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Ho paura

Pubblicato: 14 ottobre 2018 in 2018
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È bastato veramente poco, pochissimo.

Accettare un invito e ritrovarmi a fare una delle cose che mi piace di più, camminare, in una natura sconosciuta, con panorami mai visti. Su e giù, tra boschi e prati, scorci suggestivi. E non sentire nessuna fatica, anzi: passo dopo passo l’energia aumenta, si risveglia, accompagna e scuote.

E tornare a casa col sorriso e… improvvisamente…

Ho paura!

Di non avere tempo a sufficienza.

Oggi sto nascendo veramente, le strade tracciate dagli altri non mi interessano più. Non mi faccio più condizionare. E in questa libertà d’azione cammino, cado, scappo .. ma poi torno. E conquisto piccoli pezzi di me ignorati da sempre. È felicità pura, tutto questo.

Ma poi arriva la paura, che arrivi la vita e si riprenda tutto: “Hai perso troppo tempo, ciccia, cazzi tuoi!”.

E io che voglio tutto. E che sarebbe bellissimo: tutto e subito, ma purtroppo non si può fare. E io che non ho bisogno della luna, ma di un raggio di sole che mi accompagni dall’alba al tramonto, in assoluta normalità. La notte ci penso io: mi perdo nei sogni e lo vado a cercare, il mio raggio di sole.

E io che certe cose non le posso più fare, chiudo la finestra verso il passato e spalanco quella sul futuro. Scaccio la paura. Non penso al tempo. E dico si. Alla Vita.

Domenica d’agosto

Pubblicato: 20 agosto 2018 in 2018
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Ieri ho fatto due lunghe passeggiate. E un giro in bici per togliere qualcuno dalla posizione di sdraiato cronico con cellulare perennemente in mano.

Nel pomeriggio, tra una pineta e un viale, tra archi e raggi, ho percorso la passeggiata sopraelevata che unisce le varie rotonde. Ho finalmente sentito un profondo senso di benessere, uno stato che si avvicina molto, e lo dico sottovoce, alla felicità.

È che ho capito tante cose in questi pochi giorni.

La cosa più importante di tutte: ricordarsi di mandare tutti i giorni a fanculo la paura.

Tra tutti i miei talenti 😉 ho sempre evitato di spingere su quello che mi dà più piacere. Ora basta.

Per educazione, mi sono attribuita anche colpe non mie. Ora basta.

Per insicurezza, non ho scelto, mi sono fatta scegliere. Ora basta.

Per come sono oggi, eccessiva, testarda, oltre… ma mi va bene così, quindi basta!

Se penso a un anno fa, che facevo le stesse passeggiate, ma mi mancava la leggerezza. Oggi scelgo. Di spingere l’acceleratore. O il freno, se serve.

Mi permetto (finalmente) di essere: scrivere di me stessa mi ha permesso di trovare le parole. E quando si da un nome alle cose vissute diventa tutto più semplice. Non facile. Non bello. Ma semplice. Ho visto chiaramente la strada che stavo cercando.

Quindi. Mi permetto finalmente un po’ di felicità. Mi permetto una possibilità di realizzazione. Scannerizzo il mondo per scegliere. Non mi assumo più le colpe altrui. Cerco di frenare le fughe, a volte funziona. Ma riesco a tornare indietro, quando capisco. Che era solo paura. Fanculo!

Sulle tracce della felicità

Pubblicato: 31 marzo 2018 in 2018
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Il lungo letargo sta per finire, per tutti, mi auguro. Anche la primavera approfitta di ogni piccolo squarcio per ricordarci che sta arrivando, veramente. Questo freddino non riesce a fermare un processo che è già in atto. Fiori e germogli che ieri non c’erano, oggi arricchiscono rami rigenerati. Aspetto l’esplosione.

Intanto cammino, e vedo. Guardo. Osservo. Sento.

Lascio aperta la porta dell’ottimismo, l’altra proprio non vale la pena. Seguo ogni piccola traccia di vita che mi procuri del benessere. Sento un lontano sussurro che mi suggerisce ‘Andrà tutto bene!’. E mi ritrovo a ripeterlo come un mantra in questo periodo in cui non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma solo scelte. Scelte e basta. Per capovolgere il mondo. Per compiere quel passo e ritrovarsi esattamente dove ho, più o meno inconsapevolmente, fissato la meta, camminando confusamente, senza sapere la direzione, seguendo la bussola impazzita dei miei umori. Era tanto che non mi sentivo così bene.

Le persone entrano ed escono dal mio orizzonte e mi accorgo di non avere più pretese. Mi piace muovermi in assoluta libertà e sentire che il mio mondo si comporti esattamente così, senza riti obbligati, convenzioni, stronzate simili. Ci si incontra, si condivide, si ride, si parla, ci si saluta. Fino alla prossima. Intanto lavoro e scavo, ripulisco, butto via, fortifico. E’ un lavoro a tempo pieno, ma i risultati iniziano ad esserci. Finalmente il mio sorriso non nasconde più rabbia, delusione, amarezza. Sorrido non all’illusione, ma alle tracce che vedo, ovunque intorno a me, di una felicità possibile.

A un passo dal sogno

Pubblicato: 15 novembre 2017 in 2017
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Quando la barca inizia a fare acqua da tutte le parti e non si sentono più le risorse per arginare il flusso, la cosa più sensata è fermarsi. Eccomi. Sono ferma.

Ieri, dopo aver nuovamente sbattuto la faccia contro un muro, mi sono sentita totalmente inadeguata. Ho sentito la rabbia partire dai piedi e come uno tsunami raggiungere la mia testa e devastare tutte le certezze. Se fossi una persona violenta,  sarei arrivata alle mani. Ho ancora in mente quella faccia che mi invitava a mollare due schiaffoni.

Ho iniziato a camminare.. camminare… camminare….

Niente, nessun sollievo. Anzi il grumo di rabbia mi dava la sensazione di crescere a ogni passo. Ho dovuto fisicamente fermarmi, tornare a casa, chiedere aiuto alla chimica e avvertire tutti: state lontani per un po’, finché non trovo pace. Poi, alla fine, un certo equilibrio è tornato, il sorriso no. Amen, non sono un pupazzo programmabile.

Oggi, un po’ meglio. Anche se sento il peso del periodo, e un po’ arranco. Mi si è materializzata in testa questa frase: “Focalizzati su quello che è”. Non so da dove sia arrivato questo prezioso consiglio, ma l’ho apprezzato. Perché è nettamente meglio di: “Focalizzati su quello che HAI”. Quello che E’ implica sostanza. Consistenza. Mi piace. Ero troppo concentrata su quello che non era. E su quello che avrei voluto che fosse. Una mia amica direbbe: SOGNI.

Quello che E’. Con realismo e creatività. Sono a un passo dal sogno. Probabilmente è il passo più difficile. E da qui tutti gli ostacoli che in qualche modo mi bloccano al di qua della felicità. Non c’è niente di male nel fermarsi un attimo. Ma manca veramente solo un piccolo ma decisivo passo.

 

A mille passi dal cuore 

Pubblicato: 19 giugno 2017 in 2017
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passo più, passo meno… Siamo in tanti  a tenerci a distanza, con la paura di aprirci ai sentimenti e viverli, viverli veramente. Sembra tutto un gioco di dare e avere, dove ci si nasconde pensando così di rimanere interi. Non è così, almeno per me. Rimango vuota, semplicemente.

Non riesco a giocare. Meglio: non voglio giocare. Mi sentirei sempre un po’ morta, in coma sentimentale. In alcune fasi della vita è necessario. Ma a un certo punto bisogna saper rinascere. Oggi voglio assaggiare tutti i gusti che la vita offre, osservare i colori, le sfumature e, come bambini, tuffare piedi e mani nella pittura e lasciare tracce ovunque, sporcarmi sapendo che sono i colori più belli, più sani, più veri. Perché dicono: “Sei viva!”.

E il risultato è un’autentica opera d’arte. E’ ritrovarmi, riscoprirmi molto, molto vicina alla felicità e compiere gli ultimi passi lentamente, molto lentamente. Questa volta non per la paura di ferirmi. Ma per essere certa di godere di tutto, di non tralasciare niente. E volgere il mio sguardo indietro, vedere la strada fatta e commuovermi: chi l’avrebbe detto all’inizio del viaggio?

E guardarmi intorno e capire che non ho bisogno di appoggiarmi, perché le energie erano e sono tutte dentro di me. Grazie a chi mi ha fatto da bussola, in alcuni momenti complicati. Io vado avanti. Ultimi mille passi, e poi via! verso il nuovo obiettivo.

Cammino e osservo i nodi che, finalmente, sono arrivati al pettine. Cerco di ragionare, alzo gli occhi al cielo e vedo un aereo che deve essere appena decollato. Penso: come vorrei essere lassù, non tanto per andare via, ma per poter osservare tutto da più lontano e poter, forse, contare i passi che devo fare, all’indietro, per ritrovare la strada più giusta “per andare dove devo andare..”

Ho fatto qualche errore. Ora tornare indietro ha il suo prezzo che non so se sono pronta a pagare, perché non ho voglia di essere sempre quella che paga. E poi perché non so se sia giusto richiudere le porte. Cerco di mettermi al centro di tutto, perché ora è così che deve andare. Cerco di pensare solo al presente, con piccoli obiettivi raggiungibili giorno dopo giorno. Ricordandomi che la “felicità” non è negoziabile. Non deve essere subordinata a un obiettivo, ma deve accompagnare il viaggio.

Ho raggiunto la terra del SI. E questo è un grande traguardo. Ci sono arrivata con una ventina di chili in meno rispetto all’inizio del viaggio. E questo è un enorme traguardo. Ho un’immensa energia che mi tiene ancorata alla fase del Cambiamento, non cerco nessuna scusa, non ho voglia di scappare. Ho voglia di capire, perché questo ancora mi sfugge, la meta di questa parte del viaggio. E i miei compagni: di chi mi posso fidare?

Avrei la tentazione di sedermi su un cornicione alto, altissimo di un grattacielo. Guardare in basso fino a sentirmi male. Provare quel senso di… vertigine.. pericolo… infinitesimamente piccolo! E riconoscere l’essenziale. E ridendo fino alle lacrime ritrovare quella leggerezza che nemmeno la dieta ha saputo darmi.

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Tutto bene. Lo dico subito, a chi mi vuole bene.

Ma le ultime 24 ore, devo dirlo, sono state tremende.

Hai presente quando arrivi ad una certa età? e devi farti dei controlli? e se tutto va bene il risultato ti arriva a casa altrimenti “la chiamiamo noi”?

Ecco: mi hanno chiamato loro! “Buongiorno! La chiamo per quell’esame che ha fatto.. E’ necessario approfondire.. Niente di grave, stia tranquilla. Nove volte su dieci sono falsi allarmi…” Ha continuato a parlare, ma non mi ricordo niente. “Potrebbe venire domani?” Anche oggi! Anche subito, verrei!

Quanto tempo manca a domani? Fino a un minuto prima pensavo, anzi, ero certa, che finalmente le cose stavano lentamente rimettendosi nei giusti binari. Che potevo dire ‘domani’ senza troppa ansia, che potevo non sentirmi isolata e sola. Potevo, in qualche modo, sentirmi ottimista… Ma quel ‘domani’ era improvvisamente sparito. Un destino stronzo è arrivato, mi ha strappato le carte dalle mani e dovevo scegliere: ‘Imprevisti’ o ‘Probabilità’? I mazzi sono coperti. E io così piccolina…

Ho cercato di aggrapparmi a quelle frasi consolatorie su quanto le esperienze peggiori si rivelano alla lunga le migliori perché ci aprono orizzonti impensabili. Ma non mi sono sentita meglio. Non ho voglia di trovarmi ancora nella palude, una nuova lotta quando, ancora, non ho risolto quella attuale. Almeno: non del tutto. Il respiro si è fatto di nuovo cortissimo. E per quanto abbia tentato di razionalizzare, perché non ne valeva la pena, fino a domani, di sentirmi tanto vulnerabile, ho capito quanto sia potente la paura. Perché di fronte alla paura siamo totalmente disarmati. Non ci sono ragionamenti. Il mio corpo sapeva la risposta. Io  no. E dovevo accettarla. E ripartire eventualmente da un punto imprevisto perché è così. Non si può scegliere. Solo accettare la nuova rotta.

Domani è arrivato. L’ora X pure. Mi sono seduta nella sala d’aspetto e ho riconosciuto subito un’altra donna a cui, sicuramente, era stata fatta la stessa telefonata. Sembravamo gemelle, nell’atteggiamento e nello sguardo.  L’esame è stato scrupoloso e, mi è sembrato, lunghissimo. Le espressioni del dottore non suggerivano ottimismo. Né pessimismo. Niente. Ho provato a mettere in totale assenza di pensieri la testa immaginando della nebbia fitta oltre la quale tutto può essere. Un borbottio incomprensibile, e stavano per scendermi le lacrime. ‘No.’ cosa no? ‘Falso allarme’.  E finalmente il sorriso. E, senza vergogna, la felicità. Riparto da qui. Ma questo viaggio imprevisto, in cui ho toccato tante tappe in poco tempo, mi ha insegnato molto. E un rimpianto: tante amiche, quasi tutte astemie, che non capiranno mai come sarebbe stato bello, stasera, condividere un Negroni… o due..