(senza) speranza

Pubblicato: 28 luglio 2019 in 2019
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“È che io voglio solo morire. È tutta la vita che cerco il posto ideale, il momento giusto… è tutta la vita che voglio solo morire”.

La serata è calda. Osservo quegli occhi per capire quanto sostengono parole così pesanti. Chiedo un limoncello, è forte e per un po’ viene in mio soccorso, attenua l’ansia sulla mia vita e tira fuori le parole… ‘Che cazzo stai dicendo??’. La banalità è sempre in agguato, quando hai davanti una persona che si è trascinata per tutta la sua esistenza cercando solo il coraggio di morire. Me ne frego, e tento di inculcargli un po’ di speranza.

“Sai cosa vorrei, però? Vorrei amare ed essere amato. So che non succederà. Non ho niente da offrire.” Non ho più pazienza. Me ne rendo conto e conto fino a 10, vorrei proseguire fino a 100.. a 1000… vorrei avere qualcuno che condivida la mia di ansia, che riempia questo momento di vuoto facendomi semplicemente ridere.

Chi sono io per dirti che se cambi atteggiamento, abbassi le difese, accorci le distanze, sorridi e eviti di trascinare ovunque il peso di questo fallimento… ecco… forse potrebbe essere tutto diverso? Chi sono io per parlarti della vita come se fosse così semplice modificarne la traiettoria… chi sono io?

Non ti posso aiutare, mi spiace. Ho già il mio di vuoto, con cui fare i conti. Reagisco, sorrido e vivo. Ma la notte mi accascio sul divano, mi giro e mi rigiro per ore, mi arrendo alla televisione perché non voglio prendere quelle goccine, tanto vicine e invitanti, ma voglio farcela da sola…….

Sto vivendo di piccoli voli, più o meno condivisi, ma alla fine le maglie sono troppo larghe e le persone passano e vanno. Io non ti posso aiutare.  Lo devi fare tu, come tutti quelli che decidono di vivere.

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Parole in (ri)circolo.

Pubblicato: 25 luglio 2019 in 2019
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uragano

Buon segno.

Solo adesso ho capito che dovevo esplodere. E sono esplosa!

Si era creato una specie di imbuto, una strettoia, in cui si sono disordinatamente accatastate troppe cose. Non ero più io a gestire le emozioni, ma viceversa. Ho iniziato a sbandare e mi sono ritrovata nell’occhio del ciclone. Ho iniziato a tirare fulmini e saette, creando spazio, cercando il vuoto, il nulla.

I rifugi di sempre si erano trasformati in trappole mortali, il pericolo era ovunque. Ho fatto in modo che sparisse tutto: le certezze, frutto di scelte molto precise, sono state demolite. Come con il gioco della ghigliottina, che dimezza la cifra ad ogni errore, ho rischiato il mio patrimonio e ho perso tutto.

Non pensavo che, improvvisamente, potesse arrivare la calma. Ma è successo. Le parole hanno ritrovato una corrente, il respiro una fluidità, l’ansia il silenzio… Ho ripensato a chi mi ha detto di fermarmi. Più di una persona, a dire il vero: ‘fermati e rifletti!’

Grazie. No. Risposta sbagliata.

Ho tutta l’energia per andare avanti, non ho più paura. Se devo ripartire da zero lo farò, convinta che la mia strada è piena di dossi, salite faticose, discese ripide, come mai prima d’ora. Chi vorrà condividere sarà il benvenuto. A chi vorrà fermarsi, un ultimo sorriso. Mi dispiace, ma proprio no, io devo andare avanti.

Shopping.. seconda puntata.

Pubblicato: 19 luglio 2019 in 2019
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Oggi il pomeriggio ha preso una piega inaspettata, fuori da ogni routine. E mi sono ritrovata in mano una manciata di TEMPO… ed ero già nel posto migliore in cui spenderlo.

In un piccolo parco ho mangiato un tramezzino e allontanato tutti i miei dubbi, ho fatto i conti sul tempo e soldi, ho capito che era un’occasione unica.

Ho fatto shopping. In un modo diverso da sempre. Ho chiuso i miei occhi, le paranoie, la lente d’ingrandimento sui miei difetti. Ho solo individuato due vestiti; ho scelto gli occhi di un paio di persone, foto e via! In attesa del verdetto.

Per la prima volta sono uscita leggera. Con un sacchetto, due vestiti, buonumore intatto. Il che mi permette un atterraggio morbido per affrontare il mio fine settimana con la giusta energia e in guardaroba un po’ meno triste.

Questa sera sono sola

Pubblicato: 10 luglio 2019 in 2019
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Vorrei parlare un po’ con te, amore.

Come stai, dopo l’ultimo terremoto? Guardo la bilancia dei pro e contro, gli umori e malumori, i capricci e i discorsoni e non so bene cosa fare.

Non te lo posso chiedere, e non posso ascoltare i consigli di tutti.

Sarebbe bellissimo ritrovarci per un po’ in un lettone, tu e io, come tanto tempo fa, a giocare e ridere, ed era lì tutto il nostro mondo mentre il resto era così lontano…

..vorrei sentirti addosso come allora, che non ti staccavi mai, mentre oggi sono io che ti inseguo e tu, di tanto in tanto, mi concedi un abbraccio pieno di pudore e un po’ mi dispiace, perché mi piacerebbe sapere che vivi tutto questo con più naturalezza… queste stupide smancerie…. ma forse è solo la tua età… o il tuo carattere…

Ma stasera niente lettone, non sei con me e i consigli non mi aiutano. Sono sola, sul divano, come sempre dopo il terremoto… a cercare di capire cosa c’è negli abissi del tuo animo e nel tuo mondo, dove mi vieti l’accesso; qual è la strada meno scomoda, e in quanto tempo mi sentirò abbastanza forte. Mi stupisco ancora quando ti vedo troppo maturo tenere testa a parole taglienti come lame che, mi auguro, colpiscano al cuore chi le ha pronunciate. Presto.

L’intruso nell’armadio

Pubblicato: 9 luglio 2019 in 2019
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La metropolitana mi accompagna quattro volte al giorno (almeno) negli spazi tanto diversi e fondamentali per definire chi sono oggi. E segue e accelera tutti i miei pensieri, negli alti e bassi della mia giornata.

Ho un intruso nell’armadio. È un nuovo vestito, risultato dello shopping di sabato. Ho dovuto prendere qualcosa. Ho scelto lui. Non mi piace. Non mi definisce. Non.. importa!

Ne avevo bisogno e dopo ventimila passi di NO un sì dovevo trovarlo. Ho sopportato la lunghissima fila per arrivare al camerino. L’ho indossato. Ho cercato di vedermelo bene addosso, ma mi facevo schifo. Sono io? È il vestito? Lo compro lo stesso? Lo lascio lì? Ma poi cosa mi metto?

Oggi l’ho indossato. Senza entusiasmo.

Non ho scelto. Mi sono accontentata. Ho ancora bisogno di capire cosa voglio. E vestire la mia nuova anima senza tutta questa fatica.

Ero solo testa, in un corpo infagottato. Poi solo corpo, riconquistato ed esibito in tutta la sua (eccessiva) magrezza.

Oggi sono una donna completa, corpo testa e anima. Mi sfugge il mio stile. La copertina di un libro che, giorno dopo giorno, scrivo con pagine del tutto nuove. Nero e jeans. E poi?

È musica

Pubblicato: 28 giugno 2019 in 2019
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La musica è sempre la stessa e io non la sento più. Il direttore d’orchestra non ha più strumenti da dirigere, è solo ma non se ne è ancora accorto. Forse vede le sue sagome ed è convinto del suo potere quando urla per farsi seguire nel suo spartito, che è rabbia è fallimento è vuoto.

Ma la mia musica me la suono e me la ballo da sola. Lo guardo ma non lo sento, non mi arriva niente: vedo le bacchette agitarsi, la bocca aprirsi, frasi ricattatorie talmente vuote che si liberano in aria come palloncini senza spago, volano lontane, lontanissime da me.

Ho tante note nelle mie mani con cui gioco, compongo e danzo. Cerco la giusta successione, la ascolto cento volte e poi butto via tutto… e viene fuori una nuova combinazione che diventa canzone e ritmo e ballo.

E mi piace non capire più niente. Non sapere nulla.

Chiedermi tutti i giorni: qual è la mia strada? E trovare risposte diverse, stimoli differenti e godere di tutto. In questo caos totale prende forma un progetto o forse due. In questo caos totale le vecchie logiche sono morte. La morte.

Non mi riguardano più.

Età della fragilità

Pubblicato: 23 giugno 2019 in 2019
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La solitudine, a una certa età, è una bestia crudele. La fragilità di un corpo che tradisce, che non segue quello che la testa vorrebbe; la vergogna di chiedere aiuto, sperando che almeno la voce esca forte, che superi il corridoio, passi sotto la porta blindata.. esploda… e raggiunga almeno una delle persone che vivono intorno. Gli piacerebbe il suo amico, quello tanto disponibile, ma sta tre piani più su, impossibile. O la dottoressa di fronte. Ma non c’è quasi mai. E quindi urla, sposta le sedie, batte qualcosa.

E alla fine lo sento, quella voce disperata infrange il muro dei miei pensieri. E quindi salgo, lo tranquillizzo dal pianerottolo e raggiungo il suo amico. Scendiamo insieme ed entriamo in casa. Sto qualche passo indietro: non voglio che si imbarazzi nel caso non fosse presentabile.

È lì: sdraiato per terra, in mutande e maglietta, un corpo che pesa un quintale, nonostante la magrezza. Non riesce a guardarmi negli occhi, tiene i suoi incatenati a quelli del suo amico, solo un mezzo sorriso di ringraziamento. Vorrei tranquillizzarlo, ma non mi vuole lì intorno. Non vuole disturbarmi. Non vuole disturbare i suoi figli, che hanno tanti problemi. Non vuole disturbare. Punto.