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Le catene della libertà

Pubblicato: 16 settembre 2019 in 2019
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E spettinata resti qua
Perché la più grande libertà
È quella che ti tiene in catene
Perché la più grande libertà
È quella che non ti lascia andare via
PINGUINI TATTICI NUCLEARI

Quando il treno parte ho con me quasi tutto quello che oggi mi rende felice. La valigia è leggera, ma ho tanti discorsi, in testa e nel cuore, parole e parole, domande, silenzi e voglia di ascoltare. Sono troppe settimane che non passiamo un po’ di tempo insieme e non è stata sempre facile, per te, questa estate.

Non siamo seduti vicini. Ogni tanto ti giri e mi sorridi e ti sorrido anch’io mentre il treno si ferma e riparte in direzione Venezia. Le stazioni sono quelle di sempre. Sono anni che percorro questa strada. Ma oggi è tutto diverso.

Ci muoviamo con la stessa curiosità. La stessa voglia di esplorare. Di ridere. Di parlare ancora no, ma arriverà il momento. Il tuo entusiasmo quasi mi sorprende, mi ricorda quando eri più piccolo e nei luoghi in cui stavi bene mi dicevi: ‘mamma: io, da grande, voglio vivere qua!’.

E’ un anno importante, lo sappiamo tutti e due. Io ho un po’ di paura. Tu, immagino, pure. Ma quest’anno non sarai più solo, non ti libererai di me. Io ho capito. Che avevo bisogno sciogliere i nodi, di spezzare quelle catene che non mi permettevano di essere felice. E, nel tritacarne, ci sei finito anche tu. Ma non avrei potuto portarti con me, era un viaggio solitario.

Oggi ho scelto le mie catene, e le scelgo tutti i giorni, perché la libertà non vive nella solitudine o nella lontananza dagli altri, o dalle emozioni. La mia libertà si nutre di tutto quello che mi trattiene e mi esalta, che mi aiuta tutti i giorni a svegliarmi con il sorriso, a cercare di andare oltre i miei limiti, a esplorare nuovi territori. Sto vivendo tante esperienze che presto o tardi dovrò abbandonare, ma sarò una donna totalmente diversa, pronta (finalmente) alla Vita.

Quindi parliamo. Ma non solo qui, che sembra una favola destinata a dissolversi con il treno del rientro. Parliamo sempre, quando vuoi e di tutto quello che desideri. Aprimi qualche finestra verso il tuo mondo. Fammi ascoltare le canzoni che ti piacciono. Parlami delle macchine che vorresti guidare, non ci capisco niente ma non importa. Mi hai recitato quei versi che, secondo te, descrivono perfettamente la solitudine nella famiglia:
E il corridoio che vi separa
Sta sotto al tetto che vi unisce

E’ perfetta, hai ragione. Lasciami essere una tua catena. Per me sei quella più importante.

Io, che non so (più) parlare d’amore

Pubblicato: 19 agosto 2019 in 2019
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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Oggi, nell’interminabile giro tra i corridoi dove lavoro, mi hanno fatto conoscere un artista: poeta, scrittore e pittore. La persona che stavo accompagnando gli dice: ‘Anche lei scrive’. Non mi aspettavo di essere presentata così, francamente. L’artista mi chiede, con genuina curiosità: ‘Cosa stai scrivendo?’. Del tutto impreparata a condividere questo aspetto della mia vita in quel contesto, ho comunque sentito di potermi fidare. E gli ho descritto brevemente il mio progetto. E lui, intuendo qualche mia fragilità ha aggiunto: “scrivi, appena hai un’intuizione: scrivi. Se hai un’idea: scrivi. Poi molla tutto. E quando sarà passato il tempo necessario, ritorna sul tuo progetto, cerca la forma e la struttura, lavoraci su.”

Sto scrivendo. Senza una direzione chiarissima. Ma sto scrivendo.

A proposito di direzione, anche questo post…. l’AMORE, avrei voluto affrontare questo argomento. Dunque. Ho un’amica che vorrebbe convincermi a tutti i costi che avere un compagno è fondamentale per raggiungere la serenità. Lei parla addirittura di felicità. Dai su… siamo seri! Ognuno ha la sua chiave per essere felice. La mia, adesso, si nutre di altro. Sono contenta che tu sia felice con il tuo compagno, amica mia. Ma questa ricetta non è universale.

Sabato sono inciampata in queste parole:

L’amore è come il giardinaggio. Ho imparato a focalizzarmi sull’aiutarti a far sbocciare ciò che vuoi essere più che nel chiederti di diventare quel che il mio fragile ego ha bisogno che tu sia. Ho imparato a trarre piacere dal nutrire i tuoi sogni più che a combattere con te per soddisfare i miei bisogni egoistici e saziare le mie insicurezze. Ho imparato che l’amore è ascoltare, l’amore è dare, l’amore è libertà.
Willie Smith

Sinceramente ho pensato che fossero dedicate al figlio (no, in realtà). Vorrei riuscirci tutti i giorni: dimenticarmi di me stessa, mettere da parte il mio ego, ignorare le mie insicurezze per aiutarlo a far crescere i sogni, ascoltare, dare, rispettando la libertà e l’individualità. Vorrei che chi condivide con me l’esperienza facesse altrettanto. Vorrei vedere mio figlio volare, capace di lasciare a terra quei pesi che ha dovuto sopportare fino a qui. E magari volare anch’io. Alla giusta distanza.

Non è sempre facile.

Come è stato impossibile, evidentemente, per qualcuno, lasciare a casa rabbia e frustrazione. Ho sentito la voce di chi le ha messe in valigia, replicando, ovunque si trovasse in vacanza, probabilmente davanti a panorami pazzeschi, discorsi di sempre, modelli di sempre. Peccato!

L’AMORE, ricordi? dovresti parlare d’amore. Sì… ce l’ho.. NO, in realtà no. Non ne ho bisogno, tutto qua. Non ne so parlare. Ma le emozioni che vivo ora non hanno bisogno di amore. Domani, dopodomani, chissà…

…amore…

Pubblicato: 11 gennaio 2019 in 2019
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L’inquietudine di oggi è sepolta da bocconi e bocconi di cibo insensato. La cena a base di Spritz, triangoli di mais, stick di polenta fritta e salse varie mi ha creato quel giusto senso di disagio. Ma che ca..o sto facendo?

Ora basta, dai!

Mi stanno tornando in mente tante cose, disordinatamente. Disordinatamente le accolgo.

E improvvisamente penso alle parole di un cantante che canta sempre l’amore per la sua donna, la stessa che ha cercato per tutta la vita.

Penso a quelle coppie di amici che tra fidanzamento e matrimonio stanno insieme da trent’anni e da trent’anni condividono, vivono e camminano nella stessa direzione.

Poi penso a me e vedo improvvisamente tutto il vuoto delle scelte sbagliate. Penso a quando, quasi quindici anni fa, ho sentito esplodere dentro di me un amore come mai l’avevo sentito prima. Ed è un flusso che mai si è interrotto: enorme, dirompente. Quella forma così enorme di amore ha occupato tutto lo spazio di un cuore che ha sempre sbandato tra insicurezza e paura.

Oggi cerco delle briciole da cui ripartire, che mi diano quel calore di cui sento un improvviso bisogno. Un amore che mi esploda dentro, che mi faccia sentire forte perché amo. Non un uomo. Non solo mio figlio. Non solo lo scorrere delle parole. Non solo gli scambi con gli amici. Un amore con su scritto il mio nome. Un amore che parli di me, che dialoghi con me e che, finalmente, mi accompagni e mi sostenga per il resto della mia vita.

Dov’è finito il (mio) cuore?

Pubblicato: 19 novembre 2018 in 2018
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Il film, genere romantico, sta finendo: ovviamente tutto bene. Ci si ritrova, ci si capisce o si riparte. Dall’Amore.

Come spesso mi succede, con certi libri, o film, o semplici storie, mi metto a confronto e osservo le mie reazioni.

THE END. Quindi? Niente. Non provo niente. Mi accorgo di non provare più niente. Anche allargando gli orizzonti. Anche andando altrove.

Non sono cinica, né triste o depressa. Il mio umore è generalmente buono. Ed evito di piangermi addosso. L’energia che sento è positiva. E sono attratta dalle emozioni più forti e, possibilmente, mai esplorate. Ma il cuore? Non pervenuto. Dorme? In coma farmacologico? Morto?

Forse un giorno sentirò di nuovo il battito. Spero. Forse sospirerò con fiducia osservando gli innamorati che incontro nelle mie passeggiate. O guarderò un film, leggerò un libro o, semplicemente, ascolterò una storia vergognandomi di quella lacrima che segna il mio viso. Forse. Spero. Forse.

Tra amore e realtà

Pubblicato: 18 ottobre 2018 in 2018
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L’immagine è ancora nitida, e dolorosa: una nonna che guarda il bambino impegnato nei suoi giochi in un periodo difficile per tutti. Lo guarda con incomprensibile disprezzo e si confida con me: “Ah.. guardalo! Farà una brutta fine se continua così!”

Io che lo guardo con tutto il mio amore e mi chiedo cosa vede che io non noto. Ma la nonna viaggiava già in una dimensione astratta, piena di ricordi confusi, la realtà non era contemplata.

Oggi, lo stesso disprezzo, un’immagine simile. Il bambino è un ragazzo, i giochi sono cambiati. La nonna non c’è più. Io che lo guardo con un amore sempre più grande e mi chiedo perché. Perché la visione distorta da deviazioni ormai senza possibilità di ritorno hanno capovolto il mondo. Il bambino è l’adulto, l’amore è rabbia, la speranza è morta.

Non c’è una fiammella che scuota tutto e renda improvvisamente chiaro chi è da proteggere, da amare, da accompagnare in una vita senza paura?

In nome dell’amore

Pubblicato: 9 ottobre 2018 in 2018
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Risorgerò.

Oggi (forse) hai vinto tu. Sii fiero. Ti ho visto distruggere, scientificamente, una alla volta, tutte le forme d’amore in transito nella tua vita. Basta poco, e non rimarrà più nulla.

Camminando, sentivo mancanza d’aria. E mi sono chiesta come sono arrivata fino a qua. E mettendo insieme tante parole che scambio quotidianamente con persone diverse, una mi si è scolpita nella testa: DIVERTIMENTO.

Il senso del mio viaggio si è perso quando ho rinunciato a divertirmi. Per aggiustare. Tamponare. Giustificare. Per paura. Con l’energia che piano piano evaporava. Le motivazioni perdevano senso. E solo un nome a sostenere il teatrino.

E poi è arrivato quel momento in cui recuperare pezzo dopo pezzo era l’unica strada percorribile. Sai che c’è? C’è che oggi mi diverto. Oggi vedo. E, piano piano, credo: che sto già risorgendo. Nel none dell’amore. Per me stessa. E per la vita che verrà.

Tana libera tutti!

Pubblicato: 16 settembre 2018 in 2018
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Frequentando i pazzi si diventa pazzi. O tra pazzi ci si riconosce e ci si ritrova. Comunque sia, è chiaro che guardando la mia strada, le scelte e le persone, andando oltre un apparente equilibrio, c’è tutto un mondo di totale insensatezza.

Una recente conversazione mi ha fatto riflettere sul concetto di “prigione”: un luogo emotivo in cui se va bene condividi. Altrimenti trattieni. Creando le condizioni per cui “ci si occupi di te”.

Ho dovuto pormi la domanda. E la risposta non mi è piaciuta per niente. L’equilibrismo impossibile: da una parte tutta la difficoltà a fidarmi; poi dettare le regole per evitarmi ulteriori ferite; affrontare le inevitabili ferite: le aspettative sono irraggiungibili.

Ho deciso di aprire le porte. Di fare uscire. E non trattenere più nessuno: non è la vita che voglio, è la vita di una persona che sta barando.

Tana libera tutti.

Mi sono ritrovata sola. E, cazzo! Sono dentro la prigione! E mi stupisco!!!

Ok. Stop! Cerco il piccone. Per abbattere i muri portanti. E vivere libera. E farmi amare per quello che sono. Amare senza riconoscenza. Amare e basta.