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A proposito del cambiamento

Pubblicato: 1 agosto 2019 in 2019
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La signora dai capelli rossi la incontro spesso, in queste giornate d’estate. Io le sorrido, lei mi guarda sospettosa cercando di ritrovare tracce di me nei suoi ricordi, ci fissiamo e finalmente arriva qualcosa. Lei ricambia il mio sorriso e mi dice sempre la stessa frase: “Non ti avevo riconosciuta.. l’età… l’altro giorno ho parlato di te con la mia amica: mi sbagliavo… stai benissimo così”.

Due anni fa era convinta che ‘mi stavo rovinando’ dimagrendo così tanto e così velocemente. Me lo ripeteva sempre. E io, che di energia ne avevo tanta, ma equilibrio meno, venivo colta da ondate di rabbia che a stento celavo dietro l’incrollabile sorriso. Ho iniziato a evitare lei e tutti quelli che insistevano a sapere meglio di me chi ero, cosa volevo, dove stavo andando.

Grazie.

Io lo so che sto benissimo così. Lo sento che il mondo mi corrisponde. Che tutto si trasforma con me. Che persino le crisi mi restituiscono le risposte che stavo cercando. Mi piace sentire che quello che provo io è quello che vedi anche tu. Persino lo specchio sta diventando quasi un amico, per me.

Ti saluto. Tu sempre più persa nella nebbia della tua inesorabile marcia nella vita. Ci incontreremo ancora, ogni volta penserai che è tanto che non mi vedi e mi ripeterai che sto benissimo. Io sentirò quel piacere crescere dentro di me. Consapevole che la metamorfosi è tutt’altro che compiuta.

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(senza) speranza

Pubblicato: 28 luglio 2019 in 2019
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“È che io voglio solo morire. È tutta la vita che cerco il posto ideale, il momento giusto… è tutta la vita che voglio solo morire”.

La serata è calda. Osservo quegli occhi per capire quanto sostengono parole così pesanti. Chiedo un limoncello, è forte e per un po’ viene in mio soccorso, attenua l’ansia sulla mia vita e tira fuori le parole… ‘Che cazzo stai dicendo??’. La banalità è sempre in agguato, quando hai davanti una persona che si è trascinata per tutta la sua esistenza cercando solo il coraggio di morire. Me ne frego, e tento di inculcargli un po’ di speranza.

“Sai cosa vorrei, però? Vorrei amare ed essere amato. So che non succederà. Non ho niente da offrire.” Non ho più pazienza. Me ne rendo conto e conto fino a 10, vorrei proseguire fino a 100.. a 1000… vorrei avere qualcuno che condivida la mia di ansia, che riempia questo momento di vuoto facendomi semplicemente ridere.

Chi sono io per dirti che se cambi atteggiamento, abbassi le difese, accorci le distanze, sorridi e eviti di trascinare ovunque il peso di questo fallimento… ecco… forse potrebbe essere tutto diverso? Chi sono io per parlarti della vita come se fosse così semplice modificarne la traiettoria… chi sono io?

Non ti posso aiutare, mi spiace. Ho già il mio di vuoto, con cui fare i conti. Reagisco, sorrido e vivo. Ma la notte mi accascio sul divano, mi giro e mi rigiro per ore, mi arrendo alla televisione perché non voglio prendere quelle goccine, tanto vicine e invitanti, ma voglio farcela da sola…….

Sto vivendo di piccoli voli, più o meno condivisi, ma alla fine le maglie sono troppo larghe e le persone passano e vanno. Io non ti posso aiutare.  Lo devi fare tu, come tutti quelli che decidono di vivere.

Questa sera sono sola

Pubblicato: 10 luglio 2019 in 2019
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Vorrei parlare un po’ con te, amore.

Come stai, dopo l’ultimo terremoto? Guardo la bilancia dei pro e contro, gli umori e malumori, i capricci e i discorsoni e non so bene cosa fare.

Non te lo posso chiedere, e non posso ascoltare i consigli di tutti.

Sarebbe bellissimo ritrovarci per un po’ in un lettone, tu e io, come tanto tempo fa, a giocare e ridere, ed era lì tutto il nostro mondo mentre il resto era così lontano…

..vorrei sentirti addosso come allora, che non ti staccavi mai, mentre oggi sono io che ti inseguo e tu, di tanto in tanto, mi concedi un abbraccio pieno di pudore e un po’ mi dispiace, perché mi piacerebbe sapere che vivi tutto questo con più naturalezza… queste stupide smancerie…. ma forse è solo la tua età… o il tuo carattere…

Ma stasera niente lettone, non sei con me e i consigli non mi aiutano. Sono sola, sul divano, come sempre dopo il terremoto… a cercare di capire cosa c’è negli abissi del tuo animo e nel tuo mondo, dove mi vieti l’accesso; qual è la strada meno scomoda, e in quanto tempo mi sentirò abbastanza forte. Mi stupisco ancora quando ti vedo troppo maturo tenere testa a parole taglienti come lame che, mi auguro, colpiscano al cuore chi le ha pronunciate. Presto.

L’intruso nell’armadio

Pubblicato: 9 luglio 2019 in 2019
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La metropolitana mi accompagna quattro volte al giorno (almeno) negli spazi tanto diversi e fondamentali per definire chi sono oggi. E segue e accelera tutti i miei pensieri, negli alti e bassi della mia giornata.

Ho un intruso nell’armadio. È un nuovo vestito, risultato dello shopping di sabato. Ho dovuto prendere qualcosa. Ho scelto lui. Non mi piace. Non mi definisce. Non.. importa!

Ne avevo bisogno e dopo ventimila passi di NO un sì dovevo trovarlo. Ho sopportato la lunghissima fila per arrivare al camerino. L’ho indossato. Ho cercato di vedermelo bene addosso, ma mi facevo schifo. Sono io? È il vestito? Lo compro lo stesso? Lo lascio lì? Ma poi cosa mi metto?

Oggi l’ho indossato. Senza entusiasmo.

Non ho scelto. Mi sono accontentata. Ho ancora bisogno di capire cosa voglio. E vestire la mia nuova anima senza tutta questa fatica.

Ero solo testa, in un corpo infagottato. Poi solo corpo, riconquistato ed esibito in tutta la sua (eccessiva) magrezza.

Oggi sono una donna completa, corpo testa e anima. Mi sfugge il mio stile. La copertina di un libro che, giorno dopo giorno, scrivo con pagine del tutto nuove. Nero e jeans. E poi?

È musica

Pubblicato: 28 giugno 2019 in 2019
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La musica è sempre la stessa e io non la sento più. Il direttore d’orchestra non ha più strumenti da dirigere, è solo ma non se ne è ancora accorto. Forse vede le sue sagome ed è convinto del suo potere quando urla per farsi seguire nel suo spartito, che è rabbia è fallimento è vuoto.

Ma la mia musica me la suono e me la ballo da sola. Lo guardo ma non lo sento, non mi arriva niente: vedo le bacchette agitarsi, la bocca aprirsi, frasi ricattatorie talmente vuote che si liberano in aria come palloncini senza spago, volano lontane, lontanissime da me.

Ho tante note nelle mie mani con cui gioco, compongo e danzo. Cerco la giusta successione, la ascolto cento volte e poi butto via tutto… e viene fuori una nuova combinazione che diventa canzone e ritmo e ballo.

E mi piace non capire più niente. Non sapere nulla.

Chiedermi tutti i giorni: qual è la mia strada? E trovare risposte diverse, stimoli differenti e godere di tutto. In questo caos totale prende forma un progetto o forse due. In questo caos totale le vecchie logiche sono morte. La morte.

Non mi riguardano più.

Il (mio) segno

Pubblicato: 16 aprile 2019 in 2019
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Una bambina si guarda intorno. È estate. Una sera qualunque. Al mare. Nel luogo di sempre.

Il mondo adulto lo vede per quello che riesce a capire. Probabilmente sentire tutta quell’allegria tra “i vecchi” è rassicurante. Ma nello stesso tempo un pensiero la rattrista. Ha come l’impressione che c’è un punto, nella vita, in cui si possa mollare il timone: le decisioni sono prese, il destino segnato. Si va avanti, semplicemente.

L’idea di tutte quelle decisioni da prendere la angoscia. Ma ancora peggio è quella prospettiva di “seguire la corrente”, perché.. se ci fossero degli errori… dei ripensamenti… sarebbe impossibile tornare indietro.

La corrente sarebbe quella… imperfetta… ma, nella sua testa (chissà perché), se la deve tenere.

“Sai perché ho svuotato tutti gli scatoloni tranne uno?”

Dimmi.

“Ho bisogno di non sentirmi definitivamente stabile. Ho bisogno di sapere che una parte di me è pronta a ripartire da un momento all’altro.”

Ognuno ha una strategia per viaggiare fianco a fianco al suo piano B. Per me è il disordine: mi impedisce di vedere dei confini definiti. Non so nemmeno bene quanti vestiti ho veramente, della giusta taglia. Quante penne scrivono ancora. Quanti libri ho parcheggiato in attesa della giusta sintonia.

In tutte queste sfocature c’è la Vita. Ci sono le possibilità mai esplorate. Ci sono i riflessi di un’anima che sta nascendo veramente.

E in questo viaggiare disordinato sto tracciando dei segni invisibili, incomprensibili, miei. Per apprezzare definitivamente la mia di corrente, estremamente imperfetta ma totalmente MIA.

Ma tu cosa vuoi, veramente?

Pubblicato: 5 aprile 2019 in 2019
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vita

Visualizzo. Un ambiente stracolmo di palloni di tanti colori e diverse dimensioni. Io in mezzo. Per procedere, come nei giochi, devo far scoppiare i palloni. Colori uguali e contigui scoppiano insieme. Dopo ogni esplosione mi muovo anch’io, disordinatamente.

Ecco.

Così procedo, compiendo traiettorie indefinite, facendo passi di cui non sempre sono consapevole. La direzione si modifica da sola. E va tutto bene, credo. Perché le questioni aperte in cui mi sto impegnando sono tante (troppe?) e tutte così importanti che se mi fermo a pensare mi manca il fiato.

Ripeto: va tutto bene? credo di si…. Se non fosse che oggi, mi si stampa in testa questa domanda. Semplice. Banale. “Ma tu cosa vuoi veramente?” veramente.. cosa voglio… voglio tutto! Voglio quella casa che ho chiara nella mia testa, nell’architettura e nei graffiti che distinguono gli ambienti. Nell’atmosfera che vorrei intorno. Nella persona che vorrei vedere allo specchio. E quella che si sveglia la notte e vive cose diverse, impensabili. Voglio tutto. Il più presto possibile.