Archivio per aprile, 2012

Cara Eleonora.

Pubblicato: 2 aprile 2012 in 2012

È arrivato il momento di salutarci. Ti chiedo di sederti qui vicino che ti spiego perché non sei mai arrivata poi, ti prego, vai via.

Prima è arrivato Giò. E non è stato facile, abbiamo vissuto terremoti. E scosse di assestamento. Che hanno sconquassato mura, ma non fondamenta. Ma dovevamo ricostruire tutto, e la rabbia nel cuore conviveva con la felicità per Giò. Erano sentimenti estremi. Spesso mi sentivo trascinare da correnti contrapposte, ero in balia della vita, con problemi non ancora così definiti. Ci sono voluti mesi per ritrovare un equilibrio, e per vedere con più chiarezza quale fosse il primo passo da fare.

Abbiamo scelto un nuovo posto dove vivere, un posto sconosciuto a tutti noi. Un naviglio, un centro storico, una metropolitana. Abbiamo pensato che poteva essere un buon punto di partenza. Ma ogni volta che la metropolitana mi portava a casa, non potevo impedirmi di provare un senso di fallimento.

Un bambino è come una calamita e la mia voglia di ripopolare la mia e nostra vita ha fatto il resto. Ed in pochi anni abbiamo ricostruito la casa, in senso affettivo oltre che reale. Abbiamo proceduto mattone dopo mattone, faticosamente.

Ma questo, guarda, è quello che in misura più o meno grande, o faticosa, compiono tutte le famiglie. Sempre, o normalmente, passare da due individui a una famiglia è un processo che non è così scontato o naturale. L’arrivo di un figlio impone nuovi ruoli. Aggiunge nuove fatiche. Sbilancia. Uno dei due si occupa quasi totalmente del figlio, uno del lavoro. E si passano momenti di estrema lontananza. Finché i due mondi compenetrano di nuovo e ci si ritrova famiglia.

È lì che scatta la voglia di un secondo figlio. E anche noi ci abbiamo pensato. E provato. Ma non eravamo sicuri. E qui devo abbandonare il noi.

Quando è prevalsa l’incertezza, poi la certezza che non fosse il caso, io ho dovuto fare i conti con una enorme sofferenza. Ho pensato tutta la vita che avrei voluto un solo figlio. Non mi interessa capire il perché, avendo io tre fratelli. Ma dopo Giò, ho capito di essere pronta, di desiderare anche di misurarmi con te, una bambina. Purtroppo non posso dire un generico: ‘Non è arrivata’. Forse mi sento ancora a disagio con me stessa per non aver lottato veramente. Avevo paura di mettere sul piatto della bilancia la serenità conquistata, per Giò. Ed è stato un errore.

Guardare in faccia questo dolore, non è stato immediato. Ho allontanato amiche, nipotine. Mi sono creata un mondo più comodo dove potevo non vedere. Ma il dolore non si ferma, non si congela. Lavora. Stavo ingrassando che sembravo incinta. E arrabbiata. Con chi? Purtroppo un po’ con tutti. Oltre che con me stessa. Poi piano piano, ho dovuto accettare la cosa, e ritrovare comunque la serenità. Ora non posso dire di averla superata veramente. Me l’ha fatto notare un’amica, recentemente. Ma sono più serena. Ormai il treno è passato.

Mi piacerebbe poter giocare un po’ con te, so che starai sempre nel mio cuore, come un terribile rimpianto. Ogni volta che rimanderò una scelta, ti penserò. Ogni volta che non mi sento abbastanza forte, ti penserò. Ogni volta che rinuncio, ti penserò. Sarai la mia guida, come un gioco in cui i ruoli si invertono. Tu madre, io figlia. Ho bisogno di perdonarmi e aprirmi definitivamente all’amore.
Ciao Ele.

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