Archivio per luglio, 2016

papà

In questi giorni silenziosi e nervosi, con tanti pensieri in movimento, devo dire, mi manchi di più. Faticosamente mi sono abituata a rinunciare all’appuntamento delle cinque del pomeriggio. Quante cose si danno per scontate. Tipo: la tua capacità di vedere la vita, e le esperienze, dal lato più positivo. Le ultime passeggiate, in cui mi raccontavi la tua Milano, o la tua proposta di accompagnarmi in un posto quando camminare era diventato, per te, molto faticoso: sono momenti a cui penso quando ho bisogno di riattivare la serenità. Questo parlare quasi ininterrottamente l’ho rivisto in Giò, un po’ di tempo fa, quando era con un suo gruppo di amici. Riempiva tutti i silenzi. E  pensare a te è stato immediato.

Ho un’immagine lontana, ero nella mia cameretta blu, nel mio letto bianco. Non ho idea cosa fosse successo prima. Ma ero arrabbiata e triste. Ti sei seduto vicino a me, hai parlato con me per non farmi addormentare così. Ecco. Anche oggi sono arrabbiata e triste, la differenza è che sono sola. Che fregatura! Sono giorni che sento questo vuoto intorno a me. Sono fasi, momenti. In questo caos emotivo vorrei tanto un tuo abbraccio, una tua battuta. Non risolveva, ma aiutava.

Cerco una risata. Tutto sembra più accettabile dopo una risata.

Ridi sempre, ridi, fatti credere pazzo, ma mai triste. Ridi anche se ti sta crollando il mondo addosso, continua a sorridere. Ci son persone che vivono per il tuo sorriso e altre che rosicheranno quando capiranno di non essere riuscite a spegnerlo.
Roberto Benigni

Photo credit: Lost my shoe via photopin (license)

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Hai presente quando tutto funziona?

Pubblicato: 27 luglio 2016 in 2016
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viaggio

Tutto corre spedito verso un’unica direzione, la mia. Mi giro a destra, mi giro a sinistra e il mio mondo si muove compatto, mi si rivelano  desideri che erano nascosti sotto la sabbia perché ogni cosa sembra vicina, raggiungibile. E la fatica non si sente. E l’energia entra, esce, mi prende per mano, mi solleva se devo saltare. Va tutto magnificamente bene!

Poi, improvvisamente: l’eclissi! com’è possibile? stavo marciando, stavo correndo e una nebbia fuori stagione arriva, mi avvolge e non vedo più i punti di riferimento. Guardo a destra, guardo a sinistra, niente. Nessuno.

Credo significhi che una meta è stata raggiunta. Non La Meta, ma una meta. Che è arrivato il momento delle scelte. Perché costringermi a guardare l’insieme e valutarlo da una diversa prospettiva, senza paura, è un modo per capire quanto deve continuare il viaggio e quanto può essere abbandonato. Siano persone, cose, cattive abitudini. Apro l’armadio dei ricordi, ripongo e, più leggera,  riprendo il cammino.

 

Momenti.

Pubblicato: 26 luglio 2016 in 2016
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grow

Il piccolo guerriero è solo. E deve combattere la sua battaglia. Studia le carte, misura le forze, ci tiene lontani, perché la battaglia è tutta sua e il nemico è enorme.

Non mi hai detto niente, non ti ho chiesto niente. So solo che hai tirato fuori tutto il tuo dolore. Ecco. E’ uno dei momenti migliori della mia vita. Quelli, rari, in cui so che abbiamo camminato insieme lungo la giusta strada. Perché stai crescendo bene e sono veramente orgogliosa di chi sei, di come sei.

Ti ho sentito, prima, in balia della situazione. Forse avresti voluto aggrapparti a una mano. Ma non potevo aiutarti. Ti ho sentito dopo, stanco e carico. Con la capacità del dubbio. Ti ho sentito forte. Continua così!

Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.
Gilbert Keith Chesterton

Succede.

Pubblicato: 25 luglio 2016 in 2016
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fotografie

Sono sola e sono stanca. Ho finito i cerotti. L’agenda è improvvisamente bianca e ho solo voglia saltare in alto e sorvolare le istantanee che da un tempo lontano lontano mi hanno portato qui, così distante dal cuore. Oggi in macchina sentivo una musica che mi ha trasportato a quando tutto doveva succedere. Guardavo le nuvole e mi immaginavo ballare sopra tutto questo. Immaginavo squarciare l’ennesimo silenzio.  Mi immaginavo correre nel senso inverso rispetto al tempo e in questa distesa di polaroid scegliere le più belle. Lanciarle ancora più in alto affinché anche loro volando iniziassero un ballo. E la musica sempre più alta, la corsa sempre più veloce,  il ballo più scatenato e per un attimo mi sono sentita bene.

Ma il viaggio è finito ed è piombata addosso tutta la pesantezza. Tutto il vuoto. E i desideri così lontani che mi chiedo come possano fare tanto male.

Segui i tuoi sogni e vai!

Pubblicato: 20 luglio 2016 in 2016
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keep dreaming

 

Sto sguazzando nel mare dell’ovvio, ma oggi ci sto proprio bene. Ho voglia di certezze, di universali ‘dai che ce la possiamo fare’… e la frecciata ‘E tu continui a sognare…’ non solo non la rispedisco al mittente, ma ti rispondo che spero di arrivare fino alla fine dei giorni concessi alla mia esistenza guardandomi allo specchio e vedendo tutto quello che tu non vedi più. Rifletto, riflettiamo. Che lingue parliamo? Non lo so più.

Mi sento divisa in due, e la mia bussola non segna il tuo nord, evidentemente. Quindi procedo sulla mia rotta, sperando di non fare la fine del Titanic ma di approdare ovunque nel mondo possa riconoscermi. I sogni soffiano sulle vele. Cosa c’è di male? L’energia è tutta in campo per ottenere quei risultati che, sulla carta, sono comuni. Non c’è un solo giorno che mi risparmi.

Non è una gara, il migliore non c’è. E comunque, probabilmente, non sono io. Ma, detto questo, sorrido. Spero. Sogno. Procedo. A volte corro. A volte passeggio e guardo i particolari. Ma non mi fermo.

Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.
(William Shakespeare)

C’è nessuuunooo?

Pubblicato: 18 luglio 2016 in 2016
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nessuno

Stavo pensando a quella pubblicità di qualche anno fa dove una solitaria particella di sodio passa il tempo alla ricerca di compagnia nella sua bottiglia d’acqua, invano.

Ecco. Ogni tanto mi sento così. Ho seminato tanto, in questi anni e moltissimo in questi ultimi mesi. Ogni piccolo seme apre una finestra di speranza, e mi riempie di energia. Poi ci sono i tempi tecnici. Quanto durano? Dipende. Manteniamo alta l’energia e continuiamo a seminare. Ok, ci sto. Va bene. Riguardo i semi, spero almeno di vedere spuntare qualche germoglio, piccolo.. Ma non vedo niente. Dove sbaglio? Continuiamo a seminare, dai! le cose cambieranno! Ho capito, ma quando? Perché forse bisogna porsi delle domande. O aspettare e seminare senza vedere grandi risultati si trasforma in un loop paranoico. Poi ieri, in un momento di sconforto, mi arriva la segnalazione di guardare un video:  ‘Non mollare!’. L’ho guardato e mi è cambiato l’umore. Ho anche sorriso per la bizzarra coincidenza. Ok, non mollare…

Ho ripreso in mano la mia bustina dei semi, ho ripulito gli attrezzi, limato le unghie ed è ripartito il loop. Cerca, semina, innaffia e osserva. Cerca, semina, innaffia e osserva.

Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende nel silenzio.
(Antoine de Saint-Exupery)

Domenica. Luglio. 2016

Pubblicato: 17 luglio 2016 in 2016
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Peace and love

Peace & Love. Dura no? Giorni tremendi! ovunque giri l’attenzione c’è la vita insultata, maltrattata, offesa. In nome di dio o del potere, in nome dell’incapacità di accettare un no come risposta.

Quindi oggi mi dedico alle piccole cose. Stirare. Ascoltare musica. Passeggiare. Il mondo, stia dove stia. Ma a qualche metro da me.

E parto con un viaggio immaginario, e penso al colore: mi piacerebbe avere tante lattine di vernice delle tinte più accese, immergere le mani e iniziare a sporcare tutto, disordinatamente. Accarezzare i musoni con il giallo. Lasciare impronte ovunque. Siamo di passaggio, almeno divertiamoci!

Poi vorrei bendarmi e in una pasticceria assaggiare tutto, ma proprio tutto, senza farmi condizionare dalle forme, dalle calorie, dalle idee.
E vorrei tutte le mie amiche qui, e parlare e ascoltare ma soprattutto ridere, come ai bei tempi. E sdraiarci, magari in spiaggia, in un tutt’uno tra noi e il mare, libere. E salire su una moto, senza casco come una volta, e correre e urlare. E poi tornare a casa, con un sorriso idiota stampato sulla faccia, e accorgermi che il sorriso è contagioso e le barriere sono improvvisamente sbriciolate. Aprire le braccia e trovare altre accoglienti braccia aperte. Addormentarmi e sognare che il mondo capisca che non si può morire così.