Archivio per ottobre, 2017

Fin qui tutto bene

Pubblicato: 27 ottobre 2017 in 2017
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Respiro. Profondo. Non sono mai stata così vicina al nulla come oggi. Non ho nemmeno la rabbia a sostenermi. Una desolazione.

Doveva succedere. E’ quel momento in cui conta l’essenziale, chi sono veramente. Per quanto mi renda conto che il mondo insista sulla copertina, dentro c’è tutto un libro, parole su parole, pensieri su pensieri che, come le nuvole prima di un temporale, si muovono vorticosamente e disordinatamente in me. Senza senso. Senza traiettorie consapevoli.

Vorrei la semplicità: almeno credo. Perché nessuno, qui intorno, mi percepisce semplice. Ma, giuro, vorrei la semplicità. Non mi piace essere interpretata e distorta. Non mi piace che mi si attribuiscano desideri mai espressi. Perdo pezzi e aumenta l’ansia. Perdo ore di sonno. Oggi sono più confusa di ieri e più sola. Ma non temo la solitudine. Anzi. E’ solo che quest’altalena di sentimenti: tristezza vs. euforia, calma vs. rabbia, scemenza vs. intelligenza.. mi fa sentire in balia. Come se fossi nel vortice di un frullatore. Con le mie debolezze troppo a nudo per nasconderle. E la mia sicurezza che gioca a nascondino. ‘Fino a qui tutto bene’… ‘Fino a qui tutto bene’… Respiro. Profondo. E’ vero: ‘Il problema non è la caduta ma l’atterraggio’.

Vorrei. La semplicità. Vivere semplicemente in un mondo semplice. Non guardate le coordinate. Ma l’essenziale. Condividiamo una risata. Un abbraccio. Un pezzo di strada. Una passeggiata lungo il naviglio. I colori dell’autunno. La desolazione della domenica mattina. Un atterraggio morbido.

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Pensierino

Pubblicato: 20 ottobre 2017 in 2017
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Farò finta di abbracciarti finché non arriverai qui…

Oggi nemmeno l’atmosfera grigio Milano mi ha tolto la voglia della passeggiata mattutina: il caffè, le due chiacchiere, la dolcezza, i pensieri… ok, quelli non sempre mi fanno una buona compagnia. Ma non oggi.

L’incontro di ieri mi ha aperto gli occhi. E vedere è meglio che illudersi.

Una mamma che mi ferma, si interessa e con dolcezza sincera sorride ai microscopici progressi. Se non avessi delle remore educative mi sarei buttata tra le sue braccia e le avrei chiesto di stringermi fino a sentire il suo calore. Mi sono limitata a ‘fotografare’ il suo sorriso che, comunque, mi fa stare bene. Il potere delle mamme. Senza retorica.

Alla fine, tutti questi passi non mi hanno portato dove avrei voluto andare. E ora so con più chiarezza cosa cercare.

Ieri ho trovato una frase che recitava più o meno così: “Se vi crederete abbastanza degni da creare amore nella vostra vita, non sprecherete energie per piacere agli altri.

Giusto.

Prima cosa: allontanarsi dai ‘ragionieri dei sentimenti’. Quelli che passano allo scanner quello che ti danno e quello che (dal loro punto di vista) ricevono e a fine mese tirano le somme. Non sarò mai all’altezza. Non darò mai quanto ricevo. Dal tuo punto di vista. Che è quello di chi non vuole realmente sapere chi ha di fronte. Mi piacciono le persone che prendono tutto di me, come io faccio con loro. Come dici? Sì, si chiama amicizia. Il resto no. Tutte cazzate!

Come ho detto nei giorni scorsi, mi sento senza una direzione. Stop. Le cose procedono senza una guida e i risultati sono deprimenti. E’ arrivato il momento di riavvolgere un pochino il nastro e permettere, dal caos, di far venire fuori qualcosa di buono.

La rinascita è partita da qui:

Un po’ prima, in realtà: era inizio marzo e i chili 77.5. Oggi sono 47. E non va bene. Per la mia altezza e la mia età sono sottopeso. Lo so e, idealmente lo contrasto. Ma, realmente, non ci riesco. E non è una questione di metabolismo. Di digiuno. O cosa.  In 5 mesi ho perso 30 chili. E l’ho fatto con un percorso costante: ho fatto tra i 10000 e i 15000 passi quotidiani. Ma non basta. Ho iniziato seguendo una dieta bilanciata. Poi ho limato e limato fino a saltare un pasto al giorno. L’importante era salire sulla bilancia tutti i giorni e tutti i giorni vedere un progresso. Piccolo, minimo. Ma costante. Non ho mai avuto un calo di energia. Probabilmente dopo anni di implosioni si è creata dentro di me una fessura da cui è iniziata a uscire un’energia insospettabile. E che con i risultati cresceva. Non ho mai preso una pillola o altri aiutini. Solo adrenalina pura. Nello stesso periodo ho iniziato a fare pulizia dentro di me. A individuare e respingere quello che mi aveva condotto fino a quel punto. Ho messo in discussione tutto. Ho iniziato a dire SI a cose a cui avevo detto di NO per principio, cultura, paura. Ho iniziato a Vivere, sentire, pulsare.

Ma mi sono ritrovata nelle sabbie mobili. La mia realtà non si è mossa con me. Anzi. Alcune cose mi stanno afferrando le gambe e mi impediscono di andare avanti. Tornano le paure e le insicurezze. L’idea del fallimento, sempre così vicina. Se è stato così ‘facile’ e ‘veloce’ perdere tutti quei chili, come faccio a non pensare che sia altrettanto facile e veloce rimetterli su tutti? Seppellirmi nuovamente in quel rassicurante nulla? Ora devo scegliere. Senza protezione. Ma è proprio da questo percorso che devo ripartire. Ho individuato, per esempio, che arrivare a 53 chilogrammi potrebbe rappresentare un giusto traguardo. Non devo pensare ai 6 chili. Ma riconquistare etto dopo etto, con un percorso lento ma costante. E così su tutto. Passo dopo passo. Metro dopo metro. Fuori dalle sabbie mobili.

Capita. A volte capita.

Pubblicato: 15 ottobre 2017 in 2017
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Capita. Non si possono evitare le delusioni. Per le parole che vorresti sentire e non arrivano. E per altre parole che non avresti immaginato di sentire ma ti sono arrivate addosso. Mi chiedo se valga la pena rispondere. O urlare per richiamare l’attenzione. O proseguire e basta. Perché di buono, nella delusione, c’è che rappresenta un punto e a capo. Non è indolore, soprattutto perché in entrambi i casi si tratta di persone che ritenevo chiave nel mio affresco affettivo.
Capita. Niente buoni né cattivi, semplicemente capita.

Oggi però mi sono presa il tempo di navigare in questa delusione: ho immaginato i dialoghi, gliene ho cantate quattro, senza risparmiare tutte le mie osservazioni. Ho detto tutto, ma proprio tutto, quello che mi suggeriva il cuore. Respirone. Va meglio? No, tutto uguale. Perché mi fa incazzare essere vista per quello che non sono. Ma non ci posso fare niente. Spengo tutte le parole, non ne vale la pena.

Poi cerco tracce di speranza, per voltare pagina e andare oltre. Anzi. Devo tornare indietro, più o meno a giugno scorso. L’energia era giusta. Il peso era giusto. La compagnia pure. Ma tornare indietro, giuro, è una strada che, almeno oggi, non riesco proprio a percorrere. Da sola.

Le risposte senza domande.

Pubblicato: 9 ottobre 2017 in 2017
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Nel mio vagare imperfetto, nel mio vagabondare seguendo traiettorie improbabili, nello sbattere testardamente contro muri, a volte di gomma, a volte  no (ahi!!), ho ritrovato Amiche (posso?) con cui la quotidianità si è interrotta qualche vita fa. Eppure, come spesso succede, basta pochissimo per ritrovare i fondamentali. Mi sono messa in stand by e ho ascoltato. Perché ho bisogno di ascoltare. Voci vicine e voci lontane. Ho bisogno di punti di vista, orizzonti, punti cardinali certi.

Mi sento di aver esaurito i ragionamenti. Anzi, peggio. Di aver valutato male la situazione. NO, male non rende. Ho visto una figura dentro lo specchio, l’ho vista chiara, nitida, come il panorama intorno a lei. Ho visto e preteso che tutto fosse in movimento verso un obiettivo, che tutto suonasse come fosse un’orchestra, in cui tutti gli strumenti contribuiscono ad un’unica melodia, aggiungendo toni, sfumature, emozioni.

Poi, improvvisamente mi sono resa conto che non è così. Che quello che ho visto nello specchio non è realtà. E’ un sogno. E non ci sarebbe niente di male, tutto sommato un sogno può essere la meta. Il problema è che mi si è capovolta la situazione. Se la meta è abbastanza chiara, il presente… qual è? Dov’è? Cos’è?

Quindi cerco risposte. A domande che non ho nemmeno voglia di fare. O forse nemmeno le conosco. Per fortuna, le mie amiche non hanno bisogno delle mie domande per parlare. E tutte loro mi stanno dando spunti molto interessanti. Che sto analizzando e archiviando. E c’è una cosa, piccola ma enorme, che una di loro mi ha regalato. La Domanda, da tenere sempre in tasca, o seduta sulla spalla, in modo che sia sempre in zona quando valuto quel che faccio, o quel che succede: ‘Valeria, ma tu, in questa situazione, dove sei?’.

Devo essere davanti a tutto, e a tutti. E’ proprio in questo momento che lo devo fare. Devo proteggere quello che è rimasto intatto. Ma anche quello che sto ritrovando, ricoperto da errori e dolori. Dalla rabbia. Dalla paura. O dalla cecità. Quello che ho buttato via con troppa superficialità. Quello che forse non sapevo nemmeno come chiamare. Detto questo. Non perdo il sorriso e canto. Gli strumenti arriveranno. E la melodia sarà Fenomenale…

(omaggio alla canzone che mi dà la carica in questi giorni)
(grazie C.M.)