Archivio per la categoria ‘2012’

Natale 2012

Pubblicato: 25 dicembre 2012 in 2012

Auguri!
AUGURI!!!!!!!

Quotidianità

Pubblicato: 7 dicembre 2012 in 2012
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Oggi mi sveglio e ritrovo il mondo al suo posto. Giò, in vacanza da scuola, decide che le sette sono l’ora giusta per venire a ballare la tarantella nel nostro letto. Ma non importa, ieri ho implorato l’universo di darmi l’energia sufficiente per uscire dal pantano. E voglio crederci.

Esco. Un’amica è quello che ci vuole per iniziare la giornata. E il bombolone della latteria fa il resto. Perfetto. Ieri ho mangiato cucchiaiate di Nutella, e spero sia ‘quel periodo lì’, altrimenti pago tutto con gli interessi.

Il Natale si avvicina a grandi passi: 17 gg 5 ore 19 minuti 20 secondi 19.. 18.. 17.. come scandisce l’app dello smartphone. Mi dà più emozione la neve che rispettando le previsioni ha iniziato a scendere nel pomeriggio, ha già imbiancato alberi e marciapiedi. Sono dissonante rispetto al Natale. Quest’anno sono sparite anche le lucette, in nome della sobrietà richiesta dal periodo di crisi. E’ tutto oltre la nebbia.

Abbiamo ripristinato lo stereo e messo a posto le casse. E un vinile a testa riviviamo antiche emozioni. Aspettando di uscire per la serata. Un fondo di malinconia, i ritmi lenti, come la neve che scende. Ti dirò. Non ho nemmeno voglia di farmi un bagno, preferisco questo tuffo nel passato.

Domani è un altro giorno.

Quando nasce l’alba?

Pubblicato: 30 ottobre 2012 in 2012
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Mi piace l’idea di nascite, rinascite, cadute, risalite. E’ faticoso. Ma è la vita.

Oggi non sono molto in forma. E’ più di un mese che mangio pochissimo. Ma la bilancia appare inchiodata. Per fortuna rimango in equilibrio. E non mi butto sulle schifezze consolatorie. Ma ovviamente sono insoddisfatta. Mi sforzo, mi sforzo ma non cambia niente. Ancora più preoccupante è il lavoro. Non ho energia per muovermi, è frustrante. Sono ferma in tutti i campi della mia vita. Solo che la vita non è ferma. E ci sono periodi in cui il mondo intorno appare (è) del tutto dissonante. A questo punto mi sono imposta di non esplodere, ma non è facile.

Cerco di riderci su, bere un caffè con le amiche, passeggiare con la musica nelle orecchie.

E’ un inganno, funziona di giorno. Ma la notte… quella no. Mi sveglio verso le due, tento di rilassarmi. Non sono nervosa, ma non dormo.

E’ tutta la vita che infierisco sul corpo. Magra magra magra grassa grassa grassa. Un continuo ping pong. Ho infierito, staccando idealmente il corpo dal resto. Come ho potuto essere tanto stupida e non vedere il filo rosso? L’energia che mi pervadeva quando dimagrivo dimagrivo dimagrivo, tutto si metteva in moto, cercavo la luce! La trovavo, mi tuffavo nelle emozioni, le divoravo, sperimentavo altre vite, appagavo tutto di me. Poi piano piano arrivava l’equilibrio, l’ombra, il buio.. il grasso! A quel punto non valeva la pena cercare. Il mondo lo avevo messo a distanza di sicurezza. Non mi faceva male né bene. Stava lì, lontano dal mio cuore.

Ora sono in fase di stallo.

Ho fatto un sogno

Pubblicato: 29 ottobre 2012 in 2012
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Questa notte ho fatto un sogno. Dovevo per forza andare da qualche parte (non ricordo dove). Per arrivarci non ho scelta: devo buttarmi in acqua e lasciarmi trasportare dalla corrente fino al punto di arrivo. Mi devo buttare in un.. naviglio? fiumiciattolo? canale? l’acqua è limpida, non ho paura, anche se mi sembra tutto molto strano.

E quindi mi butto. Non sono da sola nell’acqua, ogni tanto incontro altre persone che, come me, navigano. A un certo punto, un uomo mi afferra, io cerco di respingerlo. Ma sia lui che altre persone intorno mi urlano: “NOOO!”. Lui mi fa appoggiare la testa sul suo petto e io, finalmente, mi rilasso. Mi rilasso e mi faccio trasportare. Ho un senso di enorme pace, so che ora non mi può succedere niente di male.

Una volta arrivati alla meta, mi lascia andare. A me dispiace ritrovarmi sola. Ma sono tranquilla.

Non so quanto questo sogno sia frutto del rabbioso silenzio della mia casa. Preferisco pensare che dopo quasi un anno di pantano il mio destino sia vicino. Mi invita a riposarmi su di lui. Mi rassicura che stiamo viaggiando dalla stessa parte.

Questo senso di pace, comunque, mi ha aiutato tutto il giorno. Ho avuto qualche momento di difficoltà oggi. Ma ho ripensato a quell’uomo e ho riprovato quella totale serenità. Accompagnami nel viaggio quotidiano per un po’. Ne ho bisogno.

Pensieri di fine agosto

Pubblicato: 22 agosto 2012 in 2012

Teresa. Mi hai proposto un viaggio nella tua ottusità. No grazie.
Le persone come te mi generano uno sconforto immenso. Pensare che vivi di certezze, non accetti il confronto, rifiuti ogni mediazione. Triste. Non riuscire a comunicare con un bambino, arrivare alla minaccia e alla mia pacata richiesta di informazioni ribattere: ‘Io me ne frego che è un bambino’.. Ti rendi conto di quanto la tua vita sia trascorsa inutilmente? Potresti essere sua nonna. Hai perso l’occasione per insegnare qualcosa a Giò, non credi? Invece di terrorizzarlo e mandarlo in ansia per tutto il giorno. Se lo incontri non avvicinarti a lui. Sei pericolosa.

Un altro amico è partito, e noi ci sentiamo sempre più vulnerabili.
Lo ammetto. L’altra sera un malessere non ci ha fatto probabilmente ragionare. Non abbiamo preso tempo. Ci siamo spaventati e abbiamo chiamato l’ambulanza. E poi Pronto Soccorso. E analisi. E radiografia. Ma stavo già bene. Ma in quell’istante, e in quest’anno così difficile, ci è apparso chiaro l’importanza dell’attimo. Bloccata sul divano, vedevo Paolo nella sua angoscia, e Giò sdrammatizzare facendo il pagliaccio (chi mi ricorda?). E io, lo devo ammettere, che supplicavo ChissàChi di non portarmi via. La nuvola è passata, ed è tornata l’ironia tra noi.

In questo agosto di città mi diverto, tutto sommato, a percorrere il naviglio con Romeo e Lucifero. Gli infaticabili sportivi che nonostante l’insopportabile caldo corrono, pedalano, pattinano ed io che penso che non ce la potrei mai fare e invece dovrei. E poi mi distraggo a pensare quale pietoso bar è aperto, voglio un caffè o una crema caffè e acqua, tanta acqua. E’ facile conoscere i nonni che passeggiano alla ricerca di un po’ d’aria. C’è voglia di scambiarsi una battuta e molti si avvicinano con la scusa del cane. E allontaniamo un po’ la solitudine, facciamo due passi insieme e poi ci salutiamo. Si parla del tempo, del caldo, o poco più.

E, a proposito di nonni, ho tanta tenerezza per chi l’altra sera al telefono, mi ha detto: ‘Valeria, arrivi alla mia età e non hai più un ruolo. Se ti interessi alla vita dei figli sei impicciona, se rimani in disparte te ne freghi.’ Come ti muovi sbagli. Ma intanto gli altri pretendono, e tanto. Io, a volte, già mi sento così. Sono già vecchia? O è il ruolo della donna che implica questo?

In questo agosto, con questo caldo, l’agonia infinita dei compiti di Giò. No caro, non ti mollo. Anche se a volte..

G.

Pubblicato: 16 agosto 2012 in 2012

Nei continui viaggi nel tempo alla ricerca di brandelli di ricordi cui aggrapparmi per non sentirmi tanto incompleta (e imperfetta), ci sono alcune persone che sono rimaste costanti, per scelta o per quotidianità. Non importa il perché. E sono persone a cui vuoi bene, perché c’erano l’inverno, e poi l’estate. Poi mesi di silenzio. Ma poi ci si ritrovava, si giocava insieme o si sciava. E si cresceva. Ci si innamorava, si scherzava, ci si nascondeva per condividere i segreti, le prime sigarette, le litigate con la madre che, cazzo, non capisce mai.

Poi ci siamo create le nostre famiglie e, adulte, ancora ci frequentiamo e, cazzo, le mamme ora siamo noi.

Oggi, G., stai vivendo un giorno terribile, in questo anno di merda che sembra non finire mai. In questa notte d’estate mi piacerebbe ritrovarci in montagna spensierate su un prato ad osservare le splendide stellate. E parlare di un futuro in cui tutto è possibile, perché il presente è un attimo, ma poi passa.

No, lo so che non è così. Ci sono degli attimi in cui tutto si ferma. In cui tutto cambia. In cui niente tornerà come prima. Ti voglio bene, G. Tutto il resto ce lo diremo tra noi.

Soffio

Pubblicato: 28 Maggio 2012 in 2012

Oggi, finalmente, respiro.
A pieni polmoni, o quasi. Riesco a fare le scale, senza avere la sensazione di crollare. La tosse è solo tosse, so che passa senza farmi provare quella sensazione di morire.

Oggi, col sole e la temperatura fantastica, ho preso Romeo e sono andata lungo il naviglio. A respirare. Chiudi gli occhi e respira. Aria nuova, dentro. Problemi vecchi, fuori. Odore di erba tagliata, fiori sbocciati, primavera in tutto il suo splendore.

A casa, il computer sono due giorni che rompe. Ma io ora sono fuori, a fare una cosa che si fa dal primo istante in cui si viene al mondo: respirare. Non avevo mai immaginato quanto potesse essere brutto non riuscire a respirare. Non ci avevo mai fatto i conti. Ma ora è tutto passato.

Cara Eleonora.

Pubblicato: 2 aprile 2012 in 2012

È arrivato il momento di salutarci. Ti chiedo di sederti qui vicino che ti spiego perché non sei mai arrivata poi, ti prego, vai via.

Prima è arrivato Giò. E non è stato facile, abbiamo vissuto terremoti. E scosse di assestamento. Che hanno sconquassato mura, ma non fondamenta. Ma dovevamo ricostruire tutto, e la rabbia nel cuore conviveva con la felicità per Giò. Erano sentimenti estremi. Spesso mi sentivo trascinare da correnti contrapposte, ero in balia della vita, con problemi non ancora così definiti. Ci sono voluti mesi per ritrovare un equilibrio, e per vedere con più chiarezza quale fosse il primo passo da fare.

Abbiamo scelto un nuovo posto dove vivere, un posto sconosciuto a tutti noi. Un naviglio, un centro storico, una metropolitana. Abbiamo pensato che poteva essere un buon punto di partenza. Ma ogni volta che la metropolitana mi portava a casa, non potevo impedirmi di provare un senso di fallimento.

Un bambino è come una calamita e la mia voglia di ripopolare la mia e nostra vita ha fatto il resto. Ed in pochi anni abbiamo ricostruito la casa, in senso affettivo oltre che reale. Abbiamo proceduto mattone dopo mattone, faticosamente.

Ma questo, guarda, è quello che in misura più o meno grande, o faticosa, compiono tutte le famiglie. Sempre, o normalmente, passare da due individui a una famiglia è un processo che non è così scontato o naturale. L’arrivo di un figlio impone nuovi ruoli. Aggiunge nuove fatiche. Sbilancia. Uno dei due si occupa quasi totalmente del figlio, uno del lavoro. E si passano momenti di estrema lontananza. Finché i due mondi compenetrano di nuovo e ci si ritrova famiglia.

È lì che scatta la voglia di un secondo figlio. E anche noi ci abbiamo pensato. E provato. Ma non eravamo sicuri. E qui devo abbandonare il noi.

Quando è prevalsa l’incertezza, poi la certezza che non fosse il caso, io ho dovuto fare i conti con una enorme sofferenza. Ho pensato tutta la vita che avrei voluto un solo figlio. Non mi interessa capire il perché, avendo io tre fratelli. Ma dopo Giò, ho capito di essere pronta, di desiderare anche di misurarmi con te, una bambina. Purtroppo non posso dire un generico: ‘Non è arrivata’. Forse mi sento ancora a disagio con me stessa per non aver lottato veramente. Avevo paura di mettere sul piatto della bilancia la serenità conquistata, per Giò. Ed è stato un errore.

Guardare in faccia questo dolore, non è stato immediato. Ho allontanato amiche, nipotine. Mi sono creata un mondo più comodo dove potevo non vedere. Ma il dolore non si ferma, non si congela. Lavora. Stavo ingrassando che sembravo incinta. E arrabbiata. Con chi? Purtroppo un po’ con tutti. Oltre che con me stessa. Poi piano piano, ho dovuto accettare la cosa, e ritrovare comunque la serenità. Ora non posso dire di averla superata veramente. Me l’ha fatto notare un’amica, recentemente. Ma sono più serena. Ormai il treno è passato.

Mi piacerebbe poter giocare un po’ con te, so che starai sempre nel mio cuore, come un terribile rimpianto. Ogni volta che rimanderò una scelta, ti penserò. Ogni volta che non mi sento abbastanza forte, ti penserò. Ogni volta che rinuncio, ti penserò. Sarai la mia guida, come un gioco in cui i ruoli si invertono. Tu madre, io figlia. Ho bisogno di perdonarmi e aprirmi definitivamente all’amore.
Ciao Ele.

19.3.2012

Pubblicato: 19 marzo 2012 in 2012

Riccardo Rossi – Lettera di un padre alla propria figlia

Un giorno qualunque

Pubblicato: 14 marzo 2012 in 2012

Oggi proprio non voleva girare per il verso giusto. La sveglia prestissimo vanificata dal computer che fa i capricci. L’aiuto settimanale influenzato. Il server addormentato.

Oggi o mi incazzo o regalo una passeggiata luuuuuuuuunga a Romeo, così scarico questa energia negativa. E così faccio. Mercoledì, giorno di mercato, cuffiette e via, lungo il naviglio fino al ponte. Puntatina veloce, Sukai a volontà, centro pedonale, caffè buono al solito bar del comune, di nuovo naviglio e casa.

Il sole ha fatto il suo dovere, la musica pure. Sulla panchina del giardino vicino al mercato una giovane mamma allatta il suo bambino, con quel sorriso espressione di una vita piena, realizzata. È un momento magico, di piena armonia con i cicli della vita. Poi, all’improvviso vengo risucchiata dall’altra parte dell’esistenza, e una lacrima scende spontanea. Mi infilo gli occhiali da sole, non è successo niente. Solo che sento l’ansia stritolarmi il cuore.

Ho preso il biglietto per Padova, ho bisogno di rituffarmi in questa parte di vita. Anche se si tratta di una puntata velocissima. La passeggiata per le piazze, via Roma via via fino a prato della valle. Guardare le facce, magari incontrare qualche amico. Di sicuro le mie amiche, che so, per un aperitivo. Un giro in via Chiesanuova, un saluto, è tanto che non passo a trovarti. Sto annusando, fiutando quelle tracce importanti da tenere sempre vive. Devo creare un legame anche per Giò, che ora mi segue volentieri, ma quanto durerà?

È importante per me avere un posto in cui esprimere altre parti di me. Essere figlia, poter dimenticare per qualche ora i doveri e delegare. Forse sentirmi libera, fuori da ogni contesto reale. A casa funziona con la musica, ma alla fine chi mi incontra vede quello che sono. A Padova, posso non essere. Ed è esattamente quello che voglio.