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Un piccolo raggio di sole per me

Pubblicato: 2 giugno 2019 in 2019
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Raggio di sole

Domenica mattina presto, molto presto. Colazione. Antinfiammatorio per il collo testa spalle. Divano. Io e le prime luci del giorno. Silenzio. Il sonno viene a riacchiapparmi, la dimensione onirica ha delle cose da dirmi. Non mi ribello: non sono nemmeno le sei ed è domenica.

Quindi mi ritrovo nel sogno, che parlo, finalmente. Che mi muovo, continuamente. E che devo partire, io e Giò e una valigia troppo pesante, con il tempo che corre troppo velocemente. E  la Stazione Centrale si è trasformata. Non c’è più quel noiosissimo itinerario di scale mobili per arrivare ai treni. Ma un unico ripidissimo sentiero senza corrimani. Il treno, la mia occasione, che sta per partire. Io con il valigione, il sentiero, il tempo:  non so se ce la faccio, ma voglio andare avanti. Non spero in un altro treno. O in uno stupido rimborso. E’ questo il mio treno. Punto. Ignoro la fatica e le lacrime. Non è questo il momento. Devo andare!

Poi mi sono svegliata. Un’immensa voglia di spiaggia, delle mattine di luglio, quando il mondo dorme e io no. Il mare è gentile. Il venticello  una carezza. La lunga bassa marea un invito alla passeggiata. Il desiderio di immergermi, di sentire l’acqua e l’immensità. Ed è tutto finalmente infinitesimamente  piccolo: io, la mia vita, il tempo e i problemi. Chissà se proverò lo stesso piacere, con la mia natura che quest’anno è totalmente cambiata? Potrebbe essere tutto ancora più intenso.

C’è Romeo, mi guarda impaziente. Sai che c’è? andiamo! Ho proprio voglia di sentire brillare questo piccolo raggio di sole, tutto per me.

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“Ho la speranza”

Pubblicato: 14 luglio 2018 in 2018
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Arrivano momenti in cui è d’obbligo liberare una rabbia che scuota i cieli. Occorre per questo scegliere il momento giusto, la collera non va scatenata in modo indiscriminato.
Clarissa Pinkola Estés

Ieri. Dall’alba a notte fonda. Rabbia. Solo rabbia. Feroce. Da star male. L’istinto era di prendere una mazza e fare una strage. La razionalità mi ha soccorso, come al solito.

L’ultimo pianto, questa mattina. Ripensando a ieri. All’ennesimo teatrino.

Ero già pronta a un’altra giornata di … difficile serenità…. invece no. La rabbia, arrivata apparentemente senza un motivo scatenante, era necessaria per rimescolare le carte, per far tremare tutto, demolire le false certezze, allontanare parole poco mie. Dovevo ritrovare quel filo. Pochi giorni fa, mi sentivo catapultata come in uno scenario poco rassicurante. Post bombardamento. Ecco. Alla fine è così. Ieri la guerra, oggi bisogna capire come e dove ricostruire, rispettando tutti, tutte le scelte e le sensibilità.

Penso ad Ambra, il cane da caccia che sta in ufficio con noi. Quando usciamo per il caffè, sappiamo esattamente tutte le soste che dobbiamo fare. Sono i buchi, gli anfratti dove lei ha visto ‘delle prede’ (lucertole), e che tutti i giorni controlla minuziosamente. Bloccandosi. Ascoltando e osservando con un’intensità incredibile, come se il resto del mondo improvvisamente sparisse.

Mi sono sentita così: immobile. Sola. Zitta. Dovevo sentire il battito del cuore. Il primo segnale di vita. Pum pum… E’ arrivato! Dovevo riconoscere il punto di partenza: io.

Siamo pervase dalla nostalgia per l’antica natura selvaggia. Pochi sono gli antidoti autorizzati a questo struggimento. Ci hanno insegnato a vergognarci di un simile desiderio. Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dentro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti. Ovunque e sempre, l’ombra che ci trotterella dietro va indubbiamente a quattro zampe.
Clarissa Pinkola Estés

Ho ritrovato il percorso che mi ha fatto arrivare fino a qua. Ho dato un senso a quello che mi sta guidando. Che non è, come mi è stato detto, il desiderio di perdermi in un sentiero comodo e piacevole per annullare i pensieri. Al contrario. E’ scegliere. Scegliere con la parte più vera di me. Io sono questo. Non posso ascoltare un insieme di belle frasi, sicuramente verissime, che non tengono conto della mia natura. Come del resto non posso tollerare a lungo la mia quotidianità. Impoverita da una serie di scelte non fatte. In cui ci muoviamo come zombie, tutti mutilati, facendo senza entusiasmo le cose che vanno fatte. Nulla di più. Di cui non sono semplicemente una vittima.

C’è solo una voce che devo rispettare. Quella che dice: “Ho la speranza”.

Non sarò io a soffocarla. Nel frattempo, come Ambra, cerco qua e là  nella mia anima, quella storia che, giorno dopo giorno, viene sempre un po’ più a galla.

Deviazioni

Pubblicato: 3 luglio 2018 in 2018
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L’amarezza mi ha distolto dal percorso, per qualche ora.

Ho scoperto di essere in un labirinto, incapace e circondata da incapaci. Di capire chi sono. Dove sto andando.

Per quanto possa essere stato l’amore a muovere tanta sicurezza, non riesco a non provare un profondo senso di delusione che mi spinge a valutare con attenzione il mio mondo fino a qui.

Sospendo ogni giudizio, allontano la stanchezza e ritrovo la bussola che in poche mosse mi riaccompagna nel giusto sentiero.

Di nuovo il sorriso. Poi l’energia. Finalmente mi ricordo esattamente dov’ero quando è scoppiata la bufera. E per una strana corrispondenza con la realtà, il sole che mi ha accompagnato fino alla metropolitana ha lasciato il posto alla grandine, arrivata a Cernusco. Senza speranza che la situazione migliori: o il diluvio o un’attesa infinita.

Ma quel: “Ciao! Serve un passaggio?” arrivato dal nulla è quel l’aiuto che non ti aspetti. Decisamente sì, grazie! Riprendo da qua. La strada è ancora lunga. Il bagaglio un po’ più leggero.

L’orchidea va in cattedra

Pubblicato: 21 novembre 2017 in 2017
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Oggi mi sento forte (senza un vero perché). Anche se oscillo e sono ancora troppo esposta alle opinioni altrui.

Vorrei vivere in un mondo muto, per un po’. Vorrei che gli specchi restituissero a tutti la stessa immagine. Ma non è così. Vorrei essere veramente trasparente, in modo  che, prima di aprire bocca, le persone si rendessero conto di come sto.

Ma a chi devo rendere veramente conto? Banalmente: a me stessa, ovvio. E direi Giò. Stop. Stronza? può darsi. Ma, come diceva Vasco:

Egoista… certo… Perché no!
perché non dovrei esserlo!…

Quando c’ho il Mal di Stomaco
con chi potrei condividerlo!… oh!

Quindi, signore e signori, si va in scena. Alzo gli scudi a difesa del cuore, respingo i giudizi non richiesti e cerco trampolini di lancio.

Si, perché nonostante tutto, ho brutto vizio di sognare. Ogni giorno di più. Sabato sera, lo spettacolo dei BLUE MAN GROUP (thanks brother…), ha dato il via a una ricerca (..in corso…) su come poter ottenere un simile livello di coinvolgimento usando SOLO le parole. Le parole possono essere potenti, ma trovare un forte registro evocativo sugli altri sensi non è facile. Bisogna usare tutta la creatività per cercare i sentieri più nascosti. Meno consueti.

Poi, scherzando con Giò, ho pensato alla mia casa, quella che vorrei, con un lungo corridoio, il parquet vecchio e scricchiolante, enormi finestre, le stanze che servono più una, un terrazzo comodo e, sulle pareti, graffiti ovunque. Giò entusiasta.

Infine, immaginando il mondo che vorrei, ho pensato che sarebbe bellissimo incrociare la mia vita solo con le persone capaci di vivere i sentimenti. Danzare con le emozioni. Scambiarsi i colori più luminosi. Abbattere le barriere mentali. Che senso ha (la vita, addirittura), altrimenti?

Il mio sguardo si è posato sull’orchidea destinata al secchio del verde perché uccisa dalla mia indifferenza. Nonostante la mancanza d’acqua da settimane, ha trovato chissà dove le risorse per far nascere un nuovo ramo verde, forte. Ti sei meritata l’acqua. Mi hai ridato la speranza.

Verso la fine della giornata, tornando verso casa, ho la fortuna di percorrere zone bellissime. Mi piace guardare la vita degli altri. Negli ampi prati del parco umanità di vario genere. Molti, moltissimi ragazzi. Chi gioca, chi fa sport, chi si innamora. Tanti bambini. Chi impara ad andare in bicicletta senza rotelle, chi è già esperto e sfreccia senza paura. Tanti anziani, alla ricerca del fresco e della vita.

Coppie di amiche sedute sulle panchine si sussurrano segreti e confidenze. Ragazze di ogni età. Con i brufoli o i capelli bianchi. Racchiuse nel loro mondo. Un po’ mi mancano quei momenti. Quelle risate per niente. Quell’intimità condivisa e bisbigliata.

La stanchezza di questi giorni non smorza l’entusiasmo. Devo fare i conti con tanti stimoli, non tutti positivi. Non posso correre, nemmeno quando sento che è quello che vorrei fare. Accetto qualche regola che non condivido, perché tante cose ancora non le vedo in modo chiaro. Tutti i giorni mi devo confrontare con una parte di me nuova. E’ faticoso. Ma bellissimo. Anche quando i risultati non sono quelli sperati. E’ una sfida.

Ma la bellezza di tutto questo è che è solo questione di tempo. Non so quando finiranno le paure, quando l’energia darà una forma più definita a questa massa vorticosa di opportunità, quando si potranno pronunciare nuovamente alcune parole, quando i sentimenti potranno esistere alla luce del sole. E sarà bellissimo. Ha da passà ‘a nuttata. Tutto qua.

Photo credit: Clint__Budd Life giving Sun or the Death Star? via photopin (license)

Un’idea di cambiamento

Pubblicato: 2 dicembre 2015 in 2015
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mondo a colori

La giornata deve iniziare con un buon proposito da realizzare nelle 12 ore, cotto e mangiato.

E tutte le solite incombenze devono tener conto di questo buon proposito, che è  la cosa più importante e tutto si deve adeguare. Ora, quasi sera, il mio primo piccolo buon proposito è stato realizzato. Quindi: tutto ok.

Detto questo. A me, viaggiatrice imperfetta, colpisce quanti viaggi coesistono in un solo percorso. Quanti livelli interagiscono. Quante cose succedono intorno senza sfiorarmi, perché sono altrove, in realtà. Oggi, in particolare, ero rapita dai colori che, inevitabilmente, sono ricchi: oro, rosso e verde, nelle mille combinazioni del Natale. E dentro la mia testa venivano manipolati da filtri e trasformati in altri colori, meno pomposi.

A un certo punto mi sono ritrovata come in un celeberrimo video musicale degli anni ottanta, ‘Take on me’, in cui c’è totale commistione tra cartoon e uomini. Tutto intorno a me era trasformato, i colori spariti a favore del tratto a china. L’essenziale. Luci, ombre e contorni. Sorrido pensando a tutti quegli strumenti impolverati da qualche parte. Le dita nere d’inchiostro, spesso fino al polso. Per un attimo sono in cameretta, con la musica, e un mondo di  speranza.

Romeo mi riporta alla realtà, litigando con un simile, abbaiando e tirando. E’ ora di rientrare. Ma il viaggio continua….

 

Gentile.

Pubblicato: 30 novembre 2015 in 2015
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Oggi il freddo è più gentile. Il vento, lieve, fa ballare le poche foglie rimaste a terra. Mi riempio la giornata per non pensare, non ne ho voglia, preferisco godermi questa speranza di tregua, e credere che oggi posso arrivare a sera senza deficit d’aria e speranza. Alle sette e mezza ho aperto tutte le finestre, illudendomi che le scorie tossiche potessero uscire per sempre, spinte fuori dall’aria pulita, fredda e rigida.

Non sarà così. Ma potrebbe succedere un miracolo. Potrebbe arrivare un po’ di luce. Mi aggrappo a questa idea e ho voglia di sorridere. Le cose cambiano se trovi ogni mattina un sorriso? Si. E quando canto, tra me e me, sento lo sguardo severo che si interroga:  ‘che cazzo ha da cantare, poi..’ Lo so io, che cos’ho da cantare. Va bene così, siamo diversi. Il viaggio verso l’inferno lo farò cantando, perché così mi piace viaggiare.

Ma oggi mi godo la gentilezza di questa giornata, senza tinte forti, nel bene e nel male. Una distesa color pastello. E’ riposante.