sette, sono nuovamente madre, moglie, amica e vicina di casa. Ma non è tutto finito. Sono meno libera, è vero. Ma sento che è ancora tutto possibile.

Ricordi…

Pubblicato: 2 febbraio 2012 in 2012
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Non so se succede spesso, a me non era mai capitato.

Da un ricordo più o meno lontano che, chissà come mai, ti torna in mente senza un perché,  ti accorgi forse per la prima volta di un dettaglio, una cosa piccola piccola. Come se la luce di un faro mettesse in evidenza un qualcosa a cui, allora, non avevo dato importanza. L’avevo visto ma, in quel momento, c’erano cose ben più grandi con cui fare i conti. E poi quel dettaglio è sparito, con mille altri dettagli, che probabilmente non ricorderò mai.

È successo così che, durante una rabbiosa passeggiata in centro a Padova, mi è tornata in mente una persona del mio remoto passato. Ed è già strano: non era una persona amica, non avevo un rapporto particolare, faceva semplicemente parte della famiglia di un’amica, così mi capitava di incontrarla. Avrei voluto rivederla, per sapere dove la vita l’aveva portata.

La passeggiata è finita, la rabbia passata, e questa persona è tornata nel baule dei ricordi.

Fino a quando, un giorno, ho iniziato a mettere a fuoco quel dettaglio. La circostanza non era felice, le persone tante. Il funerale di mio padre, 5 anni fa. Ad un certo punto ho visto F, con la sua bicicletta. Mi ricordo di aver pensato solo: che strano che sia venuto. E basta.

È da qualche giorno che questa persona mi ronza in testa. Non abbiamo contatti da anni. Se ci incontriamo è già tanto che ci salutiamo. Non so perché questo ricordo abbia assunto tanta importanza oggi. Non me lo spiegare. So che mi piacerebbe risentirti.

!

Pubblicato: 1 febbraio 2012 in 2012
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