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Dopo la tempesta

Pubblicato: 29 luglio 2019 in 2019
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Bastava camminare, un passo dopo l’altro: facile!

Durante il conto alla rovescia, qualcosa si è inceppato. All’improvviso, una tormenta, una specie di tempesta di sabbia mi ha graffiato la faccia, chiuso gli occhi, sollevato da terra, cancellato le tracce. Il vento, fortissimo, mi ha fatto volare: purtroppo non verso l’alto ma giù giù, nella terra profonda delle ombre più terribili, quelle che determinano lo squilibrio, tolgono il fiato, ammaliano con ragionamenti sottili e armano la mia mano con lame distruttrici. E io colpisco e distruggo, con l’orgoglio della paura.

E poi il vento tace, la sabbia scompare, apro gli occhi e il mio mondo non c’è più.

Cerco di mantenere la calma, di respirare cercando serenità, di rimanere lucida. Dopo tanto tempo, ho sentito esplodermi dentro l’esigenza di un abbraccio, di quelli che, stringendoti, stritolandoti quasi, ti fanno capire che c’è qualcuno che ti protegge. Ho pensato a un uomo. Che fosse nonno, padre o figlio, non c’è nessuno che mi possa accogliere oggi. E, mannaggia, l’ho sentita cadere, quella stupida lacrima.

Il fatto è che non mi ricordo qual è il programma di oggi. Mi ripeto le frasi consolatorie: ‘Nulla accade per caso. La vita vede meglio di me. Quello che succede è sempre l’opzione migliore’. Anche no. Ma non posso attaccarmi con le unghie alle situazioni o alle persone. Devo lasciare andare chi non ha più voglia. Elaboro un piccolo piano B.

Inizio a camminare. Domani sarà forse un po’ più facile. O forse no. Cercherò nuovi stimoli. Inizierò a scrivere quella storia. Musica a tutto volume. Non ho più voglia di pensare.

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Aiuto! crolla tutto!!

Pubblicato: 10 gennaio 2019 in 2019
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sono passati pochi giorni. Sembra molto di più. E’ franato tutto.

Mi ritrovo immobile e guardo il cumulo di macerie e francamente, oggi, adesso, non so se ridere o piangere. Sono le due facce della frustrazione. Dovevo “semplicemente” continuare ad andare avanti, l’obiettivo era chiaro, i mezzi da individuare, l’energia a mille.

Poi: PUM!

Effetto domino. Un colpo dopo l’altro. E, di nuovo, il caos.

Oggi, adesso, guardo.. osservo… In silenzio, perché parlarne mi fa paura. Vorrei sentirmi dire: tranquilla, ci sta… la vita è questo: un continuo altalenare tra disordine e ordine, tristezza e felicità, rabbia e serenità…. vorrei ripetermi, credendoci, quel mantra: ‘andrà tutto bene…’ Vorrei….

Invece sento solo chi mi snocciola il solito rosario di accuse e menate, che vorrebbero gettare il fango sui miei spazi, perché è così che si crea l’infelicità.

Ma non lo permetto più.

Non sono tornata al punto di partenza, perché oggi sono un’altra persona. L’obiettivo rimane chiaro e, detto sottovoce, non tutto va male, e le difficoltà che non avrei voluto ora, preferisco vederle come una opportunità per valutare più lucidamente la situazione.

Allora: si fa così. Mi godo al massimo quello che funziona, valuto quello che è crollato, mi rimbocco le maniche, affino la creatività e via!

My feet is my only carriage
And so I’ve got to push on through.
Everything’s gonna be all right!
Everything’s gonna be all right, yeah!
So no, woman, no cry;
No, woman, no cry.

Il gioco delle tre carte

Pubblicato: 3 Mag 2017 in 2017
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In questo periodo, da qualche settimana, ho agito di cuore. Dovevo vedere tante cose e farlo senza troppa testa. Dovevo valutare passato, presente e futuro. Individuare strade per ripartire, cercando di non essere sopraffatta dalle idee degli altri. O dalle mie, ma condizionate dall’eterna scarsa fiducia.

In sintesi: ho agito in piena libertà per esplorare il mio mondo a trecentosessanta gradi. Il risultato è stato un agire convulso, disordinato, esplosivo; vitale, dinamico. Tipo pallina di flipper, ho trovato stimoli ovunque, e ogni volta sono ripartita con energia rinnovata. A volte troppa. Veramente troppa.

Da qualche giorno si è unita la testa, era inevitabile. Mi sono ritrovata improvvisamente stanca. E le idee ancora più confuse. Il grande inganno è stato, probabilmente, di ritenere che tutto si sarebbe risolto con una certa facilità: io chiedevo il mondo e il mondo mi arrivava tra le braccia, per una volta disponibile a giocare con me.

Però, in tutto questo, sono emerse le ferite, le fragilità che mi condizionano nel percorrere le nuove strade. Mi ero illusa che bastava l’energia vitale. No. Devo fare i conti, finalmente, con tutto quello che mi ha portato in questo labirinto. Capire le direzioni sbagliate. E arrivare all’uscita. E scoprire che riuscirò nuovamente a FIDARMI.

Oggi, dopo tanto tempo, un’immagine mi ha riportato a qualche anno fa. E, dopo tanto tempo, una punta di nostalgia si è fatta largo nel mio cuore.

Nascere non basta.
È per rinascere che siamo nati.
Ogni giorno.
(Pablo Neruda)