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È stato bello piangere

Pubblicato: 6 gennaio 2022 in 2021
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Quest’anno ce l’avevamo quasi fatta a passare indenni questo Natale… E invece no! Arrivato il conto, salato come spesso succede.

Ho deciso che era arrivato il momento di fare pulizia: la mia scrivania, stracolma di cose, passate e presenti, aveva bisogno di essere liberata. Come la mia anima! E ieri notte, complice una litigata di quelle serie, mi ha fatto decidere: questa notte non si dorme, si affronta questa montagna.

Ho camminato per migliaia di passi, tra la scrivania e la spazzatura, in cucina… Perché ogni cosa che valutavo doveva avere una destinazione, mi faceva sentire bene. Ogni volta che conquistavo qualche centimetro lo pulivo per bene, cercando di eliminare tutta quella polvere che non mi appartiene più. Arrivata la mattina, la situazione era decente.

Ai fianchi della scrivania ci sono due cassettiere con ognuna due grandi cassetti. Anche lì dentro ci sono cose accumulate in vent’anni vita. Ho bisogno di spazio, e lo devo recuperare lì dentro. È stato un viaggio interessante. Frammenti di G bambino, di P innamorato, lettere di auguri per qualche compleanno importante, parole degli amici quando è morto mio papà. Ed è stato lì, parola dopo parola, frase dopo frase, in un mondo che non mi appartiene più, ma di cui ho riconosciuto qualche traccia dentro di me, a smuovere un sentimento, a cui non riesco a dare un nome. Ringrazio quelle lacrime, che sono scese copiose, liberandomi.

È stato stupendo piangere, ora si può voltare pagina.

Vento d’estate…

Pubblicato: 20 agosto 2021 in 2021
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Una brezza delicata smuove appena i rami più alti degli alberi del giardino… Eppure arriva travolgente, accarezza la mia pelle e mi accorgo di un piccolo squarcio nell’armatura, frammenti di cuore pulsano, e danzano, e per un attimo è rassicurante: quindi VIVO!

No, non posso, non voglio, non devo. Prendo tutto il necessario, la miscela di rabbia e sfiducia e richiudo tutto, ricreando la zona di sicurezza in cui l’ingresso è a invito esclusivo.

Forse sono sempre stata così, in fondo. Mi hanno sempre detto che sembro fredda, distante.. e anche peggio… E io che mi sento travolgere da tsunami di emozioni e che ho bisogno di tempo, per elaborarle e sistemarle nella mia vita, mi sono sempre chiesta come fosse possibile che il mondo mi vedesse così: non traspare questo groviglio emotivo? No, evidentemente.

Oggi non me ne preoccupo più.

C’è chi riesce a vedermi veramente. Chi mi ascolta. O mi fa ridere. Chi sa aspettarmi. Chi compare per un attimo e poi sparisce. Ma è l’attimo giusto da condividere. E poi c’è il vento. Che arriva, smuove tutto e poi si placa. E ho bisogno anche di questo.

Tutto quasi perfetto

Pubblicato: 25 luglio 2021 in 2021
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Domenica mattina.

In passeggiata siamo io, Romeo, il vento e il silenzio. Punto.

A dettare il ritmo ormai è Romeo, cuore pazzerello e fragile. Le traiettorie sono sempre le stesse, le soste infinite, i litigi con gli altri cani continui. Ogni tanto si ferma e mi guarda, respiro affannato. Dobbiamo fermarci. Oggi il vento con la sua danza rende tutto più piacevole. D’istinto chiudo gli occhi e godo delle sue carezze, e per un attimo mi sento veramente felice.

I suoni della natura sono troppo lievi, avrei voglia di ballare, se solo fossi capace. Infilo gli auricolari e parte una playlist estiva, perfetto. Mi ricollego con Romeo, che respira nuovamente con un ritmo normale. Riprendiamo a camminare, in una città semi deserta e piacevolmente fresca.

Non mi va di pensare, c’è il rischio che un po’ di malinconia si faccia strada e mi porti in un viaggio che non voglio proprio fare. Riaffiora qualcosa, ma ignoro ogni deviazione. Alzo la musica e canto sottovoce. Va tutto bene, oggi. È Romeo che a questo punto accelera, sa che siamo sulla strada del ritorno. Respiro affannato ma non mi guarda più, semplicemente tira, vuole arrivare a casa.

Deve essere bellissimo, tornare a casa.

E’ Primavera?

Pubblicato: 22 marzo 2021 in 2021
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E’ primavera, mi dicono.

Il calendario non si ferma: zona rossa gialla arancione o arancione rafforzata è solo uno spiraglio lontano, un po’ si apre e poi si richiude, la luce si allarga o restringe ma anche se allungo la mano, o se cerco di mettere a fuoco, se individuo sagome lontane di un qualche possibile futuro c’è sempre una gabbia intorno a me.

La testa non si ferma. Non sono mai riuscita a sostare nel qui e ora, viaggiando di continuo tra un passato lontano in cui cercare i solchi sbagliati dove ho sparso i semi e un futuro che sa troppo di sogno e non di programma, obiettivo, meta. Orizzonte. Come tutti: ho bisogno di nuovi orizzonti. Misuro il perimetro in cui posso muovermi ancora e ancora, sempre uguale. Non è rassicurante, non è comodo. Mi tappo le orecchie per non litigare: il disco è vecchio, la puntina scava solchi che non sanno più di dolore ma stanchezza.

La musica non si ferma. Prende il mio cuore e lo fa ballare, occhi chiusi e pensieri silenziosi, il ritmo lento o sostenuto mi scuote e mi ritrovo in questa dimensione dell’anima dove sento quel battito che è vita, un po’ amore (forse), e vedo finalmente i colori dell’arcobaleno, sento forte i profumi della primavera, è un’esplosione di desideri e penso che prima o poi toccherò il mare, poi camminerò in sentieri di montagna buttando fuori la fatica, pensando di non riuscire ad arrivare lassù ma poi riuscirci (quasi) sempre. “Concentrati solo sul passo successivo, Vale!”.

Il sole non si ferma. Vincerà su questo freddo. Libererà una dopo l’altra tutte le emozioni. Forse un giorno potremo addirittura abbracciarci. Forse.

Image by Lenalensen from Pixabay

Occhi aperti

Pubblicato: 9 luglio 2020 in 2020
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La notte è un tormento. Tutte le sensazioni sgradevoli tenute in qualche modo a bada durante il giorno esplodono nel buio in quella zona tra la testa e il cuore, danzando una violenta taranta che mi toglie il fiato restituendomi solo rabbia.

Risveglio dopo risveglio arriva l’alba, le ombre si placano e rientrano nei loro abissi, per qualche ora di pace. Arriva il sole. Devo tenere gli occhi aperti, impadronirmi della luce, tanta luce. Cammino, cercando di non abbassare lo sguardo: voglio farmi raggiungere. Le mie esplorazioni devono lasciare la loro traccia, incatenare quel loop di pensieri che, come sabbie mobili, non mi permette di andare avanti. Occhi aperti, cazzo! desidero ancorarmi alla realtà per vedere i sentieri, le tracce, le briciole di pane. Occhi aperti! Le emozioni sono più grandi, quando capisco come il mondo reagisce ai miei movimenti. Occhi aperti!

Ogni tanto mi distraggo, abbasso lo sguardo, annullo la realtà e sento l’ansia aprire quella porta, le ombre come sirene mi richiamano e io scivolo lentamente nel buio. Ma non è più come prima. Non procedo sconfitta senza meta. Sento la voce del vento ripetere come un mantra: “Apri gli occhi.. apri gli occhi..”. Basta poco, e sono di nuovo nel posto giusto, tanta luce intorno, sguardo nel mondo e qualche speranza. Ascolto le parole di chi accompagna il mio percorso. E ogni volta penso che mi piacerebbe tanto riuscire a vedere quelle risorse che vede in me. Vederle oggi, ora, subito. E viverle. Vivere.

Foto di Alexandr Ivanov da Pixabay

I got it

Pubblicato: 1 giugno 2020 in 2020
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Foto di chiplanay da Pixabay

Una mamma passa un piccolo gelato al suo bambino di tre anni, forse. Il bambino, contento, fa un po’ il pagliaccio e mi strappa un sorriso. Mi ricorda scene vissute qualche anno fa, lo dico senza tracce di nostalgia. Ma una domanda mi rimane addosso: “Non torneresti indietro, anche solo per un attimo?”

No.

Emozioni, sentimenti, parole. Ci sto facendo i conti oggi. Ho ascoltato voci tenere e dure che mi hanno invitato a scoprimi di più. E io che ho sempre pensato di essere addirittura troppo nuda, ho fatto una fatica tremenda a capire. Ho dovuto abbassare le difese, rileggermi con più umiltà e cercare di vedere con lucidità le mie parole. Ho letto altri stili, altre parole, emozioni e sentimenti.

Ho capito quanto le sfumature rendono viva un’emozione. Che un gesto semplice, come una carezza, può diventare un’esplosione di sensazioni se immaginata, vissuta, sentita, istante dopo istante, lentamente, fotogramma dopo fotogramma, nella ricchezza di particolari che rendono unica una mano che sfiora un viso, il mio viso, provocando reazioni, emozioni e…

..sui sentimenti le cose si complicano. Oggi la mamma con il bambino e il gelato un piccolo graffio me l’hanno lasciato. Nello sguardo del bambino, nel sorriso della mamma, ho visto tracce di un amore incagliato in un abisso troppo profondo da esplorare, ora.

Improvvisamente

Pubblicato: 1 marzo 2020 in 2020
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Esco. Testa vuota e cuore pieno di emozioni. Cammino inventandomi tante piccole mete. Ma l’energia non esce, entra e basta, viaggia schizofrenica compiendo mille traiettorie, che provo a ignorare, inutilmente.

Sole. A guardarlo sembra quasi primavera ma fa troppo freddo, ancora. Sorrido. A guardarmi sembro quasi serena, ma non è così, sto cercando delle linee guida da seguire ma mi sembra tutto improvvisamente vuoto, improvvisamente bianco, improvvisamente nulla.

Una cosa divertente provoca la mia risata che scoppia esagerata e fragorosa e non riesco più a fermarmi. Rido rido fino alle lacrime, poi lacrime e lacrime e non rido più, solo lacrime che non riesco a fermare né nascondere e così mi arrendo, non contrasto questo pianto ma lo lascio andare libero fino all’ultima lacrima, fino all’ultima emozione.

A volte le parole non bastano.
E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.

(Alessandro Baricco)


Alla fine mi sento vuota, e non so come ripartire.

E improvvisamente, capisco.

Ripartire. Già. Un passo dopo l’altro, diecimila.. quindicimila… ventimila passi. Perché è cominciata così, la seconda parte della mia vita. Camminando senza una vera meta, senza una strada da seguire, ma andando comunque avanti, seguendo percorsi mai esplorati. E lasciando aperte tutte le possibilità ho finalmente vissuto.

Ricomincio quindi il mio viaggio: camminando a caso, musica a tutto volume e canto, procedo con leggerezza e curiosità, con una consapevolezza più solida e portando con me tutta la libertà già conquistata.

Non dite: “Ho trovato il sentiero dell’anima”, ma piuttosto: “Ho incontrato l’anima in cammino sul mio sentiero”. Poiché l’anima cammina su tutti i sentieri.

(Kalhil Gibran)

TILT!!

Pubblicato: 22 Maggio 2019 in 2019
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La comunicazione non è sempre facile. Chat. Audio. Digita digita, ascolta e rispondi, fino a consumare le dita!

Mi racconti tutto, fai quadrare tutta la tua disperazione in quel castello di razionalità che, però, è il tuo di castello.

Io che cerco di farti sentire un’ipotesi alternativa, perché non è sempre il caso di rincorrere la logica. Perché alla fine tocca pure fidarsi di qualcuno, se si vuole vivere. Ok, anch’io ho qualche difficoltà a dare fiducia… okay okay… abbastanza sempre… ma non si sta parlando di me. E poi! Metti qualche paletto, cazzo! Non puoi contare così poco per te!

Ma non ti fermi, in questo delirio di messaggi, mi chiedo se leggi le mie risposte, e se capisci a cosa mi riferisco, visto che io cerco di darti pensieri articolati mentre tu spari a raffica, una mitragliatrice senza pietà, e mi costringi a scrivere una cosa ma pensare già a quella successiva, non sono sincronizzata né con te né con me stessa…

Basta!

Ti fidi di me, dici. Ma contesti tutto quello che è fuori dalla tua logica. Più mi impegno a farti allargare la tua visione più ti sento innervosirti, penso che se insisto, molto presto farò parte di quel quadro che congiura contro di te.

Stop!… mi arrendo.. alzo le mani… e non digito più!!

Le parole

Pubblicato: 31 marzo 2019 in 2019
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 Le parole

Ieri mattina danzavano tutte intorno a me: per strada, sulla metro, al bar per un caffè. Ed ero felice.

Poi le ho sentite uscire dai fogli degli altri, mi sembravano meno banali delle mie, più efficaci. Più belle….

Le ho allontanate, arrabbiata…: con loro, con me stessa… perché non riusciamo (ancora) a combinarci come piace a me, nell’alleanza perfetta che ci fa catturare le emozioni, o dipingere quei quadri che partono da minuscoli particolari della realtà e si trasformano nei miei graffiti mentali….

‘Le parole sono importanti…’, figurati, lo dici a me? io che cerco sempre la parola perfetta, anche nei discorsi degli altri.. però, scusa… non quando vuoi tirarmi fuori un’emozione che non provo.. perché, per quanto non ti interessi, sto cercando le mie di parole, quelle che mi facciano esplodere dentro quella poesia che poi diventerà prosa e forse libro… Perché è chiuso qui dentro e non riesce a uscire… in gabbia….

Poi mi vengono a prendere, quando non so dove andare, e giro a vuoto, aspettando che qualcuno mi soccorra, ma allontanando tutto e tutti.. l’impresa è difficile! Mi sorridono e mi spingono verso un qualunque mezzo che le faccia uscire. Facciamo la pace. E ricominciamo a cercarci. A ballare. Ed esplorare quel territorio complicato e imprevedibile dove tutto è sempre in movimento, frenetico, assurdo e disordinato.. arriveremo mai da qualche parte?

Tram 19

Pubblicato: 23 marzo 2019 in 2019
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Lambrate. Direzione…. tanta roba…!

Io con la mia musica, le mie aspettative, le mie paure sono fastidiosamente nuda. Non andrei in nessun altro posto. Ma non vuol dire che sia facile.

La signora mi siede di fianco. Per me non esiste. Come nessun altro. Nemmeno Milano. Solo una coppia di bambini riesce a raggiungermi. La sorellina, più grande, è identica a me alla sua età. Il fratellino assomiglia a Giò. Impressionante.

La signora inizia ad agitarsi. Mi costringe a guardarla in faccia. Spengo la musica. È chiaro che non è abituata a sorridere. Imprecando si alza e rispondendo alla mia espressione facciale interrogativa mi dice: “ma che cavolo fa quella signora lì, come si permette??”

Cerco di mettere a fuoco la situazione. Continuo a non capire. “Stava filmando tutti noi!” La colpevole è una turista. Sono superficiale, non avverto il pericolo. Provo a dire che avrà voluto un ricordo da riportare a casa, è chiaro che le do fastidio anch’io. “C’è la privacy, cazzo! Non lo può fare” mi chiedo solo cosa avrà mai da nascondere, proteggere… ma ecco che cambia bersaglio. Una ragazza che sale con il cane e lei l’avverte di non avvicinarsi. La ragazza la guarda senza capire, non le risponde nemmeno. Certe persone mi fanno pena, con tutti questi muri a protezione dal mondo.

Arrivo alla mia fermata. Scendo. Nemmeno un caffè nei dintorni. Ok. È arrivato il momento. Il mio momento.