Aiuto! crolla tutto!!

Pubblicato: 10 gennaio 2019 in 2019
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sono passati pochi giorni. Sembra molto di più. E’ franato tutto.

Mi ritrovo immobile e guardo il cumulo di macerie e francamente, oggi, adesso, non so se ridere o piangere. Sono le due facce della frustrazione. Dovevo “semplicemente” continuare ad andare avanti, l’obiettivo era chiaro, i mezzi da individuare, l’energia a mille.

Poi: PUM!

Effetto domino. Un colpo dopo l’altro. E, di nuovo, il caos.

Oggi, adesso, guardo.. osservo… In silenzio, perché parlarne mi fa paura. Vorrei sentirmi dire: tranquilla, ci sta… la vita è questo: un continuo altalenare tra disordine e ordine, tristezza e felicità, rabbia e serenità…. vorrei ripetermi, credendoci, quel mantra: ‘andrà tutto bene…’ Vorrei….

Invece sento solo chi mi snocciola il solito rosario di accuse e menate, che vorrebbero gettare il fango sui miei spazi, perché è così che si crea l’infelicità.

Ma non lo permetto più.

Non sono tornata al punto di partenza, perché oggi sono un’altra persona. L’obiettivo rimane chiaro e, detto sottovoce, non tutto va male, e le difficoltà che non avrei voluto ora, preferisco vederle come una opportunità per valutare più lucidamente la situazione.

Allora: si fa così. Mi godo al massimo quello che funziona, valuto quello che è crollato, mi rimbocco le maniche, affino la creatività e via!

My feet is my only carriage
And so I’ve got to push on through.
Everything’s gonna be all right!
Everything’s gonna be all right, yeah!
So no, woman, no cry;
No, woman, no cry.

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1-1-2019

Pubblicato: 1 gennaio 2019 in 2019
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Giornata tranquilla e sonnacchiosa. Ho rifiutato tutte le incombenze che odoravano di dovere, com’è giusto che sia.

La passeggiata pomeridiana con Romeo mi ha restituito qualche sensazione. Mi ricordo solo un anno fa, che passeggiavo accompagnata da un enorme vuoto affettivo, e questo mi causava forte sofferenza. Oggi no.

Osservando le coppiette lungo la Martesana ho sentito una sola cosa: la libertà. Nessun desiderio di sentire le mie dita intrecciate a una storia d’Amore, o d’amore. Non voglio niente di tutto questo. Non sarei in grado di dare né tanto meno ricevere amore.

Nessuna tristezza: non mi sono sentita mai tanto viva come in questo periodo!

So benissimo di non essere nella condizione di condividere. Ma vivere sì. Di pancia, d’istinto, con tutti i sensi: esploro e viaggio, ancora timidamente, certo, attratta da tutto quello che non conosco. Ogni novità mi provoca delle sensazioni, che mi fanno da faro per capire chi sono veramente.

I ruoli non mi definiscono più e questo è il grande successo del 2018. Proseguo così: trasportata da questo torrente di emozioni, divertita e curiosa di approdare da qualche parte, in cui tutto avrà un senso. Forse. Senza fretta.

Treno. Si torna. Vorrei dire a casa, ma non è proprio così. Forse si, per certi aspetti. Ma in realtà sento che tutto quello che so e che voglio, di me e da me, sta dentro lo zainetto che mi porto dietro.

Come sempre, incontrare le amiche di una vita mi arricchisce. Anche solo di domande. Che meritano risposte sincere. Da me e per me. Ci sto pensando.

Anche qui, nei ruoli di sempre, sono stata una figura sbiadita. Come figlia, non ne parliamo. Insofferenza e disabitudine non hanno restituito la migliore me. Come mamma di un ragazzo influenzato.. vogliamo parlarne? sempre in giro e refrattaria a tutti i consigli che arrivavano, assente e arrogante, quindi.

Ok. Devo ritrovare un po’ di dolcezza… prima o poi. Perché sto abbattendo alcuni muri: e lo devo fare con forza, per fare un buon lavoro. Veloce. Inesorabile. Inevitabile. E quello che già vedo, oltre il muro e le macerie, mi piace, mi attrae, mi stordisce e inebria. Devo proseguire per questa strada, perché è quello che voglio.

Per chi si trova lungo la mia strada: pazienza. È un momento di disequilibrio. Ma è uno dei periodi più interessanti e intensi della mia vita. Da molto. Moltissimo tempo.

L’ultima volta

Pubblicato: 26 dicembre 2018 in 2018
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Camminando per Padova oggi so che c’è un posto in cui ho voglia di passare. È più di una voglia: è un’urgenza.

Le cose sono molto cambiate.

L’ultima volta che sono passata a trovarti avevo tantissima rabbia in corpo. Tutti i passi che facevo (ed erano veramente tanti) non riuscivano a calmarmi. Non elaboravo pensieri. Ero cieca e sorda; non mi arrivava il sole, non mi toccava il vento, non sentivo né amore né parole. Niente partiva, niente arrivava. Tutto veniva fagocitato dalla rabbia.

Ho pensato che eri l’ultima speranza per cambiare le cose. Ed è successo. Tu, che non mi hai mai giudicato, hai permesso a mio dolore di uscire. Ho trovato un angolino e ho lasciato le lacrime scorrere, finalmente. E aspettato che uscissero tutte, per potere ripartire libera.

Di fronte a te ho provato tanta vergogna, per come ero diventata. Sconfitta. Senza un’idea di come uscire da tutto quello che era la mia vita.

Ecco.

L’ultima volta ero quello che ero. Oggi è tutto diverso. Penso che ti piacerebbe vedere chi sono, anche se non tutto è risolto.

L’ultima volta mi sembra tanto lontana. E non c’è situazione in cui non abbia pensato che avrei voluto condividere finalmente e veramente con te le mie idee. Capire se avresti potuto vedere dalla mia prospettiva le scelte che sto facendo. Non potrei dirti proprio tutto, per pudore e opportunità. Ma non farei più finta che vada tutto bene. È comunque un dialogo che non ho mai interrotto, nonostante tutto.

Quanto mi piacerebbe avere un ultimo abbraccio, papà.

Oggi. Sempre.

Il (mio) Natale

Pubblicato: 22 dicembre 2018 in 2018
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Non molto tempo fa, la persona che ero passeggiava tra itinerari rassicuranti e montagne di abitudini che ora riesco a inquadrare come catene ma che rendevano, allora, accettabile la mia vita.

Il calendario scandiva le giornate i mesi gli anni, e io aspettavo il momento in cui avrei potuto essere felice.

Facevo le cose che andavano fatte, perché da sempre si fanno, e zittivo la tristezza che sentivo nel fondo della mia anima.

2018. È arrivato il Natale, anche quest’anno. E per la prima volta non ho fatto quello che andrebbe fatto, perché da sempre si fa: scendere in cantina, programmare quei due o tre viaggi su e giù, riempirsi di scatole e sacchetti e ricomporre l’albero, riempirlo, illuminarlo. Tirare fuori tutto. Spargere qua e là richiami. Presepe. Ghirlanda alla porta. Calze vuote. Oro. Rosso.

Accendere le luci dell’albero e sentire l’effetto che fa. Far partire la compilation su Spotify e osservare. Panoramica.

Posso dirlo? È il (mio) Natale migliore! Senza simboli e pupazzetti, campanellini e brillantini. È una scelta: festeggio la vera nascita, della mia vita che assomiglia ogni giorno di più a quella che voglio. Un Natale di sostanza, poca apparenza. Le aspettative non sono più campate in  aria, ma hanno radici ben piantate e attendono il tempo giusto per germogliare.

Ho incontrato e accolto persone che hanno saputo portarmi verso i miei confini per farmi guardare oltre e scoprire che c’è molto di più. Che posso molto  di più. Che voglio molto di più.

Ed è lì che mi porterà il viaggio. Frantumare le convinzioni e le convenzioni, le idee e i non posso. Accettare i rischi e le prove. E viaggiare. Andare. Scoprire. Rinascere.

Buon Natale, qualunque sia.

Un giorno qualunque

Pubblicato: 20 dicembre 2018 in 2018
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Tempo. Un giorno qualunque, in un inverno speciale, in un viaggio qualunque, in una giornata normale.

Metropolitana. Cuffiette. La mia compilation preferita di questi giorni. Appoggiata nel punto di congiunzione tra due vagoni. La conversazione digitale potrebbe essere sonnacchiosa, vista l’ora. Invece no. È di quelle che entra dentro e scuote.

Mi trovo improvvisamente nuda. I miei occhi scrutano gli occasionali compagni di viaggio, nessuno mi percepisce. Ognuno interagisce col proprio smartphone. Io cerco un’energia simile alla mia, vorrei riconoscere ed essere riconosciuta. Ma non succede, non siamo in un film.

Fingo di cercare un equilibrio, ma in fondo so che mi piace così. Il viaggio non è solo quell’insieme di fermate. Quel ricambio continuo di esistenze che non comunicano tra loro. Un punto di partenza e uno di arrivo. È molto di più.

Sento tutte le mie emozioni che circolano, oggi in maniera dirompente, e provo quella sottile felicità di percepire tanta vita dentro. Mi chiedo dove fosse tutta questa energia, che oggi mi accompagna senza tregua, in luoghi mai nemmeno immaginati.

Dovrei rivestirmi. Ma non mi va. Nuda. Esposta. Viva.

Non sei tu

Pubblicato: 15 dicembre 2018 in 2018
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Con chi parli? Perché ridi? A cosa pensi? Perché stai sorridendo? Con chi ti scrivi sempre?

Senza offesa: ca..i miei!

Non è che ogni espressione del mio viso ti riguardi. Anzi..

Dove vado, con chi vado, con chi rido o sorrido, con chi piango… no, questo no, non lo condivido…

Con chi scambio le mie parole, a chi rivelo le mie emozioni, chi mi ascolta, veramente. Chi mi prende in giro, quando ci vuole. Chi accoglie la mia rabbia, accettando reazioni esagerate….

Bene, semplicemente: non sei tu.