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A piccoli passi verso.. qualcosa..

Pubblicato: 21 settembre 2019 in 2019
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Foto di StockSnap da Pixabay

Questa mattina lo sapevo che non era la giornata giusta. Ma mi sembrava maleducato tirarmi indietro all’ultimo. Poi non ero sicura che rinunciare fosse la risposta: rimanere a casa, e poi? Quindi ho messo nello zaino il mio pranzo al sacco. L’acqua. Tutti i miei dubbi. E sono andata verso il mio appuntamento.

Per tutto il viaggio in macchina ho pensato: ho sbagliato, oggi non ce la farò a camminare e salire e respirare e… no… non ce la farò!

Zaino in spalla inizia la passeggiata. La prima parte procede senza difficoltà, seguendo il corso di un torrente, le cascatelle, piccole piscine naturali, fitta vegetazione, tutto bene. Tanta paura per niente.

Poi però, tutto cambia. La salita diventa ripida e la certezza del fallimento torna a invadere la mia testa. Un passo dopo l’altro, mutismo assoluto e nel cervello proietto tutte le mie paure che, in questa occasione, non mi aiutano. Cerco di non disperdere l’energia così stupidamente, mi attacco al consiglio di procedere a piccoli passi, piccoli gradini, armonizzando la respirazione al movimento.

Per un po’ funziona. Mi concentro sul corpo e sul respiro e il resto si allontana. Bene così, posso andare fino in cima, posso, ce la posso fare. E dentro di me si compongono le frasi, un post sulla paura di non farcela e io, forte senza convinzione, che sfido i miei fantasmi e vinco.

NO.

Le parole sbiadiscono, sento salire l’affanno che, piano piano, prende il possesso dei miei muscoli, poi del mio respiro, infine della mia testa. Vorrei sparire e tornare a casa, così non dovrei dire a tutti che devo fermarmi, e so che si fermeranno tutti, e questo risuonerà come un enorme fallimento dentro di me. E succede tutto esattamente così. Con la rabbia che, passo dopo passo, cresce, mentre percorro la strada del ritorno. Vorrei essere sola perché la mia testa non si ferma mai, una centrifuga velocissima che esamina tutto, ogni singolo frammento, ed è tutto sbagliato, ed è tutto da rifare, tutto da allontanare… ecco: passo dopo passo ho distrutto tutto, ogni singola cosa, ogni singola persona, tutto quello che fino a questa mattina aveva un senso era improvvisamente da allontanare, da cancellare. Per il mio bene ma non solo.

Raggiungiamo il torrente: l’acqua limpida, le cascate, le piscine naturali, la fitta vegetazione, la macchina, i pensieri, la paura del fallimento, e la notte sul divano. Dove sono sola, a rimettere ordine a tutto questo casino!

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.
Samuel Beckett

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Perché oggi, proprio no.

La tensione ha avvolto tutto, come sempre più spesso accade. E io che vorrei solo po’ di pace, non solo per me. Rientrare e ritrovarmi nell’atmosfera delle case della pubblicità: genitori, figli e cane che contribuiscono tutti alla stessa felicità. Serenità, almeno.

E gli amici che mi raccontano le loro serate e vedo tutto il mio vuoto. Non mi ricordo nemmeno l’ultima festa degna di questo nome. Non so quando è iniziato quel fastidioso sentire che è tutto sbagliato.

Non siamo ancora in grado di guardarci in faccia e dichiarare fallimento. Perché? Quelle sporadiche briciole di buonumore non sfamano nemmeno il più piccolo tra di noi.

Abbiamo imparato che la rabbia non ha fine. Che il dolore non ha fine. Quale altra lezione possiamo imparare?