Archivio per la categoria ‘2019’

Fisico bestiale…

Pubblicato: 30 marzo 2020 in 2019
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Photo by pawel szvmanski on Unsplash

Ancora ossessionata dalla bilancia, è una delle cose che non è cambiata mai. Ora, se vogliamo, è peggiorata. Perché sono tanto vicina al frigorifero, dal divano sei o sette passi ed è fatta.

Ma ho un personal trainer. Un implacabile personal trainer. Che sembra dimenticare di avere sedici anni lui, cinquanta tre io… Corsa, corda da saltare, piani da salire. Spazio box del condominio è l’improvvisata palestra, scala B, cinque piani. A volte terminiamo con la plank.

E’ terribile. Questa sensazione di portarmi comunque dei pesi ovunque, quando metto in azione il fisico. Mi assale SEMPRE un senso di goffaggine e inadeguatezza. Mi succede, per esempio, quando vado a camminare con gli amici in montagna. Cosa che adoro. Ho sempre il dubbio di non farcela, di rallentare tutti, di condizionare tutti, o di morire da un momento all’altro: di insufficienza respiratoria o dalla vergogna. Dipende dalle volte. Oppure mi succede quando mi trovo a camminare con un ritmo che non è il mio, anche in percorsi fatti e rifatti mille volte.

Il mio equilibrio perfetto non ha testimoni. Quando cammino da sola, al ritmo che si accorda al mio umore, alla musica che sto ascoltando, o al bisogno di silenzio assoluto, posso camminare ore, senza stancarmi. Veloce o lenta, verso una meta o persa in labirinti mentali, sorridendo o con una terribile voglia di urlare, cantando o grugnendo… Mi sento comunque bene.

Corri mamma! Non ce la faccio! Sì che ce la fai!!

E allora corro, salto, salgo fino al quinto piano. Sentendomi tutti quei chili che ho perso ancora tutti addosso, e mi controllo per capire se è un fantasma o verità. E’ lo specchio distorto della mia testa che ancora zavorra la mia vita. Poi mi raggiunge mio figlio, sudato e sorridente, a rinnovare l’appuntamento per domani. E penso che domani andrà un po’ meglio. Forse.

Dove esplode la meraviglia

Pubblicato: 28 marzo 2020 in 2019
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Spesa. Lista. Esco. Oggi è decisamente primavera. Cambia qualcosa? Il solito innaturale silenzio, poche anime, distanza di sicurezza.
Fila, poca: il pomeriggio i piccoli supermercati di provincia sono quasi deserti. Percorro i pochi corridoi due o tre volte, la mia lista è caotica, come me. Poi mi avvicino alle casse. Riguardo il mio elenco: preso.. preso .. preso … Ok, ho tutto!

Metto la spesa sul rullo della cassa (si chiama così??), tessera punti, inizio a riempire il mio sacchetto.

“Tutto bene?”. Non mi rendo conto subito che sta parlando con me. Non sono più abituata. Ma un tonfo al cuore mi risintonizza con la realtà. Sento che mi sto commuovendo. Rispondo con un entusiasta: “Si, grazie!! E tu?”. Mi parla qualche minuto, pago, saluto ed esco.

Ancora sotto shock. Perché mi sono resa conto di essermi arresa a questa quotidianità: siamo tutti qui, nello stesso posto, mai così lontani. Le traiettorie non si incrociano più. Sappiamo che ci sarà un giorno in cui non sarà più strano stare fuori. Salire in metropolitana,  con tutti i ragazzi che vanno finalmente a scuola, ed essere felice di tanto rumore, calore umano, troppo poco spazio per contenerci tutti. Perché tanta vita è di gran lunga più entusiasmante di questo angosciante vuoto.

Ho una gran voglia di stupirmi. Di sentirmi stravolgere da una meravigliosa normalità. Risistemare i piccoli pezzi di un puzzle che non vedevo nemmeno più. Cancellare gli sguardi diffidenti. Sorridere. Abbracciare. Entrare e uscire. E camminare, finalmente. Camminare. Oltre i duecento metri. Oltre i diecimila passi. Oltre questo maledetto virus!

Camera 1 – camera 2 – Divano: ambarabà ciccì coccò… a me tocca il divano, bene! Più spazio, più aria, grande finestra su quel che resta del mondo. Non posso chiudere la porta, è uno spazio aperto, ma loro si chiudono, e da qualche anno le porte chiuse non le sopporto più.

Guardo la mia fotografia, pixel dopo pixel, l’istante precedente a quando tutto si è fermato. Ripenso a ogni passo fatto negli ultimi mesi, che aveva senso e coerenza rispetto al precedente. E a quello successivo. Anche tutto questo?

Un giorno ripartiremo. Certo. Verso dove? Ho perso la direzione! E quando la mia testa sorvola questi territori è finita, vengo catapultata in una dimensione da incubo, il vuoto si apre dentro di me, basta veramente poco. Quindi prendo un libro, o scrivo, o abbraccio Giò. Sono tutti salvagenti: ritrovo un mio equilibrio.

Sinceramente. Se l’istantanea fosse stata di un attimo qualunque di tre anni fa, non so come ne sarei… ne saremo usciti. Vivi o morti? A pezzi sicuramente. Si respirava rabbia, frustrazione, solitudine. Talvolta odio. Mi era esplosa dentro l’urgenza del cambiamento, perché stavo progressivamente morendo e finalmente me ne ero accorta. Avevo capito. E reagito. Ma la forza era poca.

I diecimila passi, la dieta, il lavoro, vecchi e nuovi amici, il corso di scrittura, il tirocinio…. Era una partita a scacchi con la vita, ogni mossa era indissolubilmente legata alla contromossa dell’avversario, il destino. La cosa importante è che tutto andava, in certi momenti a una velocità impressionante. Poi rallentava e poi riprendeva. Non si fermava mai. Una sorta di otto volante a moto perpetuo, continui alti e bassi, lunghe salite e vorticose discese. Ogni giro distruggevo un tabù, ogni marmorea credenza inculcatami negli anni perdeva improvvisamente senso, si sbriciolava, lasciando spazio a nuove incredibili avventure, di cui ignoravo persino l’esistenza.

Ecco. Fosse successo tre anni fa, probabilmente avrei pagato un pezzo molto alto, forse senza rendermene conto, veramente. Oggi è faticoso, doloroso, frustrante. Assurdo. Ma preferisco pensare anchi’io che, alla fine, TUTTO ANDRA’ BENE

Oltre il disprezzo

Pubblicato: 20 marzo 2020 in 2019
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Foto di Foundry Co da Pixabay

Il mio orologio mi dice che questa notte ho dormito tre ore e quaranta minuti, con solo 38 minuti di sonno profondo. Ieri sera ero un concentrato di pensieri che sto iniziando a dipanare piano piano scrivendo. Ecco la mia opportunità.

L’ennesima crisi è arrivata quasi inaspettata, a mezzogiorno. Nel mio iniziale mutismo c’era in realtà un fermento per valutare il profilo da tenere. Quello comodo, in cui la spettatrice di uno spettacolo già visto applaude o fischia alle battute dei protagonisti.

Oppure no. Era forse il momento di cercare di aprire un varco, far passare un messaggio, essere parte attiva. Ho stupidamente optato per questa strada.

Penso che se avessi l’opportunità di diventare invisibile e ascoltare le opinioni degli altri su di me non vista probabilmente non sarebbe tutto così scontato. Nel bene e nel male. Solo di una persona mi è chiaro il disprezzo, anche quando cerca di dissimularlo, anche quando lo nega giurando sulle cose più care, non ce la fa, mi arriva. E così… L’onda mi è arrivata addosso, al di là delle parole.

Ma non mi ha fatto niente. Anzi. C’è tanta libertà oltre il disprezzo. Forse tempo fa avrei lottato per farmi capire. Avrei sentito un dolore, avrei cercato di urlare: guardami, cazzo! non lo vedi chi sono??

Oggi no. Oggi lo so, l’ho capito finalmente: non ne vale proprio più la pena.

Domani è un’altra storia

Pubblicato: 17 marzo 2020 in 2019
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È che alla fine ci si abitua. Siamo in gabbia e la gabbia si affronta giorno per giorno: ogni notte mi piacerebbe sapere di potermi risvegliare in un mondo guarito. E un po’ è così. Siamo costretti a fare pulizia, rivedere le priorità, spostare il focus della giornata. Non dare più nulla per scontato.

È che è bello anche desiderare e come mai prima mi è permesso volare con la fantasia, non è perdita di tempo, superficialità o leggerezza. Sopravvivenza. E io volo.

È che le scintille di rabbia le vedo e le schivo, evitando di farmi coinvolgere. Perché per mantenere il sorriso, nonostante tutto, posso solo ripetere fino alla noia che non ha senso. Non ha senso sbattere porte o urlare parolacce, resta tutto dentro casa e la portata è amplificata. Non ha senso non parlarsi. Non ha senso evitarsi. Ma se proprio lo volete fare fatelo, io non centro più.

Io cerco il mio sorriso ogni singolo minuto che non posso uscire. Io cerco una leggerezza che mi faccia proiettare a domani, perché domani arriverà, quel domani in cui il mondo sarà guarito, quando potremo scegliere una vita che inevitabilmente non sarà più semplicemente quella di prima. Viaggio con l’istinto a farmi da navigatore, scoprendo e riscoprendo quello che mi dà piacere. Viaggio nelle parole, le mie ma non solo, per trovare quelle che più mi assomigliano, che meglio possano dare forma alle mie idee.

Poi .. sì, mi manca. Proprio a me, che sembro sempre schivare ogni contatto, per pudore o paura, ecco: mi mancano. Gli abbracci, le strette di mano, la vicinanza. Il vuoto che ci separa mi sembra innaturale. Si dice che è da lontano che si capiscono le cose essenziali. Ma è nel calore del contatto che ci si può sentire veramente a casa.

Ieri è un’altra storia

Pubblicato: 12 marzo 2020 in 2019
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Una passeggiata la mattina, una il pomeriggio, grazie al fatto che ho un cane e mi è consentito portarlo fuori. Un nuovo fuori, ieri era tutto diverso.

Ovunque cartelli che bloccano gli accessi. La città non assomiglia più a niente, nemmeno al primo maggio, perché non c’è vita, a parte rare eccezioni, volti celati da mascherine e/o sciarpe. Niente facce, niente vita.

Questa desolazione assoluta è motivo di ulteriore frustrazione per quella parte di me che non vede la fine, ma solo i cocci rotti di mille promesse infrante, in un solo giorno. O poco più.

E lo so che non è la mia storia, ma una storia collettiva, mondiale. Che siamo tutti chiamati ad assumerci la responsabilità di questa lotta, e che il sacrificio, tutto sommato, non è dei più drammatici. C’è chi ha già messo in azione la creatività per fare cose, solitarie o collettive, che mai avrebbe avuto modo o tempo di fare. Quindi trasformando questa realtà in opportunità. Chapeau.

Io ancora non sono riuscita a sentirmi addosso il bello di questa situazione.

Non riesco a non pensare al fatto che ieri era tutta un’altra storia, che oggi non è niente, e domani, quando finalmente arriverà, probabilmente ripartirò da un nuovo punto, che oggi francamente non percepisco con chiarezza.

Ma sarà bello. Vedere di nuovo le città popolarsi senza diffidenza, le persone abbracciarsi senza paura, i bambini giocare senza più divieti. Ritrovare l’oggi, un oggi come il più bello di sempre, perché testimone di un nuovo primo passo, e poi un altro, un altro e un altro ancora…. finalmente liberi!

Improvvisamente

Pubblicato: 1 marzo 2020 in 2019
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Esco. Testa vuota e cuore pieno di emozioni. Cammino inventandomi tante piccole mete. Ma l’energia non esce, entra e basta, viaggia schizofrenica compiendo mille traiettorie, che provo a ignorare, inutilmente.

Sole. A guardarlo sembra quasi primavera ma fa troppo freddo, ancora. Sorrido. A guardarmi sembro quasi serena, ma non è così, sto cercando delle linee guida da seguire ma mi sembra tutto improvvisamente vuoto, improvvisamente bianco, improvvisamente nulla.

Una cosa divertente provoca la mia risata che scoppia esagerata e fragorosa e non riesco più a fermarmi. Rido rido fino alle lacrime, poi lacrime e lacrime e non rido più, solo lacrime che non riesco a fermare né nascondere e così mi arrendo, non contrasto questo pianto ma lo lascio andare libero fino all’ultima lacrima, fino all’ultima emozione.

A volte le parole non bastano.
E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.

(Alessandro Baricco)


Alla fine mi sento vuota, e non so come ripartire.

E improvvisamente, capisco.

Ripartire. Già. Un passo dopo l’altro, diecimila.. quindicimila… ventimila passi. Perché è cominciata così, la seconda parte della mia vita. Camminando senza una vera meta, senza una strada da seguire, ma andando comunque avanti, seguendo percorsi mai esplorati. E lasciando aperte tutte le possibilità ho finalmente vissuto.

Ricomincio quindi il mio viaggio: camminando a caso, musica a tutto volume e canto, procedo con leggerezza e curiosità, con una consapevolezza più solida e portando con me tutta la libertà già conquistata.

Non dite: “Ho trovato il sentiero dell’anima”, ma piuttosto: “Ho incontrato l’anima in cammino sul mio sentiero”. Poiché l’anima cammina su tutti i sentieri.

(Kalhil Gibran)