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Quindi

Pubblicato: 6 marzo 2019 in 2019
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Mattina di intenso cazzeggio. Ogni tanto ci vuole. La casa è sufficientemente vuota e silenziosa. Solo Romeo ogni tanto abbaia al mondo.

Io sono qui, il fisico totalmente rilassato, la mente no. Non lo è mai.

Penso disordinatamente. A tratti sorrido, quando penso che sto vivendo varie esperienze senza nome, senza etichette. Che non mi portano a costruire, ma a scoprire. Il che non è scontato, in una fase della vita in cui pensavo semplicemente di dover seguire la corrente. Invece no.

Non sono pronta. Costruire. Amare. Stare dentro il recinto delle regole… Mi fa soffocare tutto questo.

Scoprire. Vedere (veramente). Toccare (veramente). Farmi toccare (veramente). Vivere (veramente), lasciando spento il cervello, per una volta, ma libero spazio alle emozioni.

Si vedrà. Quando sentirò meno intolleranza verso le richieste di affetto. Quando percepirò un’idea di domani, oltre a oggi. Quando riuscirò a dare un ordine qualunque al caos che mi circonda.. ecco… sarà quello il momento. Ma oggi va così.

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Il magico potere del disordine

Pubblicato: 12 gennaio 2019 in 2019
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Ordine nel caos.

Chi mi conosce, chi ha avuto la (s)fortuna di frequentarmi da vicino, lo sa: vivo nel casino! Ho abitato una vita in una casa da copertina, in ordine, pulitissima e curata. Ovunque. Tranne una camera: la mia. Blindata, chiusa a chiave e dentro una montagna di cose, ovunque. Una volta mi hanno detto che era il modo di rendere del tutto inaccessibile il mio mondo. E da allora è finita: il mio disordine aveva una filosofia, perché cambiare?

Poi mi sono scelta una casa e mi sono ritrovata in un mondo che non mi aspettavo e, soprattutto, non avrei mai voluto. Il mio disordine esteriore doveva essere moderato ma, soprattutto, per rendere accettabile la quotidianità, cercavo di mettere ordine nei gesti, nelle parole e nei ritmi, un rigore assoluto per alleggerire le nostre esistenze, perché tutto avesse comunque un senso. Mi raccontavo le favole. E in questo mondo tutto aveva un senso. Tutto appariva persino normale. Non ho mai perso il mio sorriso. Altro, però, sì.

Caos nell’ordine.

Non lo so se sia successo anche prima. Sicuramente io non sarei stata in grado di sentire, vedere e capire.

C’è stato un momento, molto dopo il punto di non ritorno, in cui mi sono  sentita pronta ad aprire le finestre e farmi raggiungere. Da una brezza, inizialmente. Che si è trasformata in un vento via via più forte. Fino a una miracolosa tromba d’aria. Devastazione. Caos!

Il cambiamento ha bisogno del Caos. 

Improvvisamente: sono sparite le certezze, i principi, le idee di sempre. Ho sentito una libertà mai provata prima. Le voci lontane di chi non capiva non mi raggiungevano. Sottofondo senza importanza.

Sacher a parte, ho messo in discussione TUTTO.

Quello che mi ha portato a una vita senza senso, perché mai dovrebbe essere la base per la persona che voglio essere? 

Demolire le certezze. Guardare oltre le idee di me stessa, su me stessa. Distruggere i ruoli, i ritmi, le gabbie. E’ un viaggio senza ritorno ed è magnifico. 

Non è tutta farina del mio sacco. Ho incontrato chi ha saputo farmi procedere superando la normale razionalità, con creatività e come mai ho fatto nella mia vita.

Il castello di rabbia è crollato, e mi trovo a pensare: ca..o! tutto è ancora possibile!

Non lo so se è proprio vero. Alle volte so che sarebbe più facile fermarmi e accettare che è andata così. Sedermi e aspettare. Che l’esuberanza passi. E i desideri si plachino. E l’energia si spenga. E accettare i normali ritmi dell’esistenza. E in qualche modo andare avanti. Rimettere un po’ di ordine fuori di me. E accettare il disordine dentro di me. E…

che ca..o!! NO!!

PS: Grazie. A chi ha portato, porta e porterà disordine nella mia vita.
Ma non è più necessario “occuparsi” di me.

IMMAGINE: Joost J. Bakker [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons

Caos

Pubblicato: 22 settembre 2018 in 2018
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Sabato pomeriggio. Ikea. Erano anni che non ci andavo.

La piacevole compagnia e questo tuffo nel passato speravo riuscissero a calmare gli impulsi che, nelle ultime ore, sono diventati tumultuosi. È bastata una giornata, giovedì, perché mi perdessi improvvisamente in terre sconosciute, a vari livelli.

Quindi il mio vizio peggiore (“spegni il cervello, Vale!”) si è trovato con tanto materiale da rivedere e rivalutare che a un certo punto ho sentito chiaramente nascere un vortice interiore e ho creduto di perdermi definitivamente.

Respiro. Piano e profondo. Respiro.

Riecco passarmi davanti alcuni (molti, moltissimi) flash degli ultimi anni. E credere di aver vissuto un’esperienza “sana” nel suo squilibrio, chiara e limpida. E aver capito che non è così. E non capire più niente. Chi sono? Un’idiota totale?

E poi il resto, e le emozioni, che mi spingono verso cose che credevo tanto distanti da me. E sento nascere aspetti della mia personalità che ignoravo. E questa lotta, tra un abbandono verso l’ignoto oppure no. Semplicemente no.

Vorrei allontanarmi da tutto. Chiudere gli occhi per il tempo necessario. E sentire. Con l’istinto. Con l’anima. Senza condizionamenti razionali. Senza motivi di opportunità. Sentire e basta. Chi sono.

E vivere, finalmente, assecondando la mia vera natura.

Vivo in tuta

Pubblicato: 1 febbraio 2016 in 2016
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chaos

e lo so, che è il minimo della vita. E’ quando prevale la stanchezza. E’ quando ci si rende trasparenti. La cosa grave è che ci ho dovuto fare caso. E’  talmente ovvio che è diventato naturale. C’è da portare giù Romeo, la mattina, infilo la tuta e via. Certo il proposito è di cambiarmi quando ho libero accesso alla camera. Ma vengo rapita dagli impegni, la voglia si disintegra e una pigro senso di comodità prende il sopravvento.

Nessuna attinenza con lo sport, che ho parcheggiato in attesa di energia.

Il cibo. Sono tornata ad un certo disordine. Non ne sono fiera. Ma l’impulso verso il dolce è una droga. Mentre le verdure, in tutta sincerità, non mi fanno nessuna simpatia. Ho un po’ più di attenzione verso la casa, che cerco di tenere, nei miei standard, in ordine e pulita. Ieri mi sono addormentata fissando il buon proposito di liberare gli armadi dalle cose inutili. Lavorone, eh… Oggi però non ho mosso un dito in tal senso.

La biancheria da lavare/stirare: fino a due giorni fa erano due sconfortanti montagne. Una l’ho scalata, nel fine settimana. Ho iniziato l’altra, il lavaggio, che ha bisogno dei suoi tempi.

La realtà è che se si lascia correre, come ho fatto io per molti motivi, ogni aspetto della vita, della casa, delle cose e dell’anima (o come si voglia chiamarla) si riempie di scorie quasi senza che ce ne accorgiamo. Poi prevale la fatica. E l’accumulo continua.

La cosa bella, però, è che non è irreversibile. Prima o poi, arriva quel momento in cui ci si sente soffocare. Quindi, si aprono i sacchetti, si riempiono senza guardare e ci si libera di tutto. E’ la ricerca dell’essenziale. E’ quello di cui ho bisogno.