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Cammino e osservo i nodi che, finalmente, sono arrivati al pettine. Cerco di ragionare, alzo gli occhi al cielo e vedo un aereo che deve essere appena decollato. Penso: come vorrei essere lassù, non tanto per andare via, ma per poter osservare tutto da più lontano e poter, forse, contare i passi che devo fare, all’indietro, per ritrovare la strada più giusta “per andare dove devo andare..”

Ho fatto qualche errore. Ora tornare indietro ha il suo prezzo che non so se sono pronta a pagare, perché non ho voglia di essere sempre quella che paga. E poi perché non so se sia giusto richiudere le porte. Cerco di mettermi al centro di tutto, perché ora è così che deve andare. Cerco di pensare solo al presente, con piccoli obiettivi raggiungibili giorno dopo giorno. Ricordandomi che la “felicità” non è negoziabile. Non deve essere subordinata a un obiettivo, ma deve accompagnare il viaggio.

Ho raggiunto la terra del SI. E questo è un grande traguardo. Ci sono arrivata con una ventina di chili in meno rispetto all’inizio del viaggio. E questo è un enorme traguardo. Ho un’immensa energia che mi tiene ancorata alla fase del Cambiamento, non cerco nessuna scusa, non ho voglia di scappare. Ho voglia di capire, perché questo ancora mi sfugge, la meta di questa parte del viaggio. E i miei compagni: di chi mi posso fidare?

Avrei la tentazione di sedermi su un cornicione alto, altissimo di un grattacielo. Guardare in basso fino a sentirmi male. Provare quel senso di… vertigine.. pericolo… infinitesimamente piccolo! E riconoscere l’essenziale. E ridendo fino alle lacrime ritrovare quella leggerezza che nemmeno la dieta ha saputo darmi.

Un giorno dopo l’altro

Pubblicato: 2 novembre 2016 in 2016
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Procedo per la mia strada, perché non posso fare altrimenti. Non posso più guardare il dito, tra l’altro, non mio. C’è la luna. C’è il sole. Ci sono i colori. Tanti. Ci sono le risate. C’è persino la leggerezza. Ci sono i ricordi, quelli belli, che mi tengono caldo quando mi ci aggrappo per non sentire  il vuoto. Ci sono le parole: tante, troppe. C’è un groviglio, sono le impronte dei passi di due che camminano senza una direzione: vicini, lontani, improvvisamente vicini, improvvisamente ancora lontani, lontanissimi. E poi?

Il problema è che la vista diventa sempre più corta. E che devo scoprire ancora troppe cose. Non so se ho gridato l’urlo più forte, probabilmente me lo sono tenuto dentro. Non ho ancora trovato due fiocchi di neve uguali. E non so quanto sono profonde le onde. Non ho ancora capito se mi bagno di più se quando piove corro o se passeggio e mi sento parte integrante del grande mondo chiamato Natura. Ho tante domande senza risposta. Sai quanti treni non ho preso? e quanti voli mi mancano? non credo di aver sentito tutte le canzoni che mi piacciono. Non ho ancora trovato una crema che superi la Nutella. O la mia torta preferita: senza indugi, è la Sacher… ma è veramente la più buona del mondo?

So che ci sarà un momento in cui il bambino diventerà definitivamente un ragazzo: riuscirò a vedere qualche traccia di quello che è stato? un giorno dopo l’altro, un passo e poi quello successivo. Si fa un po’ di pulizia, si cerca di trovare uno spazio per le emozioni più importanti, si prosegue. E’ così che deve andare. Chi c’è c’è…..