Mi ricordo anni fa, per uscire VERAMENTE da una lunga e contorta storia, ho dovuto fare un percorso aiutata da una psicologa. Il grumo da dipanare andava oltre la lunga storia e la mia resistenza a quegli incontri è durata mesi .
La notte sognavo percorsi a strapiombo, stanze buie intervallate ad altre luminosissime, scale a pioli pericolanti e, in fondo a tutto questo, trovavo la persona che doveva aiutarmi che aspettava, paziente.
Oggi, probabilmente, dovrei fare il tagliando. Ho comunque acquisito (preferisco crederci fermamente) una buona capacità di analisi. Che mi permette un certo equilibrio. E di contare fino a 100 prima di reagire.
Ho optato, soprattutto nell’ultimo anno, di procedere più per istinto che per razionalità, riuscendoci spesso.
Premesso tutto questo.
Quando: dopo mesi (anni?) di alternanza buio/luce. Vette progressivamente sempre più alte VS abissi sempre più profondi.
Quando: qualche semino dimenticato germoglia e si vedono le prime timide foglioline.
Quando: si trovano improvvisamente fonti di energia dove fino a un attimo prima non c’era niente (nessuno?).
Quando: la vita invita, come una sirena, a esplorare nuove terre, rassicurante nel suo abbraccio primaverile.
Perché? Mi chiedo: perché? Sentirmi sospesa come dentro una casa in cui pavimenti, pareti e soffitti sono di carta (velina, in certi punti). Tutto è stuzzicante ma devo muovermi con estrema cautela. A istinto, sento di potermi fidare, di poter esplorare il mio nuovo presente.
Non temo il canto delle sirene, non ho paura di naufragare.
Vorrei, però, non sentire quella sensazione fastidiosa di paura di essermi sbagliata. Che un colpo di vento arrivi e spazzi via tutto. E ritrovarmi così, completamente nuda nelle mie emozioni, a dover ripartire.
Ma, alla fine: sarebbe veramente una tragedia?