Lancio il sasso..

Pubblicato: 17 maggio 2019 in 2019
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gioco della campana
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..e il sasso si frantuma in mille pezzi; inizio a saltare su una gamba sola e li raggiungo, tutti, uno dopo l’altro, ma non li raccolgo. Seguo unicamente un percorso, come pollicino, che è solo una delle mille possibilità. Perché ad avere tutto chiaro mi verrebbe l’angoscia.

Dinamica, si direbbe oggi: un pezzetto di strada che ha senso solo in relazione al pezzetto precedente. Punto.

Raggiungo il cuore della città e ogni volta mi sorprende l’emozione: esco dalla metropolitana e mi trovo faccia a faccia con il duomo in tutta la sua bellezza primaverile (ma anche invernale, autunnale, estiva…): mi esplode dentro! Mi butto in galleria, insieme ad altre centinaia, migliaia di persone, e guardo laggiù in fondo, poi più in alto, vengo investita da tanta bellezza.

Di fronte a tutto questo la rabbia e il lamento inizio a non ascoltarli più. Guardo i turisti che fanno tutti le stesse cose, sempre uguali eppure sempre un po’ speciali. E’ l’esperienza che rende unico un rito collettivo.

Ripenso alla giornata. Anche la mia passeggiata mattutina è stata unica, lungo un Naviglio che ho percorso tante e tante volte ma è sempre un po’ diverso. Penso alle parole che ho letto, quelle ho detto, ascoltato e scritto.

Penso che domani sarà una giornata bellissima, anche se pioverà, starò seduta per ore chiedendomi quanto sono in grado di andare avanti in questo viaggio.

Penso che stanotte, come tutte le notti, crollerò senza certezze. Probabilmente mi sveglierò con il buio, e vedrò nitidamente una piccola, tremolante luce e la seguirò, felice.

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La solita musica

Pubblicato: 14 maggio 2019 in 2019
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“About that Smile” by MTSOfan is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Parlo col figlio che mi dice che no, con lui proprio non ci parla. Poi arriva il padre: altre parole, stesso significato. Soliti discorsi, solite parole, solita musica. Penso alle parole che potrei dire all’uno e all’altro ma anche nel mio caso sono parole già dette, trite e ritrite.

Quindi esco per esplorare il terreno: chissà se nei miei passi è visibile quella strada che sto cercando da un po’. Mi fermo, chiudo gli occhi e mi vedo accompagnata davanti a uno specchio, completamente nuda, con qualcuno che mi guida alla scoperta della bellezza, quella bellezza che continuo a rifiutare, accecata dai difetti.

Poi penso alla successione di eventi che ha portato nella mia vita meravigliose esperienze che mi stanno conducendo semplicemente oltre: oltre la mia storia, oltre la mia esperienza, oltre le mie paure. Forse oltre quella cosa chiamata talento. Sicuramente oltre a queste cinque parole: “Io non lo so fare”.

Perché quelle cinque parole sono state la catena che mi ha impedito di volare. Oggi non significano più niente, sono una lingua sconosciuta, dimenticata. Oggi vale l’esperienza. Vedere la porta che mi permette di scappare e ignorarla, misurarmi completamente e accogliere parti di me mai viste.

Mi sento speciale. Non è tutto perfetto, anzi. Ma è tutto veramente straordinario. I livelli di esplorazione sono molti, gli stimoli infiniti. Un giorno sarò completamente io, per tutti. E la solita musica sarà, spero, un sottofondo impercettibile. Troverò quello specchio e vedrò quella bellezza. Difetti compresi.

Le lacrime della sconfitta

Pubblicato: 26 aprile 2019 in 2019
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smile to go
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La notte porta consiglio, dicono. Una notte praticamente in bianco, a ripetere e ripetere quelle riflessioni, i pensieri, tutti gli argomenti che devono entrargli in testa, cavolo!, la notte in bianco, penso, aggiunge quel leggero malumore che mi serve per essere più incisiva.

Poi la mattina comincia, e niente va secondo le note che avevo previsto… quindi un po’ vacillo… capirà? o litigheremo? costruirà il solito muro oppure sarà disposto al dialogo?

Quando rientro dai miei giri lo vedo sorridente, rapito dai suoi video o non so cosa, e parto con il mio ragionamento. Non mi ricordo nemmeno se gli ho dato il buongiorno oppure sono partita a razzo. Parola dopo parola io che mi sento forte, perché non lo sto aggredendo, sto solo cercando una reazione. E lui: muto. Ha indossato subito quella maschera dura dell’adolescente che non gradisce mostrare i suoi sentimenti; quello sguardo, rabbioso e impenetrabile, che dice tutto ma che oggi, amore, non mi intimidisce; quel silenzio, insopportabile, e la mia voce che non si ferma più, perché è una risposta quella che voglio, che pretendo… ti prego… lo so che vorresti ammazzarmi….

Quindi?

“Te lo dico dopo”. Non c’è più un dopo. “Oggi! ti rispondo oggi, ma più tardi!” Eccolo lì, il solito muro… Aspetto. Che torni la calma e la voglia di svoltare: questa giornata, il problema, la vita… E’ tutto fermo in attesa di una direzione comune e sincera.

E poi ci ritroviamo, lui disteso e io seduta. E tante, tantissime lacrime. E quelle parole che non voglio sentire: “E’ tutto inutile, non ce la posso fare”. E io ne cerco altre, di parole, che non suonino troppo banali, ma che lo scardinino da quella posizione, dolorosa ma comoda. Penso a quegli imbecilli, tanto sicuri di sé, che non hanno visto chi avevano davanti, colpendolo senza tregua. Anche gli adulti sbagliano, amore!

Non mi permette di coccolarlo, è grande ormai! E parlo e parlo. Fino allo sfinimento, a quando torna la calma e un po’ di speranza. Una traccia, piccolissima, cui aggrapparsi. L’idea della sconfitta è un po’ più lontana. Possiamo ripartire.

Sogno di una domenica di festa

Pubblicato: 21 aprile 2019 in 2019
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Mi sveglio presto, ultimamente. Succede, quando c’è fermento.

Tra l’altro, mi piace molto, come ho già scritto in altre occasioni. Sono io, il silenzio della casa, Romeo che mi raggiunge per farmi compagnia e la chiassosa natura fuori dalla finestra. Stop.

Oggi, dopo colazione, dal divano è partito un sogno.

Ho sognato che avevo un appuntamento importante. Lontano, da qualche parte. Che mi accompagnavano un ex politico romano e Giovanni. Solo che il percorso era difficilissimo, come succede nei sogni. Sapevo, e questo era chiarissimo, che in qualche modo saremmo arrivati. In tempo. E che il mio mondo attuale era irraggiungibile: smartphone scarico e niente per caricarlo. Ma andava bene così.

Ho sognato un padre che si sveglia sorridente, saluta tutti, soprattutto suo figlio. Che si augurano ‘Buona Pasqua!’ e che magari progettino qualcosa da fare insieme.

Ho sognato che la conversazione di ieri, con ricattino finale, non sia mai avvenuta. Perché ogni giorno spero che qualcuno capisca che non sono così idiota, che non è più così facile legarmi le caviglie per fermare il mio viaggio.

Dove mi trovo oggi è difficile capirlo, talvolta anche per me. Né desidero avere troppi compagni di viaggio. Perché voglio la più ampia libertà possibile che mi permetta di vedere, essere, vivere. Veramente.

Ho sognato una scena che ho vissuto tante volte, da adolescente, a Padova. La domenica mattina a casa di una delle mie più grandi amiche, dove spesso mi fermavo a dormire. A questo punto mi sono svegliata. Con un po’ di nostalgia per quel mondo lontano e un pensiero: come sarebbe ripartire da là, con la consapevolezza di oggi? scoprire in quanti specchi ho visto l’immagine distorta di me, credendoci; fare la pace, finalmente. E scorgere tutte quelle sfumature nascoste. E sentire un lontano PUM PUM… che cresce, diventa sempre più forte. Quel battito che urla l’urgenza di vita: ora. Da ora in poi.

Il (mio) segno

Pubblicato: 16 aprile 2019 in 2019
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Una bambina si guarda intorno. È estate. Una sera qualunque. Al mare. Nel luogo di sempre.

Il mondo adulto lo vede per quello che riesce a capire. Probabilmente sentire tutta quell’allegria tra “i vecchi” è rassicurante. Ma nello stesso tempo un pensiero la rattrista. Ha come l’impressione che c’è un punto, nella vita, in cui si possa mollare il timone: le decisioni sono prese, il destino segnato. Si va avanti, semplicemente.

L’idea di tutte quelle decisioni da prendere la angoscia. Ma ancora peggio è quella prospettiva di “seguire la corrente”, perché.. se ci fossero degli errori… dei ripensamenti… sarebbe impossibile tornare indietro.

La corrente sarebbe quella… imperfetta… ma, nella sua testa (chissà perché), se la deve tenere.

“Sai perché ho svuotato tutti gli scatoloni tranne uno?”

Dimmi.

“Ho bisogno di non sentirmi definitivamente stabile. Ho bisogno di sapere che una parte di me è pronta a ripartire da un momento all’altro.”

Ognuno ha una strategia per viaggiare fianco a fianco al suo piano B. Per me è il disordine: mi impedisce di vedere dei confini definiti. Non so nemmeno bene quanti vestiti ho veramente, della giusta taglia. Quante penne scrivono ancora. Quanti libri ho parcheggiato in attesa della giusta sintonia.

In tutte queste sfocature c’è la Vita. Ci sono le possibilità mai esplorate. Ci sono i riflessi di un’anima che sta nascendo veramente.

E in questo viaggiare disordinato sto tracciando dei segni invisibili, incomprensibili, miei. Per apprezzare definitivamente la mia di corrente, estremamente imperfetta ma totalmente MIA.

(Il) Volo

Pubblicato: 8 aprile 2019 in 2019
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Donna con le ali

Equilibrio e energia. Difficile. Sento molte correnti opposte che vorrebbero trascinarmi via, cerco di non cadere. Mi guardo allo specchio. Solito sguardo severo.

Il corpo è un vestito troppo largo e pesante per la mia anima. Cade male. Dovrei lavorarci un po’ su. Ma il momento non è quello giusto. Il volo è in attesa che le forbici taglino le ultime corde; in sostanza quella stupida insicurezza che tiene in gabbia le parole. Ma ci sono: sono in alto. Non guardo giù, ma avanti, lontano, oltre l’orizzonte.

Là dove c’è (finalmente) una Donna che non è età, che non è chili, che non è muri. Ma è. Colori, emozioni, una certa forma di amore. E’. Ora la guardo, e la vedo, devo solo raggiungerla.

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Ma tu cosa vuoi, veramente?

Pubblicato: 5 aprile 2019 in 2019
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vita

Visualizzo. Un ambiente stracolmo di palloni di tanti colori e diverse dimensioni. Io in mezzo. Per procedere, come nei giochi, devo far scoppiare i palloni. Colori uguali e contigui scoppiano insieme. Dopo ogni esplosione mi muovo anch’io, disordinatamente.

Ecco.

Così procedo, compiendo traiettorie indefinite, facendo passi di cui non sempre sono consapevole. La direzione si modifica da sola. E va tutto bene, credo. Perché le questioni aperte in cui mi sto impegnando sono tante (troppe?) e tutte così importanti che se mi fermo a pensare mi manca il fiato.

Ripeto: va tutto bene? credo di si…. Se non fosse che oggi, mi si stampa in testa questa domanda. Semplice. Banale. “Ma tu cosa vuoi veramente?” veramente.. cosa voglio… voglio tutto! Voglio quella casa che ho chiara nella mia testa, nell’architettura e nei graffiti che distinguono gli ambienti. Nell’atmosfera che vorrei intorno. Nella persona che vorrei vedere allo specchio. E quella che si sveglia la notte e vive cose diverse, impensabili. Voglio tutto. Il più presto possibile.