Archivio per ottobre, 2018

C’è che

Pubblicato: 30 ottobre 2018 in 2018
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Ci insegnano che essere adulti significa, tra l’altro, sentire la responsabilità per gli altri esseri umani.

E che l’amore richiede rispetto, perché non è dovuto. Andrebbe maneggiato con cura.

C’è che viaggiare nelle vite degli altri, mano nella mano, dita intrecciate, è probabilmente il modo migliore per arrivare lontano.

C’è che due cuori si incontrano, si riconoscono, si fondono grazie al calore dell’amore.

C’è che quando pronunci quel fatidico sì, oltre alle leggi e agli articoli, l’impegno più grande è di camminare passo dopo passo, giorno dopo giorno, verso un’unica direzione in un progetto sempre più ampio, e condiviso. Occhi limpidi. Cuore pulito. Nonostante le difficoltà.

C’è che ci sono momenti in cui mi fermo. E osservo. E vedo, veramente. E capisco, veramente. E tolgo la speranza dalla valigia. Al suo posto: tanta amarezza.

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La mia collezione di parole

Pubblicato: 27 ottobre 2018 in 2018
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Ogni giorno scorrono sui nostri smartphone fiumi di parole. Per lavoro, amore, amicizia…

Passano e vanno. Ammucchiandosi indefinite insieme a milioni di altre parole.

Il fatto che per me non sono quasi mai SOLO parole. Ma medicina. Gioco. Spunto. Strade da percorrere. Guerre da combattere. Sogni da sognare. E da realizzare. Legami da tagliare. Nuovi intrecci. Micce per le emozioni.

Ho un posto tutto mio, una specie di muro digitale, dove queste parole sono diventate una collezione.

Le più belle, divertenti, evocative, le conservo tutte lì. A quel punto diventano veramente tutte mie. Perché sparisce chi le ha scritte, il mezzo con cui le ha mandate, il contesto che le ha generate. Diventano emozioni pure. Mi tengono compagnia. Mi danno la forza. Mi fanno ridere. Perché sono tutte belle. Tutte mie.

Vorrei… voglio!

Pubblicato: 26 ottobre 2018 in 2018
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Vorrei essere più forte, in alcune situazioni. Non farmi raggiungere da certi aggettivi, superficiali, stronzi. Vorrei impedire a questi aggettivi di prendere chilometri di strada fatta per vanificare tutto. Vorrei non sentire tutta l’ansia improvvisamente crescermi dentro e permetterle di determinare chi sono io, oggi.

Respiro.

Voglio farti capire che ieri ti avrei allontanato impedendoti di ferirmi ancora, con le tue parole.

Ma non lo farò.

Voglio spiegarti chi sono oggi. E che respingo al mittente quello stupido giudizio. Che tutto quello che faccio, da anni, va in direzione opposta a quello che pensi tu. Che non sai niente: di cosa abbia significato, di cosa io stia facendo, di cosa mi aspetto dalla vita. Non cerco la tua approvazione. Ho pagato il mio prezzo, ho fatto le mie scelte e vado avanti.

Detto questo, sento l’ansia tacere, piano piano. E il sorriso che torna. Mi accorgo che io stessa ho sottovalutato la forza che mi sostiene. Vado avanti. Senza bisogno di nessuno, ma apprezzando la compagnia dei veri Amici.

Io non sono il mio matrimonio.

Io non sono la mia magrezza.

Io non sono l’idea che qualcuno hai di me, estremamente variabile: dall’insulto più odioso al complimento più effimero. No. Non lo sono.

Non sono nei problemi di chi, non riconoscendoli suoi, li ha sbattuti su di me, facendomi sentire, per anni, inadeguata.

Solo che ci ho messo tanto, troppo a capire.

Poi, magari, come succede a me, si ha la fortuna, a volte sfortuna, di incontrare qualcuno capace di farti vedere altro di te. E questa continua scoperta ha effetti contrastanti. Da una parte è potente il desiderio di rintracciare dove sono i miei reali confini. D’altra parte questo continuo demolire certezze ha il suo lato angosciante.

Chi sono io, oggi?!

Arriva la notte, un sogno confuso: la zia, raramente ma sempre quando mi sento persa. Scale, ovunque scale. Le case di sempre ma rivoluzionate in un susseguirsi di ambienti mai visti, diversi livelli, ma con una strana armonia. La pediatra che diventa psicologa, un giardino in cui mi perdo. E la certezza che niente di tutto questo mi definisce.

Emma Bonino la detto questa frase quando ha scoperto la malattia e doveva trovare il punto di forza per lottare: dare importanza alla parte sana e curarsi.

Io, che ho tanta confusione in testa e nel cuore, poche certezze e una profonda inquietudine; che indica, forse, che è vicino il momento della ricostruzione e di capire, e rintracciare i miei punti di forza e lottare, con tutta la mia energia, per far uscire veramente chi sono.

A volte ritornano

Pubblicato: 21 ottobre 2018 in 2018
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È già qualche settimana che percorro una delle strade più importanti della mia vita. Nonostante non sia sempre facile, e mi ritrovo spesso a dover mettere in discussione tante cose, mie ma non solo, non mi è mai mancata la determinazione a proseguire.

Ecco.

Poi arriva la febbre. Ma, ancora una volta, sentendo un sovraccarico di energia, ho dato retta alla mia insofferenza nello stare chiusa in casa e non mi sono fermata.

Con il risultato che una febbriciattola si è trasformata in febbrona. E mi sono dovuta arrendere all’evidenza: sdraiarmi a letto e aspettare il ritorno delle forze.

Purtroppo è iniziato il solito viaggio all’inferno. Tutte le paure e le deviazioni che mi hanno portato a una vita senza luce, tutte, sono sbucate fuori approfittando della mia debolezza e ballando e ridendo di me, hanno iniziato a urlarmi in faccia che non non ce la farò. Quando finalmente sono riuscita a svegliarmi ero sconfitta. Senza forza né direzione.

Vaffanculo!

Non deve essere proprio così. Oggi mi sono svegliata senza più febbre. Cercherò di recuperare le energie senza esagerare. Per tenere lontano il più possibile tutte quelle catene invisibili e rimettermi sulla giusta strada.

Tra amore e realtà

Pubblicato: 18 ottobre 2018 in 2018
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L’immagine è ancora nitida, e dolorosa: una nonna che guarda il bambino impegnato nei suoi giochi in un periodo difficile per tutti. Lo guarda con incomprensibile disprezzo e si confida con me: “Ah.. guardalo! Farà una brutta fine se continua così!”

Io che lo guardo con tutto il mio amore e mi chiedo cosa vede che io non noto. Ma la nonna viaggiava già in una dimensione astratta, piena di ricordi confusi, la realtà non era contemplata.

Oggi, lo stesso disprezzo, un’immagine simile. Il bambino è un ragazzo, i giochi sono cambiati. La nonna non c’è più. Io che lo guardo con un amore sempre più grande e mi chiedo perché. Perché la visione distorta da deviazioni ormai senza possibilità di ritorno hanno capovolto il mondo. Il bambino è l’adulto, l’amore è rabbia, la speranza è morta.

Non c’è una fiammella che scuota tutto e renda improvvisamente chiaro chi è da proteggere, da amare, da accompagnare in una vita senza paura?

Dietro la finestra

Pubblicato: 17 ottobre 2018 in 2018
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Oggi la signora dietro la finestra non c’era. E la finestra era aperta.

Non mi piace trovare il mondo in disordine, quando arrivo! Non voglio pormi domande. Devo trovare tracce rassicuranti come le ho lasciate il giorno prima.

Tutto si sta muovendo e sono costretta, a volte, ad allontanarmi e respirare, ripararmi dalle emozioni. Da quelle belle alle più sgradevoli, da quelle più intense a quelle appena sussurrate. Mi faccio raggiungere da tutto. Sento i colori esplodermi dentro.

Non mi perdo. È solo che decido passo dopo passo, senza chiedermi come andrà a finire, per non provocare la paura.

Ecco. La paura è l’unica compagna di viaggio che ora non voglio al mio fianco. Ogni giorno un passo in avanti. Aria nuova e si mescola a quella di sempre. Sono io sempre più distante dalla rabbia, e dalla gabbia, che giorno dopo giorno, allarga la sua trama.