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Momenti preziosi

Pubblicato: 10 novembre 2019 in 2019
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L’appuntamento è vicino alla scuola, ma non troppo: chissà cosa potrebbero pensare vedendoti con me. La cosa mi diverte, ci siamo passati tutti da lì.

In metropolitana è una bambina che attira la mia attenzione: avrà più o meno due anni. Una mano stretta stretta a quella di suo papà, rigorosamente occupato al telefono; con l’altro braccio abbraccia un pupazzo. Gli occhi scrutano il mondo adulto, intorno a lei. NON ricambiata, ovviamente. Ognuno di noi vive dematerializzato. Possiamo essere ovunque, l’impressione è che non ci siamo veramente. L’attenzione è tutta lì, dentro il nostro smartphone. Chissà se a due anni ci si pongono delle domande, osservando il mondo dei grandi così distante da tutto, soprattutto dal qui e ora.

Scendiamo alla stessa fermata. Finalmente sorride. Il papà ha chiuso il telefono e l’ha presa in braccio, le parla e, giocando, si allontanano.

Chiudo il mio, di smartphone, per godermi questo momento con G. E lui fa altrettanto. Bene. Pranzo shopping e chiacchierate, era quello che speravo. In un alternarsi continuo di sfottò e discorsi seri, qualche confidenza e di nuovo il sorriso.

Il rientro vorrebbe spezzare tutto, come se la serenità, il sorriso o il dialogo avessero bisogno di un padrone a scandirne i tempi. Non è così, non è più così.

Parole in (ri)circolo.

Pubblicato: 25 luglio 2019 in 2019
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uragano

Buon segno.

Solo adesso ho capito che dovevo esplodere. E sono esplosa!

Si era creato una specie di imbuto, una strettoia, in cui si sono disordinatamente accatastate troppe cose. Non ero più io a gestire le emozioni, ma viceversa. Ho iniziato a sbandare e mi sono ritrovata nell’occhio del ciclone. Ho iniziato a tirare fulmini e saette, creando spazio, cercando il vuoto, il nulla.

I rifugi di sempre si erano trasformati in trappole mortali, il pericolo era ovunque. Ho fatto in modo che sparisse tutto: le certezze, frutto di scelte molto precise, sono state demolite. Come con il gioco della ghigliottina, che dimezza la cifra ad ogni errore, ho rischiato il mio patrimonio e ho perso tutto.

Non pensavo che, improvvisamente, potesse arrivare la calma. Ma è successo. Le parole hanno ritrovato una corrente, il respiro una fluidità, l’ansia il silenzio… Ho ripensato a chi mi ha detto di fermarmi. Più di una persona, a dire il vero: ‘fermati e rifletti!’

Grazie. No. Risposta sbagliata.

Ho tutta l’energia per andare avanti, non ho più paura. Se devo ripartire da zero lo farò, convinta che la mia strada è piena di dossi, salite faticose, discese ripide, come mai prima d’ora. Chi vorrà condividere sarà il benvenuto. A chi vorrà fermarsi, un ultimo sorriso. Mi dispiace, ma proprio no, io devo andare avanti.

Traiettorie

Pubblicato: 8 ottobre 2018 in 2018
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Questa sera va tutto molto bene. L’aperitivo sta facendo il suo dovere: la testa gira ma non troppo, il sorriso stampato in faccia e uno stupido e forte ottimismo mi scoppia dentro.

Va tutto bene. Andrà tutto bene?

L’importante è andare avanti. Quindi cammino verso la metropolitana e penso che devo camminare dritta, senza farmi scoprire. Perché basterebbe poco a farmi cadere. Ma se anche cadessi probabilmente riderei e mi rialzerei. Perché amo talmente tanto la vita. Ho solo bisogno di sentire la totale coerenza tra il trionfo dei colori, dentro e fuori di me. Voglio tutto. Il periodo delle rinunce è il passato. Ora il desiderio è essere. Assaporare. Vivere.

Gli altri

Pubblicato: 25 giugno 2018 in 2018
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Quanta importanza ha, per me, l’opinione de “gli altri”?

Mi piacerebbe riuscire a rispondere poca, pochissima. Ma so che non è così. Dalla mattina quando esco di casa alla sera quando ci rientro mi specchio continuamente negli occhi sconosciuti che incrocio e che, stupidamente riempio di contenuti. Ora: è OVVIO che il mondo non è concentrato su di me. Anzi, che probabilmente la maggior parte degli occhi che si posano su di me NON mi vedono veramente. E se anche succede che mi stanno VERAMENTE guardando, non pensano assolutamente NULLA.

Eppure.

Spesso quegli sguardi/non sguardi diventano l’ago della bilancia, il mio stare bene con me stessa, il mio sentirmi a posto. Assurdo.

Domenica mattina, passeggiando con ancora qualche scoria in circolo, ho sentito la mia vocina interiore sussurrarmi: “sorridi!”. Era vero, nonostante la giornata spaziale, le carezze del vento, i suoni della natura, sentivo ancora troppo vive le parole del giorno prima. A volte basta una briciola per ritrovare la strada. Improvvisamente il mondo, gli sguardi e le parole si sono magicamente dileguati, chiusi nella stanza del “CHI SE NE FREGA”. Ho veramente ritrovato un sorriso, pieno d’amore per quello che è stato e quello che sarà. E per me.

Io lo so (reloaded)

Pubblicato: 14 giugno 2018 in 2018
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Io lo so che avevo scritto che avrei fatto una pausa di riflessione, prendendo la distanza da questo Viaggio Imperfetto. E che sto scrivendo tutti i giorni. Succede come per i grandi amori: si pensa, si riflette, si scombinano le carte, si fa un passo verso la porta, si torna indietro, ci si allontana un po’… fino a quando tutto appare chiaro.

Io lo so che la qualità della vita non si misura dai sorrisi. Ma la mia sì. Ora che le scuole sono finite, mi manca l’energia dei ragazzi. La mattina, in metropolitana, vado a caccia di volti aperti, positivi. Ma non trovo che musi lunghi. Che spreco!

Io lo so che laddove il dolore ha attraversato veramente l’anima sono cresciuti frutti più ricchi. Vedo persone che trasportano il loro bagaglio di sofferenza disponibili e aperte. Accoglienti.

Io lo so che spesso sembra che io metta uno spessore tra me e il mondo. Che, è successo e ancora me ne vergogno, ho lanciato occhiatacce fulminanti a chi, con totale spontaneità, è venuto ad abbracciarmi. Ma quello spessore non è distanza. È paura. Di attaccarmi senza poterne fare più a meno.

Sulle tracce della felicità

Pubblicato: 31 marzo 2018 in 2018
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Il lungo letargo sta per finire, per tutti, mi auguro. Anche la primavera approfitta di ogni piccolo squarcio per ricordarci che sta arrivando, veramente. Questo freddino non riesce a fermare un processo che è già in atto. Fiori e germogli che ieri non c’erano, oggi arricchiscono rami rigenerati. Aspetto l’esplosione.

Intanto cammino, e vedo. Guardo. Osservo. Sento.

Lascio aperta la porta dell’ottimismo, l’altra proprio non vale la pena. Seguo ogni piccola traccia di vita che mi procuri del benessere. Sento un lontano sussurro che mi suggerisce ‘Andrà tutto bene!’. E mi ritrovo a ripeterlo come un mantra in questo periodo in cui non ci sono scelte giuste o sbagliate, ma solo scelte. Scelte e basta. Per capovolgere il mondo. Per compiere quel passo e ritrovarsi esattamente dove ho, più o meno inconsapevolmente, fissato la meta, camminando confusamente, senza sapere la direzione, seguendo la bussola impazzita dei miei umori. Era tanto che non mi sentivo così bene.

Le persone entrano ed escono dal mio orizzonte e mi accorgo di non avere più pretese. Mi piace muovermi in assoluta libertà e sentire che il mio mondo si comporti esattamente così, senza riti obbligati, convenzioni, stronzate simili. Ci si incontra, si condivide, si ride, si parla, ci si saluta. Fino alla prossima. Intanto lavoro e scavo, ripulisco, butto via, fortifico. E’ un lavoro a tempo pieno, ma i risultati iniziano ad esserci. Finalmente il mio sorriso non nasconde più rabbia, delusione, amarezza. Sorrido non all’illusione, ma alle tracce che vedo, ovunque intorno a me, di una felicità possibile.

La più bella storia d’amore

Pubblicato: 8 febbraio 2018 in 2018
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L’acqua quieta e trasparente della laguna mi accoglie in questa fase del viaggio. Il vento si è calmato, solo una piacevole brezza. Le grandi onde hanno lasciato il posto al ritmico dondolio che mi culla, posso chiudere gli occhi e godere della pace che mi avvolge. Ogni tanto cado in tentazione di far tacere piccole grandi ansie, aspettative inevase, con il cibo. Ma è tutto sotto controllo.

I vestiti per terra e io davanti allo specchio: non è una scena che succede di frequente. Completamente nuda mi osservo, senza severità, per una volta. Mi giro e rigiro, esploro tutto, dai piedi alla fronte, e viceversa. Ritrovo qualcosa, che non pensavo così evidente. Amore. Finalmente: Amore. Nelle imperfezioni: Amore. Mi scappa un sorriso, era ora! Alla fine è lì che dovevo guardare. E’ lì che dovevo cercare.

Cercarlo fuori mi ha portato fuori strada, in un vittimismo senza soluzione. Ora mi sento ricca, con la forza che solo l’Amore può dare. La ricerca continua, i passi da fare sono ancora tanti. Ma non c’è più rabbia. Né delusione. Solo un’enorme desiderio di conquista. Di riconoscermi un valore e mostrarlo al mondo.

Lo sciabordio è così piacevole che starei ore ad ascoltarlo. Ma c’è una storia d’amore che deve crescere. Quindi vado.