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Io, che non so (più) parlare d’amore

Pubblicato: 19 agosto 2019 in 2019
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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Oggi, nell’interminabile giro tra i corridoi dove lavoro, mi hanno fatto conoscere un artista: poeta, scrittore e pittore. La persona che stavo accompagnando gli dice: ‘Anche lei scrive’. Non mi aspettavo di essere presentata così, francamente. L’artista mi chiede, con genuina curiosità: ‘Cosa stai scrivendo?’. Del tutto impreparata a condividere questo aspetto della mia vita in quel contesto, ho comunque sentito di potermi fidare. E gli ho descritto brevemente il mio progetto. E lui, intuendo qualche mia fragilità ha aggiunto: “scrivi, appena hai un’intuizione: scrivi. Se hai un’idea: scrivi. Poi molla tutto. E quando sarà passato il tempo necessario, ritorna sul tuo progetto, cerca la forma e la struttura, lavoraci su.”

Sto scrivendo. Senza una direzione chiarissima. Ma sto scrivendo.

A proposito di direzione, anche questo post…. l’AMORE, avrei voluto affrontare questo argomento. Dunque. Ho un’amica che vorrebbe convincermi a tutti i costi che avere un compagno è fondamentale per raggiungere la serenità. Lei parla addirittura di felicità. Dai su… siamo seri! Ognuno ha la sua chiave per essere felice. La mia, adesso, si nutre di altro. Sono contenta che tu sia felice con il tuo compagno, amica mia. Ma questa ricetta non è universale.

Sabato sono inciampata in queste parole:

L’amore è come il giardinaggio. Ho imparato a focalizzarmi sull’aiutarti a far sbocciare ciò che vuoi essere più che nel chiederti di diventare quel che il mio fragile ego ha bisogno che tu sia. Ho imparato a trarre piacere dal nutrire i tuoi sogni più che a combattere con te per soddisfare i miei bisogni egoistici e saziare le mie insicurezze. Ho imparato che l’amore è ascoltare, l’amore è dare, l’amore è libertà.
Willie Smith

Sinceramente ho pensato che fossero dedicate al figlio (no, in realtà). Vorrei riuscirci tutti i giorni: dimenticarmi di me stessa, mettere da parte il mio ego, ignorare le mie insicurezze per aiutarlo a far crescere i sogni, ascoltare, dare, rispettando la libertà e l’individualità. Vorrei che chi condivide con me l’esperienza facesse altrettanto. Vorrei vedere mio figlio volare, capace di lasciare a terra quei pesi che ha dovuto sopportare fino a qui. E magari volare anch’io. Alla giusta distanza.

Non è sempre facile.

Come è stato impossibile, evidentemente, per qualcuno, lasciare a casa rabbia e frustrazione. Ho sentito la voce di chi le ha messe in valigia, replicando, ovunque si trovasse in vacanza, probabilmente davanti a panorami pazzeschi, discorsi di sempre, modelli di sempre. Peccato!

L’AMORE, ricordi? dovresti parlare d’amore. Sì… ce l’ho.. NO, in realtà no. Non ne ho bisogno, tutto qua. Non ne so parlare. Ma le emozioni che vivo ora non hanno bisogno di amore. Domani, dopodomani, chissà…

Oggi va così!

Pubblicato: 8 gennaio 2016 in 2016
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La musica del mare termina sulla riva o nel cuore dell’uomo che ascolta? (Khalil Gibran)

La musica del mare termina sulla riva o nel cuore dell’uomo che ascolta?
(Khalil Gibran)

Ieri è successo di nuovo. Hai presente? Manca l’aria… non riuscire a respirare… Non agitarsi… mettersi al comando del proprio corpo e governare le risorse… Il mondo esterno lo vedo, si preoccupa ma non posso dire: ce la faccio, datemi il tempo! Devo concentrarmi solo sul respiro e cercare di modularlo. Poi passa, tutto passa, anche se ogni volta sembra una scommessa con la vita.

Pensavo al mare, a quanto mi manca. Per un certo periodo abbiamo frequentato una casa in riva al mare. L’intensità emotiva veniva fuori soprattutto d’inverno. Niente voci, niente bambini. Solo il frastornante eterno dialogo del mare, delle sue onde e del vento. Ti rimetteva a posto, rimpicciolendoti al reale ruolo che la nostra  vita ha rispetto al resto. Pensavo che quando s’incazza, vince lui. Ma sa darti tutto e il contrario di tutto, se sei disposto a metterti in gioco.

Pensavo a quando ti nasce un figlio, a quanto bisogna semplificare di noi per poter stabilire un dialogo in continua trasformazione con un’essere che è quasi una lavagna bianca. Pensavo a quanto sia salutare questo viaggio. Per fare pulizia e capire che da quel momento, e per sempre, ci sarà qualcuno più importante di noi stessi. E quanto è meraviglioso accorgerti che quello che dai è ben poca cosa rispetto a quanto ricevi, se sei disposto a metterti in gioco.

Pensavo al mare in tempesta, a quando non sai se contrastare la violenza delle onde o lasciarti trasportare per ripartire da qualche parte del mondo quando tornerà il sereno. Ogni viaggio ci porta alla meta.