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Ascolta la pancia

Pubblicato: 21 febbraio 2020 in 2019
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La persona che sa molto di me mi guarda, ascolta, prende qualche appunto. Mi fa parlare senza forzare la direzione. Ma lei lo sa dove vuole portarmi.

E io intanto parlo, cercando di ignorare i borbottii della mia pancia che palesano il malessere che da qualche giorno disturba la mia quotidianità.

Lei mi guarda e aspetta una risposta senza dover fare la domanda. Non lo so. Non so qual è il mio nemico. Non lo so se è semplicemente un virus. Se è solo stanchezza che, improvvisamente, mi è arrivata tutta insieme dopo mesi di attività senza sosta. O lo stress, perché ho solo una settimana di certezze e poi di nuovo la nebbia. Ho paura, sì HO PAURA.

So solo che venerdì non ce l’ho fatta nemmeno ad arrivare a casa. Mancavano quei cinque minuti che percorro tutti i giorni, da casa alla metropolitana e viceversa. Eppure venerdì ho dovuto alzare bandiera bianca, mi sembrava tutto troppo lontano. Mi sono accasciata sulla panchina e ho scritto: “Non ce la faccio. Mancano pochi metri ma io proprio non ce la faccio a percorrerli da sola”. E sono venuti a prendermi. Sono stata un giorno e mezzo a letto, essenzialmente dormendo. Percorrendo in lungo e in largo quelle terre piene di chiaroscuri che sempre mi accolgono nelle malattie, quando corpo e mente sono a ricaricare le pile e i sogni diventano incubi.

E finalmente arriva il lunedì e posso tornare alla normalità. E invece no. Lo stanchezza è troppa e lo stomaco mi costringe alla dieta. Passano i giorni e la situazione non migliora. Quindi, ripeto: non so qual è il mio nemico e quale sia la strada per sconfiggerlo.

Io continuo a parlare e lei a prendere appunti. Solo che mi sono innervosita.

Vorrei non sentirmi così. Vorrei non sentirmi risucchiata da quello che, fino a pochi giorni fa, era la fonte primaria della mia energia. Vorrei sapere che l’oggi non avesse una data di scadenza. E sperare che arrivino le risposte e che siano quelle giuste, per me. Non dover salutare tutti, per ripartire in un posto che non mi accoglierà mai come questo…. Ma non posso fare niente per cambiare il mio destino….

“Potrebbe condividerlo. Perché tenere sempre tutto dentro, compresso, in continua implosione?

ASCOLTA LA TUA PANCIA, ti sta chiedendo di essere liberata, alleggerita, sollevata.”

Ci penso. Giuro. Ed è già una rivoluzione.

Finisce tutto inizia tutto

Pubblicato: 22 giugno 2019 in 2019
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“Mamma: andiamo stasera?”

Ti prego, non ce la faccio, sono stanchissima…

“Dai.. ti prego.. andiamo?!?”

Dentro di me la risposta è: NO! NO! NO! Energia finita!… arrivo a casa e mi svuoto di tutto: pensieri, programmi, futuro…

ma quello che esce dalla mia bocca è: “Ok, amore.. va bene, andiamo…”

A questo punto potevo subire la serata, ripetendomi: che ca..o ci faccio qui? Che senso ha?…

oppure godermela.

Scelgo la seconda strada.

Il nome del posto è suggestivo: “Bagni Misteriosi”. Piscina di giorno, aperitivo la sera. A piedi scalzi. Mi piace camminare su questo finto prato morbidissimo. Passerei la serata così… I tavoli sono tutti occupati, ma gli spazi non mancano. A bordo piscina, gradoni accoglienti, chiacchiere e foto di rito: per immortalare questo momento che è l’ultimo di questa storia, a settembre si apre un nuovo capitolo.

Una signora, al bar, mi passa davanti e inizia il suo show: il barman, dopo infiniti tentativi di cocktail contestati con estrema maleducazione dalla tipa, con un sorriso mai scalfito da quei modi arroganti, le consegna una bottiglietta d’acqua e un bicchiere pieno di ghiaccio (15 €…!); quando finalmente se ne va scoppiamo a ridere, mentre mi prepara un Negroni. È la prima sera d’estate, fuori con gli amici… che atteggiamento assurdo!

Riempio il mio piattino e raggiungo gli altri. Prima di mangiare bevo qualche sorso, ho voglia di sentire quel lieve stordimento che mi porta a sorvolare con leggerezza la realtà, staccarmi dal corpo stanco e sorridere di tutto. Mi sento bene, ora. Ascolto storie, racconto storie. Mi sento come se fossi in viaggio su un treno e consegnassi qualcosa di me a un viaggiatore che non vedrò mai più: è liberatorio!

Alzo gli occhi, vedo i ragazzi… zoom…. G.. zoom… gli occhi di G… sorrido…. lì ci sono tutti i perché di questa serata. Una panoramica generale, catturo questa istantanea e capisco che il treno è arrivato a destinazione. Ci salutiamo. E io e G possiamo incamminarci: è iniziato un nuovo viaggio

La prima volta

Pubblicato: 4 ottobre 2018 in 2018
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La prima volta che sono andata a Novate, per il colloquio, mi è sembrata una distanza insopportabile. Due metropolitane e un autobus. Un’ora, più o meno. Ma molto, moltissimo di più. Il mio rapporto con G? I miei quindicimila passi quotidiani? Le mie piccole e grandi abitudini che, credevo, erano il fulcro del mio scombinato equilibrio?

Non potevo immaginare, da quel piccolo luogo in cui mi trovavo, che mi si aprivano sconfinate prospettive: non ho perso niente. Ma aggiunto molto, moltissimo, di più.

La prima volta che ho risposto a un messaggio, proprio non pensavo che in un “Ciao Vale!” potessi trovare un enorme tesoro. Eppure è successo almeno tre volte in questi ultimi due anni. E ho trovato una Svolta, un’Amicizia, una possibile (probabile?) soluzione al mio groviglio quotidiano.

La prima volta che mi sono guardata allo specchio, ma veramente guardata, senza abbassare lo sguardo, senza trovare scuse, ma con amore, sapevo di dover fare qualcosa. Sapevo che quella donna che vedevo riflessa non era felice. Che si era persa, a furia di sguazzare nella palude.

E di non avere altra scelta che ritrovarmi.

Non immaginavo lontanamente quanto sono stata cieca, e sorda. Ma nemmeno che non è mai troppo tardi per imparare di nuovo. A capire. A guardare. E rinascere.

E alla vigilia di un giorno importante in cui potrebbero cambiare le cose, mi volto indietro. E per la prima volta capisco che tutto si è mosso per arrivare fino a qua (e andare oltre, spero) con la forza necessaria, i compagni giusti, il programma migliore. Sto in silenzio e mi ascolto. Sto bene. Finalmente.

Ve lo ripeto, non potete unire i puntini guardando al futuro, potete connetterli in un disegno solo se guardate al passato. Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro. Dovete avere fede in qualcosa – il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia. Questo approccio non mi ha mai deluso e ha fatto tutta la differenza nella mia vita.

Steve Jobs

Gentile.

Pubblicato: 30 novembre 2015 in 2015
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Oggi il freddo è più gentile. Il vento, lieve, fa ballare le poche foglie rimaste a terra. Mi riempio la giornata per non pensare, non ne ho voglia, preferisco godermi questa speranza di tregua, e credere che oggi posso arrivare a sera senza deficit d’aria e speranza. Alle sette e mezza ho aperto tutte le finestre, illudendomi che le scorie tossiche potessero uscire per sempre, spinte fuori dall’aria pulita, fredda e rigida.

Non sarà così. Ma potrebbe succedere un miracolo. Potrebbe arrivare un po’ di luce. Mi aggrappo a questa idea e ho voglia di sorridere. Le cose cambiano se trovi ogni mattina un sorriso? Si. E quando canto, tra me e me, sento lo sguardo severo che si interroga:  ‘che cazzo ha da cantare, poi..’ Lo so io, che cos’ho da cantare. Va bene così, siamo diversi. Il viaggio verso l’inferno lo farò cantando, perché così mi piace viaggiare.

Ma oggi mi godo la gentilezza di questa giornata, senza tinte forti, nel bene e nel male. Una distesa color pastello. E’ riposante.