Archivio per luglio, 2014

Scusa

Pubblicato: 21 luglio 2014 in 2014

Tu sai cos’è la fiducia?

Mi hai cercato, mi hai voluto, aspettato e… ti ricordi la magia di quel momento? Avevi gli occhi lucidi. Mi pare di aver visto una lacrima scendere sulla tua guancia. Ti ricordi quell’abbraccio forte quando mi hai sentito piangere? E quante volte mi hai detto: ‘ricordati che io non ti farò mai del male’.. quante volte mi hai aiutato a rialzarmi quando, incerto, muovevo i primi passi. Sei stato tu ad insegnarmi ad andare in bicicletta, quando mi hai detto che ero pronto. Io avevo paura, ma tu continuavi a ripetermi: ‘fidati! Io lo so che ce la puoi fare!’ e ti sentivo che mi tenevi mentre io pedalavo troppo piano perché la bicicletta rimanesse in piedi. Ma dopo qualche metro, io pensavo tu fossi ancora al mio fianco e invece no, e quando l’ho scoperto sono caduto.. e piangevo, pensando che tu mi avessi abbandonato. Ma tu insistevi: ‘risali sulla bicicletta! Eri tu che pedalavi!’ E alla fine ce l’ho fatta, ce l’abbiamo fatta… e tutte le volte che avevo paura, mi aggrappavo alle tue forti braccia e, in quel momento, lo sapevo: non poteva succedermi nulla! Quante cose abbiamo fatto insieme, papà? Le sorprese alla mamma, e gli scherzi. Le nuotate al mare, i castelli di sabbia, le discese con il bob… la stessa favola che ti chiedevo tutte le sere. E tutte le sere me la raccontavi uguale. Un bacino sulla fronte felici di rivederci domani mattina.

Cosa è successo quella notte, papà? Perché non ti sei ricordato di tutto questo? Non mi hai riconosciuto? Sono improvvisamente diventato un estraneo? Il nostro mondo non lo vedevi più mentre mi uccidevi? Ora mi chiedi di perdonarti, ma io mica lo so cosa sia il perdono. Sono troppo piccolo. Mi sa che non lo saprò mai.

Chiedo scusa, in qualità di adulta, a tutti i bambini a cui facciamo del male con la guerra, con le mani o con le parole. Ogni volta che li maltrattiamo. Rubiamo. Picchiamo. Bombardiamo. Sfiguriamo. Violiamo. Quando gli togliamo la vita, la speranza, la spensieratezza, l’incanto.

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Alice

Pubblicato: 18 luglio 2014 in 2014

cernusco

Se c’è un periodo di massima soddisfazione quando esco con Romeo è proprio questo. Con l’estate che abbiamo avuto quest’anno, poi, la scenografia naturale del posto in cui vivo regala scorci incantevoli.

Quindi, io, Romeo, l’ansia e i miei pensieri iniziamo la passeggiata. Abbandono quasi subito le macchine e raggiungo il naviglio, a volte con la musica, a volte no. I bambini, gli sportivi, i nonni, baby-sitter e badanti, gente con i cani. Chi si ferma al parco giochi, chi cerca le panchine all’ombra, chi corre, chi cammina. Poi passo all’altro parco, dove alberi altissimi creano un pergolato naturale dove passa pochissimo sole e c’è sempre fresco. E penso sempre che mi piacerebbe vivere in quelle case lì, svegliarmi la mattina, aprire quelle finestre sul parco, oltre il parco il naviglio, e sarebbe veramente bellissimo…

In un attimo raggiungo il centro del paese, dove vado a bermi un buon caffè.

Ed è proprio lì che mi hanno detto che stai arrivando, Alice. Me l’hanno detto con quel sorriso sospeso tra la felicità e l’attesa. Quell’energia che unisce due persone verso un unico obiettivo: la tua nascita. E proprio lì, bevendo quel buon caffè, sentendo quei discorsi che abbiamo fatto tutti, che mi si è aperta una porticina, in un corridoio dimenticato nel mio cuore. Quindi grazie, Alice. Tu non lo sai, ma tra l’esercito di persone felici del tuo arrivo ci sono anch’io, perché ho ritrovato tracce di un sentiero abbandonato ma non morto. L’ho disegnato nella nuova mappa delle strade da percorrere, pur sapendo che ci vorrà un po’ di lavoro perché si sono accumulati dei detriti. Ora ho solo voglia di qualità. Non mi accontento più.

C’era una volta….

Pubblicato: 14 luglio 2014 in 2014

mare

Qui, nel mare di sempre, c’era un posto privilegiato. Il pontile.

Passo dopo passo ci si allontanava dalla spiaggia, si entrava nel mare, con la sensazione di toccare il cielo. Ci si poteva sedere in punta e fare il classico gioco della forma delle nuvole, ci si potevano passare le ore, tra piccoli segreti, grandi risate e, di fronte, l’infinito.

Ci ho portato G, in un giorno senza sole. Non c’è più traccia di quel sapore di conquista. Di specchio infinito. È tutto occupato da ‘cose da fare’. Il divertimento a tot euro, tra banane trainate da moto d’acqua, paracaduti da motoscafi, ginnastica, balli, fitness… E la musica, ovunque, ad altissimo volume, animatori, bar, cocco…

Ecco. Il cocco c’era anche allora.. Il ragazzo che urlava: “Cocccoooo…. Cocco belloooooo, cocco di mammaaaaaa…” è stato sostituito da un ragazzo che segue l’onda salutistica: “Coccooooooooo… Vitamine e gustoooooo…” o qualcosa del genere. Il secchio con i pezzi di cocco è stato sostituito da un contenitore trasparente chiuso con le fette tagliate precise e le pinzette per prenderle.

Il mare, per me, era divertimento. Profondità. Emozione. Sentirmi leggera. Sentirmi viva. Quando entravo in acqua, sentivo che tutto era possibile. Che da lì a poco, tutto sarebbe cambiato. Era una sorta di rinascita. Coprirsi di sabbia bagnata, lottare con le onde, nuotare fino alla boa con papà, tornare a riva e sentirmi grande.

Non intendo rimpiangere quello che non c’è più. I tempi cambiano, cambiamo noi. Ma non credo che per forza tutto vada riempito. Io non avrei paura del silenzio, se lo ritrovassi. Non credo che mi annoierebbe una passeggiata sul lungomare ascoltando il suono naturale delle onde. Non mi spaventa l’idea di oziare su una sdraio.

Quando P si è ritrovato una notte, navigando, nel buio assoluto mi ha detto: “Fa paura”. L’ho invidiato.

Profumo di libertà

Pubblicato: 1 luglio 2014 in 2014
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margheriteSei ancora capace di sentire il vento? di sentirlo veramente, intendo. Di sentirne il richiamo essenziale. La natura. L’istinto primordiale. Mi piacerebbe vederti uscire dalla gabbia, sorridere senza sospetto, amare senza sospetto, parlare senza giudizio, ascoltare senza giudizio. Li vedi i colori? Senti i suoni del mondo? La pioggia: è solo acqua che ti bagna o è vita? Se io fossi in te, prenderei le caselline del buono/cattivo e ne farei un falò! Liberati! Saresti molto più felice. Ti ho visto buttare via quintali di amore, di amicizie, di rapporti. Perché? Non ti viene mai un piccolo dubbio che le cose, forse, non stanno come hai deciso tu? Non vedi mai una luce di incertezza nel granitico sospetto con cui ti rapporti alla vita?

Mi dispiace, perché ti voglio bene. Ma so che non mi ascolti. Non mi guardi. Mi giudichi e basta. E mi accompagni alla porta. Come vedi, non oppongo resistenze. Comunque: è stato bello conoscerti.