Archivio per luglio, 2018

Mi fido di te. O almeno ci provo.

Pubblicato: 30 luglio 2018 in 2018
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Curioso… digito il titolo e su Spotify parte proprio questa canzone. Mi è piaciuta la storia di questo pezzo.

Eccomi qui. Vorrei muovermi con totale disinvoltura attraverso la vita, ma basta veramente poco e vengo aggredita dalla fragilità e prevale la necessità di proteggere quello che ho messo in salvo.

Ieri sera ho pensato spesso all’unica persona con cui avrei potuto comportarmi da perfetta stupida, con commenti post adolescenziali su Lorenzo. Ma non riesco ancora ad andare oltre.

Mi rendo conto che ho bisogno di condividere. E di sapere dove sia l’amore. Mi piacerebbe fidarmi. Non dare retta ai toni. Agli sguardi. Alle assenze. Lo so che uso uno solo dei codici possibili, il mio, che è il meno perfetto che esista. Lo so che muoversi con amore non significa approvare tutto. Ma so anche che i modi sono importanti. Che non riesco a non percepire la violenza, quando si esagera. E la violenza, nelle parole e nei gesti, anche quando non voluta, è una delle cose che non tollero (più).

È la mia storia che determina chi sono oggi. Sono in cammino, sto viaggiando e inizio a vedere i risultati, tra le righe delle crisi. Sono circondata dalle parole e scrivo, scrivo continuamente, cose scomode, per crescere, o leggere, per riposare. Scavo e butto fuori, e questo non fa di me una buona compagnia, a volte. Ho qualche obiettivo. L’aria pulita. Un sorriso stabile. Una fiducia enorme. Una specie di equilibrio, a modo mio. E amore, amore in tutte le sue forme.

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Pioggia di emozioni

Pubblicato: 21 luglio 2018 in 2018
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Sabato grigio e sonnacchioso; il meteo ha chiarito che è meglio abbandonare le speranze. Alle 7.30, però, ancora non piove: quindi prendo Romeo per un giretto, poi si vedrà.

Esco di casa e mi perdo. Improvvisamente. Mi trovo a camminare su strade pericolose ma talmente attraenti che non riesco a fermarmi. Tante emozioni in circolo, il panorama si è aperto inaspettatamente, non vedo il limite segnato dall’orizzonte.

Cerco di procedere lentamente per godermi ogni passo e per vedere se riesco a indovinare la direzione di quello successivo. Ma sbaglio sempre. In questo momento, il mondo di sempre mi appare lontano, il mondo di domani mi interessa veramente poco. E’ oggi. E’ questo istante. E’ un tempo che non c’è. Vive dentro di me: traiettorie impazzite mi scagliano verso le stelle o mi fanno precipitare nel regno in cui i fantasmi di sempre mi ingannano con le solite paure. E poi riparte il viaggio.

E sorrido, sorrido tantissimo. Provocando sconcerto a chi, inevitabilmente, si sente escluso da tutto questo.

Arriva la pioggia. Un po’ di realtà. Sono lontana da casa. Romeo mi guarda incuriosito. In qualche modo faremo, tranquillo!

Sotto l’albero che ho scelto probabilmente ci bagniamo il doppio. Ma ho bisogno di fermarmi un attimo. Ho voglia di sentire il profumo di libertà che mi avvolge. E ringraziare tutto ciò che mi sta togliendo la benda dagli occhi e il muro dalla testa, aprendomi infinite possibilità. Grazie.

 

“Ho la speranza”

Pubblicato: 14 luglio 2018 in 2018
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Arrivano momenti in cui è d’obbligo liberare una rabbia che scuota i cieli. Occorre per questo scegliere il momento giusto, la collera non va scatenata in modo indiscriminato.
Clarissa Pinkola Estés

Ieri. Dall’alba a notte fonda. Rabbia. Solo rabbia. Feroce. Da star male. L’istinto era di prendere una mazza e fare una strage. La razionalità mi ha soccorso, come al solito.

L’ultimo pianto, questa mattina. Ripensando a ieri. All’ennesimo teatrino.

Ero già pronta a un’altra giornata di … difficile serenità…. invece no. La rabbia, arrivata apparentemente senza un motivo scatenante, era necessaria per rimescolare le carte, per far tremare tutto, demolire le false certezze, allontanare parole poco mie. Dovevo ritrovare quel filo. Pochi giorni fa, mi sentivo catapultata come in uno scenario poco rassicurante. Post bombardamento. Ecco. Alla fine è così. Ieri la guerra, oggi bisogna capire come e dove ricostruire, rispettando tutti, tutte le scelte e le sensibilità.

Penso ad Ambra, il cane da caccia che sta in ufficio con noi. Quando usciamo per il caffè, sappiamo esattamente tutte le soste che dobbiamo fare. Sono i buchi, gli anfratti dove lei ha visto ‘delle prede’ (lucertole), e che tutti i giorni controlla minuziosamente. Bloccandosi. Ascoltando e osservando con un’intensità incredibile, come se il resto del mondo improvvisamente sparisse.

Mi sono sentita così: immobile. Sola. Zitta. Dovevo sentire il battito del cuore. Il primo segnale di vita. Pum pum… E’ arrivato! Dovevo riconoscere il punto di partenza: io.

Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dentro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l’ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe.
Clarissa Pinkola Estés

Ho ritrovato il percorso che mi ha fatto arrivare fino a qua. Ho dato un senso a quello che mi sta guidando. Che non è, come mi è stato detto, il desiderio di perdermi in un sentiero comodo e piacevole per annullare i pensieri. Al contrario. E’ scegliere. Scegliere con la parte più vera di me. Io sono questo. Non posso ascoltare un insieme di belle frasi, sicuramente verissime, che non tengono conto della mia natura. Come del resto non posso tollerare a lungo la mia quotidianità. Impoverita da una serie di scelte non fatte. In cui ci muoviamo come zombie, tutti mutilati, facendo senza entusiasmo le cose che vanno fatte. Nulla di più. Di cui non sono semplicemente una vittima.

C’è solo una voce che devo rispettare. Quella che dice: “Ho la speranza”.

Non sarò io a soffocarla. Nel frattempo, come Ambra, cerco qua e là  nella mia anima, quella storia che, giorno dopo giorno, viene sempre un po’ più a galla.

E’ solo un piccolo sfogo

Pubblicato: 13 luglio 2018 in 2018
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explosion

Doccia, crema profumata, capelli in ordine. Vestito carino, scarpe con un pochino di tacco e via! pronta per uscire.

Mi specchio e sto proprio bene. Andiamo Romeo!

Al cancello incontro una vicina che, in armonia con lo specchio, mi dice: “stai proprio bene oggi!” Io le sorrido.

Ma dentro mi sento esplodere: che cazzo vuoi?! ti ho chiesto qualcosa? perché avete sempre un’opinione?

Romeo è talmente lento che lo prenderei a calci, per farlo avanzare più velocemente.

E ripenso al tipo che non ha abbastanza co…ni per entrare veramente nella mia vita, ma fa le sue apparizioni. E ieri, dopo mesi senza contatti, mi manda il suo predicozzo e sparisce di nuovo. E io che rimango da sola, ad implorare almeno un po’ rispetto. Merce rara.

Preferisco il nulla. Chi entra nella mia vita facendo finta di non aver capito, anche senza volerlo, fa danni. Non mi fido più.

Il risultato è che non voglio nessuno intorno. Che sorrido comunque, perché non voglio domande. So che passerà. Che magari la gente con i co…ni esiste, da qualche parte nel mondo. E magari mi tornerà la voglia di fidarmi. Ma oggi, lasciatemi perdere. Mordo.

Ti voglio bene

Pubblicato: 11 luglio 2018 in 2018
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Le parole che mi girano accanto non risparmiano colpi, ricattano a volte, feriscono spesso.

È qui, il viaggio imperfetto, un angolo tutto mio, il mio rifugio in cui le parole scaldano, giocano senza regole, o coerenza, che mi sento a casa.

È qui che piango senza pudore, rido senza motivo, viaggio senza gps: uno specchio troppo sincero della mia anima.

È qui che cerco quelle tre parole che non mi sento dire da troppo tempo, che cerco di ripetere alla persona più importante della mia vita perché non si trovi, come me, a cercarle in posti improbabili o a scappare per paura del dolore.

Amore nascosto

Pubblicato: 9 luglio 2018 in 2018
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Seduta vicino alla ferrovia in attesa di trovare la forza o, perlomeno, scacciare il peso di un lunedì iniziato proprio male.

Penso che vorrei essere altrove, incastonata in una natura gentile, che mi permetta di svuotare totalmente la testa e ritrovare il sole.

Penso che vorrei sentirmi al centro di un abbraccio magico, da una parte mio padre e dall’altra mio figlio che, simili nel sorriso e nell’approccio solare alla vita, saprebbero trasformare il peso di una tonnellata in quello di una briciola di pane.

Penso di aver nascosto da qualche parte tutto l’amore che ho ignorato, pensando di non averne bisogno. Penso di avere sbagliato. E che l’amarezza e la fatica non mi hanno reso una persona migliore. Non mi hanno nemmeno ucciso. Quindi.

Vaffanculo!

La pazienza si trasforma in energia. La calma in possibile futuro. La rabbia in amore. Per me, Gió e la vita.

Non saprei

Pubblicato: 5 luglio 2018 in 2018
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Non saprei quale cielo mi emozioni di più. E quanto il gioco delle nuvole bianche mi appassioni ancora. O quanto la violenza dei nuvoloni neri mi faccia sentire tanto piccola.

Non saprei dire perché qualunque vento, dalla brezza alla bora, riesca a raggiungere il mio cuore e le emozioni più profonde, e mi faccia sorridere per un dialogo tutto nostro.

Non saprei proprio se perdonarmi di commettere spesso lo stesso errore, affidando pezzetti del mio cuore a persone che poi se ne dimenticano, e non ricordano la fatica che ho fatto a fidarmi. Tutto da rifare…

Non saprei se in nome dell’Amore posso ancora sopportare tutto. O se mi convenga trovare il giusto nome per quello vivo. Smetterla di entusiasmarmi tanto facilmente. E altrettanto facilmente perdermi nella paura dell’abbandono.

So che al giudizio preferisco il dialogo. Che, alla rabbia, quando riesco, cerco di rispondere con amore. Che non sono facile. Anzi: complicata. Probabilmente. Sicuramente è così.

Non saprei dire quante persone hanno capito il mio viaggio. So che oggi ho solo voglia e bisogno di compagni di avventura pronti a ragionare col cuore, a ridere senza motivo e sorridere solo per il fatto che ci siamo incontrati, magari dopo giri immensi (cit.).

Non saprei proprio tracciare il punto della mappa in cui la meta è raggiunta. Non conosco le coordinate in cui potrò girare la testa e, con leggerezza e allegria, abbracciare i sopravvissuti, se ci saranno, e ridendo fermarmi… prima di ripartire… ancora!