Archivio per gennaio, 2016

EHI!

Pubblicato: 19 gennaio 2016 in 2016

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..non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, neanche a me! Ok?
Se hai un sogno tu lo devi proteggere.
Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non lo sai fare.
Se hai un sogno inseguilo. Punto!
dal film “La ricerca della felicità”

Chi ha una sana, grassa e felice autostima ha tutta la mia invidia!

Ogni giorno mi sveglio e penso: ‘Fanculo! Oggi va tutto bene, mi sento centrata! Non c’è motivo per  cui mi debba sentire sotto una lente, è ora che mi faccia vedere al mondo per quello che sono, perché non sono niente male.’

Faccio partire la giornata, la casa, la vita mia e di Giò. Accendo il computer, guardo la posta, porto giù Romeo. Inizio con gli impegni schedulati nella mia testa e penso che sia proprio in questo momento, con la testa occupata, che l’animaletto malefico si sieda piccolo piccolo sulla mia spalla e aspetti. E i pensieri si sdoppiano, una parte vola alta, nel cielo della speranza. Ma l’animaletto malefico inizia a scavare, a nutrirsi e a crescere.

Il pensiero alto vola nella terra del ‘tutto è possibile’, del ‘tutto può cambiare in un momento, potrebbe essere ora, perché no?’ Una telefonata, basterebbe uno squillo del telefono e nuovi mondi prenderebbero corpo. L’animaletto sussurra, lo sente il mio inconscio, ‘quante banalità! ogni cambiamento dipende da te, non dalla bacchetta magica del destino! solo che tu….’ E io sento crescere una sorta di malessere che avvolge il cuore o chi per lui, allora capisco che è giunto il momento di portare fuori Romeo e aprirsi all’aria per ripulire i pensieri. A volte funziona, a volte no. In questi giorni con questi colori e questo sole, persino con questo freddo, mi carico di energia.

Quando torno a casa, tra cucina e computer, sento la sicurezza già più traballante. E se arriva un grugnito o una battuta infelice, si aprono varchi di sconforto. Vedo più salite che discese. E sento la stanchezza piombarmi addosso. Poi il pomeriggio trascorre sull’altalena, tra momenti in cui mi sento volare e altri in cui mancano le forze.

A chi trova sollievo alla propria rabbia colpendo le fragilità altrui vorrei dire una cosa. Le prime volte puoi essere capito. Poi, la comprensione si trasforma in sofferenza, in frustrazione e alla fine ci sarà solo rabbia. Paralizzante. Non c’è un diritto di priorità, i tuoi problemi e i miei hanno lo stesso peso. Magari nomi diversi, ma ognuno deve trovare la sua soluzione. La tua non passa attraverso di me. Non credo che colpirmi ti apra soluzioni. E nemmeno serenità. Ogni solco di sofferenza creata lascerà le sue cicatrici. E non è detto che scompariranno. Sei sicuro che ne valga la pena?

Photo credit: Till The End Of Time… via photopin (license)

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Nel blu dipinto di blu!

Pubblicato: 13 gennaio 2016 in 2016
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Blue

Oggi tutti felici! tutti carichi! due giorni fa sembrava che il giorno si fosse dimenticato del sole, dominava il grigio e il buio.

Oggi un azzurro intenso, un sole meraviglioso e quel tanto di brezza che ci ricorda che, comunque sia, siamo in pieno inverno.

Ieri mi sono presa un lusso, ero sola e l’ho potuto fare. Ho dato pieno sfogo alla Tristezza. Ho tolto tutte le maschere. Non ho sorriso. Ho lanciato qualche urlo. Qualche lacrima. Ho abbracciato lo squilibrio.Ho fatto scorrere la tristezza in ogni meandro del mio corpo, poi su su fino all’anima. Ho sentito il vortice che mi stritolava il cuore. Ho sentito il baratro vicino vicino: se fossi caduta non avrei cercato appigli. Forse. Non ho cercato vie d’uscita. Avevo bisogno di ESSERE triste, togliere il tappo, di farmi sommergere, di sentirmi annegare. Di chiedermi, in tutta sincerità, dove trovare nuove risorse da mettere in campo. Dove trovare nuova energia.

Poi, la vita è così, quando il vuoto mi stava risucchiando la telefonata di un’amica. Poi il cinema. E una pizza.

Una volta a casa, sono crollata in un sonno senza interruzione.

Questa mattina ho sentito quella carica che pensavo perduta, quell’energia che pensavo esaurita. E così, sentendomi in totale armonia con una giornata d’inverno che pare estate, ho ballato, ho cantato, ho preso Romeo e, insieme, ci siamo buttati: nel blu, dipinto di blu!

Oggi va così!

Pubblicato: 8 gennaio 2016 in 2016
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La musica del mare termina sulla riva o nel cuore dell’uomo che ascolta? (Khalil Gibran)

La musica del mare termina sulla riva o nel cuore dell’uomo che ascolta?
(Khalil Gibran)

Ieri è successo di nuovo. Hai presente? Manca l’aria… non riuscire a respirare… Non agitarsi… mettersi al comando del proprio corpo e governare le risorse… Il mondo esterno lo vedo, si preoccupa ma non posso dire: ce la faccio, datemi il tempo! Devo concentrarmi solo sul respiro e cercare di modularlo. Poi passa, tutto passa, anche se ogni volta sembra una scommessa con la vita.

Pensavo al mare, a quanto mi manca. Per un certo periodo abbiamo frequentato una casa in riva al mare. L’intensità emotiva veniva fuori soprattutto d’inverno. Niente voci, niente bambini. Solo il frastornante eterno dialogo del mare, delle sue onde e del vento. Ti rimetteva a posto, rimpicciolendoti al reale ruolo che la nostra  vita ha rispetto al resto. Pensavo che quando s’incazza, vince lui. Ma sa darti tutto e il contrario di tutto, se sei disposto a metterti in gioco.

Pensavo a quando ti nasce un figlio, a quanto bisogna semplificare di noi per poter stabilire un dialogo in continua trasformazione con un’essere che è quasi una lavagna bianca. Pensavo a quanto sia salutare questo viaggio. Per fare pulizia e capire che da quel momento, e per sempre, ci sarà qualcuno più importante di noi stessi. E quanto è meraviglioso accorgerti che quello che dai è ben poca cosa rispetto a quanto ricevi, se sei disposto a metterti in gioco.

Pensavo al mare in tempesta, a quando non sai se contrastare la violenza delle onde o lasciarti trasportare per ripartire da qualche parte del mondo quando tornerà il sereno. Ogni viaggio ci porta alla meta.

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E’ iniziato con il  sole, col sole finisce, questo Natale. Ovunque. Trattenerlo, dalle mie parti, è stato un lavoro. Io ce l’ho messa tutta, cercando di non cedere alle provocazioni, perché c’era qualcuno  che se lo meritava tutto, il sole.

Domani riprende la quotidianità che, nella sua piatta normalità, è rassicurante.

Non per me, che ho bisogno di tutto tranne che di questo. Ho bisogno di un terremoto. Ho bisogno di sentirmi esistere.  Ho voglia di altri  discorsi, ho voglia di vedere le dita puntare verso l’alto. Ho bisogno di condivisione. Un viaggio verso il positivo, con il mondo intorno che mi segue. L’immobilità è frustrante. Ho voglia di sorridere veramente e non per creare l’illusione.

Quindi, ti chiedo, amica Befana: quest’anno, oltre alle feste, portati via questa ruota. La ruota gira… gira… e non vedo mai arrivare la parte buona. Oppure dammi un calcio affinché io capisca dove devo guardare per accorgermi dove posso fare quel primo passo che mi faccia volare verso una nuova primavera, ricca di colori e di promesse, di vita che rinasce, di energie ritrovate.

Lo so, qualunque passo, qualunque direzione va bene. Lo so, lo so: ho già tutto quello che mi serve partire. Sono in debito di energia. Magari rubo un po’ dei dolcetti che hai portato a Giò, mi ricarico e partiamo…….

Photo credit: Looking for an Assistant via photopin (license)

Un’idea di neve

Pubblicato: 3 gennaio 2016 in 2016
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tre minuti: fiocchi, misti a pioggia, non importa. Abbiamo sentito che la fine del mondo è rimandata e lo sguardo di Giò si è colorato di sfumature infantili; tre minuti hanno riacceso l’entusiasmo allontanando la sonnecchiante quotidianità. Tre minuti e ripartono i progetti, si scrive agli amici, ci si immagina fuori, ad ascoltare il silenzio ovattato della neve, gli scricchiolii dei passi, il freddo felice. Le palle lanciate, la mano congelata.

Tre minuti e ritorna il sorriso, la voglia di giocare, la leggerezza.

Photo credit: Leaf on a Frosty Morning via photopin (license)

E’ pericoloso sporgersi….

Pubblicato: 1 gennaio 2016 in 2016
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Sorvoliamo su 2015/2016, per carità, meglio che sia finito, ma bastasse un numero a girare le cose…. Per esperienza so che non c’è limite al peggio, quindi so che si può scendere in basso all’infinito… e che anche quando pensi: ormai non posso che risalire… non è vero! Quindi. Non dico niente, affronterò le cose come verranno….

E’ una specie di magia che in un attimo mi porta via, mi ritrovo piccola in macchina, quattro bambini seduti dietro a contendersi i posti ai finestrini, sentire l’aria in faccia, o mani fuori per trattenerla, giocare con lei, mentre tra i fratelli iniziano le lotte e i ‘quanto manca?’…

Passa il tempo e il viaggio è in treno, tra Milano e Padova e viceversa, con quelle targhette che avvertivano, in quattro lingue: “E’ pericoloso sporgersi dal finestrino….” Mi sembrava quasi un invito irresistibile a farlo. Oggi non si può più, è tutto sigillato.  Si usciva sul corridoio a fumare la sigaretta, con quel continuo passaggio di viaggiatori, quei sedili a scomparsa, e quella voglia di sporgersi, urlare, e ridere.

Per passare il tempo si parlava. Magari del tempo,  o di cose profondissime. Con gente mai vista e che non avremmo rivisto mai più. Oggi ci portiamo il nostro mondo sempre con noi, benedetti/maledetti smartphones. Tutti con le cuffiette, a messaggiare. E quei pochi che cercano un contatto, vengono liquidati spesso con un senso di fastidio. Io sto lottando contro la tentazione di tenere Giò sotto controllo, non insisto perché esca col cellulare, preferisco dargli quello che ho avuto io: la fiducia. I nostri genitori non avevano scelta, noi si. Io non ho voglia di vivere in attesa di uno squillo, per ora resisto.

Torno al mio viaggio: ho voglia di mettere da parte tutta la tecnologia. Mi sono persa, anche con una cartina in mano mi perderei. Non voglio sentire quella voce che mi guida, la strada la devo trovare da sola. Probabilmente sono fuori tempo massimo, arriverò per ultima e non troverò nessuno ad accogliermi alla meta. Devo ripartire da me. E da quello che di buono ho nella vita. Voglio potermi sporgere dal finestrino, tra le urla, le risate, guardare le nuvole e giocarci. Ritrovare la semplicità, e correre. Forse posso ancora raggiungervi.