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hands, hold, baby, feet, rings

Mi sono immaginata piccola piccola e, di fronte a me, un enorme foglio di cartoncino bianco; un pennarellone rosso in mano. La mia voce, fuori campo, che urla: “Avanti! scrivi!”

E io che fisso questo fragile muro di carta e non so da dove iniziare.

Voglio che domani sia diverso da oggi. Cosa devo cambiare? Cosa devo eliminare? No, questo lavoro non posso farlo pubblicamente, devo rifletterci da sola.

MA. Recentemente ho visto un video di una giovanissima blogger romana che, parlando di un amore finito, elencava tutte le prime volte vissute con lui. Ho trovato molto intelligente questo modo di ‘mettere in valigia’ le esperienze che ogni fine ci lascia. Ho lasciato marinare dentro di me questo stimolo per varie settimane.

Io, ho sempre fatto l’errore di mettere l’etichetta PASSATO sui rapporti che si chiudevano, con il pessimo vizio di trascinarli fino alla decomposizione totale. In modo da evitare rimpianti. Poi, facevo i conti con i vuoti. Ma. Alla fine di ogni storia, siamo il risultato di una maturazione che, inevitabilmente, porta (almeno) due nomi. Quindi, riuscire a salvare quanto di buono ogni essere umano che transita nella nostra esistenza ci lascia, è il modo migliore per dare valore al nostro cammino, e alle nostre scelte, anche nelle storie più ‘sbagliate’.

Forse questa è una delle chiavi che stavo cercando, nel mio continuo movimento. Come i cercatori d’oro, prendo in mano un setaccio e inizio la ricerca.

Ovunque si sente esaltare il valore della gratitudine. In questo senso, riconoscere che la bella persona che sono oggi (scusate, me lo dico da sola…) ha tanti meriti condivisi, mi fa sentire che, anche in questo bivio esistenziale, non sono così sola. Perché dentro di me ci sono  particelle di tutte le persone che, nel bene e nel male, vicine o lontane, piccole o grandi, hanno condiviso qualcosa con me.

Grazie.

Mondo perfetto

Pubblicato: 15 luglio 2015 in 2015
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c era una volta

L’estate, fino a quando si sta in città, in giornate roventi come questa, vivo con finestre chiuse e tapparelle abbassate. La mattina presto cerco di far circolare più aria possibile, ma ne ricavo ben poco. Poi magari scendo con Romeo e scopro che in realtà un po’ d’aria ci sarebbe. Solo che fa traiettorie che ignorano le mie finestre, evidentemente.

Ieri Romeo è stato attaccato da un cane lupo sfuggito alla padrona. Vista la sua indole fifona ho pensato che tirarlo fuori di casa, oggi, sarebbe stata un’impresa. Invece no. Non voglio  essere troppo ottimista, ma forse, vedersela faccia a faccia con il suo peggior incubo ed essere sopravvissuto e illeso, non gli ha fatto male. Ok, non so se in realtà Romeo abbia elaborato tutto questo. Ma è vero che l’esperienza vale più  di mille ragionamenti. Non so più quante volte la paura che il mio fragile bambino non fosse in grado di imporsi rispetto ai bulletti della materna o delle elementari è stata puntualmente smentita dalla realtà. E io perdevo le notti in cerca di soluzioni tipo: rinchiudere Giò in un mondo perfetto e farlo uscire solo da grande. A parte che i bulletti erano tutti nella mia testa, era molto difficile trovare un mondo perfetto da regalare a mio figlio.

Solo nelle esperienze misuriamo le nostre forze e fragilità. L’anno scorso, mi sono ritrovata in un contest creativo. Ho passato la metà del tempo a dirmi che non ero in grado, che volevo andare via, che non mi venivano le idee…. Poi… ma vaff..! cosa fai?!? mi sono data da fare e qualche idea è venuta fuori. Se non avessi perso tutto quel tempo a difendermi dall’esperienza, avrei fatto un lavoro di cui andare fiera. Il contest l’ho vinto, ma non  ero soddisfatta. La parola chiave è azione. Apertura. Come diceva Nietzsche: “Quello che non mi uccide, mi fortifica.”