Archivio per maggio, 2016

Passa tempo

Pubblicato: 27 maggio 2016 in 2016
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La primavera e l’estate trasformano la collinetta in un salottino abbastanza fresco da permettere agli anziani di trascorrere ore in compagnia a osservare il mondo.

Sono tutti estremamente cortesi, sorridono e salutano. Dicono sempre le stesse cose a Giò e Romeo. Noi ricambiamo con la stessa cordialità. Solo l’ultima volta Giò ha sbuffato: ‘Ripetono ogni volta la stessa domanda! Perché mamma? me l’hanno chiesto ieri…’.
E tu rispondi, non ti costa nulla!

C’è chi vorrebbe accarezzare Romeo. Lui si accerta che quella mano non nasconda qualcosa di interessante da mangiare e poi tira: è ora della passeggiata, non fateci perdere tempo…

Soprattutto uno di loro mi incuriosisce. Arriva la mattina presto, rientra a casa per la pausa pranzo; poi di nuovo su quel muretto. Fino a tardo pomeriggio. Non l’ho mai visto parlare con nessuno. Ci salutiamo sempre, ma niente di più. E’ maniacale con quel che giudica fuori posto, che siano cartacce o foglie cadute. Inizia a maneggiare con fare incerto  il suo bastone e, raggiunto lo scopo dopo una lunga lotta, ricomincia qualche centimetro più avanti. Il che, unito a un’andatura lentissima, trasforma il suo breve tragitto in un lungo viaggio.

Ieri lo osservavo da lontano. E mi sono resa conto che non riesco a dare una storia agli anziani. Ogni tanto lo faccio con i bambini, immaginandomeli grandi approfittare dei talenti che emergono in quest’età. Ma non riesco a osservare un volto e vederlo giovane che scherza con le ragazze o brinda al suo nuovo lavoro. Come se un anziano fosse nato anziano. E mi chiedo cosa pensi tutto il giorno seduto all’ombra, senza parlare con nessuno, col mondo che gli passa davanti. Se nella sua testa il c’è lo stesso fermento che c’è fuori. E mentre noi andiamo avanti senza sapere come ci arriveremo, penso che probabilmente sarà bello trovare un teatro umano da osservare, quattro chiacchiere, sempre le stesse, due risate in compagnia, allontanando la paura.

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Senza rete

Pubblicato: 26 maggio 2016 in 2016
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Tempo di aggiornamento, cara! quel bollino rosso e quegli inviti: quando vuoi farlo: ora? stanotte? te lo devo ricordare più tardi?

E io che, scioccamente, non ascolto i consigli del mio amico Ale: “Quando ci sono nuovi aggiornamenti aspetta almeno due settimane, mi-ni-mo! Poi documentati e se non ci sono problemi procedi! Io vedo il bollino rosso e non resisto. Quindi procedo. E la tragedia si compie. Schermo nero, nessun segno di vita. Schiaccio l’unico pulsante possibile che mi dice: collegati al computer, furba! certo, grazie. Ma quel programma non vede il mio smartphone quindi è tutto inutile.

E’ arrivata l’ora di uscire! Se sto qui spacco tutto.

Quindi. Esco. Cane. Senza cellulare. All’inizio mi sembra quasi innaturale. Passeggiare senza notifiche di mail, whatsapp, telefonate. Senza cuffiette. No podcast. No musica. Solo io, cane, paesaggio. Sole e città. Naviglio. Ma, scusa, com’era prima? E’ possibile che sia già così condizionata? Poi penso che se lo smartphone è morto ci sarà un forzato ritorno alle origini. Visti i tempi, non posso sostituirlo, nemmeno con il più scarso di tutti. Sarebbe veramente una tragedia? Basta disintossicarsi? Non è così facile. Ormai tutto viaggia sull’istantaneità degli eventi. Ma renderlo più marginale, questo si può fare.

Torno a casa, mi rimetto al lavoro. In qualche modo, il telefono si ripiglia, ma non accetta l’aggiornamento e tornare all’inizio del processo è impossibile. L’unica è ripristinarlo, quindi: un telefono che funziona ma senza storia, senza dati, senza personalizzazione. Tanto c’è il backup, no? Sì.. No…  Ci sarebbe, MA: ha una password che ha scelto in automatico, ed è assegnata senza una regola precisa. Ci provo. Seguo tutti i consigli che trovo su internet. Scarico un programma che fa questo di mestiere. Ma dopo ventiquattro ore non ha trovato nulla. Vabbhé! Rassegnamoci.

Alla fine, miracolosamente, viene in aiuto la nuvola, che conserva una copia di un parziale backup senza crittografia. Bene. Risolto così.

 

 

Bullismo

Pubblicato: 21 maggio 2016 in 2016
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Bullismo
Ieri sera ho partecipato a un incontro sul bullismo in età pre-adolescenziale.

Per ora nessuna avvisaglia di problema ma, vista l’età, meglio avere delle informazioni per arrivare in qualche modo preparati. Ovviamente mi sarebbe piaciuto uscire dalla serata con le idee chiarissime. Una chiave semplice per un problema complicato.

Quando le slide stavano terminando, e io ero forse più confusa rispetto a quando sono entrata, una giovanissima voce irrompe da dietro le mie spalle. “Io sono vittima di bullismo”. E’ stato dirompente. Due ragazze di 15 anni che, improvvisamente, rendono concreta tanta teoria. Una, in particolare, ha iniziato a parlare e più andava avanti più sentiva le lacrime trovare finalmente uno sfogo. In un certo senso, questa la mia personale impressione, avere trovato un interlocutore adulto dopo che scuola e famiglia avevano banalizzato il problema, ha aperto un varco al suo dolore e ha potuto, per certi aspetti, condividerlo.

Non guardava nessuno. Semplicemente parlava e piangeva. E parlava. E piangeva.

Non è stato facile spazzar via quel senso di fallimento. Sentirsi nella parte sbagliata del problema. Perché non me la sento di dire che non mi possa succedere. Da una parte c’è una metamorfosi in atto. Un ragazzino che passa dal mondo protetto all’autonomia. E questo passaggio è vissuto in un altalenarsi di euforia e rabbia. Un minuto prima ti abbraccia e ti bacia sorridente poi arriva come posseduto urlando cose terribili. I NO sono all’ordine del giorno, la sfida è continua. Ed è facile cadere nel tranello e combattere nel terreno che ha predisposto. Non sempre succede, ma succede.

E dove c’era un libro aperto ora ci sono degli squarci, quelli che lui ha voglia di condividere. Queste sono le carte e con queste devi giocare. E la fiducia te la conquisti tutti i giorni e tutti i giorni viene messa in discussione. Le antenne devono rimanere in costante allerta e i segnali più flebili sono quelli più rivelatori.

Ok, ci siamo passati tutti, e alla fine se ne esce. In questa fase, l’unica cosa è ricordargli, sempre e comunque, che il mondo protetto c’è ancora. Lui sta costruendo il suo di mondo, ma non è solo anche se, malauguratamente, incontra qualcuno che gli fa credere che è così. Se noi oggi siamo il modello da cui fuggire, siamo anche quelli pronti a scattare se tende la mano.

Quando io ero alle elementari, ricordi vaghi, c’era un bambino che mi infastidiva. Allora mi ero accordata con la maestra di usare una parola segreta che, se l’avessi pronunciata, lei sarebbe corsa in mio aiuto. Il solo fatto di avere un’arma in mano, di non sentirmi sola, mi ha dato la forza di sostenere la situazione. Perché  l’adulto, in realtà, non può risolvere il problema. Lo peggiorebbe e l’autostima crollerebbe. Sono equilibri delicati, dove famiglia scuola e amici dovrebbero muoversi in sintonia.

Suona la sveglia…

Pubblicato: 19 maggio 2016 in 2016
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ma oggi non ne ho proprio voglia… sono stanca… ma se non mi alzo io Giò rimane a letto e quindi non ho scelta.

Dopo due notti quasi insonni essere arrivata dormendo fino alla sveglia è già un successo. Dalla poca luce che filtra in bagno intuisco il tempo che fa. Ma quando tiro su la tapparella capisco che ero stata comunque ottimista. Mi chiedo se oltre il mio spicchio di cielo la situazione cambi, il che mi darebbe speranza per il resto della giornata.

Lottando contro me stessa indosso qualcosa e porto giù Romeo e lo scopro imborghesito… tira per rientrare e io non oppongo resistenza! Un caffè e può partire la giornata, ora sento l’energia prendere il sopravvento e ripasso mentalmente gli impegni.

L’altra notte in un sogno mi ritrovavo in un luogo strano, dove città e mare compenetravano, ma non come Venezia: c’erano le strade, c’erano le macchine, i ponti fatti come una specie di S sdraiata, per una parte andavano su e poi giù, scendendo sotto l’acqua. E anche le persone a piedi seguivano lo stesso flusso, sopra, sotto e dentro l’acqua. E personaggi famosi e persone normali si muovevano e scambiavano idee. C’era un bellissimo sole e la situazione era molto piacevole. Mi avvicino a uno scoglio gentile dove alcuni sconosciuti stavano tenendo una riunione redazionale. E quello che sembrava il capo stava per rivelare un’idea rivoluzionaria sulla struttura dei siti che, grazie alla sua intuizione, non sarebbero più stati come quelli che vediamo ora. Mi sono sentita a un passo dalla Verità, è fatta! Zitti tutti che sono io la predestinata a portare dal sogno alla realtà la Rivoluzione.

Qualcuno mi tira il braccio, è Giò che si sente male e non riesce a dormire. Noooooooo. Non è vero! La Verità è rimasta intrappolata chissà dove e non potrò più recuperarla. Abbraccio Giò che mi rassicura: “A volte i sogni ritornano, mamma!”

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Il cielo si sta preparando al prossimo temporale. Sono fuori per alcune commissioni ma a piedi ci sono solo io, in questa strada. Gli altri tutti in macchina.

Io sento i tuoni sempre più forti, non vedo i lampi e penso a Giò che, misurando la distanza tra lampo e tuono, sa dirmi quanti chilometri dista il temporale. Lo vedo contare e ogni volta mi spiega la regoletta che regolarmente dimentico, perché penso solo che non mi cambia molto sapere quest’informazione.

Poi penso a te, K, a noi, a quei giorni in montagna, come siamo scese dal Lago Ritorto col temporale in atto con la paura che uno di quei lampi ci colpisse ed era ancora tutto prima. Prima delle nostre scelte, di Internet, delle famiglie e dei figli. Quanto abbiamo riso in quei giorni? Quanto è raro, oggi, ridere così… Ma, a volte, capita ancora!

Così, in giro, con i tuoni sempre più forti e minacciosi, un po’ mi sento vulnerabile, un po’ mi sento che voglio ridere e ridere. Il vento soffia violento e lo ringrazio, mi piace sempre il dialogo immaginario con questo elemento che già altre volte mi ha richiamato dai miei viaggi onirici. O mi ci ha catapultato. Le prime gocce e io non sono ancora a casa. E non correrò per non bagnarmi. Ho proprio bisogno di trovarmi in mezzo a tutto questo, con tutti i miei pensieri che ballano con il vento, i tuoni che risuonano come una batteria, le idee che esplodono come i lampi ed io qui, sola, ad apprezzare questo meraviglioso spettacolo.

Cuore in corsa

Pubblicato: 7 maggio 2016 in 2016
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Il sole è tramontato, Giò è crollato, sono qui sul divano, sono solo le dieci di sera e tutto è già estremamente tranquillo e sereno. Sono qui, sola, con Romeo che si affaccia di tanto in tanto poi torna a ronfare in attesa che l’ultima uscita chiuda anche la sua, di giornata.

Ma c’è tempo. Quindi sfoglio le immagini di questa giornata e mi soffermo sul momento più intenso.

Due scuole hanno organizzato una giornata sportiva quindi tutti, ragazzi e genitori, ci siamo ritrovati al campo di atletica. I ragazzi erano divisi nei vari sport e genitori seguivano dalla tribuna i figli o gli amici gareggiare. E’ una delle poche occasioni in cui ci si ritrova in un contesto ‘disordinato’, il che ci permette di condividere, in un flusso continuo, momenti con persone che vedi tutti i giorni e altri con altre che non vedi da tempo. Capita, a volte, di perdersi il salto del figlio, rapiti da questo girotondo continuo.

Poi succede una piccola cosa. Un piccolo grande pensiero, una speranza. Si chiamano a raccolta i compagni di classe di quel ragazzo per fare una gara tutta per lui che però diventa la gara per tutti noi. Improvvisamente tutti ci concentriamo e ci facciamo rapire da quella corsa che già sappiamo come finirà perché deve essere esattamente così che deve andare. In quel momento, non solo c’è un ragazzo che sta vivendo un momento bello ed eroico. Ci sono i compagni,  che regalano amicizia e un momento speciale. Ci siamo noi che gridiamo un solo nome e sentiamo tutto il positivo che ci torna indietro.

Mi sono sentita improvvisamente ‘nuda’, scoperta. Ho sentito allontanarsi il cinismo che spesso circonda i sentimenti. Ho sentito un’esplosione dentro e una lacrima far capolino. Mi sono sentita bene, perché altri occhi erano lucidi intorno a me. Mi sono scoperta felice.

Tra sogno e realtà

Pubblicato: 2 maggio 2016 in 2016
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Ero fuori con Giò. Torno a casa e vedo lì un cumulo di cose mie e tu che mi guardi tra il sadico e il soddisfatto mentre mi comunichi che va tutto in discarica. E io che sento la rabbia che sale e sale e che ti urlo qualcosa ma non ti blocco e ti permetto di eliminare le mie cose e mi dico che io farò lo stesso con le tue  anche se poi lo so che non è vero. Esci, esci, che ti sistemo io!

E poi penso che alla fine non ho bisogno di niente, che tutto queste cose compongono solo un limaccioso pantano che mi ancora ad una situazione che non mi soddisfa più e quindi penso che alla fine nulla è come sembra e che tu, volendolo o meno, hai avuto un gesto d’amore, che con rabbia o energia mi hai liberato e ora sono libera e respiro più forte.

Ed è così che mi accoglie la mattina, con questo senso di libertà. Oddio, le cose sono tutte là, ed è vero che mi opprimono. V, non ho ascoltato del tutto il tuo consiglio, sull’ordine fuori e dentro. Ho preso il libro, ma non ho ancora iniziato il lavoro. E’ un altro il viaggio che mi sta esplodendo dentro. Nello specchio finalmente c’è la mia vita, ci sono io. In primo piano, totalmente. Oggi una vecchia canzone di Rino Gaetano mi ha fatto urlare, ed è stato un grido che è partito da una profondità che nemmeno pensavo fosse possibile. Ed è proprio lì in fondo che ho trovato le tracce… (Continua…)