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Alla fine del sogno

Pubblicato: 5 giugno 2020 in 2020
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Fino a qualche anno fa era l’acqua l’elemento costante nei miei sogni. Onde gigantesche, alte quanto grattacieli, navigli limpidi, acque torbide, lunga risacca, siccità… Oggi è la luce. Una bella luce. Tanta, piena, accogliente, mai accecante. Generalmente accompagnata da un affascinante gioco di chiaroscuri.

Ecco. E’ successo di nuovo, stanotte.

Devo uscire. Ho un appuntamento importante. Sono quasi pronta, gli ultimi dettagli mi fanno andare in camera da letto. Mi accoglie un’esplosione di luce e solo in un secondo tempo mi accorgo che c’è una donna sul mio letto, sdraiata a pancia in giù, con i piedi sul cuscino e allungata in diagonale, fisico mozzafiato, capelli scuri, ricci e lunghi. Non vedo la faccia, affondata tra le lenzuola. Guardo quel corpo, non riesco a trovare nessun difetto. Non so chi sia, perché sia nuda e perché sia sul mio letto. So che devo lasciarle mio figlio, perché io devo andare via e il mio appuntamento è veramente importante. La ragazza (la donna?) inizia a parlare, troppo piano e con la faccia ancora inaccessibile. Mi accuccio per sentire e mi rendo conto che è completamente pazza, che mio figlio sarebbe in pericolo, che devo fare una scelta che non mi piace. Sento che sto per soffocare, sento che non è giusto, che c’è qualcosa che mi ruba l’aria.. la vita?

Il risveglio “violento” di oggi è simile a quello di ieri, in cui rispondevo alla telefonata di un amico che mi aggrediva lasciandomi senza parole. E, ancora, senz’aria. Probabilmente succederà anche domani, in qualche forma più o meno simile. C’è una strettoia e la montagna sta franando. Di giorno tengo tutto sotto controllo, più o meno. Apro e chiudo finestre, ma l’aria non mi manca. E i danni sono limitati. Respiro e penso che troverò la strada. La notte, la violenza soffocata viene fuori, probabilmente quella parte sdraiata e pazza mi assomiglia molto, per l’ostinata tendenza a mantenere un equilibrio che potrebbe non farmi arrivare in tempo al mio importante appuntamento.

IMMAGINE: Foto di 250432 da Pixabay

Un piccolo raggio di sole per me

Pubblicato: 2 giugno 2019 in 2019
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Raggio di sole

Domenica mattina presto, molto presto. Colazione. Antinfiammatorio per il collo testa spalle. Divano. Io e le prime luci del giorno. Silenzio. Il sonno viene a riacchiapparmi, la dimensione onirica ha delle cose da dirmi. Non mi ribello: non sono nemmeno le sei ed è domenica.

Quindi mi ritrovo nel sogno, che parlo, finalmente. Che mi muovo, continuamente. E che devo partire, io e Giò e una valigia troppo pesante, con il tempo che corre troppo velocemente. E  la Stazione Centrale si è trasformata. Non c’è più quel noiosissimo itinerario di scale mobili per arrivare ai treni. Ma un unico ripidissimo sentiero senza corrimani. Il treno, la mia occasione, che sta per partire. Io con il valigione, il sentiero, il tempo:  non so se ce la faccio, ma voglio andare avanti. Non spero in un altro treno. O in uno stupido rimborso. E’ questo il mio treno. Punto. Ignoro la fatica e le lacrime. Non è questo il momento. Devo andare!

Poi mi sono svegliata. Un’immensa voglia di spiaggia, delle mattine di luglio, quando il mondo dorme e io no. Il mare è gentile. Il venticello  una carezza. La lunga bassa marea un invito alla passeggiata. Il desiderio di immergermi, di sentire l’acqua e l’immensità. Ed è tutto finalmente infinitesimamente  piccolo: io, la mia vita, il tempo e i problemi. Chissà se proverò lo stesso piacere, con la mia natura che quest’anno è totalmente cambiata? Potrebbe essere tutto ancora più intenso.

C’è Romeo, mi guarda impaziente. Sai che c’è? andiamo! Ho proprio voglia di sentire brillare questo piccolo raggio di sole, tutto per me.

Sogno di una domenica di festa

Pubblicato: 21 aprile 2019 in 2019
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Mi sveglio presto, ultimamente. Succede, quando c’è fermento.

Tra l’altro, mi piace molto, come ho già scritto in altre occasioni. Sono io, il silenzio della casa, Romeo che mi raggiunge per farmi compagnia e la chiassosa natura fuori dalla finestra. Stop.

Oggi, dopo colazione, dal divano è partito un sogno.

Ho sognato che avevo un appuntamento importante. Lontano, da qualche parte. Che mi accompagnavano un ex politico romano e Giovanni. Solo che il percorso era difficilissimo, come succede nei sogni. Sapevo, e questo era chiarissimo, che in qualche modo saremmo arrivati. In tempo. E che il mio mondo attuale era irraggiungibile: smartphone scarico e niente per caricarlo. Ma andava bene così.

Ho sognato un padre che si sveglia sorridente, saluta tutti, soprattutto suo figlio. Che si augurano ‘Buona Pasqua!’ e che magari progettino qualcosa da fare insieme.

Ho sognato che la conversazione di ieri, con ricattino finale, non sia mai avvenuta. Perché ogni giorno spero che qualcuno capisca che non sono così idiota, che non è più così facile legarmi le caviglie per fermare il mio viaggio.

Dove mi trovo oggi è difficile capirlo, talvolta anche per me. Né desidero avere troppi compagni di viaggio. Perché voglio la più ampia libertà possibile che mi permetta di vedere, essere, vivere. Veramente.

Ho sognato una scena che ho vissuto tante volte, da adolescente, a Padova. La domenica mattina a casa di una delle mie più grandi amiche, dove spesso mi fermavo a dormire. A questo punto mi sono svegliata. Con un po’ di nostalgia per quel mondo lontano e un pensiero: come sarebbe ripartire da là, con la consapevolezza di oggi? scoprire in quanti specchi ho visto l’immagine distorta di me, credendoci; fare la pace, finalmente. E scorgere tutte quelle sfumature nascoste. E sentire un lontano PUM PUM… che cresce, diventa sempre più forte. Quel battito che urla l’urgenza di vita: ora. Da ora in poi.

È uno di quei giorni in cui…

Pubblicato: 4 novembre 2018 in 2018
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Ringrazio il cielo che non esista al mondo nessuno che, solo guardandomi negli occhi, capisca il viaggio che sto facendo.

E che non parlo quando dormo, anche se non è sempre vero. Perché i miei sogni, ultimamente, è veramente meglio che rimangano chiusi in quella dimensione.

Ho l’abitudine di viaggiare come su un’altalena, sospesa tra sogno e realtà, perché ho bisogno di entrambi, per progredire. E più la realtà è articolata e più cerco ossigeno in mondi lontani, fantastici, proibiti.

Just dreams..

E quella realtà fatta di musi lunghi, sorrisi troppo rari, lamenti persistenti.. no, non mi avrà! Faccio quello che devo fare, tutto quello che ci si aspetta da me. Il mio corpo è qui.

Ma la mia testa…

Sei sempre tu!

Pubblicato: 26 novembre 2017 in 2017
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Buona domenica! Mi sveglio e so, perfettamente, che parte il MIO momento. Aspetto un’ora decente, esco.

Che spettacolo! Il cielo è azzurro, c’è ancora qualche nuvola che, fortunatamente, non intralcia il trionfo del sole. Un vento freddo agevola un’andatura sostenuta che, per gentile concessione, faccio stabilire a Romeo, per una volta. Il percorso ormai lo conosce: è quello che ci porta in quel bar, lontano ma carino, dove mi delizio con una colazione speciale.

Cuffiette e Spotify: scelgo una musica poco impegnativa, preferisco emozioni facili,  per i pensieri complicati faccio da sola…

7478 passi, andata e ritorno, passando un paio di volte lungo il naviglio, un paio di volte per il centro pedonale, sfiorando il cimitero e attraversando il parco dei germani.

Ieri, la giostra degli open day dei licei si è conclusa con una passeggiata solitaria in centro, ripensando alle informazioni. Ma, soprattutto, per vedere le luci e gli addobbi di Natale, per capire se anche quest’anno riesco ad emozionarmi. Insomma. Prevale il mio cattivo umore.

Poi, all’improvviso come sempre, mi si proiettano in testa queste parole: ‘Sei sempre tu!

Ovvio. Veramente? Ovvio! E allora è arrivato il momento di guardare in faccia la realtà: è già da troppo tempo che sei seduta dietro quella porta chiusa, che cazzo ti aspetti di sentire? che non ti sei sbagliata? No. Ti sei sbagliata! Forse hai sopravvalutato, forse avevi semplicemente bisogno  di vedere quello che non c’era. Ma, credimi, ti ha fatto un gran bene. Però, detto questo, SEI SEMPRE TU!, sei sempre tu, sei la stessa che ha percorso strade complicate e dolorose, senza farsi stendere dagli insulti e dai pugni (metaforici)! Che, sempre da sola, in cinque mesi hai perso trenta chili ritrovando l’anima, ferita ma viva! Che hai lottato per due e, forse, ce l’hai fatta ad allontanare il mostro più cattivo. Sei sempre tu, cazzo! sei sempre tu che, camminando senza sosta, hai ritrovato il tuo diritto ad essere serena, felice a tratti. Sei sempre tu che hai smesso, finalmente, di guardarti con gli occhi di chi, senza tregua, ti faceva sentire una fallita. Sei tu che hai ritrovato delle ali, piccole magari, ma le hai trovate. E come un drone hai sorvolato la tua vita per vedere dalla giusta distanza cosa c’è di bello, dove sono nascoste le trappole, dove trovi i prati più verdi dove ricaricarsi in momenti come questi. Le delusioni fanno parte del gioco. Ma qui c’è tanta roba. Quindi, basta. Alzati. Sei sempre tu. E non c’è niente al mondo che possa fermarti.

A un passo dal sogno

Pubblicato: 15 novembre 2017 in 2017
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Quando la barca inizia a fare acqua da tutte le parti e non si sentono più le risorse per arginare il flusso, la cosa più sensata è fermarsi. Eccomi. Sono ferma.

Ieri, dopo aver nuovamente sbattuto la faccia contro un muro, mi sono sentita totalmente inadeguata. Ho sentito la rabbia partire dai piedi e come uno tsunami raggiungere la mia testa e devastare tutte le certezze. Se fossi una persona violenta,  sarei arrivata alle mani. Ho ancora in mente quella faccia che mi invitava a mollare due schiaffoni.

Ho iniziato a camminare.. camminare… camminare….

Niente, nessun sollievo. Anzi il grumo di rabbia mi dava la sensazione di crescere a ogni passo. Ho dovuto fisicamente fermarmi, tornare a casa, chiedere aiuto alla chimica e avvertire tutti: state lontani per un po’, finché non trovo pace. Poi, alla fine, un certo equilibrio è tornato, il sorriso no. Amen, non sono un pupazzo programmabile.

Oggi, un po’ meglio. Anche se sento il peso del periodo, e un po’ arranco. Mi si è materializzata in testa questa frase: “Focalizzati su quello che è”. Non so da dove sia arrivato questo prezioso consiglio, ma l’ho apprezzato. Perché è nettamente meglio di: “Focalizzati su quello che HAI”. Quello che E’ implica sostanza. Consistenza. Mi piace. Ero troppo concentrata su quello che non era. E su quello che avrei voluto che fosse. Una mia amica direbbe: SOGNI.

Quello che E’. Con realismo e creatività. Sono a un passo dal sogno. Probabilmente è il passo più difficile. E da qui tutti gli ostacoli che in qualche modo mi bloccano al di qua della felicità. Non c’è niente di male nel fermarsi un attimo. Ma manca veramente solo un piccolo ma decisivo passo.

 

Segui i tuoi sogni e vai!

Pubblicato: 20 luglio 2016 in 2016
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keep dreaming

 

Sto sguazzando nel mare dell’ovvio, ma oggi ci sto proprio bene. Ho voglia di certezze, di universali ‘dai che ce la possiamo fare’… e la frecciata ‘E tu continui a sognare…’ non solo non la rispedisco al mittente, ma ti rispondo che spero di arrivare fino alla fine dei giorni concessi alla mia esistenza guardandomi allo specchio e vedendo tutto quello che tu non vedi più. Rifletto, riflettiamo. Che lingue parliamo? Non lo so più.

Mi sento divisa in due, e la mia bussola non segna il tuo nord, evidentemente. Quindi procedo sulla mia rotta, sperando di non fare la fine del Titanic ma di approdare ovunque nel mondo possa riconoscermi. I sogni soffiano sulle vele. Cosa c’è di male? L’energia è tutta in campo per ottenere quei risultati che, sulla carta, sono comuni. Non c’è un solo giorno che mi risparmi.

Non è una gara, il migliore non c’è. E comunque, probabilmente, non sono io. Ma, detto questo, sorrido. Spero. Sogno. Procedo. A volte corro. A volte passeggio e guardo i particolari. Ma non mi fermo.

Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.
(William Shakespeare)

Suona la sveglia…

Pubblicato: 19 maggio 2016 in 2016
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ma oggi non ne ho proprio voglia… sono stanca… ma se non mi alzo io Giò rimane a letto e quindi non ho scelta.

Dopo due notti quasi insonni essere arrivata dormendo fino alla sveglia è già un successo. Dalla poca luce che filtra in bagno intuisco il tempo che fa. Ma quando tiro su la tapparella capisco che ero stata comunque ottimista. Mi chiedo se oltre il mio spicchio di cielo la situazione cambi, il che mi darebbe speranza per il resto della giornata.

Lottando contro me stessa indosso qualcosa e porto giù Romeo e lo scopro imborghesito… tira per rientrare e io non oppongo resistenza! Un caffè e può partire la giornata, ora sento l’energia prendere il sopravvento e ripasso mentalmente gli impegni.

L’altra notte in un sogno mi ritrovavo in un luogo strano, dove città e mare compenetravano, ma non come Venezia: c’erano le strade, c’erano le macchine, i ponti fatti come una specie di S sdraiata, per una parte andavano su e poi giù, scendendo sotto l’acqua. E anche le persone a piedi seguivano lo stesso flusso, sopra, sotto e dentro l’acqua. E personaggi famosi e persone normali si muovevano e scambiavano idee. C’era un bellissimo sole e la situazione era molto piacevole. Mi avvicino a uno scoglio gentile dove alcuni sconosciuti stavano tenendo una riunione redazionale. E quello che sembrava il capo stava per rivelare un’idea rivoluzionaria sulla struttura dei siti che, grazie alla sua intuizione, non sarebbero più stati come quelli che vediamo ora. Mi sono sentita a un passo dalla Verità, è fatta! Zitti tutti che sono io la predestinata a portare dal sogno alla realtà la Rivoluzione.

Qualcuno mi tira il braccio, è Giò che si sente male e non riesce a dormire. Noooooooo. Non è vero! La Verità è rimasta intrappolata chissà dove e non potrò più recuperarla. Abbraccio Giò che mi rassicura: “A volte i sogni ritornano, mamma!”

Tra sogno e realtà

Pubblicato: 2 maggio 2016 in 2016
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tra sogno e realtà

Ero fuori con Giò. Torno a casa e vedo lì un cumulo di cose mie e tu che mi guardi tra il sadico e il soddisfatto mentre mi comunichi che va tutto in discarica. E io che sento la rabbia che sale e sale e che ti urlo qualcosa ma non ti blocco e ti permetto di eliminare le mie cose e mi dico che io farò lo stesso con le tue  anche se poi lo so che non è vero. Esci, esci, che ti sistemo io!

E poi penso che alla fine non ho bisogno di niente, che tutto queste cose compongono solo un limaccioso pantano che mi ancora ad una situazione che non mi soddisfa più e quindi penso che alla fine nulla è come sembra e che tu, volendolo o meno, hai avuto un gesto d’amore, che con rabbia o energia mi hai liberato e ora sono libera e respiro più forte.

Ed è così che mi accoglie la mattina, con questo senso di libertà. Oddio, le cose sono tutte là, ed è vero che mi opprimono. V, non ho ascoltato del tutto il tuo consiglio, sull’ordine fuori e dentro. Ho preso il libro, ma non ho ancora iniziato il lavoro. E’ un altro il viaggio che mi sta esplodendo dentro. Nello specchio finalmente c’è la mia vita, ci sono io. In primo piano, totalmente. Oggi una vecchia canzone di Rino Gaetano mi ha fatto urlare, ed è stato un grido che è partito da una profondità che nemmeno pensavo fosse possibile. Ed è proprio lì in fondo che ho trovato le tracce… (Continua…)

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Una volta, tanto tempo fa, una bambina ballava, danza classica. Quando è arrivato il momento delle punte, ha capito che poteva sognare. E sognando sognando si è ritrovata sul palco della Scala, perché sognare non costa niente. Poi ha visto le vere ballerine della Scala e ha capito l’abisso che c’era tra loro. Nessun dolore, il sogno è in ogni caso una benzina vitale.

Tempo dopo, un giradischi in camera, un disco live, una spazzola in mano, e gli occhi chiusi: serve altro per trasformarsi in una rock star?

Poi, la magia dei libri, le parole che ti prendono e ti intrappolano in vite più o meno lontane, in dimensioni più o meno sconosciute, in sensazioni mai provate prima. E scoprire di ritrovarsi bene in quelle storie, leggerle tutte d’un fiato fino ad una cinquantina dalla fine poi rallentare, rallentare tantissimo, perché la parola fine ti espellerà definitivamente e non è sempre facile trovare una nuova storia in cui perdersi.

Non ho mai capito quanto poter chiamare amiche le parole. A volte mi divertono, mi scaldano, mi fanno sentire unica. Ultimamente feriscono, soprattutto. Perché nascondono altre parole, mi costringono ad una fatica immane, una sorta di nascondino in cui non è facile ritrovare il vero senso.

E poi ci sono le Mie parole, quelle che probabilmente non ho mai avuto il coraggio di pronunciare, ho chiuso dentro un cassetto, in fondo in fondo al cuore, e ora non riesco a ritrovare.