Posts contrassegnato dai tag ‘cambiamento’

Il (mio) segno

Pubblicato: 16 aprile 2019 in 2019
Tag:, , ,

Una bambina si guarda intorno. È estate. Una sera qualunque. Al mare. Nel luogo di sempre.

Il mondo adulto lo vede per quello che riesce a capire. Probabilmente sentire tutta quell’allegria tra “i vecchi” è rassicurante. Ma nello stesso tempo un pensiero la rattrista. Ha come l’impressione che c’è un punto, nella vita, in cui si possa mollare il timone: le decisioni sono prese, il destino segnato. Si va avanti, semplicemente.

L’idea di tutte quelle decisioni da prendere la angoscia. Ma ancora peggio è quella prospettiva di “seguire la corrente”, perché.. se ci fossero degli errori… dei ripensamenti… sarebbe impossibile tornare indietro.

La corrente sarebbe quella… imperfetta… ma, nella sua testa (chissà perché), se la deve tenere.

“Sai perché ho svuotato tutti gli scatoloni tranne uno?”

Dimmi.

“Ho bisogno di non sentirmi definitivamente stabile. Ho bisogno di sapere che una parte di me è pronta a ripartire da un momento all’altro.”

Ognuno ha una strategia per viaggiare fianco a fianco al suo piano B. Per me è il disordine: mi impedisce di vedere dei confini definiti. Non so nemmeno bene quanti vestiti ho veramente, della giusta taglia. Quante penne scrivono ancora. Quanti libri ho parcheggiato in attesa della giusta sintonia.

In tutte queste sfocature c’è la Vita. Ci sono le possibilità mai esplorate. Ci sono i riflessi di un’anima che sta nascendo veramente.

E in questo viaggiare disordinato sto tracciando dei segni invisibili, incomprensibili, miei. Per apprezzare definitivamente la mia di corrente, estremamente imperfetta ma totalmente MIA.

Ma tu cosa vuoi, veramente?

Pubblicato: 5 aprile 2019 in 2019
Tag:, ,
vita

Visualizzo. Un ambiente stracolmo di palloni di tanti colori e diverse dimensioni. Io in mezzo. Per procedere, come nei giochi, devo far scoppiare i palloni. Colori uguali e contigui scoppiano insieme. Dopo ogni esplosione mi muovo anch’io, disordinatamente.

Ecco.

Così procedo, compiendo traiettorie indefinite, facendo passi di cui non sempre sono consapevole. La direzione si modifica da sola. E va tutto bene, credo. Perché le questioni aperte in cui mi sto impegnando sono tante (troppe?) e tutte così importanti che se mi fermo a pensare mi manca il fiato.

Ripeto: va tutto bene? credo di si…. Se non fosse che oggi, mi si stampa in testa questa domanda. Semplice. Banale. “Ma tu cosa vuoi veramente?” veramente.. cosa voglio… voglio tutto! Voglio quella casa che ho chiara nella mia testa, nell’architettura e nei graffiti che distinguono gli ambienti. Nell’atmosfera che vorrei intorno. Nella persona che vorrei vedere allo specchio. E quella che si sveglia la notte e vive cose diverse, impensabili. Voglio tutto. Il più presto possibile.

Dovrei? Mi limito a distinguere i fiori belli da quelli meno interessanti; ad apprezzare il tripudio della primavera in certi scorci durante le mie passeggiate; ad essere rapita dai profumi di alcune fioriture e dell’erba appena tagliata. Più o meno mi fermo qui.

Nell’agrifoglio la disposizione delle foglie munite di spine è particolarmente interessante. Esse si posizionano nei rami più bassi, mentre in alto ci sono quelle inermi: è come se la spinosità rappresentasse un mezzo di difesa…

E mi ritrovo a osservare questa pianta, e a volerle bene, in un certo senso.

Poi continuo la passeggiata, archiviando la questione.

Le mie spine pare siano percepite come l’aspetto più evidente di me, ultimamente. Modalità difesa. Confini netti. Distanze da rispettare. Non invado il terreno degli altri e non accolgo nel mio. “Chiuso per rinnovo”.

Ma oggi, ripensando all’agrifoglio (..perché?? BOH!) ho guardato un po’ più su, nell’immagine nella mia testa, in quel punto di mezzo, dove le foglie iniziano a ingentilirsi, la metamorfosi non è compiuta completamente, ma c’è meno rigidità nelle forme.

Forse è solo un’esigenza di leggerezza.

Forse è l’energia della primavera che sta arrivando.

Forse è che un certo tipo di rabbia a un certo punto evolve, o lascia spazio ad altro.

Forse… vedo in un punto ancora lontano, ma raggiungibile, un’idea di equilibrio.

Forse…

Poche e fondamentali

Pubblicato: 18 marzo 2019 in 2019
Tag:, , ,

…regole.

Primo. Evitare di chiudere la settimana guardando “Amore criminale”.

Secondo. Non chiedere al destino, o Dio, o a qualcuno che non c’è più, sempre la stessa sera, di mandare un segnale, una qualunque idea di futuro, una traccia percorribile.

Perché poi succede: una notte d’inferno. Un serial onirico, una puntata dietro l’altra, con un crescendo di violenza, angoscia e follia. E tra un sogno e l’altro non riuscire a capire se si tratti di segnali premonitori o semplicemente di una paura sommersa.

E finalmente la sveglia.

Contenta che sia lunedì. E tra le prime mail la conferma.

Un sogno. Un grande, enorme sogno. Immenso. Si sta per realizzare. Inizio sabato. E tutto il resto non esiste più. È piccolo. E io, per una volta, enorme. Non nelle aspettative di quello che succederà. Perché potrei anche scoprire che non è la mia strada. Che ho sbagliato tutto.

Quello che mi fa sentire veramente speciale è come le cose si siano mosse, passo dopo passo, scelta dopo scelta, per arrivare da me.

Voglio ricordarmi per sempre di questo momento. Per tutti quei tesori nascosti che ho trovato nel mio viaggio e che, ostinatamente, per anni, ho pensato non esserne degna. Riconosco le impronte di chi, in qualunque modo, ha camminato con me, sopportato la mia instabilità, le troppe chiacchiere o i silenzi inspiegabili… grazie.

Il prossimo tratto lo percorro sola. È arrivato il momento. Di sapere. Di capire. E, nel caso, di volare…

Venerdì sera. Fine lavoro. Metropolitana. Penso. Un bicchiere di vino, per planare dolcemente nel fine settimana.

Penso. Mi sento ferita, ma non faccio l’errore di cedere alla rabbia. No. Ho cose più importanti da fare che accartocciarmi in mille sterili ragionamenti che non cambiano nulla. È evidente che ci sono persone che si sentono autorizzate a vedermi (e trattarmi) come una stupida. A prendere le mie frasi, svuotarle, decontestualizzarle e sbattermele in faccia. Va bene così. Magari trovare le palle per essere sinceri sarebbe stato più gradito. Ma almeno ora è tutto chiaro.

Cerco di rientrare e ficcare in fondo all’anima l’amarezza. Cerco di sorridere. Prendo il mio bicchiere di vino, qualche oliva e i crostini di mais: vorrei solo planare dolcemente nel weekend..

Penso al colloquio di mercoledì. A quanto costa ammettere che tutta la strada che credevo di aver fatto in realtà sono solo pochi metri. E che questo mi ha di nuovo tolto il fiato. Ho ricominciato a respirare con fatica. A cercare aria. E capire che così non va bene.

In pochi giorni è cambiato tutto. Ma oggi ho imparato a ripartire con le carte che ho in mano. Ho obiettivi chiari, mi sento solo un po’ più sola. Ma ho un’immagine nitida nella mia testa, che mi aiuta quando vado in affanno.

Qualche sorso di vino. Qualche oliva. Due crostini. Toni rabbiosi e recriminazioni. Volevo planare dolcemente nel weekend, ma non è questo il mio momento. Non cedo alla rabbia, però. Ho troppe cose da fare per consegnare il timone a chi mi ferisce.

E alla fine: il sole!

Pubblicato: 3 febbraio 2019 in 2019
Tag:, , ,

Neve. Pioggia… pioggerellina… foschia….

Poi parole: tante… Troppe!! Toni aggressivi. Urla.

Inchiodata a quella sedia vedo il mio programma sgretolarsi… e cerco le risorse per resistere, mentre immagino come sarebbe stato bello essere sulla riva di un qualunque mare d’inverno, magari sorseggiando un calice di prosecco che a stomaco vuoto libera da tutte le catene… e cominciare a ridere e a dire cazzate, in compagnia di chiunque volesse starmi vicino senza giudicare, senza pretendere, senza niente, solo cazzate e risate. Solo leggerezza. E silenzio. In cui riporre tutti gli errori.

Poi guardo fuori e c’è il sole. E guardo dentro di me. Sento qualche raggio raggiungere il cuore e scalfire e sciogliere un pochino quel ghiaccio che mi tiene al riparo dall’Amore. Ma non dalla rabbia. Né dalla gabbia in cui, ostinatamente, cerco una nuova dimensione in cui ritrovarmi.

Infiniti mondi

Pubblicato: 29 gennaio 2019 in 2019
Tag:, ,

Il pomeriggio è freddo ma c’è il sole: come faccio a stare a casa?

L’incontro di oggi mi trova impreparata. Quando vengo investita da quel torrente in piena di parole vedo chiaramente che non ce la posso fare. Guardo la persona e annuisco. So che non si aspetta questo da me. Vuole di più. Mi sollecita a intervenire. Vuole la mia visione alternativa. Ma, cazzo! Ho bisogno di tempo!

Come faccio a spiegarti dove sono? È che ho “viaggiato” tanto, ultimamente. Ho dovuto esplorare il mio mondo, disegnarne la mappa; scoprire le trappole e combattere contro la paura. Ho trovato un varco. Esco e rientro, infinite volte.

“Hai idea di quanti mondi ci sono là fuori?”.. È questo quello che vorrei dirti. Ma sono sicura che non capiresti. Eppure te lo urlerei in faccia! Esci da quella rabbia. Guarda l’enorme opportunità, ora che il tuo mondo di prima è stato raso al suolo. Guarda nelle pieghe della tua anima, guarda nei posti più nascosti. Ascolta le voci meno ovvie. Sii pronta a mettere in discussione tutto. Fai quello che non hai mai fatto, pensa a te avvicinandoti a quello che avevi rifiutato. Rivalutati, completamente: pensa a quello che di te è stato stabilito da altri. Vale ancora?

Ma tu non vuoi volare. E io non posso (più) strisciare. Comunque ti fidi, e ricominci a parlare. E io ti ascolto. Mi sento felice, perché ho finalmente visto tutta la strada che ho fatto. Ci incontreremo un giorno. Forse.

Il magico potere del disordine

Pubblicato: 12 gennaio 2019 in 2019
Tag:, , ,

Ordine nel caos.

Chi mi conosce, chi ha avuto la (s)fortuna di frequentarmi da vicino, lo sa: vivo nel casino! Ho abitato una vita in una casa da copertina, in ordine, pulitissima e curata. Ovunque. Tranne una camera: la mia. Blindata, chiusa a chiave e dentro una montagna di cose, ovunque. Una volta mi hanno detto che era il modo di rendere del tutto inaccessibile il mio mondo. E da allora è finita: il mio disordine aveva una filosofia, perché cambiare?

Poi mi sono scelta una casa e mi sono ritrovata in un mondo che non mi aspettavo e, soprattutto, non avrei mai voluto. Il mio disordine esteriore doveva essere moderato ma, soprattutto, per rendere accettabile la quotidianità, cercavo di mettere ordine nei gesti, nelle parole e nei ritmi, un rigore assoluto per alleggerire le nostre esistenze, perché tutto avesse comunque un senso. Mi raccontavo le favole. E in questo mondo tutto aveva un senso. Tutto appariva persino normale. Non ho mai perso il mio sorriso. Altro, però, sì.

Caos nell’ordine.

Non lo so se sia successo anche prima. Sicuramente io non sarei stata in grado di sentire, vedere e capire.

C’è stato un momento, molto dopo il punto di non ritorno, in cui mi sono  sentita pronta ad aprire le finestre e farmi raggiungere. Da una brezza, inizialmente. Che si è trasformata in un vento via via più forte. Fino a una miracolosa tromba d’aria. Devastazione. Caos!

Il cambiamento ha bisogno del Caos. 

Improvvisamente: sono sparite le certezze, i principi, le idee di sempre. Ho sentito una libertà mai provata prima. Le voci lontane di chi non capiva non mi raggiungevano. Sottofondo senza importanza.

Sacher a parte, ho messo in discussione TUTTO.

Quello che mi ha portato a una vita senza senso, perché mai dovrebbe essere la base per la persona che voglio essere? 

Demolire le certezze. Guardare oltre le idee di me stessa, su me stessa. Distruggere i ruoli, i ritmi, le gabbie. E’ un viaggio senza ritorno ed è magnifico. 

Non è tutta farina del mio sacco. Ho incontrato chi ha saputo farmi procedere superando la normale razionalità, con creatività e come mai ho fatto nella mia vita.

Il castello di rabbia è crollato, e mi trovo a pensare: ca..o! tutto è ancora possibile!

Non lo so se è proprio vero. Alle volte so che sarebbe più facile fermarmi e accettare che è andata così. Sedermi e aspettare. Che l’esuberanza passi. E i desideri si plachino. E l’energia si spenga. E accettare i normali ritmi dell’esistenza. E in qualche modo andare avanti. Rimettere un po’ di ordine fuori di me. E accettare il disordine dentro di me. E…

che ca..o!! NO!!

PS: Grazie. A chi ha portato, porta e porterà disordine nella mia vita.
Ma non è più necessario “occuparsi” di me.

IMMAGINE: Joost J. Bakker [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons

Treno. Si torna. Vorrei dire a casa, ma non è proprio così. Forse si, per certi aspetti. Ma in realtà sento che tutto quello che so e che voglio, di me e da me, sta dentro lo zainetto che mi porto dietro.

Come sempre, incontrare le amiche di una vita mi arricchisce. Anche solo di domande. Che meritano risposte sincere. Da me e per me. Ci sto pensando.

Anche qui, nei ruoli di sempre, sono stata una figura sbiadita. Come figlia, non ne parliamo. Insofferenza e disabitudine non hanno restituito la migliore me. Come mamma di un ragazzo influenzato.. vogliamo parlarne? sempre in giro e refrattaria a tutti i consigli che arrivavano, assente e arrogante, quindi.

Ok. Devo ritrovare un po’ di dolcezza… prima o poi. Perché sto abbattendo alcuni muri: e lo devo fare con forza, per fare un buon lavoro. Veloce. Inesorabile. Inevitabile. E quello che già vedo, oltre il muro e le macerie, mi piace, mi attrae, mi stordisce e inebria. Devo proseguire per questa strada, perché è quello che voglio.

Per chi si trova lungo la mia strada: pazienza. È un momento di disequilibrio. Ma è uno dei periodi più interessanti e intensi della mia vita. Da molto. Moltissimo tempo.

L’ultima volta

Pubblicato: 26 dicembre 2018 in 2018
Tag:, ,

Camminando per Padova oggi so che c’è un posto in cui ho voglia di passare. È più di una voglia: è un’urgenza.

Le cose sono molto cambiate.

L’ultima volta che sono passata a trovarti avevo tantissima rabbia in corpo. Tutti i passi che facevo (ed erano veramente tanti) non riuscivano a calmarmi. Non elaboravo pensieri. Ero cieca e sorda; non mi arrivava il sole, non mi toccava il vento, non sentivo né amore né parole. Niente partiva, niente arrivava. Tutto veniva fagocitato dalla rabbia.

Ho pensato che eri l’ultima speranza per cambiare le cose. Ed è successo. Tu, che non mi hai mai giudicato, hai permesso a mio dolore di uscire. Ho trovato un angolino e ho lasciato le lacrime scorrere, finalmente. E aspettato che uscissero tutte, per potere ripartire libera.

Di fronte a te ho provato tanta vergogna, per come ero diventata. Sconfitta. Senza un’idea di come uscire da tutto quello che era la mia vita.

Ecco.

L’ultima volta ero quello che ero. Oggi è tutto diverso. Penso che ti piacerebbe vedere chi sono, anche se non tutto è risolto.

L’ultima volta mi sembra tanto lontana. E non c’è situazione in cui non abbia pensato che avrei voluto condividere finalmente e veramente con te le mie idee. Capire se avresti potuto vedere dalla mia prospettiva le scelte che sto facendo. Non potrei dirti proprio tutto, per pudore e opportunità. Ma non farei più finta che vada tutto bene. È comunque un dialogo che non ho mai interrotto, nonostante tutto.

Quanto mi piacerebbe avere un ultimo abbraccio, papà.

Oggi. Sempre.