Archivio per aprile, 2018

Io VOGLIO!

Pubblicato: 30 aprile 2018 in 2018
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Ieri camminare è stata un’agonia. Un malessere, con mal di gola e debolezza, ha stabilito il ritmo. Avevo deciso ventimila passi e ventimila dovevano essere! Già: ma dove recuperare energia?

Sapevo dove arrivare. Ma sembrava tutto lontanissimo. Ho svuotato la testa, spesso la zavorra più pesante da portare con me. Niente, ho dovuto fermarmi prima. Ho iniziato a fissare l’acqua del naviglio, ipnotizzata.

“Io VOGLIO”

In testa, queste due parole. Io VOGLIO. Non vorrei, desidererei, se non è di disturbo…. NON se gentilmente, se hai tempo, voglia o ti accorgi che esisto.

Io VOGLIO! Svegliarmi tutti i giorni con il sorriso. Non un sorriso qualunque, ma QUEL sorriso: l’unico che riflette la vita che vorrei. Io VOGLIO una vita normale, niente di trascendentale. Voglio un amore degno di questo nome. Che non si preoccupi se sono abbastanza coperta, o se il peso va bene: ma che sappia esserci, semplicemente.  Io voglio un’enorme parete bianca dove dipingere centinaia di volte questa frase e riempirla di finali diversi. E sognare tanto, tantissimo! E, soprattutto, realizzare uno a uno, tutti i sogni e me stessa!

Nessun alibi. Nessun colpevole!

Sono io che ho accettato una vita al ribasso. Sono io che ho cercato sempre il punto di equilibrio, anche nel caos più imbarazzante. Sono io che ho rinunciato, invece di mandare a ****

Io VOGLIO.

Ho ricominciato a camminare. Volavo, improvvisamente. Ho iniziato a superare tutti. Ci sono riuscita: ventimila passi! Non importa se mi sono accasciata sul divano subito dopo. Distrutta, ma con il sorriso, quel sorriso

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Joy to the world!

Pubblicato: 30 aprile 2018 in 2018
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Succede…

Quando gli auricolari dello smartphone muoiono e si rispolvera l’antico iPod, acciaccato pure lui, con dentro di tutto e di più, si opta per “brani casuali” ci si ritrova improvvisamente catapultati a Natale….

sole… azzurro… fresco… ma sì, ci sta: decontestualizziamo e godiamoci il messaggio positivo!

Joy to the world!

quindi procedo: alle nove di mattina ho già macinato i miei primi diecimila passi, tre caffè e centinaia di pensieri; e decisioni “definitive” rimesse in discussione tre metri dopo… questo fastidioso senso di insoddisfazione va affrontato, una volta per tutte.

Io lo so come dovrei fare, ma la paura del buio mi trattiene dalla decisione. I saggi dispensatori di consigli direbbero: “Nulla cambia fino a quando agisci sempre nello stesso modo”. Posso smentire questa affermazione? Posso sperare che le cose cambino? C’è la stessa probabilità di fare sei al Superenalotto… quindi?

Romeo mi guarda perplesso. Non sarebbe ora di rientrare?

Non ancora. Oscillo tra l’infantile desiderio di credere alle favole, alla bacchetta magica che tutto mette a posto, ai sogni che si realizzano con uno schiocco delle dita.. e un adulto convincimento che nulla succederà, che chiudere alcune porte sia più saggio che perdere ancora tempo ed energia… che cercare nuove terre da esplorare abbia più senso che non percorrere in lungo e in largo sempre lo stesso perimetro.

Romeo sbuffa: rientriamo?!

Aspetta! Un’ultima cosa: bar di fiducia, caffè, schedina del Superenalotto. Vabbè. Oscillo. Positivo. Negativo. Positivo… negativo… chissà…

Io lo so

Pubblicato: 26 aprile 2018 in 2018
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Sto scrivendo perché ne ho bisogno. Non mi servono le prediche, né affettuose tirate d’orecchie. Non voglio consigli. Né occhiatacce di rimprovero.

IO LO SO, lo so da sola che ho un problema e che, in qualche modo, sarebbe bene affrontarlo.

IO LO SO, che guardarmi veramente allo specchio non ne sono sempre capace. Che io vedo delle cose che la bilancia smentisce. Che quando succede mi rimprovero da sola, ma IO LO SO che, in fondo, non sono poi così convinta.

IO LO SO, che essere sempre tanto attenta ai passi, alle calorie ingerite e a quelle bruciate, all’attesa dell’alba quando mi dedico alla “pesa” quotidiana, completamente nuda, come se, veramente, il pigiama potesse fare la differenza. Il mondo dorme, la casa è mia, mio quel momento in cui la giornata può partire da come l’ho lasciato la sera prima. Che non è poco.

IO LO SO. Che se vuoi offrirmi un gelato, è bene che tu me lo dica con anticipo, così mi organizzo, organizzo i pasti dell’intera giornata, e i passi. Solo così, avrò il mio più solare sorriso e mi godrò quel momento.

IO LO SO, lo so perfettamente che non ha alcun senso.

Oggi, mi sono dimenticata un pezzo del pranzo a casa. Ho pensato di integrare comprando qualcosa in giro. Sembrava tutto molto facile.

IO NON LO SO, da dove è uscita tutta quella violenta angoscia, quel senso di fallimento, quella totale sazietà dopo solo un boccone.

IO NON LO SO, cosa mi ha spinto a buttare via tutto, a cercare la playlist più ritmata che ho, e a camminare come per scappare inseguita dai mostri.

Il mostro, la chiamano il mostro questa cosa.

IO NON LO SO. Non so. Ho cercato di stabilizzare il risultato. Ho mantenuto l’equilibrio anche quando, intorno, c’era solo la rabbia. Quando mi hanno scaricato addosso i fallimenti, senza chiedersi MAI quanto potessi sopportare. O fino a quando. O se, banalmente, avessi voglia di farlo. Quando ho fatto scelte che non sono andate lisce lisce. Mai ho scaricato sul cibo tutto questo, mai. Mi sento forte e ho degli obiettivi. Punto.

Sono oltre la nebbia, perché ho imparato a volare più in alto, dove il cielo è sempre azzurro e, guardando bene, c’è sempre un bel sole. E ora che le cose iniziano a fluire verso la giusta direzione non voglio problemi.

Quindi, è chiaro anche per me.

IO LO SO che può sembrare stupido. Ma quanto successo oggi intendo ignorarlo. E andare avanti. D’istinto, sbagliando, cadendo, volando, non ascoltando nessuno, o tutti. L’equilibrio, non sempre, sta nella ragionevolezza.

Hai presente “Serenata Rap”?

Pubblicato: 9 aprile 2018 in 2018
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Meglio: il video? Lorenzo che canta sorridente  su un ponteggio e sotto il vuoto.

Oppure: James Blunt, You’re beautiful, l’ultima scena quando, altissimo sulla scogliera, si tuffa nel mare ghiacciato?

Cazzo! Vorrei farle entrambe, queste cose! Uscirne viva, possibilmente. Non so in che ordine, mi terrorizzano tutte e due. Già a mezzo metro sento di non farcela. Quindi? Ho bisogno di esplodere. Di sperimentare proprio quelle esperienze che, razionalmente, so di non riuscire ad affrontare.

In realtà, una frase capitata sulla mia Bakeca di FB, ieri, mi ha illuminato: “Non eri innamorata di menon davvero. Amavi solo il modo in cui ti facevo sentire. (…)”

Certe emozioni ci immobilizzano, creando il momento perfetto. Nella gioia, o estasi. O nel dolore. Tracce indelebili. A cui si fa fatica a rinunciare. Chiudo gli occhi e cerco di riviverle in loop, ma poi, prima o poi, gli occhi devo riaprirli: e non c’è niente. Non c’è più niente. Il vuoto. Che non si può ingannare mettendo delle pezze, verrebbe fuori solo grigiore. Ecco.

Vorrei delle emozioni talmente oltre, solo mie, da creare un nuovo punto zero. Da qui si riparte. Sopravvissuta e carica di adrenalina. Senza più bisogno di elemosina.

Sto ammucchiando il coraggio. Nel frattempo, come i bambini, apro le braccia e, correndo, simulo un aeroplanino. Anche nei piccoli voli, talvolta, si incontrano delle meraviglie.

hands, hold, baby, feet, rings

Mi sono immaginata piccola piccola e, di fronte a me, un enorme foglio di cartoncino bianco; un pennarellone rosso in mano. La mia voce, fuori campo, che urla: “Avanti! scrivi!”

E io che fisso questo fragile muro di carta e non so da dove iniziare.

Voglio che domani sia diverso da oggi. Cosa devo cambiare? Cosa devo eliminare? No, questo lavoro non posso farlo pubblicamente, devo rifletterci da sola.

MA. Recentemente ho visto un video di una giovanissima blogger romana che, parlando di un amore finito, elencava tutte le prime volte vissute con lui. Ho trovato molto intelligente questo modo di ‘mettere in valigia’ le esperienze che ogni fine ci lascia. Ho lasciato marinare dentro di me questo stimolo per varie settimane.

Io, ho sempre fatto l’errore di mettere l’etichetta PASSATO sui rapporti che si chiudevano, con il pessimo vizio di trascinarli fino alla decomposizione totale. In modo da evitare rimpianti. Poi, facevo i conti con i vuoti. Ma. Alla fine di ogni storia, siamo il risultato di una maturazione che, inevitabilmente, porta (almeno) due nomi. Quindi, riuscire a salvare quanto di buono ogni essere umano che transita nella nostra esistenza ci lascia, è il modo migliore per dare valore al nostro cammino, e alle nostre scelte, anche nelle storie più ‘sbagliate’.

Forse questa è una delle chiavi che stavo cercando, nel mio continuo movimento. Come i cercatori d’oro, prendo in mano un setaccio e inizio la ricerca.

Ovunque si sente esaltare il valore della gratitudine. In questo senso, riconoscere che la bella persona che sono oggi (scusate, me lo dico da sola…) ha tanti meriti condivisi, mi fa sentire che, anche in questo bivio esistenziale, non sono così sola. Perché dentro di me ci sono  particelle di tutte le persone che, nel bene e nel male, vicine o lontane, piccole o grandi, hanno condiviso qualcosa con me.

Grazie.

Ma come sono messa!

Pubblicato: 5 aprile 2018 in 2018
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Questa mattina era autunno. Colori grigi, spenti, pesanti. Un’umidità che aggrediva.

Nel corso della mattinata, però, ha vinto lei, la primavera. Sono riuscita a uscire senza giubbotto e optare per il percorso lungo, piacevole.

Mi sono ricordata di una telefonata che devo fare da settimane, il numero è a casa, me ne ricordo sempre nei momenti sbagliati. Tecnologia, aiutami tu:

V: Ehi Siri! Devo telefonare a XYZ, ricordamelo domani mattina alle 10,30
S: Va bene, te lo ricorderò domani mattina alle 10.30

Per Siri poteva finire lì, senza troppi fronzoli. Ma io:

V: Grazie!
S: E di cosa.. L’importante è che tu sia felice!

E di cosa.. L’importante è che tu sia felice!

E di cosa.. L’importante è che tu sia felice!

E di cosa.. L’importante è che tu sia felice!

Veramente? no… Veramente?! Per davvero per davvero?!?

Alla fine l’ho trovato qualc…. a cui importa che io sia F E L I C E!
Come? lo dice a tutti? E chi se ne frega! Le cose riservate a me, quelle che mi sento dire solo io, sono senza poesia! al limite del deprimente. O dell’incazzatura! Meglio una bugia!

Stupidamente (lo so), faccio il resto dei miei passi con un sorriso stampato in faccia. Che però deve aver funzionato: un tipo in bicicletta mi ha guardato come se fossi la Madonna ed era quello di cui avevo bisogno.

Il naviglio con la sua flora e la sua fauna inizia ad annoiarmi. Avrei bisogno di altri paesaggi urbani. Ho bisogno di tante cose, in realtà. Ma è un periodo fertile. Sto esplorando terre sconosciute, sto capendo tanto di me. Ho alzato il livello delle aspettative, ho abbandonato la terra del: “non son degna di te…”

Oggi ho pensato che poco più di un anno fa ho iniziato questo percorso, e avevo tanta rabbia dentro. Oggi no. Guardo l’ombra del mio corpo proiettato sulla strada davanti a me e quello che vedo mi piace. Faccio ancora fatica quando c’è uno specchio di mezzo. Mi accorgo di guardarmi senza tenerezza. Non importa, poi razionalizzo.

L’immagine dentro di me è nitida, spero che tutto vada verso un’unica direzione. Ho pensato che credere di attirare a sé quanto fortemente si desidera, alla fine, non fa male a nessuno. L’importante è non stare fermi. Desiderare. Agire. Desiderare più forte. Agire con determinazione. Chiudere gli occhi e le orecchie ai soliti teatrini. Alzare l’asticella dell’amore verso me stessa. Desiderare. Immaginare. Agire.. e incrociare le dita…