Archivio per gennaio, 2015

Strani viaggi…

Pubblicato: 30 gennaio 2015 in 2015

abbraccio
L’influenza arriva, sale la febbre, si azzera l’energia ma non si spegne il cervello. Tre giorni di viaggi, più o meno lunghi, in luoghi strani, sempre angoscianti, cupi. Nei momenti di risveglio ho provato a pilotare il viaggio, pensando al mare, tanta acqua trasparente, libertà, spiagge bianche… tutto inutile!… una volta chiusi gli occhi mi ritrovavo nella stessa melma oscura lasciata poco prima. Discese infinite, luci sempre più lontane, gente sconosciuta, oppure nota ma insignificante rispetto alla mia esistenza e tutti parlavano parlavano parlavano……… non mi andava di ascoltare quello che raccontavano, le loro storie, volevo solo PACE.. pace… Alla fine del viaggio ho riconosciuto quegli occhi, ho afferrato quel braccio, mi sono chiusa in quell’abbraccio rassicurante.
Alla fine rimaniamo un po’ bambini. Ci sentiamo a casa se ritroviamo qualcuno che ci bacia sulla fronte e accarezzandoci, sorridendoci, ci rassicura che la febbre sta scendendo. E ritrovo la pace, e ritrovo la luce.

Photo credit: muscolinos via photopin cc

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Era ora!

Pubblicato: 23 gennaio 2015 in 2015

eraora
come dire: meglio tardi che mai, no? Ce ne hai messo per capire, eh? Questi ultimi mesi è successo, successo di nuovo, e ancora. Un atteggiamento, una scelta, fatta in assoluta buonafede, anzi: nel pieno rispetto altrui, così ritenevo io, è stata giudicata offensiva, cattiva, superficiale.

Io penso di parlare sempre la stessa lingua, di avere una sola faccia. Com’è possibile che mi frequenta quotidianamente legga le mie azioni in modo tanto distorto? Evidentemente il segnale parte già in maniera sbagliata. Perché fosse capitato una volta sola… potrei pensare che quella che io ritenevo una ‘delicatezza’ e interpretata invece come ‘cattiveria’… bhé, dai! la colpa non può che essere della persona incapace di ricevere.

Ma se persone diverse non capiscono il mio linguaggio.. a questo punto non mi sforzo più. Esco da questa gabbia. Comportarsi sempre bene, anteponendo le ansie o le paure altrui alle mie che ne ho, caspita se ne ho, ottenendo il contrario di ciò che vorrei, non sono non ne vale la pena. E’ dannoso. Perché le relazioni sono falsate. Ho abbattuto un altro muro. Nel bene e nel male ora sarò io al 100%. Niente più primo, niente più secondo. D’ora in poi si viaggia alla pari.

Happy end

Pubblicato: 19 gennaio 2015 in 2015

happyEnd
L’altro giorno ho fatto un sogno. Dovevo partire dalla stazione di Padova, P era già al binario ad aspettarmi, io dovevo raggiungerlo portando un pesante valigione e G che non mi semplificava la vita. Da fuori vedo e saluto P che mi urla di affrettarci. Ma appena entrata in stazione mi ritrovo in un dedalo di scale mobili e non riesco a capire la direzione. Ho la consapevolezza che non arriverò in tempo per salire sul treno.

E così, una meta che sembrava così vicina, un percorso fatto mille volte, diventa improvvisamente sconosciuto, indecifrabile, paralizzante. Penso che nessuna fotografia avrebbe potuto rendere meglio di questo sogno la mia situazione di queste ultime settimane.

Non mi dispiacerebbe in realtà perdermi. Ma non ho il tempo. Sto guardando avanti. Ho bisogno di un lieto fine. E quindi guardo avanti. Quando mi cala l’umore, penso sempre che ogni domanda ha sempre almeno due risposte. E che quello che non vedo oggi magari mi apparirà chiaro domani. Ogni compagno di piccoli viaggi che incontro in questi giorni, mi accorgo, mi fa fare passi da gigante verso una meta. Che non so quale sia. Ma quando procedo con tante certezze non mi muovo. Quindi. Viva l’ignoto. Sento che non manca tanto. Anzi. Lo vedo il treno che sta per arrivare. La strada mi si chiarirà. E intanto vivo.

Riordine

Pubblicato: 15 gennaio 2015 in 2015

brokenMirror
Come talvolta capita, arrivi tu e rimetti tutte le cose in ordine.
Non parli spesso del tuo lavoro, lo fai quando non riesci più a metabolizzare perfettamente tutto. Sei allenata alla sofferenza. Ma immagino ci siano delle storie, delle vite, che penetrano più di altre.

Sono mamme o giovani donne. Che avevano un progetto. Ma gli è stato rubato il tempo. E hanno mantenuto il sorriso, perché quello non se lo sono fatte portare via. Che parlano di un domani, perché.. com’è possibile rinunciare all’idea di un domani? Pensare che il tuo mondo non ci sarà più? No, il tuo mondo sarà ancora lì, al tuo posto un vuoto che pesa come un macigno. Nei cuori e nell’anima di chi ti ha amato. E nel senso di stupidità di chi vive dando valore a cose senza importanza. E sono la prima della fila. Ho vissuto queste ultime settimane con rabbia. Delusione. Apatia.

Grazie. Ho capito.

Photo credit: Harlequin_colors via photopin cc

Sensibilità

Pubblicato: 12 gennaio 2015 in 2015

lego
Aldo Moro fu rapito il 16 marzo 1978 a Roma. Io avevo 12 anni, abitavo a Milano e quel giorno ero in gita al Museo Archeologico di Corso Magenta. Sicuramente non sapevo nulla di Moro, avrò sentito parlare delle Brigate Rosse, non ricordo. Probabilmente il clima instaurato dal terrorismo si respirava, ma non ho ricordi nitidi, in questo senso. So per certo che entrai in uno stato di angoscia, MI sono sentita in pericolo. Probabilmente le reazioni degli adulti mi fecero sentire tutto troppo vicino.

Venerdì pomeriggio ero con mio figlio su un divano, tra la fine della scuola e l’inizio dell’attività sportiva. Stavo seguendo i blitz a Parigi, pervasa da un altro tipo di angoscia. Nonostante la diretta televisiva, G buttava l’occhio solo ogni tanto, ma trovava più interessante un gioco sul Tablet del padre. Comprensibile? E mentre a Parigi si sparavano colpi reali e morivano persone vere, lui uccideva un suo nemico a bordo di un carro armato: ‘E vai!!’, urlava.

Questa cosa mi ha molto infastidito. Ho provato a spiegarglielo. Lui mi ha guardato con espressione dispiaciuta. Si è scusato, pur non dovendolo fare. E ha aggiunto. ‘Ma ti rendi conto? ho vinto 10.000 punti!’

Photo credit: enigmabadger via photopin cc

Va’ dove ti porta la rabbia…..

Pubblicato: 7 gennaio 2015 in 2015

rabbia
Non vorrei, lo giuro.
Ma non riesco a liberarmene e a voltare pagina.
Ho provato a inseguire il pensiero positivo. Ma era una maschera e non ha funzionato.
Ho provato a girarmi dall’altra parte e andare avanti. Niente.
Ho individuato altre fermate nel mio viaggio imperfetto. Ma appena mi giravo la vedevo ancora di fianco a me, che se la rideva beffandomi.

Ho cercato consolazioni di vario tipo, ma l’effetto placebo non è durato.
Non mi sento una vittima degli eventi, vorrei solo risposte che non arriveranno mai. E ora, con tutte queste questioni irrisolte, scatto come una iena alla prima cosa che non funziona come vorrei, o alla prima risposta che ritengo sbagliata. L’asticella della delusione si è alzata a un livello pericoloso. La ‘brava ragazza’ non ha più voglia di fare le cose per bene, per non scontentare gli altri. In questo momento sono cieca, non vedo tornare indietro molto rispetto all’energia che spendo per far funzionare ciò che in realtà stenta.

La verità? Vorrei sedermi e aspettare che la rabbia finisse il suo lavoro, evitando lo stillicidio. Rabbia: prendimi a pugni, a calci, riducimi a brandelli! Io non ho più forza per combatterti. Sfogati e vattene. Ci sarà un momento in cui non ci saranno più le catene, sarò veramente libera di esplorare nuovi percorsi senza zavorre. Una volta mi hanno insegnato che la rabbia può essere un prezioso alleato nella scoperta di noi. Un acceleratore naturale. Ma sono andata oltre. Non l’ho fatta parlare al momento giusto, e ora vado a sbattere contro dolorosi muri.

Photo credit: alvaro tapia hidalgo via photopin cc

Si spengano le luci.

Pubblicato: 6 gennaio 2015 in 2015

the end
Eccoci qua, THE END!

Proposito per ottobre 2015: non pensare più ad addobbi natalizi iper, super, extra. E’ due anni che faccio lo stesso pensiero: decorare la casa come quelle dei film, un albero esagerato, un carillon con il trenino di Babbo Natale che gira, le finestre con decori adesivi e luci.. luci… luci! E Ghirlande profumate. Anche il calendario dell’avvento deve essere di quelli animati, che apri le caselline in legno e si muove tutto.

Ed è due anni che arrivo al Natale senza risorse. Quindi. Basta!

Oggi la befana mi ha regalato tre ore tutte per me, poi l’incantesimo si è rotto. Ho cercato altra solitudine nella passeggiata con Romeo. Nell’aria c’è un’atmosfera di festa finita. Le poche luci non evocano più niente, rispettano il calendario. Siamo tutti proiettati al domani: io, devo dire, con molte aspettative. I pochi negozi aperti, già in saldo, sono vuoti. Torno a casa, mi godo il mio alberello illuminato. Ma è arrivata l’ora: si spengano le luci. Lo spettacolo del Natale è finito.

Photo credit: fliegender via photopin cc