Archivio per la categoria ‘2016’

In anticamera

Pubblicato: 20 dicembre 2016 in 2016
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Curioso. Se tutto andasse come dovrebbe andare ora saremmo qua a ricapitolare la situazione regali, ad affinare i menù del ventiquattro e del venticinque, a decidere a che ora partire e quando ritornare… Se tutto fosse come dovrebbe essere, sai che pacchia le passeggiate serali con Romeo? le luci, le vetrine, i negozi pieni, i profumi… Se tutto scivolasse dritto dritto verso la fine dell’anno non rimarrebbe che spuntare le attività e vedere l’agenda mentre esaurisce il suo compito…

E invece ci ritroviamo qui, nell’anticamera in cui tutto, forse, è ancora possibile, dal meglio al peggio, dalla vita alla morte. Ed è qui che il tempo si sgretola. Il tempo passato, in cui si mescolano occasioni perdute, rimpianti e ricordi felici. Il tempo futuro, su cui non abbiamo nessun controllo. Tutto  è nelle mani di Dio, per chi ha la fortuna di credere, del Destino, della Medicina. Il tempo presente, in cui la quotidianità pesa come un macigno nella sua banalità, ma diventa un essenziale rifugio di normalità. Il tempo. Ne senti forte il ticchettio perché si accavallano in testa le cose mai dette, mai fatte. Il tempo strappa via i vestiti alle emozioni: ci si sente nudi, scoperti, e si vaga imbambolati alla ricerca di una salvezza.

Poi succede che, per un attimo, un piccolo attimo, si divaga e si riesce anche a sorridere. E per un attimo torna tutto al suo posto.

In anticamera siamo in tanti a condividere la stessa storia. Diversa ma uguale. Tutti sospesi in questo tempo, ad augurarci che succeda qualcosa ma con la paura che qualcosa succeda. Ci si sostiene a vicenda e si ritrovano i fondamentali. E se vogliamo dare un senso a tutto questo, al di là del dolore e della paura, accorgiamoci dell’amore che ci unisce, protagonisti tutti della stessa Storia.

Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere.
(Dalai Lama)

Un giorno dopo l’altro

Pubblicato: 2 novembre 2016 in 2016
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Procedo per la mia strada, perché non posso fare altrimenti. Non posso più guardare il dito, tra l’altro, non mio. C’è la luna. C’è il sole. Ci sono i colori. Tanti. Ci sono le risate. C’è persino la leggerezza. Ci sono i ricordi, quelli belli, che mi tengono caldo quando mi ci aggrappo per non sentire  il vuoto. Ci sono le parole: tante, troppe. C’è un groviglio, sono le impronte dei passi di due che camminano senza una direzione: vicini, lontani, improvvisamente vicini, improvvisamente ancora lontani, lontanissimi. E poi?

Il problema è che la vista diventa sempre più corta. E che devo scoprire ancora troppe cose. Non so se ho gridato l’urlo più forte, probabilmente me lo sono tenuto dentro. Non ho ancora trovato due fiocchi di neve uguali. E non so quanto sono profonde le onde. Non ho ancora capito se mi bagno di più se quando piove corro o se passeggio e mi sento parte integrante del grande mondo chiamato Natura. Ho tante domande senza risposta. Sai quanti treni non ho preso? e quanti voli mi mancano? non credo di aver sentito tutte le canzoni che mi piacciono. Non ho ancora trovato una crema che superi la Nutella. O la mia torta preferita: senza indugi, è la Sacher… ma è veramente la più buona del mondo?

So che ci sarà un momento in cui il bambino diventerà definitivamente un ragazzo: riuscirò a vedere qualche traccia di quello che è stato? un giorno dopo l’altro, un passo e poi quello successivo. Si fa un po’ di pulizia, si cerca di trovare uno spazio per le emozioni più importanti, si prosegue. E’ così che deve andare. Chi c’è c’è…..

 

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Tutto bene. Lo dico subito, a chi mi vuole bene.

Ma le ultime 24 ore, devo dirlo, sono state tremende.

Hai presente quando arrivi ad una certa età? e devi farti dei controlli? e se tutto va bene il risultato ti arriva a casa altrimenti “la chiamiamo noi”?

Ecco: mi hanno chiamato loro! “Buongiorno! La chiamo per quell’esame che ha fatto.. E’ necessario approfondire.. Niente di grave, stia tranquilla. Nove volte su dieci sono falsi allarmi…” Ha continuato a parlare, ma non mi ricordo niente. “Potrebbe venire domani?” Anche oggi! Anche subito, verrei!

Quanto tempo manca a domani? Fino a un minuto prima pensavo, anzi, ero certa, che finalmente le cose stavano lentamente rimettendosi nei giusti binari. Che potevo dire ‘domani’ senza troppa ansia, che potevo non sentirmi isolata e sola. Potevo, in qualche modo, sentirmi ottimista… Ma quel ‘domani’ era improvvisamente sparito. Un destino stronzo è arrivato, mi ha strappato le carte dalle mani e dovevo scegliere: ‘Imprevisti’ o ‘Probabilità’? I mazzi sono coperti. E io così piccolina…

Ho cercato di aggrapparmi a quelle frasi consolatorie su quanto le esperienze peggiori si rivelano alla lunga le migliori perché ci aprono orizzonti impensabili. Ma non mi sono sentita meglio. Non ho voglia di trovarmi ancora nella palude, una nuova lotta quando, ancora, non ho risolto quella attuale. Almeno: non del tutto. Il respiro si è fatto di nuovo cortissimo. E per quanto abbia tentato di razionalizzare, perché non ne valeva la pena, fino a domani, di sentirmi tanto vulnerabile, ho capito quanto sia potente la paura. Perché di fronte alla paura siamo totalmente disarmati. Non ci sono ragionamenti. Il mio corpo sapeva la risposta. Io  no. E dovevo accettarla. E ripartire eventualmente da un punto imprevisto perché è così. Non si può scegliere. Solo accettare la nuova rotta.

Domani è arrivato. L’ora X pure. Mi sono seduta nella sala d’aspetto e ho riconosciuto subito un’altra donna a cui, sicuramente, era stata fatta la stessa telefonata. Sembravamo gemelle, nell’atteggiamento e nello sguardo.  L’esame è stato scrupoloso e, mi è sembrato, lunghissimo. Le espressioni del dottore non suggerivano ottimismo. Né pessimismo. Niente. Ho provato a mettere in totale assenza di pensieri la testa immaginando della nebbia fitta oltre la quale tutto può essere. Un borbottio incomprensibile, e stavano per scendermi le lacrime. ‘No.’ cosa no? ‘Falso allarme’.  E finalmente il sorriso. E, senza vergogna, la felicità. Riparto da qui. Ma questo viaggio imprevisto, in cui ho toccato tante tappe in poco tempo, mi ha insegnato molto. E un rimpianto: tante amiche, quasi tutte astemie, che non capiranno mai come sarebbe stato bello, stasera, condividere un Negroni… o due..

E’ arrivato il momento di dire addio

Pubblicato: 8 settembre 2016 in 2016
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COMPLEANNO

enti enta anta ………..anta! Si entra nella nuova decade e si dice addio alla vecchia!

Alla fine il tempo non lo fermi e corre e corre e tu con lui.

E in alcuni momenti si corre in compagnia mentre in altri in totale solitudine. E non è male essere soli, a volte. Il silenzio, il dialogo interiore, il tempo. Sembrano un lusso della notte o della mattina presto, quando il mondo dorme e posso essere libera. Ma ancora meglio, per me, è essere in movimento. Una passeggiata a piedi. Un viaggio in treno. Sono contesti magici in cui la testa vola verso mete imprevedibili. Perfezione: essere scortati dal vento. Più forte è meglio è.

Come l’altra sera, il cielo aveva colori strani, cupi. Ma fino a quando non è arrivato il vento con folate violente non ho capito. Poi io Romeo e una danza di foglie secche facevamo parte dello stesso affascinante quadro. Non avrei voluto rientrare, né essere altrove, tanto mi sentivo bene.

Ma oggi ho una carica in più. E’ il mio compleanno ed è di quelli difficili ma affascinanti. Sono contenta di molte cose. Oggi i musi lunghi non sono contemplati. Una coccinella è entrata in casa e voglio essere superstiziosa e leggervi un ottimo segno di buon augurio. Tutti i passi delle ultime settimane spero sblocchino la situazione per riuscire a raccogliere i frutti del mio giardino. Stappiamo una bottiglia e brindiamo, vedo tante cose oltre questa porta. Solo quando vivi ti accorgi che la testa non potrà mai capire a priori la profondità delle esperienze. Ecco. Ho voglia di vita. Ho fame di vita. Auguri!!

Photo credit: Noélie’s Birthday : Trigger-Happy ! via photopin (license)

Ultimo sabato d’agosto

Pubblicato: 27 agosto 2016 in 2016
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Tempo magnifico. Sole. Non troppo caldo. Ma decisamente estate.

L’atmosfera che si percepisce è di chi sente il tempo scadere: la valigia è incombente, si ragiona su quando sarà più opportuno mettersi in viaggio e si programmano gli ultimi impegni. Come suddividere le cose del frigorifero per arrivare all’ultimo senza avanzi. L’ultima grigliata per poter pulire e mettere via tutto.

Nel frattempo arrivano ‘quelli del week-end’ e li riconosci dalla carica, la voglia della festa, la necessità di lasciare il lavoro lontano e veramente sentirsi liberi.

Nella pedalata nella pineta vedo sparse, qua e là, mamme e nonne con passeggini e carrozzine e frugoletti addormentati, in pace con tutto e tutti. E, solo per un  attimo, vorrei tornare a quel momento, e gustarmi il suo faccino sereno sprofondato nel sonno e, come allora, parlargli del futuro. Ma dura poco. Torno al presente e sorrido. Torno a casa e sempre sorridente me lo abbraccio forte. Lui, non capendo, in qualche modo ricambia il mio abbraccio. Poi torna a giocare.

Photo credit: When the umbrella matches the scenery! – 222:365 via photopin (license)

Ultima cartolina dall’interno

Pubblicato: 26 agosto 2016 in 2016

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Ultimi giorni di agosto.

Iniziano a circolare le varie fotografie delle vacanze. Spiagge, montagne e sorrisi. Zaini, vailigie, aerei, macchine, bici…

La mia fotografia non la posso pubblicare. Non per la privacy. E’ una foto in cui, finalmente, regna la serenità. Di fronte a me non ho la spiaggia più bella. Dalle finestre non vedo un panorama unico.

Non ho “girato e rigirato senza sapere dove andare” (cit.), non ho conosciuto persone diverse da me. Usi e tradizioni, o profumi che, in un lampo, mi ricorderanno giorni indimenticabili. Niente di tutto questo.

Si, ho rivisto amici. Ne ho ospitati altri. E, tutti, hanno contribuito con le loro pennellate al quadro che si stava dipingendo. Era tanto che non succedeva. Abituati alla rabbia, ai silenzi, alle recriminazioni. All’idea di un futuro che, come un elastico, si allunga e si restringe con velocità e violenza, ferendoci ogni volta un po’.

Oggi, udite udite, voglio credere che siamo solo all’inizio. Non posso permettermi grandi illusioni. Ma, per una volta, preferisco crederci. Inshallah!

Qui piove.

Pubblicato: 10 agosto 2016 in 2016
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Qui piove

..e a me non dispiace nemmeno un po’!

Ho preso Giò, la bici, e cantando “Vengo anch’io. No tu no” ci siamo inoltrati nella pineta, direzione mare. Il termometro in spiaggia segnava 18 gradi e, mannaggia, ha ripreso a gocciolare. Ma l’entusiasmo superava il fastidio e siamo rimasti lì, tra i nuvoloni, il vento e il deserto umano. Solo noi e i bagnini, a riordinare una scena destinata a rimanere vuota. Ogni tanto qualche runner.

Completamente fradici abbiamo raggiunto le biciclette.  Ma dovevamo aspettare una tregua. Lui ne ha approfittato per catturare qualche creatura giapponese (!) e io ho iniziato a gustarmi gli elementi respirando così profondamente da farmi raggiungere le pieghe dell’anima per portarmi a casa tutte quelle sensazioni che sto così apprezzando ultimamente. Sento che la tavolozza dei miei colori si sta gradualmente riempiendo di tutte le tinte possibili. E questo mi fa stare bene. Molto bene!

La voglia del caffè ha preso il sopravvento e la pioggia ci ha concesso qualche minuto per raggiungere la pasticceria. Poi a casa. In compagnia dei miei tuoni, il cane impaurito, il vento che ribadisce che oggi è la sua giornata. Oggi piove. E va molto bene così.

Photo credit: via photopin (license)