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Parole in (ri)circolo.

Pubblicato: 25 luglio 2019 in 2019
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uragano

Buon segno.

Solo adesso ho capito che dovevo esplodere. E sono esplosa!

Si era creato una specie di imbuto, una strettoia, in cui si sono disordinatamente accatastate troppe cose. Non ero più io a gestire le emozioni, ma viceversa. Ho iniziato a sbandare e mi sono ritrovata nell’occhio del ciclone. Ho iniziato a tirare fulmini e saette, creando spazio, cercando il vuoto, il nulla.

I rifugi di sempre si erano trasformati in trappole mortali, il pericolo era ovunque. Ho fatto in modo che sparisse tutto: le certezze, frutto di scelte molto precise, sono state demolite. Come con il gioco della ghigliottina, che dimezza la cifra ad ogni errore, ho rischiato il mio patrimonio e ho perso tutto.

Non pensavo che, improvvisamente, potesse arrivare la calma. Ma è successo. Le parole hanno ritrovato una corrente, il respiro una fluidità, l’ansia il silenzio… Ho ripensato a chi mi ha detto di fermarmi. Più di una persona, a dire il vero: ‘fermati e rifletti!’

Grazie. No. Risposta sbagliata.

Ho tutta l’energia per andare avanti, non ho più paura. Se devo ripartire da zero lo farò, convinta che la mia strada è piena di dossi, salite faticose, discese ripide, come mai prima d’ora. Chi vorrà condividere sarà il benvenuto. A chi vorrà fermarsi, un ultimo sorriso. Mi dispiace, ma proprio no, io devo andare avanti.

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A volte ritornano

Pubblicato: 21 ottobre 2018 in 2018
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È già qualche settimana che percorro una delle strade più importanti della mia vita. Nonostante non sia sempre facile, e mi ritrovo spesso a dover mettere in discussione tante cose, mie ma non solo, non mi è mai mancata la determinazione a proseguire.

Ecco.

Poi arriva la febbre. Ma, ancora una volta, sentendo un sovraccarico di energia, ho dato retta alla mia insofferenza nello stare chiusa in casa e non mi sono fermata.

Con il risultato che una febbriciattola si è trasformata in febbrona. E mi sono dovuta arrendere all’evidenza: sdraiarmi a letto e aspettare il ritorno delle forze.

Purtroppo è iniziato il solito viaggio all’inferno. Tutte le paure e le deviazioni che mi hanno portato a una vita senza luce, tutte, sono sbucate fuori approfittando della mia debolezza e ballando e ridendo di me, hanno iniziato a urlarmi in faccia che non non ce la farò. Quando finalmente sono riuscita a svegliarmi ero sconfitta. Senza forza né direzione.

Vaffanculo!

Non deve essere proprio così. Oggi mi sono svegliata senza più febbre. Cercherò di recuperare le energie senza esagerare. Per tenere lontano il più possibile tutte quelle catene invisibili e rimettermi sulla giusta strada.

Si può fare

Pubblicato: 16 ottobre 2018 in 2018
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Qualche giorno fa un’amica mi ha chiesto dei consigli per un suo problema. Io ho condiviso la mia esperienza, perché evito di salire in cattedra, sempre.

Più parlavo e più vedevo un muro. “Eh.. ma per me non va bene”… “Eh no, non ci siamo!”… “In Italia sai come funzionano le cose…”.

Ho fatto fatica a trattenere il nervosismo per quell’atteggiamento assurdo. Perché mi chiedi aiuto se poi non ti sta bene niente? Alla fine ho solo risposto: “se vuoi veramente risolvere il tuo problema, inizia con un po’ di umiltà!” Stop.

Però.

È vero che quando un problema l’ho sentito molto più grande di me mi sono messa in difesa. Ieri, dopo un piccolo passo nella giusta direzione che va però contro la mia natura e mi lascia quindi un retrogusto amaro, ho scambiato due parole con un amico. Il quale, invece di rassicurarmi, mi ha detto: “Basta con le scuse! Vai avanti e basta!”

Il primo istinto è stato di mandarlo a quel paese: perché banalizzare i miei sentimenti? Poi ho ritrovato la mia umiltà, i consigli ricevuti e riposti in un cassetto, insieme al tempo perso. Ho dovuto ammettere che è stata solo la paura a bloccare l’azione. Muovermi in un campo del tutto sconosciuto, senza certezze, senza compagni di viaggio mi ha fermato.

Oggi, che non sono più sola, che la mente si è aperta, che il coraggio supera la paura… lo sento forte l’urlo: SI PUÒ FARE!

Ciao, belle creature!

Mi parlate avvolte dalla rabbia, quella brutta. E io ascolto. E provo a squarciarla, ma non me lo permettete. Quindi ascolto ancora, cercando la vostra mano per trascinarvi fuori. Voi magari ci venite pure, ma per poco. Poi ritornate “a casa”.

La rabbia, quella brutta. Quella che ti buttano addosso. Ho passato anni a osservarla, senza avere la forza per difendermi. La paura mi bloccava. Quando pensavo di aver capito, mi stupiva di nuovo. Poi ho creduto, sperato, che ci fossero dei limiti. Che la violenza avesse comunque dei confini. E invece era pronta a colpire di nuovo, e più forte. Ma la rabbia, quella brutta, quando trovi finalmente il coraggio di guardarla negli occhi, e sostenerne lo sguardo, succede qualcosa: lo capisci, l’ho capito. Che non è invincibile. Che l’avevo vista io tanto grande. E, soprattutto, di non avere più paura.

E cambia tutto. Spariscono le catene e si respira libertà.

Poi c’è la rabbia, quella amica. La mia . Quella che accelera tutto. Quella che interviene per fare capire meglio, in modo chiaro e inequivocabile, qualcosa di me. E mi trascina improvvisamente fuori da una situazione senza senso, perché è arrivato il momento di esplorare nuovi mondi.

Ecco, belle creature. Vorrei farvi vedere quello che vedo io. Ma non mi credereste. Perché è così. Ma posso dirvi che questo mio momento, oltre la rabbia, oltre la paura, dentro la libertà, sto cercando la mia nuova dimensione. Ed è improvvisamente tutto bellissimo.

Le cose migliori nella vita si trovano oltre il terrore. (W. Smith)

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Tutto bene. Lo dico subito, a chi mi vuole bene.

Ma le ultime 24 ore, devo dirlo, sono state tremende.

Hai presente quando arrivi ad una certa età? e devi farti dei controlli? e se tutto va bene il risultato ti arriva a casa altrimenti “la chiamiamo noi”?

Ecco: mi hanno chiamato loro! “Buongiorno! La chiamo per quell’esame che ha fatto.. E’ necessario approfondire.. Niente di grave, stia tranquilla. Nove volte su dieci sono falsi allarmi…” Ha continuato a parlare, ma non mi ricordo niente. “Potrebbe venire domani?” Anche oggi! Anche subito, verrei!

Quanto tempo manca a domani? Fino a un minuto prima pensavo, anzi, ero certa, che finalmente le cose stavano lentamente rimettendosi nei giusti binari. Che potevo dire ‘domani’ senza troppa ansia, che potevo non sentirmi isolata e sola. Potevo, in qualche modo, sentirmi ottimista… Ma quel ‘domani’ era improvvisamente sparito. Un destino stronzo è arrivato, mi ha strappato le carte dalle mani e dovevo scegliere: ‘Imprevisti’ o ‘Probabilità’? I mazzi sono coperti. E io così piccolina…

Ho cercato di aggrapparmi a quelle frasi consolatorie su quanto le esperienze peggiori si rivelano alla lunga le migliori perché ci aprono orizzonti impensabili. Ma non mi sono sentita meglio. Non ho voglia di trovarmi ancora nella palude, una nuova lotta quando, ancora, non ho risolto quella attuale. Almeno: non del tutto. Il respiro si è fatto di nuovo cortissimo. E per quanto abbia tentato di razionalizzare, perché non ne valeva la pena, fino a domani, di sentirmi tanto vulnerabile, ho capito quanto sia potente la paura. Perché di fronte alla paura siamo totalmente disarmati. Non ci sono ragionamenti. Il mio corpo sapeva la risposta. Io  no. E dovevo accettarla. E ripartire eventualmente da un punto imprevisto perché è così. Non si può scegliere. Solo accettare la nuova rotta.

Domani è arrivato. L’ora X pure. Mi sono seduta nella sala d’aspetto e ho riconosciuto subito un’altra donna a cui, sicuramente, era stata fatta la stessa telefonata. Sembravamo gemelle, nell’atteggiamento e nello sguardo.  L’esame è stato scrupoloso e, mi è sembrato, lunghissimo. Le espressioni del dottore non suggerivano ottimismo. Né pessimismo. Niente. Ho provato a mettere in totale assenza di pensieri la testa immaginando della nebbia fitta oltre la quale tutto può essere. Un borbottio incomprensibile, e stavano per scendermi le lacrime. ‘No.’ cosa no? ‘Falso allarme’.  E finalmente il sorriso. E, senza vergogna, la felicità. Riparto da qui. Ma questo viaggio imprevisto, in cui ho toccato tante tappe in poco tempo, mi ha insegnato molto. E un rimpianto: tante amiche, quasi tutte astemie, che non capiranno mai come sarebbe stato bello, stasera, condividere un Negroni… o due..