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L’ultima volta

Pubblicato: 26 dicembre 2018 in 2018
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Camminando per Padova oggi so che c’è un posto in cui ho voglia di passare. È più di una voglia: è un’urgenza.

Le cose sono molto cambiate.

L’ultima volta che sono passata a trovarti avevo tantissima rabbia in corpo. Tutti i passi che facevo (ed erano veramente tanti) non riuscivano a calmarmi. Non elaboravo pensieri. Ero cieca e sorda; non mi arrivava il sole, non mi toccava il vento, non sentivo né amore né parole. Niente partiva, niente arrivava. Tutto veniva fagocitato dalla rabbia.

Ho pensato che eri l’ultima speranza per cambiare le cose. Ed è successo. Tu, che non mi hai mai giudicato, hai permesso a mio dolore di uscire. Ho trovato un angolino e ho lasciato le lacrime scorrere, finalmente. E aspettato che uscissero tutte, per potere ripartire libera.

Di fronte a te ho provato tanta vergogna, per come ero diventata. Sconfitta. Senza un’idea di come uscire da tutto quello che era la mia vita.

Ecco.

L’ultima volta ero quello che ero. Oggi è tutto diverso. Penso che ti piacerebbe vedere chi sono, anche se non tutto è risolto.

L’ultima volta mi sembra tanto lontana. E non c’è situazione in cui non abbia pensato che avrei voluto condividere finalmente e veramente con te le mie idee. Capire se avresti potuto vedere dalla mia prospettiva le scelte che sto facendo. Non potrei dirti proprio tutto, per pudore e opportunità. Ma non farei più finta che vada tutto bene. È comunque un dialogo che non ho mai interrotto, nonostante tutto.

Quanto mi piacerebbe avere un ultimo abbraccio, papà.

Oggi. Sempre.

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papà

In questi giorni silenziosi e nervosi, con tanti pensieri in movimento, devo dire, mi manchi di più. Faticosamente mi sono abituata a rinunciare all’appuntamento delle cinque del pomeriggio. Quante cose si danno per scontate. Tipo: la tua capacità di vedere la vita, e le esperienze, dal lato più positivo. Le ultime passeggiate, in cui mi raccontavi la tua Milano, o la tua proposta di accompagnarmi in un posto quando camminare era diventato, per te, molto faticoso: sono momenti a cui penso quando ho bisogno di riattivare la serenità. Questo parlare quasi ininterrottamente l’ho rivisto in Giò, un po’ di tempo fa, quando era con un suo gruppo di amici. Riempiva tutti i silenzi. E  pensare a te è stato immediato.

Ho un’immagine lontana, ero nella mia cameretta blu, nel mio letto bianco. Non ho idea cosa fosse successo prima. Ma ero arrabbiata e triste. Ti sei seduto vicino a me, hai parlato con me per non farmi addormentare così. Ecco. Anche oggi sono arrabbiata e triste, la differenza è che sono sola. Che fregatura! Sono giorni che sento questo vuoto intorno a me. Sono fasi, momenti. In questo caos emotivo vorrei tanto un tuo abbraccio, una tua battuta. Non risolveva, ma aiutava.

Cerco una risata. Tutto sembra più accettabile dopo una risata.

Ridi sempre, ridi, fatti credere pazzo, ma mai triste. Ridi anche se ti sta crollando il mondo addosso, continua a sorridere. Ci son persone che vivono per il tuo sorriso e altre che rosicheranno quando capiranno di non essere riuscite a spegnerlo.
Roberto Benigni

Photo credit: Lost my shoe via photopin (license)

19 marzo, sempre

Pubblicato: 19 marzo 2015 in 2015
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19marzo