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24 ore da dimenticare. O forse no.

Pubblicato: 13 dicembre 2018 in 2018
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È incredibile. Quando ieri mi sono svegliata e ho capito la mia nuova libertà posso dire di essermi avvicinata alla felicità più di quanto non sia successo negli ultimi… quindici anni..?

Poi è iniziato un rosario di situazioni complicate e sgradevoli, fino a sera. E molta di quell’energia mi ha abbandonato.

Oggi non è andata molto diversamente. Fino a sera. Quando la situazione cui tengo maggiormente l’ho recuperata.

Forse il vero viaggio, quello di esplorazione e conquista di nuove terre, prevede che non si possa portare sempre tutto. E anche le cose più care o le persone positive cessano improvvisamente di essere un valore aggiunto.

Probabilmente, alcuni tratti vanno percorsi da soli. O, molto più semplicemente, sono io. Non lo so.

Oggi, all’ennesima spiegazione di una mia scelta, non capita, mi sono chiesta perché. Perché stavo perdendo tutto quel tempo a parlare con chi, da tempo, non mi vede veramente? Perché rispondere a chi, con qualunque intenzione, contesta la mia natura? Nel mio mare non c’è posto per tutto. Né tutti. Nel mio mondo, chi desidera esserci, si mette al mio livello e cammina nella mia stessa direzione. STOP.

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8-12-2018

Pubblicato: 10 dicembre 2018 in 2018
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Mattina di festa, fuori con la solita compagnia: i miei pensieri.

La città addobbata, le vetrine natalizie, la compilation musicale: niente, continuo a non sentire niente.

Ho detto a G: quest’anno, scelta netta. Natale 100% (albero, presepe, biscotti, zenzero e cannella….) oppure 0. Pensaci e fammi sapere. Sono passate due settimane. Nessuna risposta. E quindi: continuiamo così, ignorando il Natale, a casa nostra non entra. Che non sarebbe nemmeno grave, se non entrasse veramente per niente: né il bello né il brutto. Niente. Ma sarà così? Vedremo.

Intanto per qualche ora ho cercato in me una certa dimensione di famiglia. Ho cercato di forzarmi in un ruolo che sento sempre meno, occupandomi con una manciata d’amore di cucina, di bucato, di ordine. Spegnendo tutto il resto. È chiaro che così non funziona. Non posso scegliere di accendere e spegnere parti di me. In ogni caso, giusto o sbagliato che sia, non sarei felice. E nessuno intorno a me lo sarebbe.

Nella mia personalissima ricerca quotidiana, ho ritrovato tanto di me. Mi manca l’habitat. Ma ho fiducia. Più riesco a ridimensionare la parte razionale, più l’istinto è libero, a modo mio, ritroverò tutto. Anzi: troverò tutto. Tutto quello che mi appartiene, veramente. Tutto quello che voglio, veramente. Tutto quello che sono, veramente.

What a wonderful life

Pubblicato: 27 novembre 2018 in 2018
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La lotta con le parole mi ha immobilizzato venti minuti, tre opzioni, tre colori molto diversi. E l’impatto che ognuna di queste parole aveva dentro di me. E immaginare le espressioni di chi avrebbe letto. E l’impatto che queste espressioni avevano dentro di me. Non sono riuscita a scegliere.

Ho abbandonato le righe che ho scritto fino a quando avrò capito che sono “solo” parole, non si tratta della mia vita!

Oggi ho fatto la scelta più giusta che andava fatta, per poi sentire che no, non mi rendeva proprio felice. E sono tornata indietro, sorridendo di tutta questa incoerenza, sapendo che non si tratta della mia vita, ma di un tratto di strada estremamente mutevole, disseminato di attrattive e pericoli e io, salterellando qua e là, spesso cado. Ma poi mi rialzo.

Io non lo so, esattamente, cos’è la mia vita. Il che potrebbe essere giudicato grave, a questo punto. Nessun percorso lineare da seguire per raggiungere il tramonto. Nessun luogo mi aspetta nei weekend. Giusto la Martesana, in transito. E tutto questo, fino a poco tempo fa, mi provocava un senso d’ansia. E di fallimento.

Oggi sento la ricchezza della vita che sto vivendo: l’ebbrezza del cambiamento, la continua scoperta di sfumature e di nuovi territori da esplorare. Nuove forme di amicizia, nuovi desideri inconfessabili. Guardando solo verso l’unica direzione possibile.

Dopo il ponte

Pubblicato: 5 novembre 2018 in 2018
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Metropolitana. Una ragazzina che va verso la scuola. Circondata da tanti ragazzini come lei. Cerca una posizione tutta sua, al riparo dagli sguardi del mondo. Piange. L’ho capito dopo.

Raggiunta da un’amica, si sente evidentemente protetta e si lascia andare. Abbracciata, ritrova quasi un sorriso.

Ho volutamente tenuto le cuffiette, e la musica al massimo. Non volevo curiosare nella fragilità. Ma ho pensato.

E immaginato. Un ragazzino che esce da casa con il sorriso di sempre.

Ma che una volta solo sente il peso di una famiglia che non cambia mai. Che esplode per ogni piccola stupida inezia. In maniera fragorosa, esagerata. E lo sottopone sempre allo stesso copione. E lui che vorrebbe solo crescere nella tranquillità, che vorrebbe ridere, sognare, com’è giusto alla sua età; e sempre. E girare, viaggiare, conoscere il mondo. E parlare. E trovare, nei fatti, qualcuno in grado di sostenerlo senza giudizio. Rassicurarlo. Amarlo semplicemente. Perché tutto passa, anche l’adolescenza. Perché se non si perde ora non si perderà mai.

E io che vorrei esserci sempre, che vorrei prendermi tutto il dolore ma so che non funziona così. Spero ci saranno intorno a lui gli amici che, rassicurandolo, sostengano il suo sorriso. Perché tutto passa. Anche tutto questo.

Prime luci del giorno

Pubblicato: 1 novembre 2018 in 2018
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Il treno è partito e stiamo per arrivare alla prima fermata del nostro viaggio.

G nel suo mondo, cuffiette, musica e via. Io nel mio: pensieri e parole. Ma un’unica direzione, questo è importante.

In questi giorni in cui tutto si chiarisce ogni giorno un po’ di più, ho capito che spesso mi sono mossa come sugli autoscontri: spinta dagli altri o costretta a infilarmi in traiettorie poco mie.

Ora che le mie mani sono piene di vita, la mia; e di buone intenzioni; devo procedere con tutta la consapevolezza di cui sono capace.

E quando mi ritrovo improvvisamente scoperta e fragile, esposta senza capire perché, mi rendo conto che, probabilmente, sto procedendo verso un nuovo livello, e che le difese non sempre aiutano ad andare oltre.

Un nuovo giorno si sta affacciando. Ok, sono pronta.

Vorrei… voglio!

Pubblicato: 26 ottobre 2018 in 2018
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Vorrei essere più forte, in alcune situazioni. Non farmi raggiungere da certi aggettivi, superficiali, stronzi. Vorrei impedire a questi aggettivi di prendere chilometri di strada fatta per vanificare tutto. Vorrei non sentire tutta l’ansia improvvisamente crescermi dentro e permetterle di determinare chi sono io, oggi.

Respiro.

Voglio farti capire che ieri ti avrei allontanato impedendoti di ferirmi ancora, con le tue parole.

Ma non lo farò.

Voglio spiegarti chi sono oggi. E che respingo al mittente quello stupido giudizio. Che tutto quello che faccio, da anni, va in direzione opposta a quello che pensi tu. Che non sai niente: di cosa abbia significato, di cosa io stia facendo, di cosa mi aspetto dalla vita. Non cerco la tua approvazione. Ho pagato il mio prezzo, ho fatto le mie scelte e vado avanti.

Detto questo, sento l’ansia tacere, piano piano. E il sorriso che torna. Mi accorgo che io stessa ho sottovalutato la forza che mi sostiene. Vado avanti. Senza bisogno di nessuno, ma apprezzando la compagnia dei veri Amici.

Io non sono il mio matrimonio.

Io non sono la mia magrezza.

Io non sono l’idea che qualcuno hai di me, estremamente variabile: dall’insulto più odioso al complimento più effimero. No. Non lo sono.

Non sono nei problemi di chi, non riconoscendoli suoi, li ha sbattuti su di me, facendomi sentire, per anni, inadeguata.

Solo che ci ho messo tanto, troppo a capire.

Poi, magari, come succede a me, si ha la fortuna, a volte sfortuna, di incontrare qualcuno capace di farti vedere altro di te. E questa continua scoperta ha effetti contrastanti. Da una parte è potente il desiderio di rintracciare dove sono i miei reali confini. D’altra parte questo continuo demolire certezze ha il suo lato angosciante.

Chi sono io, oggi?!

Arriva la notte, un sogno confuso: la zia, raramente ma sempre quando mi sento persa. Scale, ovunque scale. Le case di sempre ma rivoluzionate in un susseguirsi di ambienti mai visti, diversi livelli, ma con una strana armonia. La pediatra che diventa psicologa, un giardino in cui mi perdo. E la certezza che niente di tutto questo mi definisce.

Emma Bonino la detto questa frase quando ha scoperto la malattia e doveva trovare il punto di forza per lottare: dare importanza alla parte sana e curarsi.

Io, che ho tanta confusione in testa e nel cuore, poche certezze e una profonda inquietudine; che indica, forse, che è vicino il momento della ricostruzione e di capire, e rintracciare i miei punti di forza e lottare, con tutta la mia energia, per far uscire veramente chi sono.