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Parole in (ri)circolo.

Pubblicato: 25 luglio 2019 in 2019
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uragano

Buon segno.

Solo adesso ho capito che dovevo esplodere. E sono esplosa!

Si era creato una specie di imbuto, una strettoia, in cui si sono disordinatamente accatastate troppe cose. Non ero più io a gestire le emozioni, ma viceversa. Ho iniziato a sbandare e mi sono ritrovata nell’occhio del ciclone. Ho iniziato a tirare fulmini e saette, creando spazio, cercando il vuoto, il nulla.

I rifugi di sempre si erano trasformati in trappole mortali, il pericolo era ovunque. Ho fatto in modo che sparisse tutto: le certezze, frutto di scelte molto precise, sono state demolite. Come con il gioco della ghigliottina, che dimezza la cifra ad ogni errore, ho rischiato il mio patrimonio e ho perso tutto.

Non pensavo che, improvvisamente, potesse arrivare la calma. Ma è successo. Le parole hanno ritrovato una corrente, il respiro una fluidità, l’ansia il silenzio… Ho ripensato a chi mi ha detto di fermarmi. Più di una persona, a dire il vero: ‘fermati e rifletti!’

Grazie. No. Risposta sbagliata.

Ho tutta l’energia per andare avanti, non ho più paura. Se devo ripartire da zero lo farò, convinta che la mia strada è piena di dossi, salite faticose, discese ripide, come mai prima d’ora. Chi vorrà condividere sarà il benvenuto. A chi vorrà fermarsi, un ultimo sorriso. Mi dispiace, ma proprio no, io devo andare avanti.

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Ciao S.

Pubblicato: 31 maggio 2019 in 2019
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Abbastanza lontana da non infastidirti? Non ho ben capito cosa ti abbia tanto irritato. Rispetto la tua rabbia, e ti starò lontana.

Non mi scuso se preferisco guardare le persone in faccia, vedere gli occhi che ridono, o si fanno lucidi, o emanano amore. Non mi scuso se mi piace vedere le emozioni e non affidarle alle faccine di un cellulare. Non mi scuso se penso che il tempo passato insieme abbia immensamente più valore di una telefonata. Se mi sento più a mio agio persino a mandarti a.. quel paese guardando il tuo volto, e ricevere un vaffa… di risposta.

Vivo già troppo spesso in dimensioni tutte mie, accompagnata dalla velocità schizofrenica delle parole, compiendo viaggi psichedelici in cui tutto si mescola: parole, emozioni, lacrime, risate. Istantanee di realtà entrano in me, provocano viaggi nei ricordi, nelle speranze, in un futuro (im)possibile e tutto viene centrifugato e esce pieno di pieghe che non posso stirare, perché è in quelle pieghe che io vivo.

S., sono tutto questo. Ho voglia di toccare e essere toccata, stranamente. Sto lavorando sulla distanza. E non mi scuso.

Ciao, belle creature!

Mi parlate avvolte dalla rabbia, quella brutta. E io ascolto. E provo a squarciarla, ma non me lo permettete. Quindi ascolto ancora, cercando la vostra mano per trascinarvi fuori. Voi magari ci venite pure, ma per poco. Poi ritornate “a casa”.

La rabbia, quella brutta. Quella che ti buttano addosso. Ho passato anni a osservarla, senza avere la forza per difendermi. La paura mi bloccava. Quando pensavo di aver capito, mi stupiva di nuovo. Poi ho creduto, sperato, che ci fossero dei limiti. Che la violenza avesse comunque dei confini. E invece era pronta a colpire di nuovo, e più forte. Ma la rabbia, quella brutta, quando trovi finalmente il coraggio di guardarla negli occhi, e sostenerne lo sguardo, succede qualcosa: lo capisci, l’ho capito. Che non è invincibile. Che l’avevo vista io tanto grande. E, soprattutto, di non avere più paura.

E cambia tutto. Spariscono le catene e si respira libertà.

Poi c’è la rabbia, quella amica. La mia . Quella che accelera tutto. Quella che interviene per fare capire meglio, in modo chiaro e inequivocabile, qualcosa di me. E mi trascina improvvisamente fuori da una situazione senza senso, perché è arrivato il momento di esplorare nuovi mondi.

Ecco, belle creature. Vorrei farvi vedere quello che vedo io. Ma non mi credereste. Perché è così. Ma posso dirvi che questo mio momento, oltre la rabbia, oltre la paura, dentro la libertà, sto cercando la mia nuova dimensione. Ed è improvvisamente tutto bellissimo.

Le cose migliori nella vita si trovano oltre il terrore. (W. Smith)

“Ho la speranza”

Pubblicato: 14 luglio 2018 in 2018
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Arrivano momenti in cui è d’obbligo liberare una rabbia che scuota i cieli. Occorre per questo scegliere il momento giusto, la collera non va scatenata in modo indiscriminato.
Clarissa Pinkola Estés

Ieri. Dall’alba a notte fonda. Rabbia. Solo rabbia. Feroce. Da star male. L’istinto era di prendere una mazza e fare una strage. La razionalità mi ha soccorso, come al solito.

L’ultimo pianto, questa mattina. Ripensando a ieri. All’ennesimo teatrino.

Ero già pronta a un’altra giornata di … difficile serenità…. invece no. La rabbia, arrivata apparentemente senza un motivo scatenante, era necessaria per rimescolare le carte, per far tremare tutto, demolire le false certezze, allontanare parole poco mie. Dovevo ritrovare quel filo. Pochi giorni fa, mi sentivo catapultata come in uno scenario poco rassicurante. Post bombardamento. Ecco. Alla fine è così. Ieri la guerra, oggi bisogna capire come e dove ricostruire, rispettando tutti, tutte le scelte e le sensibilità.

Penso ad Ambra, il cane da caccia che sta in ufficio con noi. Quando usciamo per il caffè, sappiamo esattamente tutte le soste che dobbiamo fare. Sono i buchi, gli anfratti dove lei ha visto ‘delle prede’ (lucertole), e che tutti i giorni controlla minuziosamente. Bloccandosi. Ascoltando e osservando con un’intensità incredibile, come se il resto del mondo improvvisamente sparisse.

Mi sono sentita così: immobile. Sola. Zitta. Dovevo sentire il battito del cuore. Il primo segnale di vita. Pum pum… E’ arrivato! Dovevo riconoscere il punto di partenza: io.

Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dentro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l’ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe.
Clarissa Pinkola Estés

Ho ritrovato il percorso che mi ha fatto arrivare fino a qua. Ho dato un senso a quello che mi sta guidando. Che non è, come mi è stato detto, il desiderio di perdermi in un sentiero comodo e piacevole per annullare i pensieri. Al contrario. E’ scegliere. Scegliere con la parte più vera di me. Io sono questo. Non posso ascoltare un insieme di belle frasi, sicuramente verissime, che non tengono conto della mia natura. Come del resto non posso tollerare a lungo la mia quotidianità. Impoverita da una serie di scelte non fatte. In cui ci muoviamo come zombie, tutti mutilati, facendo senza entusiasmo le cose che vanno fatte. Nulla di più. Di cui non sono semplicemente una vittima.

C’è solo una voce che devo rispettare. Quella che dice: “Ho la speranza”.

Non sarò io a soffocarla. Nel frattempo, come Ambra, cerco qua e là  nella mia anima, quella storia che, giorno dopo giorno, viene sempre un po’ più a galla.

Calda giornata di luglio

Pubblicato: 8 luglio 2016 in 2016
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Luglio

Romeo si è rassegnato. Quando ha capito che non sarebbe partito ha provato a protestare abbaiando e tirando come mai aveva fatto. Ora si è messo nel suo angolino ad aspettare il rientro dei compagni di gioco.

Io, in compenso, avevo bisogno di rompere gli schemi. Finalmente ritrovarmi nella rarissima situazione: nessuno che ha bisogno di niente, da me. Ci sono solo io (e Romeo). Il che significa che posso mettere tutti i pensieri di fronte a me e analizzare le ultime giornate che di energia ne hanno portata. Nel bene e nel male.

Non mi piace litigare. Ma sono arrivata oltre al limite ed è partita l’esplosione. Probabilmente assolutamente sproporzionata. Il flusso emotivo è stato talmente forte che tutto doveva uscire. Le parole. La rabbia. Gli oggetti… lanciare le cose… Giò non mi ha mai vista così e per fortuna non mi ha chiesto di calmarmi. Mi ha portato un cuscino e un bastone e mi ha detto: “Io faccio così, mamma. Finché non mi calmo”. Ho seguito la sua strada, e al terzo colpo ho iniziato a ridere, tantissimo.

E, improvvisamente, la leggerezza! Dopo anni di implosioni, è come se avessi resettato. Posso ripartire, si è liberato lo spazio.

Non solo. Tante cose iniziano a muoversi. Tante piccole grandi strade improvvisamente si illuminano. Aspettiamo e vediamo.

E in questa calda serata di luglio, non riesco a non sorridere e ringraziare quel ragazzo che, apparso dal nulla, avrebbe voluto condividere un caffè con me in una delle giornate più intense degli ultimi tempi. Ho declinato con un grande sorriso. E, sorridendo, si è allontanato. Non può immaginare quanto ne avessi bisogno!

Photo credit: Stok T7 via photopin (license)

Bullismo

Pubblicato: 21 maggio 2016 in 2016
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Bullismo
Ieri sera ho partecipato a un incontro sul bullismo in età pre-adolescenziale.

Per ora nessuna avvisaglia di problema ma, vista l’età, meglio avere delle informazioni per arrivare in qualche modo preparati. Ovviamente mi sarebbe piaciuto uscire dalla serata con le idee chiarissime. Una chiave semplice per un problema complicato.

Quando le slide stavano terminando, e io ero forse più confusa rispetto a quando sono entrata, una giovanissima voce irrompe da dietro le mie spalle. “Io sono vittima di bullismo”. E’ stato dirompente. Due ragazze di 15 anni che, improvvisamente, rendono concreta tanta teoria. Una, in particolare, ha iniziato a parlare e più andava avanti più sentiva le lacrime trovare finalmente uno sfogo. In un certo senso, questa la mia personale impressione, avere trovato un interlocutore adulto dopo che scuola e famiglia avevano banalizzato il problema, ha aperto un varco al suo dolore e ha potuto, per certi aspetti, condividerlo.

Non guardava nessuno. Semplicemente parlava e piangeva. E parlava. E piangeva.

Non è stato facile spazzar via quel senso di fallimento. Sentirsi nella parte sbagliata del problema. Perché non me la sento di dire che non mi possa succedere. Da una parte c’è una metamorfosi in atto. Un ragazzino che passa dal mondo protetto all’autonomia. E questo passaggio è vissuto in un altalenarsi di euforia e rabbia. Un minuto prima ti abbraccia e ti bacia sorridente poi arriva come posseduto urlando cose terribili. I NO sono all’ordine del giorno, la sfida è continua. Ed è facile cadere nel tranello e combattere nel terreno che ha predisposto. Non sempre succede, ma succede.

E dove c’era un libro aperto ora ci sono degli squarci, quelli che lui ha voglia di condividere. Queste sono le carte e con queste devi giocare. E la fiducia te la conquisti tutti i giorni e tutti i giorni viene messa in discussione. Le antenne devono rimanere in costante allerta e i segnali più flebili sono quelli più rivelatori.

Ok, ci siamo passati tutti, e alla fine se ne esce. In questa fase, l’unica cosa è ricordargli, sempre e comunque, che il mondo protetto c’è ancora. Lui sta costruendo il suo di mondo, ma non è solo anche se, malauguratamente, incontra qualcuno che gli fa credere che è così. Se noi oggi siamo il modello da cui fuggire, siamo anche quelli pronti a scattare se tende la mano.

Quando io ero alle elementari, ricordi vaghi, c’era un bambino che mi infastidiva. Allora mi ero accordata con la maestra di usare una parola segreta che, se l’avessi pronunciata, lei sarebbe corsa in mio aiuto. Il solo fatto di avere un’arma in mano, di non sentirmi sola, mi ha dato la forza di sostenere la situazione. Perché  l’adulto, in realtà, non può risolvere il problema. Lo peggiorebbe e l’autostima crollerebbe. Sono equilibri delicati, dove famiglia scuola e amici dovrebbero muoversi in sintonia.