Archivio per giugno, 2019

È musica

Pubblicato: 28 giugno 2019 in 2019
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La musica è sempre la stessa e io non la sento più. Il direttore d’orchestra non ha più strumenti da dirigere, è solo ma non se ne è ancora accorto. Forse vede le sue sagome ed è convinto del suo potere quando urla per farsi seguire nel suo spartito, che è rabbia è fallimento è vuoto.

Ma la mia musica me la suono e me la ballo da sola. Lo guardo ma non lo sento, non mi arriva niente: vedo le bacchette agitarsi, la bocca aprirsi, frasi ricattatorie talmente vuote che si liberano in aria come palloncini senza spago, volano lontane, lontanissime da me.

Ho tante note nelle mie mani con cui gioco, compongo e danzo. Cerco la giusta successione, la ascolto cento volte e poi butto via tutto… e viene fuori una nuova combinazione che diventa canzone e ritmo e ballo.

E mi piace non capire più niente. Non sapere nulla.

Chiedermi tutti i giorni: qual è la mia strada? E trovare risposte diverse, stimoli differenti e godere di tutto. In questo caos totale prende forma un progetto o forse due. In questo caos totale le vecchie logiche sono morte. La morte.

Non mi riguardano più.

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Età della fragilità

Pubblicato: 23 giugno 2019 in 2019
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La solitudine, a una certa età, è una bestia crudele. La fragilità di un corpo che tradisce, che non segue quello che la testa vorrebbe; la vergogna di chiedere aiuto, sperando che almeno la voce esca forte, che superi il corridoio, passi sotto la porta blindata.. esploda… e raggiunga almeno una delle persone che vivono intorno. Gli piacerebbe il suo amico, quello tanto disponibile, ma sta tre piani più su, impossibile. O la dottoressa di fronte. Ma non c’è quasi mai. E quindi urla, sposta le sedie, batte qualcosa.

E alla fine lo sento, quella voce disperata infrange il muro dei miei pensieri. E quindi salgo, lo tranquillizzo dal pianerottolo e raggiungo il suo amico. Scendiamo insieme ed entriamo in casa. Sto qualche passo indietro: non voglio che si imbarazzi nel caso non fosse presentabile.

È lì: sdraiato per terra, in mutande e maglietta, un corpo che pesa un quintale, nonostante la magrezza. Non riesce a guardarmi negli occhi, tiene i suoi incatenati a quelli del suo amico, solo un mezzo sorriso di ringraziamento. Vorrei tranquillizzarlo, ma non mi vuole lì intorno. Non vuole disturbarmi. Non vuole disturbare i suoi figli, che hanno tanti problemi. Non vuole disturbare. Punto.

Finisce tutto inizia tutto

Pubblicato: 22 giugno 2019 in 2019
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“Mamma: andiamo stasera?”

Ti prego, non ce la faccio, sono stanchissima…

“Dai.. ti prego.. andiamo?!?”

Dentro di me la risposta è: NO! NO! NO! Energia finita!… arrivo a casa e mi svuoto di tutto: pensieri, programmi, futuro…

ma quello che esce dalla mia bocca è: “Ok, amore.. va bene, andiamo…”

A questo punto potevo subire la serata, ripetendomi: che ca..o ci faccio qui? Che senso ha?…

oppure godermela.

Scelgo la seconda strada.

Il nome del posto è suggestivo: “Bagni Misteriosi”. Piscina di giorno, aperitivo la sera. A piedi scalzi. Mi piace camminare su questo finto prato morbidissimo. Passerei la serata così… I tavoli sono tutti occupati, ma gli spazi non mancano. A bordo piscina, gradoni accoglienti, chiacchiere e foto di rito: per immortalare questo momento che è l’ultimo di questa storia, a settembre si apre un nuovo capitolo.

Una signora, al bar, mi passa davanti e inizia il suo show: il barman, dopo infiniti tentativi di cocktail contestati con estrema maleducazione dalla tipa, con un sorriso mai scalfito da quei modi arroganti, le consegna una bottiglietta d’acqua e un bicchiere pieno di ghiaccio (15 €…!); quando finalmente se ne va scoppiamo a ridere, mentre mi prepara un Negroni. È la prima sera d’estate, fuori con gli amici… che atteggiamento assurdo!

Riempio il mio piattino e raggiungo gli altri. Prima di mangiare bevo qualche sorso, ho voglia di sentire quel lieve stordimento che mi porta a sorvolare con leggerezza la realtà, staccarmi dal corpo stanco e sorridere di tutto. Mi sento bene, ora. Ascolto storie, racconto storie. Mi sento come se fossi in viaggio su un treno e consegnassi qualcosa di me a un viaggiatore che non vedrò mai più: è liberatorio!

Alzo gli occhi, vedo i ragazzi… zoom…. G.. zoom… gli occhi di G… sorrido…. lì ci sono tutti i perché di questa serata. Una panoramica generale, catturo questa istantanea e capisco che il treno è arrivato a destinazione. Ci salutiamo. E io e G possiamo incamminarci: è iniziato un nuovo viaggio

Unghie spezzate

Pubblicato: 9 giugno 2019 in 2019
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Mi guardo le mani. Da qualche giorno ho un paio di unghie veramente brutte. Si sono spezzate e, nella rincorsa quotidiana loro, le unghie, le ho lasciate lì, trascurate.

Mi guardo le mani, forse l’unica cosa del mio corpo che mi è sempre piaciuta. E che ho sempre cercato di curare. Senza smalti, decorazioni o unghie posticce.

Mi devo fermare un attimo. Ho bisogno di pensare. Fare luce. E tenere la luce accesa, come ho letto recentemente, avere una traccia da seguire, reale e pratica. E squilibrarmi: questo vizio di evitare scontri mi sta prosciugando le energie.

Luce. E unghie curate: è un punto di partenza.

Finisce il corso, saluto tutti e mi sento più sola. Immagino gli altri che rientrano nella loro vita coerente mentre io mi infilo nel congelatore. La lucina si spegne e nessuno mi vede più. Io stessa vedo poco, solo dubbi su dubbi. Solo che… non è più come prima.

Io che voglio percorrerla quella strada, ma devo affrontare una guerra. Io che voglio vivere, ma mi toglie l’ossigeno. Io che voglio ridere, ma mi butta addosso rabbia. Io che non ne posso più!

Voglio percorrerla quella strada, senza sapere per dove, affrontando le paure, sapendo che lì… Valeria c’è! sono viva, sono io, non mi sento sbagliata. E per capire meglio, so che devo leggere e scrivere e leggere e scrivere. E farlo sempre e tanto. Non fermarmi mai.

Ma quando sono lì, viene a prendermi per riportarmi nello squallore, nella tristezza, nell’oggi senza un domani. Non c’è più dialogo, non c’è più niente. Ci sono solo le parole. Che non sono più un semplice rifugio che rende tutto perlomeno accettabile. No. Sono tanto di più. Non lo capisce, non lo accetta, deride e banalizza. Amen. Non ho bisogno dei suoi applausi. Ma di unghie curate. E di una luce sempre accesa. Sulla mia strada.

Un piccolo raggio di sole per me

Pubblicato: 2 giugno 2019 in 2019
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Raggio di sole

Domenica mattina presto, molto presto. Colazione. Antinfiammatorio per il collo testa spalle. Divano. Io e le prime luci del giorno. Silenzio. Il sonno viene a riacchiapparmi, la dimensione onirica ha delle cose da dirmi. Non mi ribello: non sono nemmeno le sei ed è domenica.

Quindi mi ritrovo nel sogno, che parlo, finalmente. Che mi muovo, continuamente. E che devo partire, io e Giò e una valigia troppo pesante, con il tempo che corre troppo velocemente. E  la Stazione Centrale si è trasformata. Non c’è più quel noiosissimo itinerario di scale mobili per arrivare ai treni. Ma un unico ripidissimo sentiero senza corrimani. Il treno, la mia occasione, che sta per partire. Io con il valigione, il sentiero, il tempo:  non so se ce la faccio, ma voglio andare avanti. Non spero in un altro treno. O in uno stupido rimborso. E’ questo il mio treno. Punto. Ignoro la fatica e le lacrime. Non è questo il momento. Devo andare!

Poi mi sono svegliata. Un’immensa voglia di spiaggia, delle mattine di luglio, quando il mondo dorme e io no. Il mare è gentile. Il venticello  una carezza. La lunga bassa marea un invito alla passeggiata. Il desiderio di immergermi, di sentire l’acqua e l’immensità. Ed è tutto finalmente infinitesimamente  piccolo: io, la mia vita, il tempo e i problemi. Chissà se proverò lo stesso piacere, con la mia natura che quest’anno è totalmente cambiata? Potrebbe essere tutto ancora più intenso.

C’è Romeo, mi guarda impaziente. Sai che c’è? andiamo! Ho proprio voglia di sentire brillare questo piccolo raggio di sole, tutto per me.

Cuore arrabbiato

Pubblicato: 1 giugno 2019 in 2019

Già dal risveglio è tutto chiaro. STATEMI LONTANO!

Sono quelle giornate così: bisogna farle passare interagendo il minimo necessario. Domani forse tornerà il sole. Oppure magari capirò meglio. Non è rabbia. Solo un fortuitissimo umore di m…

Decido semplicemente che il cerchio di protezione è blindato. Non voglio nessuno. Ma per il resto non mi lascio andare. Doccia piacevolissima, capelli, creme. Vestiti puliti. Passeggiata. Ho un tremendo torcicollo che inibisce i movimenti, mi sembra che anche le spalle siano totalmente contratte. E comunque stiro. E comunque cucino e faccio la spesa. Senza alcun amore.

Quando esco cerco su Spotify una delle mie compilation. Dopo la prima canzone ne parte una che non c’entra nulla. Cambio compilation. Inutilmente. Chiudo tutte le app, riapro Spotify. Nuova compilation stesso risultato. Riavvio tutto. Che cazzo! Spotify. Compilation. Canzone che non c’entra. Mi arrendo. L’ascolto, almeno si toglierà dai piedi. Parte: “Piccola stella senza cielo”. Un po’ è così, oggi.