Archivio per luglio, 2015

Il libro più bello del mondo

Pubblicato: 29 luglio 2015 in 2015

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Voglio scrivere il libro più bello del mondo.

E passeggio e pedalo snocciolando frasi bellissime, concetti intelligentissimi, che metto a decantare in un angolo della mia mente, pensando di ritrovarli una volta passato il tempo giusto, una volta che si creano le condizioni, una volta che ho carta e penna, tastiera e computer… non li ritrovo mai…

E passeggio e  pedalo e tutto intorno mi ispira: la vita quotidiana, episodi straordinari, persone particolari. Sosia di persone vicine o lontane, che non vedo da tanto tempo o che non vedrò più. Il vento che si palesa all’improvviso e che mi porta improvvisamente altrove. La pioggia, la neve, la nebbia. Il sole. Il caldo o il freddo, intensi. I primi tepori. L’arrivo del fresco. Le foglie che cadono. L’arcobaleno. Le nuvole e le loro forme straordinarie. Il tramonto. L’alba.

L’arrivo della metropolitana. Le facce rassegnate. I visi sorridenti. La città che si sveglia o quella che non vede l’ora di chiudere tutto. Il lunedì mattina, sonnacchioso. Il sabato, caotico. La domenica, dipende dalla stagione. E le luci, e le ombre. Il caos, il silenzio. La sirena dell’ambulanza.

E l’umore, che filtra tutto quello che accade. Che a volte mette dei paletti, perché non ho voglia di farmi raggiungere. Altre volte, al contrario, ho fame di vita. E osservo sorridente quello che ho intorno. A volte capita persino di incontrare un altro sorriso e condividere un momento straordinario.

Il libro più bello del mondo, le frasi, la memoria. La gente, la vita. Il sorriso e la felicità. Mi sono persa.

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La casa abbandonata

Pubblicato: 22 luglio 2015 in 2015

la casa abbandonata

Non so il tuo nome, non l’ho mai saputo.

Sono circa dieci anni che frequento questa zona, d’estate. I primi tempi  il giardino accogliente trasudava vita. La mattina condividevate il caffè, il pomeriggio il fresco, la sera un ‘goto de vin’ (un bicchiere di vino). E sempre tante chiacchiere e risate. Certo, le risate del nord-est. Che non coinvolgono chi non c’entra, ma uniscono gli intimi.

Poi, un giorno, all’improvviso, per quanto ne so io, tuo marito è morto. Intorno alla casa si percepiva un’aura di smarrimento. I giorni seguenti tanta gente veniva a trovarti, vestita in modo improbabile per il caldo luglio. Era il rispetto dovuto all’amico di una vita. Al parente capace di sorridere a tutti, minuto ma instancabile, nel suo affrontare la vita. Non ti ho più vista quell’estate. Né sul dondolo, né al tavolino di sempre. Ma c’erano i tuoi figli a proteggere il tuo dolore. E a  prendersi cura di te.

L’estate dopo eri di nuovo lì, il tempo aiuta. A farti compagnia sempre donne, e un cagnolino, terrore di Romeo. Da allora abbiamo iniziato a salutarci. Sono tornate le risate e le chiacchiere.  Anno dopo anno, ero contenta di ritrovarti lì, una parte importante di un quadro  rassicurante.  Eri sempre più affaticata. Avevi  bisogno di qualcuno che ti aiutasse nella quotidianità.  Ma trasmettevi  una forza incredibile.

Quest’anno non ci sei, non c’è più nessuno. Nemmeno il dondolo. Il giardino è curato come sempre, non si percepisce la desolazione, ma non ci sei più tu. Che tu sia con tuo marito o con i tuoi figli, voglio immaginarti felice. Che ridi. E parli. E condividi un goto de vin.

photo credit: Witches house via photopin (license)

Luci d’estate

Pubblicato: 16 luglio 2015 in 2015

Luci estive

Amo la mattina. Ah, che bello uscire e sentirsi avvolgere da queste provvidenziali correntine d’aria. E’ uno dei pochi momenti in cui non esorto Romeo a spicciarsi, nella sua maniacale ricerca del punto giusto in cui rilasciare le tre gocce di pipì.

Per il resto, questo caldo finirà, io non lo rimpiangerò per niente ed è per questo che amo settembre: perché tutto inizia a muoversi, a preannunciare quello che verrà; ma con gentilezza: giornate ancora ragionevolmente lunghe, temperature ragionevolmente miti, colori in trasformazione.

Ma settembre è lontano. Quindi mi faccio piacere questo luglio. Con queste  giornate lunghissime, questo caldo impietoso e questi colori pieni. E questa sensazione che tutto è possibile, perché è così che mi sento. Le vie di comunicazione paiono di nuovo aperte e percorribili, anche se entrambi seminiamo solo indizi e tracce. La cosa positiva è che nessuno è arroccato in granitiche posizioni difensive che impediscono un reale confronto. Penso che ognuno stia facendo i propri passi per accorciare le distanze e, anche se le mani sono ancora distanti, si naviga a vista e ogni giorno ci avviciniamo un pochino.

Mondo perfetto

Pubblicato: 15 luglio 2015 in 2015
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c era una volta

L’estate, fino a quando si sta in città, in giornate roventi come questa, vivo con finestre chiuse e tapparelle abbassate. La mattina presto cerco di far circolare più aria possibile, ma ne ricavo ben poco. Poi magari scendo con Romeo e scopro che in realtà un po’ d’aria ci sarebbe. Solo che fa traiettorie che ignorano le mie finestre, evidentemente.

Ieri Romeo è stato attaccato da un cane lupo sfuggito alla padrona. Vista la sua indole fifona ho pensato che tirarlo fuori di casa, oggi, sarebbe stata un’impresa. Invece no. Non voglio  essere troppo ottimista, ma forse, vedersela faccia a faccia con il suo peggior incubo ed essere sopravvissuto e illeso, non gli ha fatto male. Ok, non so se in realtà Romeo abbia elaborato tutto questo. Ma è vero che l’esperienza vale più  di mille ragionamenti. Non so più quante volte la paura che il mio fragile bambino non fosse in grado di imporsi rispetto ai bulletti della materna o delle elementari è stata puntualmente smentita dalla realtà. E io perdevo le notti in cerca di soluzioni tipo: rinchiudere Giò in un mondo perfetto e farlo uscire solo da grande. A parte che i bulletti erano tutti nella mia testa, era molto difficile trovare un mondo perfetto da regalare a mio figlio.

Solo nelle esperienze misuriamo le nostre forze e fragilità. L’anno scorso, mi sono ritrovata in un contest creativo. Ho passato la metà del tempo a dirmi che non ero in grado, che volevo andare via, che non mi venivano le idee…. Poi… ma vaff..! cosa fai?!? mi sono data da fare e qualche idea è venuta fuori. Se non avessi perso tutto quel tempo a difendermi dall’esperienza, avrei fatto un lavoro di cui andare fiera. Il contest l’ho vinto, ma non  ero soddisfatta. La parola chiave è azione. Apertura. Come diceva Nietzsche: “Quello che non mi uccide, mi fortifica.”

cuore
C’è un momento della giornata in cui mi sento come se una manona entrasse nel mio petto, afferrasse il mio cuore e stringesse forte, fortissimo.

Non importa cosa io stia facendo: lavorando, passeggiando, parlando al telefono…. Quando decide, il “mostro”, si fa spazio nella mia vita. E mi costringe a dargli retta. E io non ho scelta. Mi devo fermare, ricorrere alla respirazione e calmarmi. Credo che lo stesso succeda anche la notte, visti i ripetuti risvegli.

A volte dura poco, una mezz’oretta e ritrovo il giusto umore. Altre volte lo sforzo richiesto è più pesante.

L’ansia, l’angoscia, è un’ingombrante compagna di viaggio, per molti. Persino Romeo ne soffre…

Devo decidere che ruolo avere rispetto a lei. Se le faccio condurre la danza, le traiettorie sono sempre le stesse e ci ritroviamo sempre allo stesso punto. Quindi ho deciso: devo capovolgere i ruoli! metaforicamente: attaccarla, come nell’immagine, ad un filo. E camminare ancora un po’ insieme, se serve. Poi, aprire la mano e guardarla volare via lontano. Non è detto che sia un addio, non mi illudo. Mi basterebbe un lungo arrivederci…..

Calda sonnacchiosa domenica di luglio

Pubblicato: 13 luglio 2015 in 2015

calda domenica di luglioLa domenica scorre lentamente, molto lentamente.

A tu per tu col computer, avrei mille cose da fare ma voglia zero, la scusa è il caldo.  Non ho nemmeno voglia di uscire con Romeo; sono qui con i miei pensieri che oggi veramente non mi portano da nessuna parte.

Ieri pomeriggio, mentre ero fuori per la passeggiata serale, avrei voluto fare due chiacchiere con un’amica. Ho fatto mentalmente la rassegna dei nomi possibili a cui telefonare, poi ritenendo non fosse l’ora giusta per nessuna di loro, non ho chiamato nessuno.

Della serie: “fatti una domanda e datti la risposta”. Sono proprio sciocca.

Sto di  nuovo ballando con pensieri che mi tengo tutti dentro. Mi sveglio la notte urlando  ‘NO!’, ma non credo di urlare forte, visto che chi sta al mio fianco non si accorge di nulla. Dovrei fidarmi di più, del mondo intero…

Mi viene in mente quando, anni fa, nell’era precedente a cellulari e smartphone, si viaggiava e si incontravano altri viaggiatori. E si parlava. E si diceva di tutto. Cose addirittura inconfessabili, se si instaurava una buona empatia.  Non so se oggi funziona ancora così. Viaggio meno con i mezzi, e raramente sola. Forse non ne sarei nemmeno più capace. Mi limiterei a sguazzare nei luoghi comuni. Chi lo sa.

Senza memoria

Pubblicato: 12 luglio 2015 in 2015
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Ieri sono andata a ritirare il mio computer dall’assistenza. Ovviamente non avevo fatto alcun backup. Sono rimasta seduta sul divano con questo ‘coso’, mio compagno da qualche anno, senza aver niente da dirgli. E lui a me, nemmeno mi riconosceva. Non sa più niente di me, nemmeno il mio nome.

Tra l’altro mi fa sentire molto stupida, bastava salvare i dati. Lo raccomando sempre, agli altri.

Quindi, io sulla sinistra, in pieno sconforto. Lui sulla destra, in  attesa di capire che cavolo ci facevo seduta lì vicino. E’ passata una mezzora buona. Io continuavo a sospirare, alla ricerca di un’idea; forse meglio dire di un miracolo. Alla fine ho dovuto guardare in faccia la realtà e dirmi che non  si sarebbe risolto da solo, questo problema.

Quindi via, partiamo: devo ricostruire pezzo dopo  pezzo quello che riesco a ricostruire. Molte cose saranno perse per sempre. Ma non ci posso fare niente. Solo imparare la lezione.

Tornando a casa, siamo passati a trovare A. Straziante. Quando l’oblio riguarda la vita vera, il nostro cuore, persino il nostro cervello, fa fatica ad accettarlo.  Ascoltava suo figlio ad occhi chiusi, rispondendo cose senza senso. Io non esistevo, non c’ero proprio. Quando l’infermiera le ha chiesto chi era passato a visitarla, un secondo dopo i nostri saluti, lei non sapeva niente. Non era passato nessuno. E’ impermeabile a tutto, presente e passato. Ti viene voglia di scuoterla e dirle: “cazzo, sono qui!! mi vedi?” sapendo che non servirebbe a niente. Quindi muti ce ne siamo andati. Ognuno con le sue domande senza risposta.