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Scucitura

Pubblicato: 20 agosto 2020 in 2020
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Era andato tutto bene. Fino a ieri. Ma poi…

Il filo con cui ho ricucito i lembi di quel buco nero nell‘anima si deve essere spezzato. O il nodo si deve essere allentato. Dalla voragine è esploso il ciclone, di nuovo, e ha spazzato via tutto. E tutti.

Devo trovare il modo di farci amicizia, con l’ansia: alla fine, è la compagna di viaggio più longeva. Devo fare in modo che dal nostro eterno conflitto scaturiscano parole, e frasi, e spazi.

Quindi cerco di non darle troppa voce, le offro un bicchiere di vino bianco, fresco e aromatico. Due patatine e qualche respiro profondo. Lei allenta la presa e mi dà un po’ di tregua.

Quindi mi preparo per uscire a cena, tubino nero e un po’ di tacco, capelli in ordine e via, pronta per la serata. In macchina la sento che sta per risvegliarsi dal torpore. Posso solo andare avanti e farla sedere al mio fianco. Gli altri parlano e ridono, io concentro la mia attenzione al tavolo di fianco a noi, vedo un quadro che conosco bene: i genitori non giovanissimi e quattro figli, tre maschi e una femmina, che scherzano e li prendono in giro. Soprattutto due dei tre ragazzi. L’atmosfera sembra molto allegra.

Per un attimo l’ ansia scompare, tutto scompare, rimaniamo io e quel tavolo, io che guardo quella scena che ho vissuto molte volte ma che non più essere. Eppure il ricordo non è nostalgia, ma calore, amore probabilmente.

È un attimo, poi torna tutto: ansia, ristorante, voci e risate. E forse è solo nel vortice che posso ritrovare le sfumature per il quadro che sto dipingendo, le parole del libro che sto scrivendo, le scelte per la vita che sto vivendo.

I got it

Pubblicato: 1 giugno 2020 in 2020
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Foto di chiplanay da Pixabay

Una mamma passa un piccolo gelato al suo bambino di tre anni, forse. Il bambino, contento, fa un po’ il pagliaccio e mi strappa un sorriso. Mi ricorda scene vissute qualche anno fa, lo dico senza tracce di nostalgia. Ma una domanda mi rimane addosso: “Non torneresti indietro, anche solo per un attimo?”

No.

Emozioni, sentimenti, parole. Ci sto facendo i conti oggi. Ho ascoltato voci tenere e dure che mi hanno invitato a scoprimi di più. E io che ho sempre pensato di essere addirittura troppo nuda, ho fatto una fatica tremenda a capire. Ho dovuto abbassare le difese, rileggermi con più umiltà e cercare di vedere con lucidità le mie parole. Ho letto altri stili, altre parole, emozioni e sentimenti.

Ho capito quanto le sfumature rendono viva un’emozione. Che un gesto semplice, come una carezza, può diventare un’esplosione di sensazioni se immaginata, vissuta, sentita, istante dopo istante, lentamente, fotogramma dopo fotogramma, nella ricchezza di particolari che rendono unica una mano che sfiora un viso, il mio viso, provocando reazioni, emozioni e…

..sui sentimenti le cose si complicano. Oggi la mamma con il bambino e il gelato un piccolo graffio me l’hanno lasciato. Nello sguardo del bambino, nel sorriso della mamma, ho visto tracce di un amore incagliato in un abisso troppo profondo da esplorare, ora.

Gocce

Pubblicato: 17 dicembre 2019 in 2019
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Tranquillamente scrivo. Divano, gambe incrociate, portatile. Il resto mi sembra lontano quando le parole mi bussano dentro e urlano per poter uscire. Una danza sfrenata, nella mia testa, discorsi disordinati che si allungano, si accorciano, si combinano. E piano piano metto a fuoco. Osservo il serpentone di lettere e parole e tutto ha un senso, il mio senso.

Non mi resta che scrivere, a questo punto. E cercare di afferrare le altre immagini e i colori che aspettano in disparte di raggiungere la tela, la mia tela.

Voci lontane piano piano mi raggiungono. La discussione che proviene dalla cucina ha già raggiunto toni fastidiosi.

Sospendo il mio viaggio.

Altre parole improvvisamente mi scoppiano dentro, dure, violente.

Non è ancora il momento.

Respiro. Vedo le gocce. Quelle che da un bicchiere anestetizzano tutto, lasciandoci solo la visione di quella faccia, specchio di una rabbia ingabbiata chimicamente.

E quelle più brutte, e cattive, che scavano dentro, giorno dopo giorno, buchi nell’anima di cui ignoro la profondità.

Unghie spezzate

Pubblicato: 9 giugno 2019 in 2019
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Mi guardo le mani. Da qualche giorno ho un paio di unghie veramente brutte. Si sono spezzate e, nella rincorsa quotidiana loro, le unghie, le ho lasciate lì, trascurate.

Mi guardo le mani, forse l’unica cosa del mio corpo che mi è sempre piaciuta. E che ho sempre cercato di curare. Senza smalti, decorazioni o unghie posticce.

Mi devo fermare un attimo. Ho bisogno di pensare. Fare luce. E tenere la luce accesa, come ho letto recentemente, avere una traccia da seguire, reale e pratica. E squilibrarmi: questo vizio di evitare scontri mi sta prosciugando le energie.

Luce. E unghie curate: è un punto di partenza.

Finisce il corso, saluto tutti e mi sento più sola. Immagino gli altri che rientrano nella loro vita coerente mentre io mi infilo nel congelatore. La lucina si spegne e nessuno mi vede più. Io stessa vedo poco, solo dubbi su dubbi. Solo che… non è più come prima.

Io che voglio percorrerla quella strada, ma devo affrontare una guerra. Io che voglio vivere, ma mi toglie l’ossigeno. Io che voglio ridere, ma mi butta addosso rabbia. Io che non ne posso più!

Voglio percorrerla quella strada, senza sapere per dove, affrontando le paure, sapendo che lì… Valeria c’è! sono viva, sono io, non mi sento sbagliata. E per capire meglio, so che devo leggere e scrivere e leggere e scrivere. E farlo sempre e tanto. Non fermarmi mai.

Ma quando sono lì, viene a prendermi per riportarmi nello squallore, nella tristezza, nell’oggi senza un domani. Non c’è più dialogo, non c’è più niente. Ci sono solo le parole. Che non sono più un semplice rifugio che rende tutto perlomeno accettabile. No. Sono tanto di più. Non lo capisce, non lo accetta, deride e banalizza. Amen. Non ho bisogno dei suoi applausi. Ma di unghie curate. E di una luce sempre accesa. Sulla mia strada.

TILT!!

Pubblicato: 22 maggio 2019 in 2019
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La comunicazione non è sempre facile. Chat. Audio. Digita digita, ascolta e rispondi, fino a consumare le dita!

Mi racconti tutto, fai quadrare tutta la tua disperazione in quel castello di razionalità che, però, è il tuo di castello.

Io che cerco di farti sentire un’ipotesi alternativa, perché non è sempre il caso di rincorrere la logica. Perché alla fine tocca pure fidarsi di qualcuno, se si vuole vivere. Ok, anch’io ho qualche difficoltà a dare fiducia… okay okay… abbastanza sempre… ma non si sta parlando di me. E poi! Metti qualche paletto, cazzo! Non puoi contare così poco per te!

Ma non ti fermi, in questo delirio di messaggi, mi chiedo se leggi le mie risposte, e se capisci a cosa mi riferisco, visto che io cerco di darti pensieri articolati mentre tu spari a raffica, una mitragliatrice senza pietà, e mi costringi a scrivere una cosa ma pensare già a quella successiva, non sono sincronizzata né con te né con me stessa…

Basta!

Ti fidi di me, dici. Ma contesti tutto quello che è fuori dalla tua logica. Più mi impegno a farti allargare la tua visione più ti sento innervosirti, penso che se insisto, molto presto farò parte di quel quadro che congiura contro di te.

Stop!… mi arrendo.. alzo le mani… e non digito più!!

Sarà

Pubblicato: 20 maggio 2019 in 2019
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Sarà che è lunedì, e piove… ancora!

Sarà che non ci si sveglia sempre con il piede giusto… o sono i calli che dopo tanti passi iniziano a farmi un po’ male…

Sarà che l’appuntamento di oggi è andato meglio di quanto previsto, che mi aspettavo una gentile ramanzina e invece no, quasi quasi mi ha fatto i complimenti per il lavoro fatto…

Io che ti prego, ti imploro di vedere chi sono veramente, e di aiutarmi a trasformare “il mio giochino” in una strada vera e propria.. solida…

Perché è troppo tardi per tornare indietro, perché il mio cuore vede solo parole, parole che sfrecciano, mi colpiscono, scappano, da riordinare, da… disordinare…

Riprendo i miei passi, estremamente sola, tra me e il mondo pensieri nervosi e musica a tutto volume… qualche venditore di ombrelli o calzini vorrebbe chiacchierare con me… ma almeno uno di noi è dentro un acquario… aprono la bocca come i pesci e non mi arriva la voce.. scusatemi, non è giornata: nessuna empatia, nessuna emozione.

Le catene che ho scelto, oggi, non mi immobilizzano più in una vita che non voglio. Al contrario. Mi impediscono di tornare indietro, mi legano stretto stretto a chi sono.  Ai miei passi, alle mie parole, al mio aspetto, alle ondate di emozioni.. a tutto quello che mi indica la direzione. A quel che è. A quello che sarà.

Le parole

Pubblicato: 31 marzo 2019 in 2019
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 Le parole

Ieri mattina danzavano tutte intorno a me: per strada, sulla metro, al bar per un caffè. Ed ero felice.

Poi le ho sentite uscire dai fogli degli altri, mi sembravano meno banali delle mie, più efficaci. Più belle….

Le ho allontanate, arrabbiata…: con loro, con me stessa… perché non riusciamo (ancora) a combinarci come piace a me, nell’alleanza perfetta che ci fa catturare le emozioni, o dipingere quei quadri che partono da minuscoli particolari della realtà e si trasformano nei miei graffiti mentali….

‘Le parole sono importanti…’, figurati, lo dici a me? io che cerco sempre la parola perfetta, anche nei discorsi degli altri.. però, scusa… non quando vuoi tirarmi fuori un’emozione che non provo.. perché, per quanto non ti interessi, sto cercando le mie di parole, quelle che mi facciano esplodere dentro quella poesia che poi diventerà prosa e forse libro… Perché è chiuso qui dentro e non riesce a uscire… in gabbia….

Poi mi vengono a prendere, quando non so dove andare, e giro a vuoto, aspettando che qualcuno mi soccorra, ma allontanando tutto e tutti.. l’impresa è difficile! Mi sorridono e mi spingono verso un qualunque mezzo che le faccia uscire. Facciamo la pace. E ricominciamo a cercarci. A ballare. Ed esplorare quel territorio complicato e imprevedibile dove tutto è sempre in movimento, frenetico, assurdo e disordinato.. arriveremo mai da qualche parte?

La mia collezione di parole

Pubblicato: 27 ottobre 2018 in 2018
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Ogni giorno scorrono sui nostri smartphone fiumi di parole. Per lavoro, amore, amicizia…

Passano e vanno. Ammucchiandosi indefinite insieme a milioni di altre parole.

Il fatto che per me non sono quasi mai SOLO parole. Ma medicina. Gioco. Spunto. Strade da percorrere. Guerre da combattere. Sogni da sognare. E da realizzare. Legami da tagliare. Nuovi intrecci. Micce per le emozioni.

Ho un posto tutto mio, una specie di muro digitale, dove queste parole sono diventate una collezione.

Le più belle, divertenti, evocative, le conservo tutte lì. A quel punto diventano veramente tutte mie. Perché sparisce chi le ha scritte, il mezzo con cui le ha mandate, il contesto che le ha generate. Diventano emozioni pure. Mi tengono compagnia. Mi danno la forza. Mi fanno ridere. Perché sono tutte belle. Tutte mie.

Domenica d’agosto

Pubblicato: 20 agosto 2018 in 2018
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Ieri ho fatto due lunghe passeggiate. E un giro in bici per togliere qualcuno dalla posizione di sdraiato cronico con cellulare perennemente in mano.

Nel pomeriggio, tra una pineta e un viale, tra archi e raggi, ho percorso la passeggiata sopraelevata che unisce le varie rotonde. Ho finalmente sentito un profondo senso di benessere, uno stato che si avvicina molto, e lo dico sottovoce, alla felicità.

È che ho capito tante cose in questi pochi giorni.

La cosa più importante di tutte: ricordarsi di mandare tutti i giorni a fanculo la paura.

Tra tutti i miei talenti 😉 ho sempre evitato di spingere su quello che mi dà più piacere. Ora basta.

Per educazione, mi sono attribuita anche colpe non mie. Ora basta.

Per insicurezza, non ho scelto, mi sono fatta scegliere. Ora basta.

Per come sono oggi, eccessiva, testarda, oltre… ma mi va bene così, quindi basta!

Se penso a un anno fa, che facevo le stesse passeggiate, ma mi mancava la leggerezza. Oggi scelgo. Di spingere l’acceleratore. O il freno, se serve.

Mi permetto (finalmente) di essere: scrivere di me stessa mi ha permesso di trovare le parole. E quando si da un nome alle cose vissute diventa tutto più semplice. Non facile. Non bello. Ma semplice. Ho visto chiaramente la strada che stavo cercando.

Quindi. Mi permetto finalmente un po’ di felicità. Mi permetto una possibilità di realizzazione. Scannerizzo il mondo per scegliere. Non mi assumo più le colpe altrui. Cerco di frenare le fughe, a volte funziona. Ma riesco a tornare indietro, quando capisco. Che era solo paura. Fanculo!

Punto e a capo. O no?

Pubblicato: 11 giugno 2018 in 2018
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Muro

Oggi, dopo profonde riflessioni, ho preso una “forte e irreversibile decisione”: congelo per il tempo necessario il mio Viaggio Imperfetto.

Questo è il mio angolo di paradiso. Quando la pallina impazzita dei miei pensieri raggiunge velocità supersoniche, scende sotto il livello di tolleranza o sale nel blu più blu del blu sono le parole a fare il piccolo miracolo, facendomi ritrovare un equilibrio, o una direzione.

Ed è meraviglioso.

Forse, però, in questo momento della mia vita, questa stampella potrebbe essere controproducente. Il totale squilibrio è un mare che va attraversato e guardato in faccia per poter capire. Scegliere senza tante certezze. La confusione è tanta. Devo vedere oltre l’ovvio.

Poi torno a casa. Tre minuti e si scatena il solito inferno. E mi vedo lì, sotto il consueto enorme muro, sola, incapace di vedere, di fare un passo, di aggrapparmi ad un appiglio perché è la mia vita, e il grande fallimento con cui fare i conti. Non stasera, non ne ho la forza.

E rieccomi qui. A scrivere. A cercare il conforto nelle parole. Per far tacere il vuoto. Cacciare le lacrime. Sollevarmi verso la sommità: c’è tanta roba oltre il muro.