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È stato bello piangere

Pubblicato: 6 gennaio 2022 in 2021
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Quest’anno ce l’avevamo quasi fatta a passare indenni questo Natale… E invece no! Arrivato il conto, salato come spesso succede.

Ho deciso che era arrivato il momento di fare pulizia: la mia scrivania, stracolma di cose, passate e presenti, aveva bisogno di essere liberata. Come la mia anima! E ieri notte, complice una litigata di quelle serie, mi ha fatto decidere: questa notte non si dorme, si affronta questa montagna.

Ho camminato per migliaia di passi, tra la scrivania e la spazzatura, in cucina… Perché ogni cosa che valutavo doveva avere una destinazione, mi faceva sentire bene. Ogni volta che conquistavo qualche centimetro lo pulivo per bene, cercando di eliminare tutta quella polvere che non mi appartiene più. Arrivata la mattina, la situazione era decente.

Ai fianchi della scrivania ci sono due cassettiere con ognuna due grandi cassetti. Anche lì dentro ci sono cose accumulate in vent’anni vita. Ho bisogno di spazio, e lo devo recuperare lì dentro. È stato un viaggio interessante. Frammenti di G bambino, di P innamorato, lettere di auguri per qualche compleanno importante, parole degli amici quando è morto mio papà. Ed è stato lì, parola dopo parola, frase dopo frase, in un mondo che non mi appartiene più, ma di cui ho riconosciuto qualche traccia dentro di me, a smuovere un sentimento, a cui non riesco a dare un nome. Ringrazio quelle lacrime, che sono scese copiose, liberandomi.

È stato stupendo piangere, ora si può voltare pagina.

Le lacrime della sconfitta

Pubblicato: 26 aprile 2019 in 2019
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smile to go
Image by Kranich17 from Pixabay

La notte porta consiglio, dicono. Una notte praticamente in bianco, a ripetere e ripetere quelle riflessioni, i pensieri, tutti gli argomenti che devono entrargli in testa, cavolo!, la notte in bianco, penso, aggiunge quel leggero malumore che mi serve per essere più incisiva.

Poi la mattina comincia, e niente va secondo le note che avevo previsto… quindi un po’ vacillo… capirà? o litigheremo? costruirà il solito muro oppure sarà disposto al dialogo?

Quando rientro dai miei giri lo vedo sorridente, rapito dai suoi video o non so cosa, e parto con il mio ragionamento. Non mi ricordo nemmeno se gli ho dato il buongiorno oppure sono partita a razzo. Parola dopo parola io che mi sento forte, perché non lo sto aggredendo, sto solo cercando una reazione. E lui: muto. Ha indossato subito quella maschera dura dell’adolescente che non gradisce mostrare i suoi sentimenti; quello sguardo, rabbioso e impenetrabile, che dice tutto ma che oggi, amore, non mi intimidisce; quel silenzio, insopportabile, e la mia voce che non si ferma più, perché è una risposta quella che voglio, che pretendo… ti prego… lo so che vorresti ammazzarmi….

Quindi?

“Te lo dico dopo”. Non c’è più un dopo. “Oggi! ti rispondo oggi, ma più tardi!” Eccolo lì, il solito muro… Aspetto. Che torni la calma e la voglia di svoltare: questa giornata, il problema, la vita… E’ tutto fermo in attesa di una direzione comune e sincera.

E poi ci ritroviamo, lui disteso e io seduta. E tante, tantissime lacrime. E quelle parole che non voglio sentire: “E’ tutto inutile, non ce la posso fare”. E io ne cerco altre, di parole, che non suonino troppo banali, ma che lo scardinino da quella posizione, dolorosa ma comoda. Penso a quegli imbecilli, tanto sicuri di sé, che non hanno visto chi avevano davanti, colpendolo senza tregua. Anche gli adulti sbagliano, amore!

Non mi permette di coccolarlo, è grande ormai! E parlo e parlo. Fino allo sfinimento, a quando torna la calma e un po’ di speranza. Una traccia, piccolissima, cui aggrapparsi. L’idea della sconfitta è un po’ più lontana. Possiamo ripartire.