Archivio per marzo, 2012

19.3.2012

Pubblicato: 19 marzo 2012 in 2012

Riccardo Rossi – Lettera di un padre alla propria figlia

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Un giorno qualunque

Pubblicato: 14 marzo 2012 in 2012

Oggi proprio non voleva girare per il verso giusto. La sveglia prestissimo vanificata dal computer che fa i capricci. L’aiuto settimanale influenzato. Il server addormentato.

Oggi o mi incazzo o regalo una passeggiata luuuuuuuuunga a Romeo, così scarico questa energia negativa. E così faccio. Mercoledì, giorno di mercato, cuffiette e via, lungo il naviglio fino al ponte. Puntatina veloce, Sukai a volontà, centro pedonale, caffè buono al solito bar del comune, di nuovo naviglio e casa.

Il sole ha fatto il suo dovere, la musica pure. Sulla panchina del giardino vicino al mercato una giovane mamma allatta il suo bambino, con quel sorriso espressione di una vita piena, realizzata. È un momento magico, di piena armonia con i cicli della vita. Poi, all’improvviso vengo risucchiata dall’altra parte dell’esistenza, e una lacrima scende spontanea. Mi infilo gli occhiali da sole, non è successo niente. Solo che sento l’ansia stritolarmi il cuore.

Ho preso il biglietto per Padova, ho bisogno di rituffarmi in questa parte di vita. Anche se si tratta di una puntata velocissima. La passeggiata per le piazze, via Roma via via fino a prato della valle. Guardare le facce, magari incontrare qualche amico. Di sicuro le mie amiche, che so, per un aperitivo. Un giro in via Chiesanuova, un saluto, è tanto che non passo a trovarti. Sto annusando, fiutando quelle tracce importanti da tenere sempre vive. Devo creare un legame anche per Giò, che ora mi segue volentieri, ma quanto durerà?

È importante per me avere un posto in cui esprimere altre parti di me. Essere figlia, poter dimenticare per qualche ora i doveri e delegare. Forse sentirmi libera, fuori da ogni contesto reale. A casa funziona con la musica, ma alla fine chi mi incontra vede quello che sono. A Padova, posso non essere. Ed è esattamente quello che voglio.

Vita

Pubblicato: 6 marzo 2012 in 2012

“Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c’è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio.”

Senti la primavera? Vita vita vita! Ci sono parti di me che chiedono luce acqua cura. Che fare? Buttarsi sulla vita a trecentosessanta gradi? Procedere sui territori conosciuti senza scossoni? Arriverà il momento in cui non avrò più voglia di rinunciare? tutte le certezze di un tempo le ho messe in discussione, non so più cosa è VERAMENTE giusto. Il rispetto, questa è l’unica certezza. Verso il mio mondo e verso me stessa. Non mi interessano le pisciatine di cane che delimitano il territorio. Se il territorio inaridisce per l’abbandono o l’incuria, che senso ha? Non mi interessano le perle di saggezza con i consigli per non perdersi. Bisogna essere almeno in due, bisogna avere un’esistenza semplice. Sto facendo pulizia: quali sono le cose in cui credo per scelta e quali sono le scelte falsate dall’educazione? Il limite della morale sconfina nell’ipocrisia?

Io ho voglia di guardarmi allo specchio e riconoscermi. Sapere che ho fatto di tutto per essere felice in questa vita. I grandi principi aiutano a crescere, ora voglio scegliere. Cosa devo agli altri e cosa a me stessa? attraverso questa nebbia di domande e fiuto dentro me stessa per trovare le risposte.

La mia domenica

Pubblicato: 4 marzo 2012 in 2012

La mia domenica ideale non è oggi. Forse la prossima, chi lo sa. Nella mia domenica ideale l’umore generale è alto. Quando posso vado a fare la passeggiata lunga lungo il naviglio, per ora è ancora fattibile, tra un po’ l’invasione renderà tutto meno tranquillo, ma non impossibile.

Nella mia domenica ideale il computer rimane spento: il mio, quello di Paolo ed i giochi elettronici di Giò, possibilmente. Odio i brunch, ma se è un modo per vedere qualche amico, vada anche per quello. Se piove un bagno caldo. Un tè ed un libro.

Oppure un aperitivo da Maurizio, con i soliti amici. Ed i bimbi che corrono senza tregua.

È da un po’ che non trovo un libro con cui perdermi. E allora ne sto leggendo almeno tre, che scelgo in base all’umore. Ed intanto sogno, ad occhi semiaperti, il mio lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì ideale, quello dove il lavoro mi fa stare bene perché è esattamente quello che ho scelto e quindi non toglie energia ma ne genera di nuova. È quello in cui la mia famiglia è felice perché non c’è nulla di cui lamentarsi, rispetto ad altre vite che orbitano intorno a noi. Tutto può migliorare, probabilmente deve migliorare, ma guardando con obiettività: che cazzo abbiamo da lamentarci? Nella mia settimana ideale le mie amiche sono serene, guardano alla vita con il sorriso, ce ne sarà di tempo per lamentarsi quando l’oggi finirà?

Nella mia vita ideale sono sempre in grado di vedere la persona che mi vive accanto tenendo presente i motivi che quel giorno me l’hanno fatta scegliere, non le futilità del quotidiano. Riesco a telefonare a mia madre. O ai miei fratelli. Senza un motivo. Prendo quel treno per Padova, senza Giò e senza Paolo, per un fine settimana in bilico tra passato e presente. Per farmi viva con un po’ di persone che non mi sentono né mi vedono da un po’, e magari sceglierci nuovamente. Lo stesso lo farei anche a Milano, ma le persone sono meno.

È domenica, il computer aperto, studio informatica.. non è proprio la mia domenica ideale