Archivio per settembre, 2018

Dimenticherò

Pubblicato: 29 settembre 2018 in 2018
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Questa mattina, passeggiando e ricapitolando, senza musica, ho cercato di capire con chiarezza i miei nuovi confini; di visualizzare la traiettoria. Il punto di arrivo. E ho incontrato sorrisi che non vedevo da tempo. E ho scambiato chiacchiere piacevolissime.

E poi sono tornata a casa. Punto.

Dimenticherò tutto questo. Ci vorrà il tempo, ma dimenticherò. E tornerò ad apprezzare la normalità, un insulto per chi ha fatto dell’eccesso una ragione di vita. Dimenticherò. Perché sono fatta così. Perché non trattengo il dolore, se non per il tempo necessario a imparare la lezione. Tornerò a fidarmi senza paura. A camminare lungo il naviglio senza affidargli le mie angosce, solo le mie speranze.

Dimenticherò e vivrò: senza aspettarmi continuamente l’arrivo dello tsunami. Scoprendo di potermi svegliare col sorriso e arrivare a sera senza spegnerlo mai. Perché dipenderà tutto da me, solo da me.

Dimenticherò. Amerò. Sognerò di nuovo. Ripulita da tutto quello che non mi appartiene. Ti restituisco tutto. Mi riprendo la vita.

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Ho realizzato …

Pubblicato: 27 settembre 2018 in 2018
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…Che nella mia ricerca costante di forza per andare dove desidero arrivare ho commesso qualche errore.

E che ho riempito la mia tavolozza di più colori possibile. Probabilmente era meglio scegliere.

Dopo i risultati raggiunti in quest’anno e mezzo avrei voluto provare tante emozioni quante me ne sono negate nel passato. Ascoltando la voce di chi, per motivi piccoli piccoli, mi ha convinto che non le meritavo.

Quindi ho desiderato Vivere! E recuperando sfumature su sfumature mi sono sentita bene. Talvolta ho pagato anche un prezzo, ma è stato utile per crescere in modo coerente.

Non voglio chiudere la porta alle emozioni, al solo pensiero mi sento soffocare. Ma non ho “diritto” a tutte le emozioni. Dicevo. Devo scegliere. Fare un passo indietro. E pianificare meglio il mio futuro. Mano nella mano. Del mio compagno di viaggio.

Immagina.

Io distesa su una zattera, sole, caldo, occhi chiusi. Bandiera bianca. Mi sono arresa. Ho consegnato il mio destino alle onde e al tempo. Qualche schizzo d’acqua fresca mi ricorda che sono viva. E il movimento irregolare del mare invita a perdermi. Ecco. Così mi sento.

Stanca. Indecisa. Con tanta voglia di abbandonarmi. Di essere trasportata. Anche in traiettorie prive di senso. Pronta ad arrendermi alla prima opportunità. Osservo la bandiera bianca.

E no, cazzo!

C’è una cosa che non ho ancora avuto il coraggio di fare. È arrivato il momento.

Abbandonare il mondo delle piccole cose e pensare un po’ più in grande. Finirla di dare per scontato di non riuscire a ottenere. Accontentarmi. Accettare quello che viene. Scansare la lotta in nome di una serenità vuota.

Ho veramente bisogno che il mio mondo si colori. Che le promesse vengano mantenute. Che i miraggi si trasformino in realtà.

Voglio veramente quella casa piena di graffiti, in una zona che scelgo io, con chi dico io.

Voglio veramente condividere l’ignoto. Voglio veramente addentrarmi in quei panorami appena abbozzati.

No. Non ho veramente più voglia delle briciole. Non ho più voglia di capire. Né di perdonare. No.

E soprattutto, non ho proprio voglia di arrendermi.

L’ultimo filo

Pubblicato: 24 settembre 2018 in 2018
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È che alla fine il volo non lo puoi fermare. E le catene, col tempo, iniziano a spezzarsi. La verità non la puoi soffocare. Prima o poi uno spiraglio lo trova. E si insinua. Fa pulizia.

Piano piano, e poi sempre più velocemente. Tutto prende una nuova forma. Non cedo alla tentazione di abbandonarmi alla rabbia, non mi serve. Mi serve capire sempre di più, è profondamente, dove sono stata fino a oggi.

Poi guardo l’orizzonte. E quel filo che ancora mi trattiene, che è la paura di non farcela. Di cadere rovinosamente. O di perdere la rotta. Ma ogni giorno cambia tutto. In questo esasperante squilibrio, continuo e costante, mi sto ritrovando. Ricreando. Riconoscendo. Le certezze della sera sono già svanite la mattina. E se questo a volte mi toglie il fiato, perché vorrei riposare l’anima già inquieta nella sua personalissima ricerca, capisco di non avere alternative. Muovermi disordinatamente. Avvicinandomi e allontanandomi dagli altri. Accogliendo e respingendo. Toccando. Respirando. Piangendo e ridendo. E in questa danza degli opposti il filo, l’ultimo filo, diventa ogni giorno più sottile.

Ho capito

Pubblicato: 23 settembre 2018 in 2018
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Un calice di prosecco offerto dal cinese è la simpatica conclusione di questa giornata a umori alterni.

La mattina all’insegna della lotta. Tra me e il mondo. Decidere chi è dentro e chi è fuori. Con tutti i ragionamenti annessi e connessi. Ovvero: seghe mentali….

A pranzo la prima svolta. Sentire minimizzare i problemi e decidere di andare giù duro. Senza sconti. Rimandare al mittente le scuse, le bugie, e continuare a tirare fuori. Cazzo, non le vedi le macerie? Non ti accorgi di quello che hai fatto?

Mi alzo da tavola leggera, finalmente. Una prima parte di dolore parcheggiato da anni è smaltito.

Poi. Mani occupate ma testa libera. E mi accorgo di capire. E di vedere. Chiaramente.

Visualizzo i livelli da esplorare. E con quale parte di me fare i vari viaggi. E so che voglio tutto. Perché se gli incontri che facciamo hanno un senso è finito il tempo di scappare.

Poi, a tradimento, ho sentito come un piccolo ma intenso dolore. Libera dalla rabbia, libera di pensare a un futuro, mi rendo improvvisamente conto di aver cercato l’amore ovunque, tranne dove aveva senso farlo. Parlo dell’Amore. Non di un uomo. Non di una storia. Ma dell’Amore. Aver sentito questa scintilla e sapere. Ho capito. Grazie.

Caos

Pubblicato: 22 settembre 2018 in 2018
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Sabato pomeriggio. Ikea. Erano anni che non ci andavo.

La piacevole compagnia e questo tuffo nel passato speravo riuscissero a calmare gli impulsi che, nelle ultime ore, sono diventati tumultuosi. È bastata una giornata, giovedì, perché mi perdessi improvvisamente in terre sconosciute, a vari livelli.

Quindi il mio vizio peggiore (“spegni il cervello, Vale!”) si è trovato con tanto materiale da rivedere e rivalutare che a un certo punto ho sentito chiaramente nascere un vortice interiore e ho creduto di perdermi definitivamente.

Respiro. Piano e profondo. Respiro.

Riecco passarmi davanti alcuni (molti, moltissimi) flash degli ultimi anni. E credere di aver vissuto un’esperienza “sana” nel suo squilibrio, chiara e limpida. E aver capito che non è così. E non capire più niente. Chi sono? Un’idiota totale?

E poi il resto, e le emozioni, che mi spingono verso cose che credevo tanto distanti da me. E sento nascere aspetti della mia personalità che ignoravo. E questa lotta, tra un abbandono verso l’ignoto oppure no. Semplicemente no.

Vorrei allontanarmi da tutto. Chiudere gli occhi per il tempo necessario. E sentire. Con l’istinto. Con l’anima. Senza condizionamenti razionali. Senza motivi di opportunità. Sentire e basta. Chi sono.

E vivere, finalmente, assecondando la mia vera natura.

Ciao, belle creature!

Mi parlate avvolte dalla rabbia, quella brutta. E io ascolto. E provo a squarciarla, ma non me lo permettete. Quindi ascolto ancora, cercando la vostra mano per trascinarvi fuori. Voi magari ci venite pure, ma per poco. Poi ritornate “a casa”.

La rabbia, quella brutta. Quella che ti buttano addosso. Ho passato anni a osservarla, senza avere la forza per difendermi. La paura mi bloccava. Quando pensavo di aver capito, mi stupiva di nuovo. Poi ho creduto, sperato, che ci fossero dei limiti. Che la violenza avesse comunque dei confini. E invece era pronta a colpire di nuovo, e più forte. Ma la rabbia, quella brutta, quando trovi finalmente il coraggio di guardarla negli occhi, e sostenerne lo sguardo, succede qualcosa: lo capisci, l’ho capito. Che non è invincibile. Che l’avevo vista io tanto grande. E, soprattutto, di non avere più paura.

E cambia tutto. Spariscono le catene e si respira libertà.

Poi c’è la rabbia, quella amica. La mia . Quella che accelera tutto. Quella che interviene per fare capire meglio, in modo chiaro e inequivocabile, qualcosa di me. E mi trascina improvvisamente fuori da una situazione senza senso, perché è arrivato il momento di esplorare nuovi mondi.

Ecco, belle creature. Vorrei farvi vedere quello che vedo io. Ma non mi credereste. Perché è così. Ma posso dirvi che questo mio momento, oltre la rabbia, oltre la paura, dentro la libertà, sto cercando la mia nuova dimensione. Ed è improvvisamente tutto bellissimo.

Le cose migliori nella vita si trovano oltre il terrore. (W. Smith)