Archivio per febbraio, 2019

Metropolitana. La mattina è mia. Programma: camminare, per ore. Da sola. L’itinerario è suggestivo, la musica stimolante, il fisico a posto.

La mia settimana nera, alla fine si è conclusa. Ho perso: fiducia, persone, un po’ di speranza.

Avrei voluto avere un posto altrove, un rifugio, un angolo di pace, per fermare tutto. Anche se, alla fine, passando al setaccio gli eventi, in ciò che è rimasto ho trovato qualche risposta importante.

Sale una bionda. Né giovane né vecchia. Perfetta in tutto. Nell’abbigliamento, credo: non mi vestirei mai così, ma da tutti i singoli eccessi esce una generale armonia. Capelli: una cascata di boccoli ineccepibili. Trucco: forte ma non volgare.

Si specchia tutto il tempo nel riflesso della porta. Sistemandosi ossessivamente i capelli. Si libera un posto. Si siede. Tira fuori dalla borsa uno specchio e continua la sua ricerca del ricciolo ideale.

Sono rapita. Non riesco a toglierle gli occhi di dosso. È il mio opposto assoluto. Mi affascina totalmente.

Devo scendere. Lascio la bionda ai suoi boccoli e ritrovo i miei pensieri. Io non ho più voglia di sistemare, questa è la realtà. Ho solo bisogno di camminare. E andare avanti. E avanti. Avanti.

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Venerdì sera. Fine lavoro. Metropolitana. Penso. Un bicchiere di vino, per planare dolcemente nel fine settimana.

Penso. Mi sento ferita, ma non faccio l’errore di cedere alla rabbia. No. Ho cose più importanti da fare che accartocciarmi in mille sterili ragionamenti che non cambiano nulla. È evidente che ci sono persone che si sentono autorizzate a vedermi (e trattarmi) come una stupida. A prendere le mie frasi, svuotarle, decontestualizzarle e sbattermele in faccia. Va bene così. Magari trovare le palle per essere sinceri sarebbe stato più gradito. Ma almeno ora è tutto chiaro.

Cerco di rientrare e ficcare in fondo all’anima l’amarezza. Cerco di sorridere. Prendo il mio bicchiere di vino, qualche oliva e i crostini di mais: vorrei solo planare dolcemente nel weekend..

Penso al colloquio di mercoledì. A quanto costa ammettere che tutta la strada che credevo di aver fatto in realtà sono solo pochi metri. E che questo mi ha di nuovo tolto il fiato. Ho ricominciato a respirare con fatica. A cercare aria. E capire che così non va bene.

In pochi giorni è cambiato tutto. Ma oggi ho imparato a ripartire con le carte che ho in mano. Ho obiettivi chiari, mi sento solo un po’ più sola. Ma ho un’immagine nitida nella mia testa, che mi aiuta quando vado in affanno.

Qualche sorso di vino. Qualche oliva. Due crostini. Toni rabbiosi e recriminazioni. Volevo planare dolcemente nel weekend, ma non è questo il mio momento. Non cedo alla rabbia, però. Ho troppe cose da fare per consegnare il timone a chi mi ferisce.

Nel dubbio, stammi lontano

Pubblicato: 14 febbraio 2019 in 2019
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Ore 19.30. Sono delusa. Stanca. Voglio solo voltare pagina. Sono sotto casa. Devo attraversare.

La vedo la macchina che arriva. Percepisco la sua velocità. Ma, cazzo: ti devi fermare! Io continuo. Sono sulle strisce. Anche la macchina continua. Non mi fermo. Non riesco a capire se sta rallentando. Un altro passo. Io vado sempre più piano. La macchina si avvicina sempre più. Mi sembra velocissima.

Eccola: la paura. In quel momento in cui non dipende più nulla da me. Non ho margini. Non ho tempo per tornare indietro, né per correre in avanti. La mia vita è nella mano di uno sconosciuto.

Certo: potevo evitare questa stupida sfida. Sono stanca. E delusa. Ma non voglio morire.

Ad un passo da me la macchina si ferma. Non ci guardiamo, non ci vediamo. Non ci insultiamo né ci parliamo. Nel dubbio: stammi lontano. Non ho più margini. Voglio solo chiudere questa giornata.

E alla fine: il sole!

Pubblicato: 3 febbraio 2019 in 2019
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Neve. Pioggia… pioggerellina… foschia….

Poi parole: tante… Troppe!! Toni aggressivi. Urla.

Inchiodata a quella sedia vedo il mio programma sgretolarsi… e cerco le risorse per resistere, mentre immagino come sarebbe stato bello essere sulla riva di un qualunque mare d’inverno, magari sorseggiando un calice di prosecco che a stomaco vuoto libera da tutte le catene… e cominciare a ridere e a dire cazzate, in compagnia di chiunque volesse starmi vicino senza giudicare, senza pretendere, senza niente, solo cazzate e risate. Solo leggerezza. E silenzio. In cui riporre tutti gli errori.

Poi guardo fuori e c’è il sole. E guardo dentro di me. Sento qualche raggio raggiungere il cuore e scalfire e sciogliere un pochino quel ghiaccio che mi tiene al riparo dall’Amore. Ma non dalla rabbia. Né dalla gabbia in cui, ostinatamente, cerco una nuova dimensione in cui ritrovarmi.