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8-12-2018

Pubblicato: 10 dicembre 2018 in 2018
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Mattina di festa, fuori con la solita compagnia: i miei pensieri.

La città addobbata, le vetrine natalizie, la compilation musicale: niente, continuo a non sentire niente.

Ho detto a G: quest’anno, scelta netta. Natale 100% (albero, presepe, biscotti, zenzero e cannella….) oppure 0. Pensaci e fammi sapere. Sono passate due settimane. Nessuna risposta. E quindi: continuiamo così, ignorando il Natale, a casa nostra non entra. Che non sarebbe nemmeno grave, se non entrasse veramente per niente: né il bello né il brutto. Niente. Ma sarà così? Vedremo.

Intanto per qualche ora ho cercato in me una certa dimensione di famiglia. Ho cercato di forzarmi in un ruolo che sento sempre meno, occupandomi con una manciata d’amore di cucina, di bucato, di ordine. Spegnendo tutto il resto. È chiaro che così non funziona. Non posso scegliere di accendere e spegnere parti di me. In ogni caso, giusto o sbagliato che sia, non sarei felice. E nessuno intorno a me lo sarebbe.

Nella mia personalissima ricerca quotidiana, ho ritrovato tanto di me. Mi manca l’habitat. Ma ho fiducia. Più riesco a ridimensionare la parte razionale, più l’istinto è libero, a modo mio, ritroverò tutto. Anzi: troverò tutto. Tutto quello che mi appartiene, veramente. Tutto quello che voglio, veramente. Tutto quello che sono, veramente.

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A proposito del Natale

Pubblicato: 9 novembre 2018 in 2018
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Qualche settimana fa, quando ho visto spuntare i primi panettoni nel supermercato di sempre, ho sentito un’ondata di disgusto crescermi dentro.

Al lavoro renne e strenne ci tengono compagnia da qualche giorno, tra indifferenza e fastidio. Mio.

Poi, oggi, l’amica di una vita, ha commentato il mio atteggiamento: “Peccato… ti ricordi quanto ti piaceva il Natale?”

Ho dovuto riflettere su questo. Arrivata a casa, dopo cena ho chiesto: “G., ti piace il Natale?”

Purtroppo la risposta me l’aspettavo, anche se speravo fosse diversa. Ma sentire un non convinto SI trasformarsi in un deciso NO, associato alla famiglia. E ritagliare l’anno perfetto lasciando fuori tutte le feste e quei momenti che dovrebbero essere la base di quel bagaglio di serenità che ciascuno si porta sempre dentro nel corso della vita: lo scudo non ha funzionato. È triste. Ovvio. Ingiusto.

Le solitudini hanno camminato fianco a fianco senza avere il coraggio di guardarsi negli occhi e riconoscersi.

Non piango, né rimpiango. Riparto da qua. Per fortuna ho ancora il tempo per dare a questo Natale un senso tutto nostro. Che allontani ombre e rabbia e ritrovi l’Amore.

E lo dico proprio oggi che prenderei a calci negli stinchi tutto quello che puzza.. ehm… profuma d’amore.. le parole sono importanti, lo so.

Forse se mi ripeto: “Mi piace il Natale.. Mi piace il Natale.. Mi piace il Natale..” come un mantra di un lungo calendario dell’avvento, a partire da oggi domani, ci posso arrivare con lo spirito giusto. Oppure no. Ma non importa. In nostro Natale, farò l’impossibile, sarà il nostro speciale Natale.

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Carissimo!

Immagino tu sia stanco, ma ho voglia di parlare un po’ con te.

Come sempre negli ultimi anni, ti sei scordato di me. Ma non importa. Come logica impone, sono troppo grande per credere ancora in certe cose. Quindi, mi adeguo. Ho solo voglia, questo ventisei dicembre, di tornare per qualche istante una bambina e dare voce ai miei desideri; cosa che, nel ruolo da adulta, non riesco proprio a fare.

La prima cosa che avrei voluto ricevere, quest’anno, sarebbe stata una bussola molto speciale, per riuscire ad uscire da questo labirinto intricato in cui sono prigioniera e che non mi sta portando da nessuna parte. Accompagnata dal silenzio, bene prezioso. Oppure bella musica, che mi fa volare come poche cose al mondo. Le parole, quelle no; soprattutto quelle di sempre. Stanno diventando una gabbia insopportabile. Certo, parole nuove sarebbero le benvenute.

Un pacchettino di fiducia in me stessa, cui far ricorso nei momenti più difficili. Degli occhiali nuovi, che mi permettano di vedere che le cose possono cambiare da un momento all’altro, e che il momento è adesso. Sorrisi: mattina pomeriggio e sera. A volte costano meno di grugniti fastidiosi.

Sparsi qua e là, abbracci. Muovere le braccia e non sentire di essere soli. Abbracciare e essere abbracciati. Perché sembra essere tanto difficile?

So quello che di buono ho nella mia vita. Quello che non funziona so di affrontarlo male. Quindi, Babbo, se riesci a farmi vedere dove sono le opportunità del mio cambiamento, te ne sarei grata. Ecco, tutto qua. Opportunità.

Photo credit: He Knows if You’ve Been Bad or Good… via photopin (license)

Un’idea di Natale

Pubblicato: 19 dicembre 2015 in 2015
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Meno 6, dice il calendario dell’avvento. Mi sento come un’aliena, atterrata oggi in una città qualunque, tanta gente, e luci, e alberi…. Guardo tutto questo ma non mi tocca, quest’anno. Ogni tanto ripesco ricordi, il valore dell’attesa, le emozioni. La sceneggiata per i più piccoli e forse un po’ di invidia, per essere uscita da quel giardino incantato dove tutto è possibile. Non pensavo di potermi allontanare così tanto, da quella magia. Per fortuna Giò mi ‘costringe’ a riavvicinarmi. Glielo devo, e tant’è.

Torno a quando era tutto molto più semplice, i ritmi stabiliti dalla fine della scuola, tutti in macchina e via, si parte per la montagna! E lì piano piano arrivano tutti, bambini e adulti, a formare quel quadro di rassicurante stabilità. Caspita quanto mi manca un luogo così, dove arrivi e tutto funziona secondo delle regole rasserenanti. Ognuno ha il suo ruolo ma i bambini e i ragazzi devono semplicemente divertirsi e non disturbare. E attendere l’ora giusta perché il teatrino abbia inizio. La cena, buona. Lunga, ma non troppo. Poi, tutti fuori, che arriva Babbo Natale. E io ragazza che guardo gli occhi lucidi ed emozionati dei piccoli che hanno questo potere di smuovere decine di persone che recitano solo per loro. Ma va bene, è la sera dove tutto è possibile, no?

Oggi, che non sento la magia, giro per la città e guardo queste luci, implorandole di raggiungermi, dentro, in fondo al cuore. Ho voglia di credere che ancora tutto sia possibile.

Quotidianità

Pubblicato: 7 dicembre 2012 in 2012
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Oggi mi sveglio e ritrovo il mondo al suo posto. Giò, in vacanza da scuola, decide che le sette sono l’ora giusta per venire a ballare la tarantella nel nostro letto. Ma non importa, ieri ho implorato l’universo di darmi l’energia sufficiente per uscire dal pantano. E voglio crederci.

Esco. Un’amica è quello che ci vuole per iniziare la giornata. E il bombolone della latteria fa il resto. Perfetto. Ieri ho mangiato cucchiaiate di Nutella, e spero sia ‘quel periodo lì’, altrimenti pago tutto con gli interessi.

Il Natale si avvicina a grandi passi: 17 gg 5 ore 19 minuti 20 secondi 19.. 18.. 17.. come scandisce l’app dello smartphone. Mi dà più emozione la neve che rispettando le previsioni ha iniziato a scendere nel pomeriggio, ha già imbiancato alberi e marciapiedi. Sono dissonante rispetto al Natale. Quest’anno sono sparite anche le lucette, in nome della sobrietà richiesta dal periodo di crisi. E’ tutto oltre la nebbia.

Abbiamo ripristinato lo stereo e messo a posto le casse. E un vinile a testa riviviamo antiche emozioni. Aspettando di uscire per la serata. Un fondo di malinconia, i ritmi lenti, come la neve che scende. Ti dirò. Non ho nemmeno voglia di farmi un bagno, preferisco questo tuffo nel passato.

Domani è un altro giorno.