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Dov’è finito il (mio) cuore?

Pubblicato: 19 novembre 2018 in 2018
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Il film, genere romantico, sta finendo: ovviamente tutto bene. Ci si ritrova, ci si capisce o si riparte. Dall’Amore.

Come spesso mi succede, con certi libri, o film, o semplici storie, mi metto a confronto e osservo le mie reazioni.

THE END. Quindi? Niente. Non provo niente. Mi accorgo di non provare più niente. Anche allargando gli orizzonti. Anche andando altrove.

Non sono cinica, né triste o depressa. Il mio umore è generalmente buono. Ed evito di piangermi addosso. L’energia che sento è positiva. E sono attratta dalle emozioni più forti e, possibilmente, mai esplorate. Ma il cuore? Non pervenuto. Dorme? In coma farmacologico? Morto?

Forse un giorno sentirò di nuovo il battito. Spero. Forse sospirerò con fiducia osservando gli innamorati che incontro nelle mie passeggiate. O guarderò un film, leggerò un libro o, semplicemente, ascolterò una storia vergognandomi di quella lacrima che segna il mio viso. Forse. Spero. Forse.

C’è che

Pubblicato: 30 ottobre 2018 in 2018
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Ci insegnano che essere adulti significa, tra l’altro, sentire la responsabilità per gli altri esseri umani.

E che l’amore richiede rispetto, perché non è dovuto. Andrebbe maneggiato con cura.

C’è che viaggiare nelle vite degli altri, mano nella mano, dita intrecciate, è probabilmente il modo migliore per arrivare lontano.

C’è che due cuori si incontrano, si riconoscono, si fondono grazie al calore dell’amore.

C’è che quando pronunci quel fatidico sì, oltre alle leggi e agli articoli, l’impegno più grande è di camminare passo dopo passo, giorno dopo giorno, verso un’unica direzione in un progetto sempre più ampio, e condiviso. Occhi limpidi. Cuore pulito. Nonostante le difficoltà.

C’è che ci sono momenti in cui mi fermo. E osservo. E vedo, veramente. E capisco, veramente. E tolgo la speranza dalla valigia. Al suo posto: tanta amarezza.

Ho capito

Pubblicato: 23 settembre 2018 in 2018
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Un calice di prosecco offerto dal cinese è la simpatica conclusione di questa giornata a umori alterni.

La mattina all’insegna della lotta. Tra me e il mondo. Decidere chi è dentro e chi è fuori. Con tutti i ragionamenti annessi e connessi. Ovvero: seghe mentali….

A pranzo la prima svolta. Sentire minimizzare i problemi e decidere di andare giù duro. Senza sconti. Rimandare al mittente le scuse, le bugie, e continuare a tirare fuori. Cazzo, non le vedi le macerie? Non ti accorgi di quello che hai fatto?

Mi alzo da tavola leggera, finalmente. Una prima parte di dolore parcheggiato da anni è smaltito.

Poi. Mani occupate ma testa libera. E mi accorgo di capire. E di vedere. Chiaramente.

Visualizzo i livelli da esplorare. E con quale parte di me fare i vari viaggi. E so che voglio tutto. Perché se gli incontri che facciamo hanno un senso è finito il tempo di scappare.

Poi, a tradimento, ho sentito come un piccolo ma intenso dolore. Libera dalla rabbia, libera di pensare a un futuro, mi rendo improvvisamente conto di aver cercato l’amore ovunque, tranne dove aveva senso farlo. Parlo dell’Amore. Non di un uomo. Non di una storia. Ma dell’Amore. Aver sentito questa scintilla e sapere. Ho capito. Grazie.

Un piccolo delicato buongiorno

Pubblicato: 2 settembre 2018 in 2018
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C’è solo una persona, nel mio mondo, che appare nella mia vita quando percepisce, per fortuna o misteriosa sensibilità, che ne ho bisogno.

Non fa niente, semplicemente appare.

E in una giornata come questa, intristita dagli eventi, incupita leggermente da un tempo insopportabile e da un bilancio personale che vede come voce in attivo il tempo perso… ecco, quel delicato buongiorno è stato la boccata di ossigeno buono. Una carezza di un vento gentile. Un abbraccio senza parole. Un’alba con mille promesse.

Grazie.

Non saprei

Pubblicato: 5 luglio 2018 in 2018
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Non saprei quale cielo mi emozioni di più. E quanto il gioco delle nuvole bianche mi appassioni ancora. O quanto la violenza dei nuvoloni neri mi faccia sentire tanto piccola.

Non saprei dire perché qualunque vento, dalla brezza alla bora, riesca a raggiungere il mio cuore e le emozioni più profonde, e mi faccia sorridere per un dialogo tutto nostro.

Non saprei proprio se perdonarmi di commettere spesso lo stesso errore, affidando pezzetti del mio cuore a persone che poi se ne dimenticano, e non ricordano la fatica che ho fatto a fidarmi. Tutto da rifare…

Non saprei se in nome dell’Amore posso ancora sopportare tutto. O se mi convenga trovare il giusto nome per quello vivo. Smetterla di entusiasmarmi tanto facilmente. E altrettanto facilmente perdermi nella paura dell’abbandono.

So che al giudizio preferisco il dialogo. Che, alla rabbia, quando riesco, cerco di rispondere con amore. Che non sono facile. Anzi: complicata. Probabilmente. Sicuramente è così.

Non saprei dire quante persone hanno capito il mio viaggio. So che oggi ho solo voglia e bisogno di compagni di avventura pronti a ragionare col cuore, a ridere senza motivo e sorridere solo per il fatto che ci siamo incontrati, magari dopo giri immensi (cit.).

Non saprei proprio tracciare il punto della mappa in cui la meta è raggiunta. Non conosco le coordinate in cui potrò girare la testa e, con leggerezza e allegria, abbracciare i sopravvissuti, se ci saranno, e ridendo fermarmi… prima di ripartire… ancora!

Carnevale 2017… Carnevale 2018!

Pubblicato: 13 febbraio 2018 in 2018
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Ok, lo so.. non è trascorso un anno solare da allora. Preferisco, però, agganciarmi al periodo. Un anno fa, dopo mesi difficili, partivo con Giò destinazione montagna. Volevo solo staccare la spina. Ricaricarmi. Respirare aria pulita. Certo non immaginavo un incontro tanto “violento” con la realtà.

Rimettermi  gli sci dopo anni di scuse mi creava disagio e paura. Ma era niente quanto cercare di raccattare pezzi di abbigliamento in cui entrare e che non mi facessero apparire come uscita direttamente dagli anni Ottanta. Senza riuscirci, purtroppo. Ho fatto come in altre occasioni: ignorato lo specchio e cibandomi di frustrazione e rabbia sono uscita, senza l’ombra di un sorriso. Una volta indossati gli scarponi mi sono resa conto che era troppo. I vestiti, orrendi nel complesso; gli scarponi e gli sci, che da trasportare fino agli impianti sembravano pesanti come macigni. Giò, che non vedeva l’ora di sciare e che stava, giustamente, perdendo la pazienza, non capendo le mie paranoie. Io, che non sapevo dove trovare l’energia per arrivare al passo successivo, al momento successivo.

E, arrivata sulle piste, sapere che avrei voluto essere altrove. Che il sorriso di Giovanni non mi aiutava. Che mancavano talmente tante ore al rientro da farmi sentire male. Non gli stavo dietro. E’ come se mi fossi portata una zavorra pesantissima che  andava oltre i chili di sovrappeso. E quando mi sono ritrovata in quella stradina nel bosco, completamente sola, avevo un’unica voglia: levarmi quei maledetti sci, quegli strettissimi scarponi, per buttarmi sulla neve fresca, piangere magari, svuotare il cuore e la testa, e rimanere lì, inglobata in quel paesaggio candido,  fino alla primavera. In quel preciso momento, in cui tanto fallimento mi toglieva il respiro, ho sentito chiaramente il tonfo. Ero arrivata. Non volevo scendere più in basso. Era proprio quello il momento di prendere in mano le redini, cercare la strada, riappropriarmi di tutto.

La prima cosa era sistemare Giovanni: cercargli un maestro che lo portasse in giro qualche ora. Io avrei fatto l’ultima pista della giornata e, in mezzo, avrei scaricato tutte le lacrime che mi serviva scaricare, per ritrovare la grinta per il primo passo. L’aver deciso non era garanzia di successo. Erano tante le cose da affrontare e non avevo minimamente idea di come fare. Non sapevo se avrei avuto tanta forza.

E’ passato un anno, non sono più quella persona là. Ho fatto tanta strada. Ho perso tanti chili. “Stai bene…” “Stai male…” “Non è che stai esagerando?” “Caspita! stai benissimo!” “Come hai fatto?!” “Hai bisogno di uno psicologo” “Quando vai dal dottore?!” “Sicura che è solo la dieta?” “Sembri una ragazzina” “Eri più bella prima” “Sei proprio bella, lo sai?” (…)

La verità è che, oggi, mi voglio bene. Mi piace guardarmi allo specchio. Il percorso non è stato sempre facile. Sono caduta cercando quello che non avevo ancora trovato dentro di me. Ho scambiato per oro quello che oro non era. Pensavo di potermi appoggiare ma i sostegni non hanno retto. Il corpo, da mero trasportatore di una testa fin troppo attiva, è finalmente esibito, in piena armonia con la testa, ancora troppo attiva, e il cuore, un po’ acciaccato ma vivo. Buon primo anniversario! Altra strada ci aspetta!

Sono sicura

Pubblicato: 23 novembre 2017 in 2017
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Che la forza della mattina, presto, mi accompagnerà fino a sera.

Sono sicura che le sensazioni positive che il vento, con tocco gentile, come una carezza, appoggia dolcemente sulla mia pelle, cancelleranno il vuoto.

Sono sicura che la musica, altissima, arriverà ad azzerare la testa, con quei pensieri che, instancabilmente, continuano a macinare e macinare e arrivare al cuore e scavare scavare….

Sono sicura che un giorno capirò tutto. E ringrazierò tutti. Un giorno.

Oggi non sono forte. Oggi sono senza difese. Oggi vorrei aggrapparmi ma non vedo gli appigli. Oggi scrivo. Tutto. La mia giornata è scandita punto per punto ed è quello che mi permette di non perdermi. Mi rifiuto di blindare le emozioni, ne uscirei sconfitta. Ma tutto questo ha un prezzo. Ed è capitato di ritrovarmi totalmente sopraffatta, in pieno centro, alla ricerca di un angolino in cui ritrovarmi, lasciandomi andare alla tristezza perché è proprio lì che rinasce il sorriso.

Si riparteeeeeeeee!!!

Pubblicato: 21 luglio 2017 in 2017
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La dieta è ufficialmente finita (già da un po’, a dire il vero).
Oggi, nella mia camminata quotidiana, mi sono impegnata a cercare una definizione all’inquietudine di questi giorni.
Da una parte devo definire con precisione il prossimo obiettivo. E in questa corsa al cambiamento mi sento un po’ persa. Questa prima fase è stata relativamente facile: un conto calorico, 10/15.000 passi al giorno, tenacia e forza di volontà e i risultati si sono visti.

Ora mi si presenta un’altra montagna da scalare ma, ahimé, non vedo il sentiero. Sono totalmente disorientata anche se so che non posso permettermi di sprecare il mio tempo. Ovviamente il primo punto da affrontare è definire la meta ma, non meno importante, riconoscere e abbandonare tutte quelle idee distorte che mi hanno bloccato in un limbo insopportabile.

Ma c’è un’altra cosa, che riguarda l’oggi. Una cosa a cui non avevo pensato. La barriera che prima mi ‘proteggeva’, mi nascondeva, mi allontanava, non c’è più. Oggi mi sento estremamente visibile. E questo è un bene, spesso è lusinghiero e non succedeva da tanto.
Ho scelto di muovermi in libertà in queste settimane, per ritrovare tinte e sfumature, odori e sapori necessari nel percorso di ieri, di oggi e, spero, di domani.

Oggi, però, sento che mi sfugge il controllo. E’ come se la parte più fragile di me, il mio cuore, fosse troppo esposto e in pericolo. Ho scelto di evitare il più possibile la razionalizzazione, il periodo lo richiedeva. Forse ho anticipato troppo i tempi. Forse avrei dovuto fortificarmi un po’. Basta così poco che un ciclone di emozioni mi travolga, e non sempre è positivo. Se tornassi indietro non sarebbe comunque più come prima. Sono io che sono diversa. Ho solo una direzione da percorrere, tutta davanti a me. L’unica cosa che posso fare, è mettermi alla guida, studiare le carte, abbandonare le zavorre, riconoscere la meta, elaborare il viaggio e ripartire.

 

A mille passi dal cuore 

Pubblicato: 19 giugno 2017 in 2017
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passo più, passo meno… Siamo in tanti  a tenerci a distanza, con la paura di aprirci ai sentimenti e viverli, viverli veramente. Sembra tutto un gioco di dare e avere, dove ci si nasconde pensando così di rimanere interi. Non è così, almeno per me. Rimango vuota, semplicemente.

Non riesco a giocare. Meglio: non voglio giocare. Mi sentirei sempre un po’ morta, in coma sentimentale. In alcune fasi della vita è necessario. Ma a un certo punto bisogna saper rinascere. Oggi voglio assaggiare tutti i gusti che la vita offre, osservare i colori, le sfumature e, come bambini, tuffare piedi e mani nella pittura e lasciare tracce ovunque, sporcarmi sapendo che sono i colori più belli, più sani, più veri. Perché dicono: “Sei viva!”.

E il risultato è un’autentica opera d’arte. E’ ritrovarmi, riscoprirmi molto, molto vicina alla felicità e compiere gli ultimi passi lentamente, molto lentamente. Questa volta non per la paura di ferirmi. Ma per essere certa di godere di tutto, di non tralasciare niente. E volgere il mio sguardo indietro, vedere la strada fatta e commuovermi: chi l’avrebbe detto all’inizio del viaggio?

E guardarmi intorno e capire che non ho bisogno di appoggiarmi, perché le energie erano e sono tutte dentro di me. Grazie a chi mi ha fatto da bussola, in alcuni momenti complicati. Io vado avanti. Ultimi mille passi, e poi via! verso il nuovo obiettivo.

Il gioco delle tre carte

Pubblicato: 3 Maggio 2017 in 2017
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In questo periodo, da qualche settimana, ho agito di cuore. Dovevo vedere tante cose e farlo senza troppa testa. Dovevo valutare passato, presente e futuro. Individuare strade per ripartire, cercando di non essere sopraffatta dalle idee degli altri. O dalle mie, ma condizionate dall’eterna scarsa fiducia.

In sintesi: ho agito in piena libertà per esplorare il mio mondo a trecentosessanta gradi. Il risultato è stato un agire convulso, disordinato, esplosivo; vitale, dinamico. Tipo pallina di flipper, ho trovato stimoli ovunque, e ogni volta sono ripartita con energia rinnovata. A volte troppa. Veramente troppa.

Da qualche giorno si è unita la testa, era inevitabile. Mi sono ritrovata improvvisamente stanca. E le idee ancora più confuse. Il grande inganno è stato, probabilmente, di ritenere che tutto si sarebbe risolto con una certa facilità: io chiedevo il mondo e il mondo mi arrivava tra le braccia, per una volta disponibile a giocare con me.

Però, in tutto questo, sono emerse le ferite, le fragilità che mi condizionano nel percorrere le nuove strade. Mi ero illusa che bastava l’energia vitale. No. Devo fare i conti, finalmente, con tutto quello che mi ha portato in questo labirinto. Capire le direzioni sbagliate. E arrivare all’uscita. E scoprire che riuscirò nuovamente a FIDARMI.

Oggi, dopo tanto tempo, un’immagine mi ha riportato a qualche anno fa. E, dopo tanto tempo, una punta di nostalgia si è fatta largo nel mio cuore.

Nascere non basta.
È per rinascere che siamo nati.
Ogni giorno.
(Pablo Neruda)