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Metropolitana. La mattina è mia. Programma: camminare, per ore. Da sola. L’itinerario è suggestivo, la musica stimolante, il fisico a posto.

La mia settimana nera, alla fine si è conclusa. Ho perso: fiducia, persone, un po’ di speranza.

Avrei voluto avere un posto altrove, un rifugio, un angolo di pace, per fermare tutto. Anche se, alla fine, passando al setaccio gli eventi, in ciò che è rimasto ho trovato qualche risposta importante.

Sale una bionda. Né giovane né vecchia. Perfetta in tutto. Nell’abbigliamento, credo: non mi vestirei mai così, ma da tutti i singoli eccessi esce una generale armonia. Capelli: una cascata di boccoli ineccepibili. Trucco: forte ma non volgare.

Si specchia tutto il tempo nel riflesso della porta. Sistemandosi ossessivamente i capelli. Si libera un posto. Si siede. Tira fuori dalla borsa uno specchio e continua la sua ricerca del ricciolo ideale.

Sono rapita. Non riesco a toglierle gli occhi di dosso. È il mio opposto assoluto. Mi affascina totalmente.

Devo scendere. Lascio la bionda ai suoi boccoli e ritrovo i miei pensieri. Io non ho più voglia di sistemare, questa è la realtà. Ho solo bisogno di camminare. E andare avanti. E avanti. Avanti.

Camminando

Pubblicato: 23 gennaio 2018 in 2018
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Poco più di un anno fa mi sono trovata al punto di non ritorno. Finalmente chiara la consapevolezza che il limite era stato oltrepassato. Non c’era più amore. Né stima. Né tracce di serenità. Né corpo. Solo dolore. Stanchezza. Rassegnazione. In quel bosco del trentino, sono stata sommersa da una valanga di sensazioni, e un B A S T A !!! mi è uscito dalle viscere, ha toccato tutte le cellule, è risalito per tutto il corpo e si è trasformato in lacrime, mi ha tolto il respiro ma mi ha fatto prendere una direzione.

Non sapevo bene come, ma avrei dovuto recuperare tutta me stessa, pezzo dopo pezzo. Forse per caso, in quei giorni, nella mia pagina FB è apparso un articolo sulle indicazioni dell’OMS circa i 10000 passi quotidiani: avevo bisogno di una strada e quella mi è sembrata alla mia portata. Ho sempre camminato molto, ma da allora mi sono imposta più disciplina. Passo dopo passo, ho ottenuto risultati che non mi sarei mai immaginata. Giorno dopo giorno il corpo si trasformava, restituendomi alla vita. Ma non era solo il corpo. Tutto ha iniziato a muoversi, a trasformarsi, dentro e fuori. La quotidianità era ancora pesante, ma io ero altrove, nella mia dimensione, e nessuno avrebbe potuto fermarmi: né le critiche né le ansie altrui. Esistevo solo io e la mia strada.

Non avendo un programma definito, mi sono persa. Ma anche in questo caso, la tristezza ha aggiunto note importanti che, forse, avrei voluto evitare.

Non è sempre facile mantenere integra la coerenza. Alta l’energia. Forte la motivazione. Quando ci si perde, è faticoso ritrovare la direzione. Imprevisti o probabilità? L’errore che non ho fatto, fortunatamente, è chiudere. Chiudermi. So che le opportunità possono essere ovunque, anche negli angoli più nascosti di me. L’aiutino mi è arrivato ieri: FARE UN PASSO INDIETRO. Ritrovare (dentro di me) l’obiettivo originale e, così, la giusta rotta, “modificare il piano, prendere una direzione diversa, o cambiare compagni di viaggio. Tutto questo è ammesso.”

E CONTINUARE  A CAMMINARE, E ANDRÀ TUTTO BENE

L’andamento del gambero

Pubblicato: 19 luglio 2017 in 2017
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In realtà i gamberi non camminano all’indietro ma in avanti. È vero però che, di fronte a un pericolo, i gamberi fanno un balzo all’indietro. Come? Con una forte contrazione dei muscoli addominali che provoca la flessione improvvisa della coda a ventaglio, costituita dall’ultimo paio di appendici addominali, gli uropodi. Passato il pericolo, però, riprendono a muoversi normalmente.

(Fonte: Focus)

E’ bastato poco, veramente poco.

Quelle che credevo certezze mi si sono sgretolate improvvisamente davanti e mi sono ritrovata in un luogo che non riconoscevo quasi più ma, ahimé, tanto familiare. E quel che è peggio, totalmente disorientata. L’onda ha spazzato via tutto: i punti di riferimento, il sorriso, la meta. Chi sono, dove sto andando, quali sono i miei compagni di viaggio?

Ho fatto l’unica cosa che so fare bene, ultimamente: camminare. Intanto la rabbia sommergeva ogni cellula del mio corpo. Il respiro annaspava, come sempre, in queste occasioni. Aria! ho bisogno di aria e silenzio. Come un burattino mi sono fatta trasportare da Romeo, tanto ormai conosce le direzioni. Io respiro e cerco, dovendo trovare in fretta l’equilibrio dovuto a chi ha bisogno di una guida che lo trattenga ai margini della disperazione. Fatto.

A questo punto rimango sola e mi sento tanto diversa da poche ore fa. Sento che la gabbia è più solida di quello che credevo. E non so se ho gli strumenti più giusti per creare un varco e cambiare. Prevale il disfattismo. “E’ tutto inutile”. Mentre le lacrime iniziano a scendere sul viso sconfitto.

E’ durato un attimo.

Passato il pericolo, però, riprendono a muoversi normalmente. Anch’io. Ma sono tornata indietro, lo so. E il vento ha cancellato le tracce. Devo ritrovare la direzione. Devo ritrovare la fiducia. Devo ritrovare il sorriso aperto e ottimista. Devo poter abbracciare senza questo muro di diffidenza che sento dentro. Ma mi sto muovendo. Non scappo. Vado avanti.