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Dovrei? Mi limito a distinguere i fiori belli da quelli meno interessanti; ad apprezzare il tripudio della primavera in certi scorci durante le mie passeggiate; ad essere rapita dai profumi di alcune fioriture e dell’erba appena tagliata. Più o meno mi fermo qui.

Nell’agrifoglio la disposizione delle foglie munite di spine è particolarmente interessante. Esse si posizionano nei rami più bassi, mentre in alto ci sono quelle inermi: è come se la spinosità rappresentasse un mezzo di difesa…

E mi ritrovo a osservare questa pianta, e a volerle bene, in un certo senso.

Poi continuo la passeggiata, archiviando la questione.

Le mie spine pare siano percepite come l’aspetto più evidente di me, ultimamente. Modalità difesa. Confini netti. Distanze da rispettare. Non invado il terreno degli altri e non accolgo nel mio. “Chiuso per rinnovo”.

Ma oggi, ripensando all’agrifoglio (..perché?? BOH!) ho guardato un po’ più su, nell’immagine nella mia testa, in quel punto di mezzo, dove le foglie iniziano a ingentilirsi, la metamorfosi non è compiuta completamente, ma c’è meno rigidità nelle forme.

Forse è solo un’esigenza di leggerezza.

Forse è l’energia della primavera che sta arrivando.

Forse è che un certo tipo di rabbia a un certo punto evolve, o lascia spazio ad altro.

Forse… vedo in un punto ancora lontano, ma raggiungibile, un’idea di equilibrio.

Forse…

Strane energie. Inaspettatamente

Pubblicato: 4 giugno 2018 in 2018
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Una bellissima giornata di pioggia, è lunedì, cosa ti puoi aspettare? Esco qualche minuto dopo la consuetudine, la metropolitana procede al rallentatore e quindi so già che si è innescato l’effetto domino che determina tutta una serie di eventi il cui risultato è uno solo: ritardo!

Amen!

Tra una nuvola nera e un solitario raggio di sole, mi muovo sentendomi sempre più a mio agio in questo mondo. Sento la voce che mi spinge ad aprire tutte le porte, anche le più nascoste. Sento la mia testa che dice di no, perché è quella la cosa più giusta da fare.

Improvvisamente ecco tutta l’energia più profonda scatenarsi in me. Perdo il controllo, la direzione. Non oppongo resistenza, nonostante la testa, e accetto il viaggio che mi trasporta in acque pericolose. Chiudo gli occhi e mi sembra tutto così vivo e possibile tanto che riesco a distrarmi per qualche minuto dalla realtà. Se mi sforzo un po’, le emozioni prendono corpo, sensazioni lontane si manifestano con tutta la loro forza.

Per un attimo tutto è allineato: corpo anima cervello; tutto è sospeso in una dimensione sublime.

La giornata ha preso una strada tutta sua, mi ritrovo a proseguire con uno stupido sorriso, riconoscendo una dopo l’altra le sfumature da troppo tempo oscurate dagli eventi.

Per tornare a casa cammino. O volo. Non lo so più.

Capisco che, probabilmente, ho creato una dimensione speculare a quando, in sovrappeso, avevo i margini per tenere lontano il mondo: mai abbastanza bella per farmi avvicinare. Ora ho abbattuto il muro, mi sono scoperta ma sono andata oltre. So che tutto avviene nella mia testa.

E se anche l’equilibrio non è il mio forte, il desiderio è di riconquistare tutti i colori della tavolozza e dipingere il mio mondo, e vivere, profondamente.

Vita “spericolata”

Pubblicato: 29 Maggio 2018 in 2018
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Ho deciso: amo il rischio! Esco senza ombrello! In queste giornate di estrema variabilità, inutile consultare le app meteo: ognuna mi dà una risposta differente (ne ho tre).

Quindi guardo il cielo nero nero, ma so che ho ancora tempo. Sono serena, tutto può succedere. Allora penso: quanto vorrei trovare la strada per vivere al massimo. Al massimo del talento, dell’energia, delle mie possibilità. Penso alle righe che ho letto ieri, quelle sulle paure che ci allontanano: da noi, dalle altre anime, dal “è già tutto scritto”… suppongo che la rotta che ho perso, tornerà ad essermi chiara, quando scorgerò nuovi punti di riferimento. Navigo a vista. Prendo un po’ di sole, quando c’è. Mi faccio cullare dalle onde, quando si placa il tumultuoso movimento della (mia) anima. L’importante è non fermarmi. Devo capire. Perché è la mia natura.

Arriva la pioggia. Abbandono le resistenze e la prendo tutta. È un buon modo per sentire. La natura, la vita. Il vento, l’acqua, la danza delle nuvole. Cosa voglio di più per ripartire?

Ce la possiamo fare

Pubblicato: 27 aprile 2016 in 2016
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applause

Chi va e chi viene, la vita è così! Momenti in cui possiamo ritrovarci a sognare di nuovo, ci è concesso.

Risentire quell’amica lontana e sapersi sempre vicine. Solo che il periodo non è dei migliori, ti trovi ad affrontare una di quelle tappe che ognuno di noi vorrebbe evitare sempre e purtroppo non è possibile. Ti parlo e penso a quando ci sono passata io, quasi dieci anni fa. So che quando la telefonata finirà dovrò fare i conti con la scimmietta che abbiamo risvegliato e che per un po’ non sarò di buon umore. Ma va bene così, posso concedermi qualche minuto in compagnia di mio padre  e me lo godo.

Poi arriva il vento a ripulire il cielo e vedo con chiarezza uno spiraglio di apertura, percepisco finalmente una piccola idea di cambiamento ad allontanare la frustrazione che mi faceva sentire di muovermi a vuoto, come gli orsetti che sbattono continuamente contro un muro, fino a quando le pile si scaricano e si può ripartire altrove con nuova energia.

Eccomi qua, mondo! Ho cambiato le pile e sono pronta ad esplorare nuovi mondi con la voglia osservare, viaggiare e farmi attraversare. Quante cose vedo in modo diverso, oggi! Non so come mi vedi, tu che mi stai leggendo. Non so se hai tutti gli occhi aperti fuori e dentro di te. Penso che il punto di felicità che dovremmo ricercare tutti i giorni si trovi un passo in là oltre il sentiero conosciuto. Ho voglia di spingermi oltre, per vedere il confine del talento. Se c’è. Il confine, intendo.

 

Giallo Rosso e Verde

Pubblicato: 15 ottobre 2014 in 2014
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autunnoE anche quest’autunno è arrivato, regalandomi energia nuova. Mi è sempre più chiaro che l’energia si nutre di energia, l’azione nutre l’azione. E se si fanno le cose con amore, col rispetto dovuto ai propri talenti, non c’è spazio per lamentarsi.

Archiviato il libro delle amarezze, mi sveglio sempre prestissimo, e prestissimo organizzo mentalmente la mia giornata, e inizio a fare.

E, meraviglioso, scopro quel sorriso stampato sulla mia faccia, guardo le tessere che finalmente iniziano a posizionarsi nel giusto ordine. Non è tutto perfetto, ma provo qualcosa di molto vicino alla serenità, come da tempo non mi capitava.

Le passeggiate con Romeo mi sembrano persino troppo corte, la città e il naviglio si sono ristretti. I minuti, le ore, corrono con una velocità inarrestabile, e arrivo a sera, mi guardo indietro, e non sento più di aver buttato via un altro prezioso giorno della mia vita. E guardo avanti e non vedo l’ora che arrivi domattina, che non sarà uguale a oggi ma altrettanto appagante.

L’esercito dei vecchietti lo trovo sempre sulle panchine di fronte a casa, seduti a guardare il mondo che passa davanti. Salutano, due chiacchiere e poi, lentamente aggrappati ai loro bastoni, se ne tornano a casa, aspettando il loro domani. Uno di loro, eroico, si è dato uno scopo: ripulire il vialetto dal tappeto di foglie che inevitabilmente lo ricopre. Quindi esce di casa con una scopa. E passa il tempo a spazzare. E un minuto dopo che ha finito il vialetto è di nuovo pieno di nuove foglie. Ma non è quello il punto. E credo che lo sappia anche lui.

Oggi, giorno per me sempre speciale, mi prendo un minuto, rallento, ti penso.

Quotidianità

Pubblicato: 7 dicembre 2012 in 2012
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Oggi mi sveglio e ritrovo il mondo al suo posto. Giò, in vacanza da scuola, decide che le sette sono l’ora giusta per venire a ballare la tarantella nel nostro letto. Ma non importa, ieri ho implorato l’universo di darmi l’energia sufficiente per uscire dal pantano. E voglio crederci.

Esco. Un’amica è quello che ci vuole per iniziare la giornata. E il bombolone della latteria fa il resto. Perfetto. Ieri ho mangiato cucchiaiate di Nutella, e spero sia ‘quel periodo lì’, altrimenti pago tutto con gli interessi.

Il Natale si avvicina a grandi passi: 17 gg 5 ore 19 minuti 20 secondi 19.. 18.. 17.. come scandisce l’app dello smartphone. Mi dà più emozione la neve che rispettando le previsioni ha iniziato a scendere nel pomeriggio, ha già imbiancato alberi e marciapiedi. Sono dissonante rispetto al Natale. Quest’anno sono sparite anche le lucette, in nome della sobrietà richiesta dal periodo di crisi. E’ tutto oltre la nebbia.

Abbiamo ripristinato lo stereo e messo a posto le casse. E un vinile a testa riviviamo antiche emozioni. Aspettando di uscire per la serata. Un fondo di malinconia, i ritmi lenti, come la neve che scende. Ti dirò. Non ho nemmeno voglia di farmi un bagno, preferisco questo tuffo nel passato.

Domani è un altro giorno.