Archivio per maggio, 2014

Il mio tipo di mondo

Pubblicato: 9 maggio 2014 in 2014

futuroLa mia amica ogni tanto mi racconta delle storie, poche rispetto al mondo con cui si confronta quotidianamente. Mi  racconta di quella ragazza, capace di amare, di mettere al mondo due figli e che, durante l’ultima gravidanza, scopre di essere malata.

Decide di  non curarsi.  Dopo il parto, lotta come un leone una guerra già persa in partenza. E ora, immagino io, si gode secondo per secondo, millimetro per millimetro, i suoi bambini, la sua vita, tutto quello che arriva. Sorridente, perché quando hai i minuti contati, sai benissimo come non perdere tempo in inutili rabbie.

Poi, mi è capitato passeggiando con Romeo, di trovare quel signore disteso per terra, mezzo nascosto dal muretto, con lo sguardo perso, senza la forza di chiedere aiuto. Mi sono avvicinata, l’ho aiutato a rialzarsi, l’ho accompagnato a casa. Mi ha raccontato la sua fatica di vivere, in un momento della vita in cui hai già vissuto, e ora questo inutile affanno verso il tramonto.

Quando apro internet o la televisione, vedo giovani e non uscire di casa con mazze e catene, consci di far male e farsi male, per una partita, o non so cosa, mi prende lo sconforto. E’ questo il mondo che non voglio. Queste persone hanno meno prospettive rispetto alla ragazza condannata dal male.  Non vedono. Non sentono. Non amano.

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un piccolo viaggio quasi perfetto

Pubblicato: 2 maggio 2014 in 2014

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un fischio, le porte si chiudono e si parte.

A qualunque ora  nessuno comunica con nessuno di reale. Ognuno si porta appresso il suo piccolo grande mondo, e partono messaggi su messaggi, i suoni sono uguali per tutti e non si resiste alla tentazione di buttare l’occhio per controllare: è a me che scrivono?

Oppure c’è chi legge, appeso per non cadere nelle frenate che precedono le fermate. C’è chi gioca. E, ovviamente, chi pensa. Io osservo, so che questo viaggio non diventerà routine, mi gusto il momento. Si vede chi è contento di andare dove sta andando, chi è stanco e chi ha faticato molto a lasciare il suo mondo. Le divise da lavoro non mi fanno capire verso quali vite si dirigono questi temporanei compagni di viaggio. E’ poco importante. Lì, quasi tutti, o tutti, hanno una meta. E questo li rende rassicuranti.

un fischio, le porte si chiudono e si parte.

Non so da dove, il suono di un violino. Non me lo aspettavo, non so perché, succede quotidianamente. Il mio vicino, un ragazzo assorbito nella sua lettura, inizia a cantare, intonandosi a quel suono lontano. Ho respirato profondamente, sperando di trattenere questa emozione il più possibile dentro di me.