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Infiniti mondi

Pubblicato: 29 gennaio 2019 in 2019
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Il pomeriggio è freddo ma c’è il sole: come faccio a stare a casa?

L’incontro di oggi mi trova impreparata. Quando vengo investita da quel torrente in piena di parole vedo chiaramente che non ce la posso fare. Guardo la persona e annuisco. So che non si aspetta questo da me. Vuole di più. Mi sollecita a intervenire. Vuole la mia visione alternativa. Ma, cazzo! Ho bisogno di tempo!

Come faccio a spiegarti dove sono? È che ho “viaggiato” tanto, ultimamente. Ho dovuto esplorare il mio mondo, disegnarne la mappa; scoprire le trappole e combattere contro la paura. Ho trovato un varco. Esco e rientro, infinite volte.

“Hai idea di quanti mondi ci sono là fuori?”.. È questo quello che vorrei dirti. Ma sono sicura che non capiresti. Eppure te lo urlerei in faccia! Esci da quella rabbia. Guarda l’enorme opportunità, ora che il tuo mondo di prima è stato raso al suolo. Guarda nelle pieghe della tua anima, guarda nei posti più nascosti. Ascolta le voci meno ovvie. Sii pronta a mettere in discussione tutto. Fai quello che non hai mai fatto, pensa a te avvicinandoti a quello che avevi rifiutato. Rivalutati, completamente: pensa a quello che di te è stato stabilito da altri. Vale ancora?

Ma tu non vuoi volare. E io non posso (più) strisciare. Comunque ti fidi, e ricominci a parlare. E io ti ascolto. Mi sento felice, perché ho finalmente visto tutta la strada che ho fatto. Ci incontreremo un giorno. Forse.

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Buongiorno mondo!

Pubblicato: 18 gennaio 2018 in 2018
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Sono già al quinto caffè, oggi va così.

La giornata è di quelle che parte bene, molto bene.

Primo: c’è un sole deciso.

Effetto domino: trovare una frase FONDAMENTALE in uno dei tanti libri che sto leggiucchiando in questo periodo. Farla diventare un mantra durante tutta la passeggiata con Romeo, dimenticarsi persino di quel freddo che mi congela le dita. Quasi inconsciamente, far crescere un sorriso che, evidentemente, illumina il mio volto. Rapportarsi così al mondo e riceverne le risposte. Sconosciuti che mi salutano, sorrisi ovunque, tutti rivolti a me.

Sentire l’energia  che cresce dal profondo e muove tutti i miei primi cinquemila passi della giornata. Avere il sospetto che oggi è diverso da ieri. E dall’altro ieri. Perché oggi tutto mi sembra facile. Oggi inquadro meglio i miei obiettivi. Faccio mente locale, e mi rendo conto che è molto tempo che non mi sento quella sbagliata in un mondo perfetto. Respirone.

Tre.. due.. uno! Buongiorno mondo! Auguro a tutti una giornata come questa!

Bullismo

Pubblicato: 21 maggio 2016 in 2016
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Bullismo
Ieri sera ho partecipato a un incontro sul bullismo in età pre-adolescenziale.

Per ora nessuna avvisaglia di problema ma, vista l’età, meglio avere delle informazioni per arrivare in qualche modo preparati. Ovviamente mi sarebbe piaciuto uscire dalla serata con le idee chiarissime. Una chiave semplice per un problema complicato.

Quando le slide stavano terminando, e io ero forse più confusa rispetto a quando sono entrata, una giovanissima voce irrompe da dietro le mie spalle. “Io sono vittima di bullismo”. E’ stato dirompente. Due ragazze di 15 anni che, improvvisamente, rendono concreta tanta teoria. Una, in particolare, ha iniziato a parlare e più andava avanti più sentiva le lacrime trovare finalmente uno sfogo. In un certo senso, questa la mia personale impressione, avere trovato un interlocutore adulto dopo che scuola e famiglia avevano banalizzato il problema, ha aperto un varco al suo dolore e ha potuto, per certi aspetti, condividerlo.

Non guardava nessuno. Semplicemente parlava e piangeva. E parlava. E piangeva.

Non è stato facile spazzar via quel senso di fallimento. Sentirsi nella parte sbagliata del problema. Perché non me la sento di dire che non mi possa succedere. Da una parte c’è una metamorfosi in atto. Un ragazzino che passa dal mondo protetto all’autonomia. E questo passaggio è vissuto in un altalenarsi di euforia e rabbia. Un minuto prima ti abbraccia e ti bacia sorridente poi arriva come posseduto urlando cose terribili. I NO sono all’ordine del giorno, la sfida è continua. Ed è facile cadere nel tranello e combattere nel terreno che ha predisposto. Non sempre succede, ma succede.

E dove c’era un libro aperto ora ci sono degli squarci, quelli che lui ha voglia di condividere. Queste sono le carte e con queste devi giocare. E la fiducia te la conquisti tutti i giorni e tutti i giorni viene messa in discussione. Le antenne devono rimanere in costante allerta e i segnali più flebili sono quelli più rivelatori.

Ok, ci siamo passati tutti, e alla fine se ne esce. In questa fase, l’unica cosa è ricordargli, sempre e comunque, che il mondo protetto c’è ancora. Lui sta costruendo il suo di mondo, ma non è solo anche se, malauguratamente, incontra qualcuno che gli fa credere che è così. Se noi oggi siamo il modello da cui fuggire, siamo anche quelli pronti a scattare se tende la mano.

Quando io ero alle elementari, ricordi vaghi, c’era un bambino che mi infastidiva. Allora mi ero accordata con la maestra di usare una parola segreta che, se l’avessi pronunciata, lei sarebbe corsa in mio aiuto. Il solo fatto di avere un’arma in mano, di non sentirmi sola, mi ha dato la forza di sostenere la situazione. Perché  l’adulto, in realtà, non può risolvere il problema. Lo peggiorebbe e l’autostima crollerebbe. Sono equilibri delicati, dove famiglia scuola e amici dovrebbero muoversi in sintonia.

Mondo perfetto

Pubblicato: 15 luglio 2015 in 2015
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c era una volta

L’estate, fino a quando si sta in città, in giornate roventi come questa, vivo con finestre chiuse e tapparelle abbassate. La mattina presto cerco di far circolare più aria possibile, ma ne ricavo ben poco. Poi magari scendo con Romeo e scopro che in realtà un po’ d’aria ci sarebbe. Solo che fa traiettorie che ignorano le mie finestre, evidentemente.

Ieri Romeo è stato attaccato da un cane lupo sfuggito alla padrona. Vista la sua indole fifona ho pensato che tirarlo fuori di casa, oggi, sarebbe stata un’impresa. Invece no. Non voglio  essere troppo ottimista, ma forse, vedersela faccia a faccia con il suo peggior incubo ed essere sopravvissuto e illeso, non gli ha fatto male. Ok, non so se in realtà Romeo abbia elaborato tutto questo. Ma è vero che l’esperienza vale più  di mille ragionamenti. Non so più quante volte la paura che il mio fragile bambino non fosse in grado di imporsi rispetto ai bulletti della materna o delle elementari è stata puntualmente smentita dalla realtà. E io perdevo le notti in cerca di soluzioni tipo: rinchiudere Giò in un mondo perfetto e farlo uscire solo da grande. A parte che i bulletti erano tutti nella mia testa, era molto difficile trovare un mondo perfetto da regalare a mio figlio.

Solo nelle esperienze misuriamo le nostre forze e fragilità. L’anno scorso, mi sono ritrovata in un contest creativo. Ho passato la metà del tempo a dirmi che non ero in grado, che volevo andare via, che non mi venivano le idee…. Poi… ma vaff..! cosa fai?!? mi sono data da fare e qualche idea è venuta fuori. Se non avessi perso tutto quel tempo a difendermi dall’esperienza, avrei fatto un lavoro di cui andare fiera. Il contest l’ho vinto, ma non  ero soddisfatta. La parola chiave è azione. Apertura. Come diceva Nietzsche: “Quello che non mi uccide, mi fortifica.”