Posts contrassegnato dai tag ‘amore’

Dov’è finito il (mio) cuore?

Pubblicato: 19 novembre 2018 in 2018
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Il film, genere romantico, sta finendo: ovviamente tutto bene. Ci si ritrova, ci si capisce o si riparte. Dall’Amore.

Come spesso mi succede, con certi libri, o film, o semplici storie, mi metto a confronto e osservo le mie reazioni.

THE END. Quindi? Niente. Non provo niente. Mi accorgo di non provare più niente. Anche allargando gli orizzonti. Anche andando altrove.

Non sono cinica, né triste o depressa. Il mio umore è generalmente buono. Ed evito di piangermi addosso. L’energia che sento è positiva. E sono attratta dalle emozioni più forti e, possibilmente, mai esplorate. Ma il cuore? Non pervenuto. Dorme? In coma farmacologico? Morto?

Forse un giorno sentirò di nuovo il battito. Spero. Forse sospirerò con fiducia osservando gli innamorati che incontro nelle mie passeggiate. O guarderò un film, leggerò un libro o, semplicemente, ascolterò una storia vergognandomi di quella lacrima che segna il mio viso. Forse. Spero. Forse.

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Tra amore e realtà

Pubblicato: 18 ottobre 2018 in 2018
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L’immagine è ancora nitida, e dolorosa: una nonna che guarda il bambino impegnato nei suoi giochi in un periodo difficile per tutti. Lo guarda con incomprensibile disprezzo e si confida con me: “Ah.. guardalo! Farà una brutta fine se continua così!”

Io che lo guardo con tutto il mio amore e mi chiedo cosa vede che io non noto. Ma la nonna viaggiava già in una dimensione astratta, piena di ricordi confusi, la realtà non era contemplata.

Oggi, lo stesso disprezzo, un’immagine simile. Il bambino è un ragazzo, i giochi sono cambiati. La nonna non c’è più. Io che lo guardo con un amore sempre più grande e mi chiedo perché. Perché la visione distorta da deviazioni ormai senza possibilità di ritorno hanno capovolto il mondo. Il bambino è l’adulto, l’amore è rabbia, la speranza è morta.

Non c’è una fiammella che scuota tutto e renda improvvisamente chiaro chi è da proteggere, da amare, da accompagnare in una vita senza paura?

In nome dell’amore

Pubblicato: 9 ottobre 2018 in 2018
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Risorgerò.

Oggi (forse) hai vinto tu. Sii fiero. Ti ho visto distruggere, scientificamente, una alla volta, tutte le forme d’amore in transito nella tua vita. Basta poco, e non rimarrà più nulla.

Camminando, sentivo mancanza d’aria. E mi sono chiesta come sono arrivata fino a qua. E mettendo insieme tante parole che scambio quotidianamente con persone diverse, una mi si è scolpita nella testa: DIVERTIMENTO.

Il senso del mio viaggio si è perso quando ho rinunciato a divertirmi. Per aggiustare. Tamponare. Giustificare. Per paura. Con l’energia che piano piano evaporava. Le motivazioni perdevano senso. E solo un nome a sostenere il teatrino.

E poi è arrivato quel momento in cui recuperare pezzo dopo pezzo era l’unica strada percorribile. Sai che c’è? C’è che oggi mi diverto. Oggi vedo. E, piano piano, credo: che sto già risorgendo. Nel none dell’amore. Per me stessa. E per la vita che verrà.

Tana libera tutti!

Pubblicato: 16 settembre 2018 in 2018
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Frequentando i pazzi si diventa pazzi. O tra pazzi ci si riconosce e ci si ritrova. Comunque sia, è chiaro che guardando la mia strada, le scelte e le persone, andando oltre un apparente equilibrio, c’è tutto un mondo di totale insensatezza.

Una recente conversazione mi ha fatto riflettere sul concetto di “prigione”: un luogo emotivo in cui se va bene condividi. Altrimenti trattieni. Creando le condizioni per cui “ci si occupi di te”.

Ho dovuto pormi la domanda. E la risposta non mi è piaciuta per niente. L’equilibrismo impossibile: da una parte tutta la difficoltà a fidarmi; poi dettare le regole per evitarmi ulteriori ferite; affrontare le inevitabili ferite: le aspettative sono irraggiungibili.

Ho deciso di aprire le porte. Di fare uscire. E non trattenere più nessuno: non è la vita che voglio, è la vita di una persona che sta barando.

Tana libera tutti.

Mi sono ritrovata sola. E, cazzo! Sono dentro la prigione! E mi stupisco!!!

Ok. Stop! Cerco il piccone. Per abbattere i muri portanti. E vivere libera. E farmi amare per quello che sono. Amare senza riconoscenza. Amare e basta.

“Ho bisogno di te”

Pubblicato: 12 agosto 2018 in 2018
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In questa mattina ventosa e silenziosa, seduta in attesa di tutto, tengo a bada i miei pensieri. Ho voglia di leggerezza.

La coppia che vive qui vicino, insieme dall’adolescenza, ha attraversato la vita sempre insieme. Figli, nipoti, fatto tutto.

La sordità dovuta all’età fa si che si perda il concetto di privacy. Squilla il cellulare, volume altissimo. È lui che risponde, qui. È lei dall’altra parte. È lui che urla, “dove sei? Lo sai che ho bisogno di te.”

Sospiro. È tutto così lontano.

Non si può tornare indietro

Pubblicato: 1 agosto 2018 in 2018
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Quando riconosci il bisogno d’amore, e finalmente lo ammetti a te stessa, per quanto scomodo, lo sai, non puoi tornare indietro.

Quando intravedi, al di là delle montagne, superati i picchi di problemi, con tutte le difficoltà di orientamento, e le carenze di energia, la dolcezza della libertà, lo sai, non puoi tornare indietro.

Quando ritrovi, nell’abisso più profondo, il sorriso fiducioso di quella bambina bionda e lo sai che il tuo, di sorriso, pur non mancando mai, ha perso qualcosa lungo la strada, che fai? Torni indietro? Non puoi!

Quando fai un elenco, e i “manca” sono più numerosi dei “ce l’ho” è ovvio che devi andare alla conquista, e non puoi tornare indietro.

Quando un semplice abbraccio è una struggente mancanza. Quando il piacere è un ricordo lontano. Quando non ti ricordi l’ultimo sogno realizzato. Quando non ti concedi più il lusso di sognare per non alterare un equilibrio… nessuna alternativa. Andare avanti. O morire.

“Ho la speranza”

Pubblicato: 14 luglio 2018 in 2018
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Arrivano momenti in cui è d’obbligo liberare una rabbia che scuota i cieli. Occorre per questo scegliere il momento giusto, la collera non va scatenata in modo indiscriminato.
Clarissa Pinkola Estés

Ieri. Dall’alba a notte fonda. Rabbia. Solo rabbia. Feroce. Da star male. L’istinto era di prendere una mazza e fare una strage. La razionalità mi ha soccorso, come al solito.

L’ultimo pianto, questa mattina. Ripensando a ieri. All’ennesimo teatrino.

Ero già pronta a un’altra giornata di … difficile serenità…. invece no. La rabbia, arrivata apparentemente senza un motivo scatenante, era necessaria per rimescolare le carte, per far tremare tutto, demolire le false certezze, allontanare parole poco mie. Dovevo ritrovare quel filo. Pochi giorni fa, mi sentivo catapultata come in uno scenario poco rassicurante. Post bombardamento. Ecco. Alla fine è così. Ieri la guerra, oggi bisogna capire come e dove ricostruire, rispettando tutti, tutte le scelte e le sensibilità.

Penso ad Ambra, il cane da caccia che sta in ufficio con noi. Quando usciamo per il caffè, sappiamo esattamente tutte le soste che dobbiamo fare. Sono i buchi, gli anfratti dove lei ha visto ‘delle prede’ (lucertole), e che tutti i giorni controlla minuziosamente. Bloccandosi. Ascoltando e osservando con un’intensità incredibile, come se il resto del mondo improvvisamente sparisse.

Mi sono sentita così: immobile. Sola. Zitta. Dovevo sentire il battito del cuore. Il primo segnale di vita. Pum pum… E’ arrivato! Dovevo riconoscere il punto di partenza: io.

Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dentro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l’ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe.
Clarissa Pinkola Estés

Ho ritrovato il percorso che mi ha fatto arrivare fino a qua. Ho dato un senso a quello che mi sta guidando. Che non è, come mi è stato detto, il desiderio di perdermi in un sentiero comodo e piacevole per annullare i pensieri. Al contrario. E’ scegliere. Scegliere con la parte più vera di me. Io sono questo. Non posso ascoltare un insieme di belle frasi, sicuramente verissime, che non tengono conto della mia natura. Come del resto non posso tollerare a lungo la mia quotidianità. Impoverita da una serie di scelte non fatte. In cui ci muoviamo come zombie, tutti mutilati, facendo senza entusiasmo le cose che vanno fatte. Nulla di più. Di cui non sono semplicemente una vittima.

C’è solo una voce che devo rispettare. Quella che dice: “Ho la speranza”.

Non sarò io a soffocarla. Nel frattempo, come Ambra, cerco qua e là  nella mia anima, quella storia che, giorno dopo giorno, viene sempre un po’ più a galla.